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Recentemente
“la Repubblica” ha ristampato per i suoi lettori una bella edizione di
Ragazzi di vita
di Pier
Paolo Pasolini, attivando contemporaneamente un forum nel quale alcuni
lettori hanno espresso commenti e riflessioni sul grande scrittore. Alcuni
interventi di quel forum sono stati ripresi
e vengono
qui sintetizzati e proposti ai visitatori di “Pagine corsare”
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Una
scheda su Ragazzi di vita
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Tra i pochissimi
italiani del dopoguerra, di cui si conserverà memoria e ammirazione
e che resteranno una fonte di idee e di energia vitale Pier Paolo Pasolini
occuperà una posizione privilegiata. Schiere di mezze calzette e
cervelli spariranno nel nulla e nell'oblio, nonostante i successi mediatici.
Il suo è un eterno richiamo all'uso dell'intelligenza, all'analisi,
allo studio, alla vita, all'umiltà, alla poesia e contro l'ipocrisia.
Il percorso di letture e ricerche semiologiche, semantiche e poetiche lo
portano a smascherare sistematicamente la stupidità, l'ipocrisia
la millanteria e l'inganno degli ignoranti, che dicono di sapere, che non
sanno e non capiscono, ma sciorinano omogeneizzati e santini per prevaricare,
lobotomizzare le vite altrui, e occupare un bel posto al caldo. Pasolini
ha considerato il fascismo - che non ha un solo colore - come un modo di
essere, di vivere, di pensare e non la riduzione-rimozione a una fotografia
del passato. Pasolini è iconoclasta nella misura in cui ridicolizza
le vuote parole astratte, stupidamente ripetute per precostituire l'universo
simbolico degli altri a prescindere dalle vite ed emozioni individuali;
la vita di ognuno in primo luogo, con lo sforzo, che costa sacrificio,
per abitare e orientarsi nello spazio reale, per costruirsi l'immaginario-simbolico
e restare umilmente fedeli a sé e al mistero della vita, rispettosi
e con uno sguardo poeticamente bambino. Quelli di Pasolini sono una serie
di lavori formali, per suscitare e far sentire il suo messaggio. Splendidi
e insuperati restano alcuni interventi, come l’articolo
sulle "Lucciole"; o l'intervista
alla Classe III B che dovrebbe essere riproposta in televisione almeno
una volta all'anno. Vi è una convinzione tanto profonda quanto alle
volte ingenua, ma sempre lucida, consapevole e autentica nel suo disabitare
il mondo.
kovalsky
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Concordo con l’intervento
precedente. Aggiungo che le tante forme che Pasolini ha scelto per veicolare
le sue idee sono state lo specchio di quella sua "disperata vitalità",
di quella sua insopprimibile voglia (e bisogno) di dire - anche se spesso
la "forma" è rimasta a metà strada. D'altra parte: non sono
i suoi "eroi" degli abbrutiti? dei borgatari rozzi e ignoranti? dei criminali
(in tutto o in parte)? Eppure questa "forma" così poco soddisfacente,
a differenza di molti altri, non lo sminuisce - anzi! Ne è in qualche
modo il marchio di riconoscimento. La sua grandezza la vedo proprio in
quella sua certa incompiutezza, in quel suo certo dilettantismo - nelle
sue "contraddizioni". Ho sempre avuto problemi a leggere Pasolini; ma non
sono mai riuscito a sfuggire all'invito a considerare ciò che proponeva.
Pasolini mi ricorda (non è naturalmente un paragone) un altro grande
del cinema: Jean-Luc Godard. Negli anni ’60 proponeva film che sosteneva
dovessero essere visti così come si leggono articoli di giornale.
