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Invito conferenza stampa

LA LEGGE BACCHELLI PER  FRANCO CITTI

SABATO 11 MAGGIO ALLE ORE 12,00
A FIUMICINO, PRESSO LO STABILIMENTO
“L’OASI” IN LUNGOMARE DELLA SALUTE N. 16

Uno degli attori simbolo del cinema di Pier Paolo Pasolini, protagonista di trenta film che rappresentano un patrimonio della cultura e dell’immaginario collettivo italiano, versa in gravi condizioni di salute. Colpito da ictus vive con la sola pensione minima dell’Empals (pari a circa 400 euro) e non ha mai ottenuto l’indennnità d’accompagnamento, nonostante le richieste fatte alla Asl Rmd. 
E’ per questo che il Capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, Angelo Bonelli, ha scritto nei giorni scorsi al Ministro dei Beni Culturali On. Giuliano Urbani, e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, affinchè vogliano applicare la “Legge Bacchelli” per l’attore che vive da solo a Fiumicino, bisognoso di cure ed assistenza.

Con il regista Sergio Citti (fratello dell’attore) ci saranno: 

Bernardo Bertolucci, Laura Betti, Ida Di Benedetto, Mimmo Calopresti, Massimo Ghini, Mario Martone, Yuma ed altri.

Roma, 9 maggio 2002

Sabato 11 maggio 2002 si è tenuta a Fiumicino la confe- renza stampa sopra annunciata con la partecipazione di Sergio Citti, Bernardo Bertolucci, Laura Betti, Ida De Benedetto, Mimmo Calopresti, Massimo Ghini, Mario Martone, Yuma, Massimo Bonelli (capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio), Giancarlo Bozzetto (sindaco di Fiumicino, il luogo di residenza di Franco e Sergio Citti), Marcello Marcelli (Cgil): domenica 12 maggio è uscito un articolo in prima pagina su "l'Unità", a firma Alberto Crespi e un altro su "il manifesto". Inoltre, Massimo Bonelli ha avuto un colloquio telefonico con il ministro Urbani; quest'ultimo ha riferito che vi sono buone possibilità che la richiesta di applicazione della Legge Bacchelli per Franco Citti sia positivamente accolta. Nel frattempo, le adesioni all'appello lanciato da "Pagine corsare" si sono decuplicate in poche ore e continuano a pervenire. La raccolta di firme a favore di Franco Citti prosegue. (v. anche i commenti di alcuni sottoscrittori)
[Milano, 13 maggio 2002]




 
 
 
 
 
 
 
 
 


