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"Pagine corsare"
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Dal Forum de "la Repubblica"
ottobre 2002

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Recentemente “la Repubblica” ha ristampato per i suoi lettori una bella edizione di Ragazzi di vita
di Pier Paolo Pasolini, attivando contemporaneamente un forum nel quale alcuni lettori hanno espresso commenti e riflessioni sul grande scrittore. Alcuni interventi di quel forum sono stati ripresi
e vengono qui sintetizzati e proposti ai visitatori di “Pagine corsare”
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Una scheda su Ragazzi di vita
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Tra i pochissimi italiani del dopoguerra, di cui si conserverà memoria e ammirazione e che resteranno una fonte di idee e di energia vitale Pier Paolo Pasolini occuperà una posizione privilegiata. Schiere di mezze calzette e cervelli spariranno nel nulla e nell'oblio, nonostante i successi mediatici. Il suo è un eterno richiamo all'uso dell'intelligenza, all'analisi, allo studio, alla vita, all'umiltà, alla poesia e contro l'ipocrisia. Il percorso di letture e ricerche semiologiche, semantiche e poetiche lo portano a smascherare sistematicamente la stupidità, l'ipocrisia la millanteria e l'inganno degli ignoranti, che dicono di sapere, che non sanno e non capiscono, ma sciorinano omogeneizzati e santini per prevaricare, lobotomizzare le vite altrui, e occupare un bel posto al caldo. Pasolini ha considerato il fascismo - che non ha un solo colore - come un modo di essere, di vivere, di pensare e non la riduzione-rimozione a una fotografia del passato. Pasolini è iconoclasta nella misura in cui ridicolizza le vuote parole astratte, stupidamente ripetute per precostituire l'universo simbolico degli altri a prescindere dalle vite ed emozioni individuali; la vita di ognuno in primo luogo, con lo sforzo, che costa sacrificio, per abitare e orientarsi nello spazio reale, per costruirsi l'immaginario-simbolico e restare umilmente fedeli a sé e al mistero della vita, rispettosi e con uno sguardo poeticamente bambino. Quelli di Pasolini sono una serie di lavori formali, per suscitare e far sentire il suo messaggio. Splendidi e insuperati restano alcuni interventi, come l’articolo sulle "Lucciole"; o l'intervista alla Classe III B che dovrebbe essere riproposta in televisione almeno una volta all'anno. Vi è una convinzione tanto profonda quanto alle volte ingenua, ma sempre lucida, consapevole e autentica nel suo disabitare il mondo.
kovalsky
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Concordo con l’intervento precedente. Aggiungo che le tante forme che Pasolini ha scelto per veicolare le sue idee sono state lo specchio di quella sua "disperata vitalità", di quella sua insopprimibile voglia (e bisogno) di dire - anche se spesso la "forma" è rimasta a metà strada. D'altra parte: non sono i suoi "eroi" degli abbrutiti? dei borgatari rozzi e ignoranti? dei criminali (in tutto o in parte)? Eppure questa "forma" così poco soddisfacente, a differenza di molti altri, non lo sminuisce - anzi! Ne è in qualche modo il marchio di riconoscimento. La sua grandezza la vedo proprio in quella sua certa incompiutezza, in quel suo certo dilettantismo - nelle sue "contraddizioni". Ho sempre avuto problemi a leggere Pasolini; ma non sono mai riuscito a sfuggire all'invito a considerare ciò che proponeva. Pasolini mi ricorda (non è naturalmente un paragone) un altro grande del cinema: Jean-Luc Godard. Negli anni ’60 proponeva film che sosteneva dovessero essere visti così come si leggono articoli di giornale. E basta, poi li si può buttare (eppure alcuni sono considerati ancor oggi come capolavori). Pasolini era in prima linea poeta. Il suo è un tentativo di trovare una nuova lingua, ma per esprimere una realtà che già ai suoi tempi stava sparendo. Ha in qualche modo cercato di salvare poeticamente, di trasmettere un universo, degradato certo, ma che è esistito ed era fatto (per lui cattolico) di persone che comunque avevano (anche loro!) un "diritto di redenzione".
