La Roma di Pasolini
 

"Pagine corsare"
Un approfondimento su
Uccellacci e uccellini (1965) di Pier Paolo Pasolini

Apparentemente sarcastico e ironico, in alcuni passaggi addirittura volutamente comico, "Uccellacci e uccellini" ispira, ogni volta che lo si rivede, un senso profondo di disillusione, di tristezza e di malinconia. Legato com'è alla rappresentazione della realtà del suo tempo, Pasolini non può fare a meno di constatare e di lanciare messaggi sulla progressiva, inarrestabile tendenza della società che lo circonda ad assecondare il conformismo, l'"omologazione" dilagante, l'accantonamento o la cancellazione dei valori, la rinuncia a battersi per l'affermazione di ideali e di principi.

Il Corvo è precisamente l'incarnazione dell'ideologia, che sta attraversando una crisi acuta e profonda. Una crisi mai superata e che, anzi, nel tempo indurrà coloro che avrebbero dovuto essere i portatori di quella stessa "bandiera" a ripiegare su idee e comportamenti sempre più indistinguibili da quelli del "nemico" storico, la borghesia. Anche su questo tema è dunque sconvolgente riconoscere quale sia l'attualità del pensiero e della critica di Pasolini. "Sono passate di moda le ideologie, ed ecco qui uno che continua a parlare di non si sa cosa a degli uomini che vanno non si sa dove" - fa dire Pasolini al Corvo che si rivolge ai due
viandanti disorientati. E gli fa concludere: "Non pensi però, signor Totò, che io pianga sulla fine di quello in cui credo. Sono convinto che qualcun altro verrà e prenderà la mia bandiera per portarla avanti. Io piango solamente su me stesso. È umano, no, in chi sente di non contare più..."

Per contro, Ninetto e Totò, i due viandanti, personaggi da moderna fiaba e personificazioni metaforiche, sono avviati verso una meta imprecisata su una strada polverosa (la loro stessa vita) che percorrono discorrendo della vita e della morte e vivendo o osservando avvenimenti ed esperienze disparate - una giovane vestita d'angelo che appare da un embrione di porta-finestra di una casa abusiva perennemente in costruzione; una coppia suicida in un quartiere degradato, e forse altrettanto abusivo; il congressista dei "Dentisti Dantisti" che dirige un'orchestra inesistente in un brano musicale che soltanto lui può udire; autobus che vengono continuamente persi (a simboleggiare un noto detto popolare); aerei fastidiosamente rumorosi, rappresentazione efficace di una sorta di fagocitante progresso. 

Pasolini cala i due personaggi anche nel Medioevo. Inviati da san Francesco, predicano amore a tutti gli uccelli. Tuttavia, ciò non riesce a eliminare i conflitti: il falco piomba inesorabilmente sul passeretto. Così come Totò, riportato ad agire nel suo presente, è "falco", prepotente e autoritario con la contadina da lui minacciata di sfratto, nonché "passeretto", minacciato anche nell'incolumità personale, con "l'ingegnere" di cui, a sua volta, è debitore. Insanabile contrasto tra classi diverse!

Grande momento per l'arte cinematografica è l'incontro di Pasolini con Totò, artista all'epoca affermatissimo, che nella collaborazione con Pier Paolo Pasolini darà il meglio di sé e si farà "scoprire" dal grande pubblico come attore di grande sensibilità e intelligenza in un ruolo che più che esaltare la comicità incarna una grande capacità di sarcasmo, di ironia e di rappresentazione del grottesco; l'espressività mimica di Totò riserva anche momenti di profonda commozione. Dopo tanti film "leggeri", per alcuni versi anche "disimpegnati", con registi che a volte mettevano in conto, nella presenza di Totò nei loro film, prevalentemente "valori di
cassetta", in "Uccellacci e uccellini" Totò è chiamato a un grande ruolo, che assolve con rara maestria, con risorse inusitate e per molti versi perfino sorprendenti, dimostrando di essere un artista di immenso talento.

La stima reciproca che si stabilì tra attore e regista, faranno sì che, dopo "Uccellacci e uccellini", che è del 1965, Totò torni a lavorare con Pier Paolo Pasolini anche in altri due film a episodi, "La terra vista dalla luna", del 1966 e "Che cosa sono le nuvole?" del 1967, nei quali Totò interpreterà nuovamente ruoli impegnativi e problematici.

 

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