Alcune persone, sottoscrivendo l'appello per Franco Citti,
hanno fatto pervenire anche loro commenti che riporto qui di seguito:
  • Alessandro Ryker scrive da Madrid: "... Aderisco inorridito dal fatto che tale aiuto non gli sia già stato garantito dallo Stato italiano"
  • Marcello Gallucci, cattedra di Storia dello Spettacolo all'Accademia di Belle Arti de L'Aquila: "Franco Citti ha costruito nel tempo una figura d'attore unica, che è nostro dovere non sprecare così barbaramente"
  • Ermanno ha invitato così alcuni suoi amici ad aderire all'appello: "Siamo alla frutta! Non è bastato lasciare la memoria di Pier Paolo Pasolini in una sorta di discarica all'Idroscalo. I poeti scomodi sono creature da esorcizzare, da rimuovere. Oggi c'è un amico di Pier Paolo, Franco Citti, interprete storico di "Accattone" oltre che di numerosi film diretti da altrettanto famosi registi, che è in difficoltà. Ha avuto tre ictus e gli viene negata la pensione di accompagnamento. Non vi dico di più... Si stanno raccogliendo firme per aiutare questo artista, questo volto di un cinema che ha fatto storia..."
  • Sergio Buonadonna, giornalista e Paola Casali, funzionaria del Comune di Genova: "Aderiamo all'appello per l'applicazione della Legge Bacchelli per Franco CittI, testimone di un'epoca, persona a cui ci sentiamo vicini"
  • Francesca e Cristina Ortali: "Vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Franco Citti, contro uno Stato che si dimentica, dalla memoria troppo corta"
  • Ciro Paglia, giornalista: "Aderisco con grande partecipazione politica, culturale, umana"
  • Stefania Nardini: "Siamo alla negazione dell'assistenza, quando una figura come Franco Citti meriterebbe altri riconoscimenti"
  • Antonio Volpe: "Non so se in questa battaglia giusta e assurda contro la burocrazia e l'oblio anche la mia firma di privato cittadino che a volte prova a giocare con l'arte sia in qualche modo utile. Essendo piuttosto giovane ricordo di avere visto le prime volte Franco Citti in trasmissioni tv, rimanendo colpito dal suo candore quasi imbarazzante, dalla sua ossessione per Pasolini che nominava in qualsiasi occasione, ogni volta che prendesse la parola. Poi ho visto i film e capii come quel candore che percepivo fosse in ogni cosa che Franco Citti faceva, come fosse inseparabile l'attore dalla persona, come la scena dei film di Pasolini fosse inondata dalla sua umanità autentica, spesso dura, quasi spietata, ma sempre commovente, sempre emozionante. Qualche sera fa Fuori Orario ha trasmesso due puntate del Costanzo Show in cui era presente Carmelo Bene come unico ospite. In una di esse compariva anche Franco Citti. Era sorprendente vedere come Carmelo Bene che trattava male quasi tutti o con sufficienza, offrisse confidenza e intimità, rispetto e tenerezza, complicità a Franco come a nessun altro. Franco gli disse qualcosa come 'io e te siamo uguali, perché siamo dimenticati, siamo niente, come Pasolini', e Carmelo Bene rispose cominciando a dire che intendeva parlare a Franco come se la sala fosse vuota, come se fossero soli. Uno dei pochi momenti emozionanti che ha offerto la televisione di questi anni, certamente, uno dei più alti"
  • Stephen Cachia: "Rivolgo un appello alle autorità Italiane affinché mostrino generosità verso Franco Citti e verso tutti quelli in Italia che hanno una disabilità e che hanno tanto bisogno di supporto finanziario. Sarebbe vergognoso per la societa' Italiana - tra le più acculturate del mondo - se questo fosse negato a Franco. Egli è una parte integrale del Cinema e della sua cultura, conosciuto ed amato in tutto il mondo per le sue parti nei film di Pasolini. Pasolini, un vero amico di Franco, fu un grandissimo intellettuale non solo per la sua versatilità in poesia, prosa, teatro e cinema, ma anche per il suo continuo supporto e il contatto che ha sempre mantenuto con gli strati più umili e più svantaggiati della società Italiani, di cui Franco faceva parte negli anni cinquanta e sessanta. Spero tanto che le autorita' abbiano il buon senso di seguire il suo bellissimo esempio".

  • ["I would like to appeal to the Italian authorities to show kindness to Franco Citti and to all those disabled people in Italy who are in dire need of financial support. 
    It would be a shame for Italian society - among the most highly cultured in the world -if this were to be denied to Franco, who is such an important part of Italian Cinema and its culture, and also known and loved throughout the world for his part in Pasolini's films.
    Pasolini, a very good friend of Franco, was a great intellectual not only because of his versatility in poetry, prose, theatre and cinema, but also because of his never ending support and the contact he always kept with the humblest and most disadvantaged sections of Italian society, of which Franco formed part in the 1950s and 60s. 
    Let us hope that the authorities have the good sense of following his wonderful example"]
  • Daniela Poloni: "... un'iniziativa importante, che sottolinea ancora una volta che si dimentica troppo in fretta di chi invece ha portato molta testimonianza di valori seri"
  • Elena La Ferla: "È vergognoso che qualsiasi uomo venga abbandonato dalle istituzioni, ancora più grave un uomo che come Franco ha incarnato personaggi fondamentali del cinema italiano"
  • Renato Albertino