eemalavasi
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Se Pasolini vivesse oggi probabilmente non sarebbe nessuno. I Pasolini oggi (se ci sono) sono uccisi dalla Tv. Un personaggio come lui sarebbe improponibile, che so, al Costanzo Show o nel salotto di Domenica In. Pasolini trasmetteva idee: a volte contraddittorie, non sempre condivisibili, spesso provocatorie, ma idee. La forma, è vero, poteva a volte lasciare a desiderare ma le idee nelle sue opere si trovano sempre. La Tv invece, per sua natura, non consente di esprimere idee. Richiede battute, ammiccamenti, frasi fatte, al massimo storie purché scontate e strappalacrime. Pasolini ha usato, con esiti più o meno felici, tante forme per esprimere le sue idee: il cinema, la poesia, il giornalismo, la narrativa. Anche la Tv, ma allora non era la Tv invadente di oggi. Oggi questa Tv lo avrebbe ridotto al silenzio.
toggifi
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Per me i film di Pasolini, anche i più estremi, resteranno tutti. È mai esistito o mai esisterà di nuovo un film come le 120 giornate? Era il film preferito di Fassbinder. A proposito, ora c'è Rosa Funzeca di Aurelio Grimaldi, non è certo paragonabile, ma è stato come fare un salto nel tempo nell'estetica di Pasolini. Grimaldi è ossessionato da Pasolini, lo adora veramente e si vede. È stato davvero commovente. Chissà se anche Pasolini avrebbe scelto Primo Reggiani come attore..
ligispadafora
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Su Pasolini: la poesia è brutta, e anche il romanzo non è "bello". Nell'opera di pasolini prevale il contenuto sul contenitore e questo, in letteratura, è un difetto. Se ho come riferimento lo spessore umano, intellettuale, storico, emozionale, sociologico e politico dell'uomo Pasolini sono il primo a convenire sull'eccellenza della sua figura, ma dal punto di vista "formale" non sono mai riuscito ad apprezzarlo pienamente. Convengo che Accattone sia un gran film (mi è piaciuto molto anche Medea), ma i Racconti di Canterbury cosa sono?
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ericson
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Purtroppo è difficile separare il Pasolini artista dal Pasolini intellettuale, perché lui stesso non avrebbe accettato questa separazione. Pasolini ha scritto poesie di una bellezza struggente (le liriche friulane, alcuni passi delle "Ceneri di Gramsci") e ha scritto cose sciatte; ha fatto "Accattone" ma ha fatto anche delle scene sinceramente imbarazzanti nei "Racconti di Canterbury"...  Va preso così com'è: spesso per lui era più importante la provocazione intellettuale che non il risultato estetico. 
Questo può dar fastidio (ne dà molto anche a me), ma fa parte dell'uomo e dello scrittore. Ragazzi di vita l'ho cominciato ieri e ne ho letto solo le prime pagine. C'è una potenza fantastica, una poesia, un senso di vita che raramente ho trovato altrove. Si sente una intera città vivere, pulsare. 
Per ora ho letto troppo poco per poter dare un giudizio. Ne riparlerò quando avrò qualche idea più precisa.
pasquandrea.sergio
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Ammetto di non avere mai letto nessun libro di Pasolini, di avere visto solo alcuni suoi film e interviste. Ero molto giovane quando fu ucciso, e ricordo di essere rimasta impressionata dalle foto che lo ritraevano nudo con il corpo massacrato dal bastone chiodato che lo ha ucciso. 
Credo anch'io che fosse un uomo scomodo e odiato da molti, ma rimane e rimarrà sempre immortale. 
Grazie Pierpaolo.
cherryleila
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Non vi sarebbe posto oggi per Pasolini. E pecca davvero d'ingenuità chi crede che la voce di un intellettuale possa avere la forza di arginare il corso della storia. Certo, voci così mancano oggi, o, se ci sono, non hanno la forza di aprirsi un varco, di tirare la testa fuori dalle macerie. 