E basta, poi li si può buttare (eppure alcuni sono considerati ancor
oggi come capolavori). Pasolini era in prima linea poeta. Il suo è
un tentativo di trovare una nuova lingua, ma per esprimere una realtà
che già ai suoi tempi stava sparendo. Ha in qualche modo cercato
di salvare poeticamente, di trasmettere un universo, degradato certo, ma
che è esistito ed era fatto (per lui cattolico) di persone che comunque
avevano (anche loro!) un "diritto di redenzione".
eemalavasi
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Se Pasolini vivesse
oggi probabilmente non sarebbe nessuno. I Pasolini oggi (se ci sono) sono
uccisi dalla Tv. Un personaggio come lui sarebbe improponibile, che so,
al Costanzo Show o nel salotto di Domenica In. Pasolini trasmetteva idee:
a volte contraddittorie, non sempre condivisibili, spesso provocatorie,
ma idee. La forma, è vero, poteva a volte lasciare a desiderare
ma le idee nelle sue opere si trovano sempre. La Tv invece, per sua natura,
non consente di esprimere idee. Richiede battute, ammiccamenti, frasi fatte,
al massimo storie purché scontate e strappalacrime. Pasolini ha
usato, con esiti più o meno felici, tante forme per esprimere le
sue
idee: il cinema, la poesia, il giornalismo, la narrativa. Anche la Tv,
ma allora non era la Tv invadente di oggi. Oggi questa Tv lo avrebbe ridotto
al silenzio.
toggifi
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Per me i film di
Pasolini, anche i più estremi, resteranno tutti. È mai esistito
o mai esisterà di nuovo un film come le 120
giornate? Era il film preferito di Fassbinder. A proposito, ora
c'è Rosa Funzeca di Aurelio Grimaldi, non è certo
paragonabile, ma è stato come fare un salto nel tempo nell'estetica
di Pasolini. Grimaldi è ossessionato da Pasolini, lo adora veramente
e si vede. È stato davvero commovente. Chissà se anche Pasolini
avrebbe scelto Primo Reggiani come attore..
ligispadafora
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Su Pasolini: la
poesia è brutta, e anche il romanzo non è "bello". Nell'opera
di pasolini prevale il contenuto sul contenitore e questo, in letteratura,
è un difetto. Se ho come riferimento lo spessore umano, intellettuale,
storico, emozionale, sociologico e politico dell'uomo Pasolini sono il
primo a convenire sull'eccellenza della sua figura, ma dal punto di vista
"formale" non sono mai riuscito ad apprezzarlo pienamente. Convengo che
Accattone
sia un gran film (mi è piaciuto molto anche Medea),
ma i
Racconti di Canterbury
cosa sono?
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ericson
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Purtroppo è
difficile separare il Pasolini artista dal Pasolini intellettuale, perché
lui stesso non avrebbe accettato questa separazione. Pasolini ha scritto
poesie di una bellezza struggente (le liriche
friulane, alcuni passi delle "Ceneri
di Gramsci") e ha scritto cose sciatte; ha fatto "Accattone" ma ha
fatto anche delle scene sinceramente imbarazzanti nei "Racconti di Canterbury"...
Va preso così com'è: spesso per lui era più importante
la provocazione intellettuale che non il risultato estetico.
Questo può
dar fastidio (ne dà molto anche a me), ma fa parte dell'uomo e dello
scrittore. Ragazzi di vita l'ho cominciato ieri e ne ho letto solo
le prime pagine. C'è una potenza fantastica, una poesia, un senso
di vita che raramente ho trovato altrove. Si sente una intera città
vivere, pulsare.
Per ora ho letto
troppo poco per poter dare un giudizio. Ne riparlerò quando avrò
qualche idea più precisa.
pasquandrea.sergio
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Ammetto di non avere
mai letto nessun libro di Pasolini, di avere visto solo alcuni suoi film
e interviste. Ero molto giovane quando fu ucciso, e ricordo di essere rimasta
impressionata dalle foto che lo ritraevano nudo con il corpo massacrato
dal bastone chiodato che lo ha ucciso.
Credo anch'io
che fosse un uomo scomodo e odiato da molti, ma rimane e rimarrà
sempre immortale.
Grazie Pierpaolo.
cherryleila
...