  • P. Cos'è il cinema?
    Franco Citti. Il cinema è il cinema.
    P. E cos'è la realtà?
    Franco. Quella che esiste solo nei puri.
    P. E tutto il resto cos'è?
    Franco. È ingiustizia.
    P. Il cinema rappresenta sempre la realtà?
    Franco. Io penso che rappresenti, in generale, l'ingiustizia. Perché i registi puri sono pochi.
    P. Tu in quale realtà vivi? Nella realtà che è nel cuore dei puri o nella realtà che è ingiustizia (e che Elsa Morante e io chiamiamo «irrealtà»)?
    Franco. Io vivo nella realtà che è nei cuori dei puri...
    (Da "Il Caos" - riv. "Tempo", n. 48, 23 novembre 1968)
    Avevo già letto l'Avviso e pensato a questo. E questa è l'unica reazione comunicabile che posso allegare alla scontata adesione. Le altre cose che penso sono troppo antipatiche (senz'altro poco opportune) e si basano su  considerazioni che mandano al diavolo (a parte accarezzare, almeno solo col desiderio, Franco Citti sulla sedia) iniziative come queste. 
    Pasolini stesso ha detto molte volte che "ho ritegno a parlare perché potrei essere frainteso - ma ho mal di testa e per affossarlo continuo". Non ho potuto non pensare - non sono riuscito a vedere altro che l'istinto profondamente e inconsapevolmente borghese-culturale-umanitario che spinge a questa azione terribilmente ingenua quanto inoffensiva rispetto alla stessa nobiltà da cui sembra autoevocarsi. 
    Sono deluso dallo scandalo che presuppone, perché penso che scandalizzarsi per Citti è una piccola perversione in buona fede - perché sa tanto di "Innocenza"... Perché solo gli "innocenti" possono scandalizzarsi e forse prima bisognerebbe chiedersi e chiedere chi - a parte i "registi puri" - ha così tanto diritto di scandalizzarsi. 
    Forse  più che di diritto si tratta di bisogno - perché molti di questi innocenti non vedono in Citti che l'attore tradito dal mondo della cultura e magari dallo Stato - e quella sedia e quella miseria (che si sa essere norma per migliaia di Franco C.) non le possono vedere per quelle che sono nella "realtà" che intendeva la stessa "vittima" nel '68. Pasolini e Citti in quel piccolo dibattito mostravano di non temere, di non considerare neanche esistente una certa cosa... la stessa cosa che oggi, con tutta la giusta indignazione del caso, fa raccogliere adesioni e lancia appelli. 
    Antonio Volpe sbaglia: quello che Citti ha detto veramente, quella sera con Bene, non è quello, ma: «io e te non moriremo mai...», «...noi eravamo due persone già nate morte...». Una debole difesa è una difesa inutile. E se oggi ogni tipo di difesa non può che essere, in fondo, un  nobile alibi verso la propria coscienza (che almeno certe domande continua a porsele), questa stessa difesa è un innocente inconsapevole attacco contro ciò che pensa di difendere. Purtroppo in termini culturali questa è un'evidente verità. 
    Come andrà a finire? Con Mediaset al governo, con Mediaset che, affamatamente, ha restaurato molti film di Pasolini. A Franco Citti verrà concesso quello che tutti noi chiediamo gli venga dato. Non solo una puntata speciale di viltà collettiva da Costanzo. 
    Citti sta girando attraverso di noi, colpevoli o meno, che ci "occupiamo" di lui, il suo film più brutto. 
    Non c'è Pasolini stavolta, dietro la macchina da presa.
  • Francesco Caruso dedica a Franco Citti la seguente poesia:
  • Pochi paesi nel mondo,
    potrebbero piacermi.
    Paesi di miseria, sicuramente.
    Affacciati su dolori
    che, io, ora, qui, ignoro.
    Bellezze intatte,
    considerate vergogna.
    Volti incivili e feroci.
    Scavati da epoche 
    che non mi sono mai appartenute.
    Ore instancabili,
    giudicate infruttuose.
    Gesti ingenui e sgraditi.
    Motivati dall’essenziale
    svolgersi dell’esistenza.
    Suoni strazianti,
    ricattati da ogni parola che li accompagna.
    Voci simili al pianto.
    Prede meravigliose dell’agonia 
    che consuma anche i più tenaci.
    E sullo sfondo,
    misero uomo del duemila,
    una tecnologica insipienza, 
    influente e rispettata.
    Tua padrona da sempre
    e per sempre.