Ce ne vorrebbero a decine di Pasolini, oggi, e possibilmente di segno diverso l'uno dall'altro, decine di Pasolini che si confrontassero in tv sostituendo le marionette tostate dalle lampade che invadono gli schermi e le nostre case con l'obiettivo di rincoglionirci... 
Ma questo è anche un forum su un romanzo (che io non ho letto e spero di leggere al più presto), e non ho letto molti commenti sul romanzo, qualcosa che mi faccia pensare che questo è un grande libro, al di là dell'importanza dell'intellettuale Pasolini. Perché Ragazzi di vita è un gran libro? Qualcuno ha voglia di parlare più dettagliatamente del romanzo, dello stile? Io ho delle perplessità sulla grandezza di Pasolini artista e queste perplessità mi hanno sempre frenato. Quella poesia sullo scontro studenti/polizia è, per esempio, a mio parere, una brutta poesia, il cui unico intento è quello di manifestare un'idea, condivisibile o meno che sia. L'arte è altro. 
Qualcuno ha voglia di spazzare via le mie perplessità, a partire da questo romanzo, e far uscire l'artista Pasolini dall'ombra gettatagli dall'intellettuale Pasolini? Grazie.
lachiusa
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Qualcuno ha detto che se oggi ci fosse Pasolini non ci sarebbe Berlusconi. È un bel pensiero, perché dimostra una speranza, un ottimismo. Ma è una ingenuità enorme. Oggi, semplicemente, non ci sarebbe Pasolini. Sarebbe cacciato via a calci dalle televisioni e dai giornali dai gangster al potere, proprio come Biagi, Santoro, Luttazzi, Beppe Grillo (si fa per dire, non faccio paragoni, sia chiaro); mentre da quelli dell'Ulivo, i Rutelli, i D'Alema, sarebbe bollato sbrigativamente come un "girotondino" massimalista alla Moretti. E la gente non avrebbe la voglia, né il tempo, né l'attenzione per ascoltare Pasolini. 
Una ragazza ha citato la poesia sugli scontri di Valle Giulia. No, non la ricordo, ma ricordo troppo bene l'articolo, purtroppo. 
maurobaldrati
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Raramente si trova in un romanzo la poesia che permea Ragazzi di vita e Una vita violenta. Rarità nel panorama mondiale, figurarsi in Italia. Poesia rubata da un cassonetto dell'immondizia, da una rondine "fracica", da un fiume sozzo, dalla vita tutta e non importa dove queste storie sono ambientate e chi sono i protagonisti (se non per il linguaggio), la poesia che ne sgorga è universale. 
Oggi Pasolini potrebbe avere 80 anni... e forse è stato per lui un bene essersi perso il lerciume degli ultimi decenni nel nostro bel paese, l'abbrutimento della gente che pare non aver limite, il pessimo livello di scrittori, registi, attori, "musicisti", il proliferare di menti “lobotomizzate”... l'esimio signore che ci governa trova la naturale legittimazione nel basilare pricipio di causa-effetto... non poteva essere altrimenti! Conflitto d'interessi, corruzione; il problema grosso è un altro... siamo noi italiani... e per uscirne servirebbero 100, 1000 Pasolini, e non tanto per la sua intelligenza agguerrita ma per la poesia... poesia... poesia... 
Sulle stragi del '69 a Milano, del '74 a Brescia e Bologna e così sulla morte di Pasolini (forse alla lontana, ma non troppo, collegata ad esse) non cadrà probabilmente mai un raggio di luce. Ma questa è la bell'Italia di cui tutti siamo responsabili, il sottoscritto compreso con tutti i suoi 22 anni. Dopo il '75 non c'è stata in Italia nessuna voce di quel calibro. Nessuna.
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frsciuti

Alcuni dei "Ragazzi di vita", oggi...