Non vi sarebbe posto
oggi per Pasolini. E pecca davvero d'ingenuità chi crede che la
voce di un intellettuale possa avere la forza di arginare il corso della
storia. Certo, voci così mancano oggi, o, se ci sono, non hanno
la forza di aprirsi un varco, di tirare la testa fuori dalle macerie.
Ce ne vorrebbero
a decine di Pasolini, oggi, e possibilmente di segno diverso l'uno dall'altro,
decine di Pasolini che si confrontassero in tv sostituendo le marionette
tostate dalle lampade che invadono gli schermi e le nostre case con l'obiettivo
di rincoglionirci...
Ma questo è
anche un forum su un romanzo (che io non ho letto e spero di leggere al
più presto), e non ho letto molti commenti sul romanzo, qualcosa
che mi faccia pensare che questo è un grande libro, al di là
dell'importanza dell'intellettuale Pasolini. Perché Ragazzi di
vita è un gran libro? Qualcuno ha voglia di parlare più
dettagliatamente del romanzo, dello stile? Io ho delle perplessità
sulla grandezza di Pasolini artista e queste perplessità mi hanno
sempre frenato. Quella poesia sullo scontro
studenti/polizia è, per esempio, a mio parere, una brutta poesia,
il cui unico intento è quello di manifestare un'idea, condivisibile
o meno che sia. L'arte è altro.
Qualcuno ha
voglia di spazzare via le mie perplessità, a partire da questo romanzo,
e far uscire l'artista Pasolini dall'ombra gettatagli dall'intellettuale
Pasolini? Grazie.
lachiusa
..
Qualcuno ha detto
che se oggi ci fosse Pasolini non ci sarebbe Berlusconi. È un bel
pensiero, perché dimostra una speranza, un ottimismo. Ma è
una ingenuità enorme. Oggi, semplicemente, non ci sarebbe Pasolini.
Sarebbe cacciato via a calci dalle televisioni e dai giornali dai gangster
al potere, proprio come Biagi, Santoro, Luttazzi, Beppe Grillo (si fa per
dire, non faccio paragoni, sia chiaro); mentre da quelli dell'Ulivo, i
Rutelli, i D'Alema, sarebbe bollato sbrigativamente come un "girotondino"
massimalista alla Moretti. E la gente non avrebbe la voglia, né
il tempo, né l'attenzione per ascoltare Pasolini.
Una ragazza
ha citato la poesia sugli scontri di Valle Giulia. No, non la ricordo,
ma ricordo troppo bene l'articolo, purtroppo.
maurobaldrati
..
Raramente si trova
in un romanzo la poesia che permea Ragazzi di vita e Una
vita violenta. Rarità nel panorama mondiale, figurarsi in
Italia. Poesia rubata da un cassonetto dell'immondizia, da una rondine
"fracica", da un fiume sozzo, dalla vita tutta e non importa dove queste
storie sono ambientate e chi sono i protagonisti (se non per il linguaggio),
la poesia che ne sgorga è universale.
Oggi Pasolini
potrebbe avere 80 anni... e forse è stato per lui un bene essersi
perso il lerciume degli ultimi decenni nel nostro bel paese, l'abbrutimento
della gente che pare non aver limite, il pessimo livello di scrittori,
registi, attori, "musicisti", il proliferare di menti “lobotomizzate”...
l'esimio signore che ci governa trova la naturale legittimazione nel basilare
pricipio di causa-effetto... non poteva essere altrimenti! Conflitto d'interessi,
corruzione; il problema grosso è un altro... siamo noi italiani...
e per uscirne servirebbero 100, 1000 Pasolini, e non tanto per la sua intelligenza
agguerrita ma per la poesia... poesia... poesia...
Sulle stragi
del '69 a Milano, del '74 a Brescia e Bologna e così sulla morte
di Pasolini (forse alla lontana, ma non troppo, collegata ad esse) non
cadrà probabilmente mai un raggio di luce. Ma questa è la
bell'Italia di cui tutti siamo responsabili, il sottoscritto compreso con
tutti i suoi 22 anni. Dopo il '75 non c'è stata in Italia nessuna
voce di quel calibro. Nessuna.