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Il Riccetto
Orlando Marecchioni
 
Alvaro
Rocco Fulcinidi
 
Cippichetto
Luciano Napolioni
 
Il Pecetto
Silvio Parrello
 
Oberdan
Oberdan Capolioni
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Nel febbraio 2002, a Roma, questi e altri "ex-ragazzi" - che furono i reali ispiratori dei personaggi
del primo romanzo pasoliniano - hanno dato vita a uno spettacolo teatrale su Pasolini e sui Ragazzi di vita.
Il regista Giancarlo Bottoni è andato a cercare gli "ex-ragazzi" nel quartiere di Donna Olimpia.
"Prospettiva Pasolini" è il titolo del progetto che intende toccare tutti i luoghi romani dei romanzi di Pasolini utilizzandoli come scenografie naturali. La scuola Giorgio Franceschi ha ospitato
nel novembre 2001 lo spettacolo "I Ragazzi del '51", dal romanzo Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini
(scene di Renzo Vespignani, costumi di Marcella De Marchis Rossellini, musiche Ettore de Carolis).
[Sotto: la scenografia naturale utilizzata per il secondo episodio, "La ruota rossa"]
http://utenti.lycos.it/laruotarossa/prossima.htm
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Io avevo pochi mesi quando Pasolini fu ucciso, quindi lo conosco solo dalle sue opere e da qualche vecchio spezzone di intervista. Leggerlo mi fa un effetto strano: c'è un'Italia oramai lontanissima da quella odierna, un paese ancora contadino, con quelle periferie piene di sole e di erbacce, quella gioventù allegra e stracciona... Eppure quanti presagi di quel che siamo oggi! C'è la purezza delle liriche friulane e c'è lo stile "sporco" delle ultime poesie. Ci sono temi a volte sordidi, ma trattati con una tale, evangelica innocenza... C'è una cultura raffinatissima (certi scritti critici sono di una profondità vertiginosa) eppure si vede un cuore messo a nudo: le sue passioni, le sue contraddizioni, anche i suoi errori... Anche le sue opere non riuscite lo sono per una sorta di eccesso di vita, un volersi mettere ogni volta in gioco fino in fondo, senza mai risparmiarsi. Non credo che sarebbe più possibile una figura così, oggi che gli intellettuali sono pagati per insultarsi in Tv dal Costanzo o dal Vespa di turno. Ma forse già ai suoi tempi lui era una vox clamantis nel deserto. Pensare al martirio, alla via crucis morale alla quale fu sottoposto, alle minacce, alle censure, alle incomprensioni... E pensare che oggi gente come Emilio Fede passa per maitre à penser. Poveri noi...
pasquandrea.sergio
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Leggere Pasolini oggi è anche fare dell'archeologia. Le borgate quali le ha descritte non esistono più e chi le abitava neppure. Quel mondo è scomparso o si è trasformato - anche sulla spinta della Tv e del consumismo, per dirla in temini pasoliniani. Non è che sia da rimpiangere una tal perdita. In fondo oggi vivono allo stesso modo certi immigrati del terzo mondo (nell'Italia dei telefonini). Ma a quel degrado, a quell'abbrutimento umano (in fondo chi sono i suoi eroi se non dei criminali - anche se provvisti di poesia?) Pasolini ha saputo dare voce: i suoi non sono gli umili manzoniani o portiani della Milano francese e austriaca; i suoi sono i reietti della Roma papalina e postfascista con un gergo ma senza lingua (e senza storia); anche l'amicizia funziona secondo il motto: mors tua, vita mea; sono il lumpenproletariat senza bandiera; sono il branco di lupi. Eppure... quale capacità di mostrare un cuore, un diritto a esistere - e a un esistere poetico - ha saputo esprimere Pasolini! Il suo è il mondo di frontiera, non quella americana ma quella italiana, che si snoda attorno alla Capitale della retorica (appena trascorsa in quegli anni del dopoguerra) dell'Impero. Qui rivela tutto il suo cattolicesimo: un cattolicesimo sociale e umano che saprà aprirsi più tardi anche al marxismo e che dallo strano impasto che ne conseguirà farà di lui una delle voci più potenti e più dure nell'illustrare il percorso e le menzogne che l'Italia attraverserà negli anni ’60 e ’70. Non penso sia possibile parlare dell'Italia di quegli anni senza fare riferimento a lui ed ai suoi lavori (artisticamente forse al di sotto del loro impatto sociale e politico: ma il creare per l'eternità non penso proprio fosse il suo obiettivo).
 
eemalavasi
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Non ho mai amato Pasolini come scrittore ed ancor meno come regista (personalmente ritengo autentiche schifezze alcune sue opere e ne salvo solo poche), ma riterrei indispensabile, per una società sana, avere intellettuali come lui. Il suo punto di vista era sacrosanto, ma anticronistico. Reclamava purezza quando la purezza non c'era già più. Esaltava il sottoproletariato quando si stava già manifestando l'insorgere del moderno "coatto". Parlava di lucciole senza avvedersi che anche i suoi borgatari erano responsabili della distruzione dell'ambiente. Appoggiava i poliziotti contro gli studenti "a prescindere". Il grande pregio di pasolini era quello di essere contradditorio: cattolico e comunista, comunista ma eretico, proletario e intellettuale, ricco e infelice, pederasta insaziabile e infelice, e soprattutto sincero e capace di affrontare processi e critiche da parte della società, ma anche del perbenista Pci. Non apprezzo in pieno il Pasolini artista, ma ho una enorme stima nei confronti del pasolini uomo che, ritengo, avrebbe molto da dire anche nella situazione odierna.
ericson
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Ho letto il romanzo almeno 4 anni fa. Non lo ricordo bene, ma ricordo che il linguaggio borgataro coniato da Pasolini mi dava l'impressione di un prigione di Michelangelo, che lottasse per uscire dal sottosuolo. Forse a volte goffo, attorcigliato su se stesso, ma potente e grandioso. Mi sono chiesta spesso, dopo aver letto questo romanzo e Le ceneri di Gramsci, che fine ha fatto la militanza di Pasolini. Adesso chi è di sinistra scrive e racconta di gente benestante, di professioni interessanti ecc. ecc. C'è qualcuno che si ricorda delle borgate? Degli immigrati? Dei meno abbienti? Dei pensionati? Mi chiedo se non sia un sintomo dello scollamento che c'è fra base e dirigenza, fra intellettuali e vita quotidiana. Ci mostrano film in cui ci sono galleristi d'arte, psicologi, medici, qualche volta insegnanti, scrivono libri in cui i protagonisti sono scrittori, musicisti, hanno splendide case, problemi sentimentali... e gli altri?
ohmeye
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Cara Ohmeye, è un quesito, o meglio, una rimostranza sicuramente acuta la tua, anche se un po' eccessiva. I personaggi, i ceti sociali cui ti riferisci sono descritti soprattutto nei telfilm, o nei loro equivalenti in letteratura, ma si scrive e si girano film anche meno patinati, in Italia e nel mondo. C'è di tutto, la spazzatura più estrema, come il libro di Emilio Fede (che vende! Incredibile!), ma ci sono scrittori come Ian Mc Ewan, registi come Ken Loach. Sì che bisogna rimpiangere Pasolini. Ricordo le interviste in televisione, era un uomo con uno spessore intellettuale straordinario, era coraggioso, aperto, duro. Era un grande poeta e un regista originalissimo. Anche lui, comunque "leggeva" le borgate, la povertà: cercava una purezza primordiale, un'innocenza originaria, da contrapporre al decadentismo marcio della cultura borghese. Ha fatto anche degli errori enormi, a mio avviso, come la famosa poesia sul sessantotto, nella quale disprezzava, di fatto, gli studenti, e "salvava", se così posso esprimermi, i poliziotti della Celere, che erano i veri proletari, mentre gli studenti erano dei figli di papà. Però le teste le spaccavano i celerini, e uccidevano anche; erano loro i guardiani armati della borghesia, gli studenti dicevano cose giuste. Ma anche questo è essere grandi: non avere paura delle contraddizioni, viverle sulla propria pelle. Ragazzi di Vita l'ho iniziato due volte ma ho dovuto abbandonarlo per via del romanesco, troppo duro per me in quel periodo. Ma vorrei riprovare. 
maurobaldrati
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Coglierò l'occasione per rileggere questo libro da tanti anni sullo scaffale. Ricordo il suo taglio cinematografico, (anticipatore per molti versi di "Accattone"). So già che mi torneranno in mente tante cose di allora... Di quando fu ammazzato uno dei più interessanti e coraggiosi intellettuali italiani del 
dopoguerra, la cui continua provocazione era
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sintomo di passione civile e di lotta. In quanto non cattolico ho sempre avuto un particolare rapporto con Pasolini: ma ciò che mi manca ora è proprio questa moralistica voce in grado di andare controcorrente, di gridare che il re è nudo - ma senza schiamazzi da ubriaco e senza bisogno di mettersi in mutande per attirare l'attenzione (l'audience) ... su che cosa? Chi si ricorda gli articoli, gli interventi sul "Palazzo", si chiederà che direbbe oggi dell'Italietta berlusconiana e bossiana fatta di cosce, di razzismo e di profonda ignoranza. Proprio lui che aveva visto nel consumismo e nella televisione l'unificazione culturale d'Italia che cosa direbbe oggi di un premier televisivo? E ancor oggi è un personaggio scomodo che si preferisce dimenticare, come tutti coloro che "danno da pensare".

Da "Le ceneri di Gramsci":

Solo l'amare, solo il conoscere 
conta, non l'aver amato, 
non l'aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato 
amore. L'anima non cresce più
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eemalavasi
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Non sono d'accordo con chi ha parlato in questo forum dello scarso spessore artistico di Pasolini. Ha sicuramente prodotto delle "schifezze", alcuni film gravemente compromessi dal suo strazio di cattolico-peccatore (perché questa è una ferita che resta dentro, indipendentemente dalle idee politiche della maturità), dal suo tormento e dalla sua infelicità, che l'hanno portato a creare opere addirittura autolesioniste. Ma "Accattone" è stato un grande film. Pasolini ha permeato le immagini di molti film di pura poesia visiva. Non dobbiamo porci dei limiti di tipo morale, cioé cercare corrispondenze tra la raffinata poesia delle immagini, del parlato, della fotografia, e una lettura anacronistica o antistorica del sottoproletariato. La poesia c'è, e resta. L'ha creata lui, coi suoi attori, con la faccia ridente di Ninetto Davoli. Non sono mai riuscito ad approfondire la conoscenza di Pasolini scrittore, e mi è rimasto un senso di frustrazione per questo. Erik dice che il mondo di Pasolini non esiste più. È vero. I suoi anni erano ancora caratterizzati da un'apertura verso il futuro, c'era ancora spazio per "lo sviluppo", la terra aveva ancora risorse da depredare, l'ambiente da finire di inquinare. Non c'era l'urgenza, l'insicurezza, la paura di oggi. C'era spazio per Pasolini, perché c'era spazio e voglia di riflettere, di scoprire, di mettersi in discussione. Oggi è finita. La terra è stata depredata, l'ambiente è definitivamente inquinato; "lo sviluppo" non ha futuro, abbiamo paura della disoccupazione, dell'immigrazione selvaggia, del terrorismo mondiale. Non c'è più spazio per Pasolini...
 
maurobaldrati
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Ho letto un intervento in questo forum in cui si sostiene che oggi Pasolini sarebbe bollato come un "girotondino". Questo è un tipico esempio qualunquista di un certo pensiero che si definisce "di sinistra". Quale pensiero abbiano in testa queste persone io non l'ho capito, forse quello di Serena Dandini? Pasolini non merita di essere usato in questo modo. Il più grande intellettuale del ’900 è assolutamente intoccabile. La sua analisi lucida della realtà del suo tempo lo colloca come genio, contrario alle semplificazioni tipiche della classe intellettuale televisiva di oggi. Io di pasolini non ho letto tutto, ma penso che forse la cosa più bella è lo scritto "Orme sulla luna". Il paragone delle orme degli astronauti con quelle della preistoria è la più bella raffigurazione immaginaria che io abbia conosciuto.
w444
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Ragazzi di vita: l'ho letto, diciamo un po' di tempo fa e ho delle sensazioni e dei flash che mi tornano in mente. Ricordo, non so più chi, che disse che non è un gran romanzo... e del resto in che modo dare voce a chi non sa che c'è una lingua - letteraria - che non si cura molto della loro voce, della voce di quei ragazzi di vita. In proposito mi viene in mente di pensare se Pasolini avrebbe, oggi, trovato un'espressività ancor più asciutta per certi altri ragazzi di vita - quelli che non hanno quella sorta di stupita immacolatezza che quasi dava un senso di redenzione a quei ragazzi di vita. Come avrebbe raccontato le vite delle prime prostitute albanesi, che sono state ignorate per quasi tutto il tempo; che voce avrebbe dato a quelle ragazze che fuggivano dalla guerra dei Balcani e "aiutate" a prostituirsi sulla stessa strada: poco distante una dall'altra. in corpo a corpo che salvava la vita, ma che sconvolgeva la loro mente e anima, così lontane e così vicine dai corpo a corpo delle loro guerre lontane. Mi stona dirlo pensando a Pasolini e all'arte e a me stesso, vedere che si parla della prostituzione come fenomeno per rilanciare i prezzi del mercato immobiliare, più che ridare dignità di scelta a chi vorrebbe averla, forse Pasolini avrebbe fatto una distinzione, tra queste prostitute e la "puttanità" di "certo sistema"; credo che avrebbe cercato l'arditezza dell'arte per narrarne una distinzione tutt'altro che affabile. Chissà! comunque rileggerò questo libro. 

patrizio.marozzi
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Quei ragazzi di vita e quel desiderio saranno fatali per lui... la sua produzione letteraria e artistica una sorta di autobiografia... in questo senso anticipa la realtà e il suo tragico epilogo come un epitaffio scritto anzitempo. Eppure il suo genio si staglia altissimo nell'olimpo della letteratura italiana... genio incompreso, aborrito da quell'ita(g)lietta piccoloborghese fascista e postrisorgimentale tutta dedita a casa chiesa e scandali passionali da occultare tra le mura domestiche e le sacrestie... ma lui no, lui stesso impersonerà lo scandalo, lui stesso sarà lo scandalo per eccellenza, lui stesso morirà perché sepolto da una montagna di ipocrisie...
Jean
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Ho letto il libro lo scorso anno, una lettura piena di profumi scomparsi e di rara poesia... Pasolini era e rimane uno dei più grandi intellettuali italiani con il dono di saper prevedere il futuro.
g.m.1107
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Ci manca tanto, il lucido coraggio di Pasolini. Ci mancano i suoi romanzi, le sue poesie, ma soprattutto - a me - manca la sua testa pensante che era stata capace di radiografare la nostra società in "Scritti Corsari" e "Lettere Luterane". E oggi, che la mutazione antropologica degli italiani e la deriva consumistica (il "nuovo fascismo") sono diventate strumento di potere (dopo che lui l'aveva previsto trent'anni prima), non sarebbe male riconoscere che Pier Paolo è stato una delle migliori intelligenze italiane di tutto il dopoguerra. E forse, proprio per questo, è stato linciato mille volte prima di essere definitivamente ucciso, non si sa bene da chi e per conto di chi. Un invito: leggiamoci tutti la sua ultima intervista prima di morire, rilasciata a Furio Colombo, nei Meridiani Mondadori: forse davvero "siamo tutti in pericolo", come dice il titolo dell'intervista.
mmacucci

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