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Alcuni
dei "Ragazzi di vita", oggi...
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Il Riccetto
Orlando Marecchioni
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Alvaro
Rocco Fulcinidi
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Cippichetto
Luciano Napolioni
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Il Pecetto
Silvio Parrello
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Oberdan
Oberdan Capolioni
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Nel febbraio 2002, a
Roma, questi e altri "ex-ragazzi" - che furono i reali ispiratori dei personaggi
del primo romanzo pasoliniano
- hanno dato vita a uno spettacolo teatrale su Pasolini e sui Ragazzi
di vita.
Il regista Giancarlo
Bottoni è andato a cercare gli "ex-ragazzi" nel quartiere di Donna
Olimpia.
"Prospettiva Pasolini" è
il titolo del progetto che intende toccare tutti i luoghi romani dei romanzi
di Pasolini utilizzandoli come scenografie naturali. La scuola Giorgio
Franceschi ha ospitato
nel novembre 2001 lo spettacolo
"I Ragazzi del '51", dal romanzo
Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini
(scene di Renzo Vespignani, costumi
di Marcella De Marchis Rossellini, musiche Ettore de Carolis).
[Sotto: la scenografia naturale
utilizzata per il secondo episodio, "La ruota rossa"]
http://utenti.lycos.it/laruotarossa/prossima.htm
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Io avevo pochi mesi
quando Pasolini fu ucciso, quindi lo conosco solo dalle sue opere e da
qualche vecchio spezzone di intervista. Leggerlo mi fa un effetto strano:
c'è un'Italia oramai lontanissima da quella odierna, un paese ancora
contadino, con quelle periferie piene di sole e di erbacce, quella gioventù
allegra e stracciona... Eppure quanti presagi di quel che siamo oggi! C'è
la purezza delle liriche friulane e
c'è lo stile "sporco" delle ultime poesie. Ci sono temi a volte
sordidi, ma trattati con una tale, evangelica innocenza... C'è una
cultura raffinatissima (certi scritti critici sono di una profondità
vertiginosa) eppure si vede un cuore messo a nudo: le sue passioni, le
sue contraddizioni, anche i suoi errori... Anche le sue opere non riuscite
lo sono per una sorta di eccesso di vita, un volersi mettere ogni volta
in gioco fino in fondo, senza mai risparmiarsi. Non credo che sarebbe più
possibile una figura così, oggi che gli intellettuali sono pagati
per insultarsi in Tv dal Costanzo o dal Vespa di turno. Ma forse già
ai suoi tempi lui era una vox clamantis nel deserto. Pensare al
martirio, alla via crucis morale alla quale fu sottoposto, alle minacce,
alle censure, alle incomprensioni... E pensare che oggi gente come Emilio
Fede passa per maitre à penser. Poveri noi...
pasquandrea.sergio
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Leggere Pasolini
oggi è anche fare dell'archeologia. Le borgate quali le ha descritte
non esistono più e chi le abitava neppure. Quel mondo è scomparso
o si è trasformato - anche sulla spinta della Tv e del consumismo,
per dirla in temini pasoliniani. Non è che sia da rimpiangere una
tal perdita. In fondo oggi vivono allo stesso modo certi immigrati del
terzo mondo (nell'Italia dei telefonini). Ma a quel degrado, a quell'abbrutimento
umano (in fondo chi sono i suoi eroi se non dei criminali - anche se provvisti
di poesia?) Pasolini ha saputo dare voce: i suoi non sono gli umili manzoniani
o portiani della Milano francese e austriaca; i suoi sono i reietti della
Roma papalina e postfascista con un gergo ma senza lingua (e senza storia);
anche l'amicizia funziona secondo il motto: mors tua, vita mea;
sono il lumpenproletariat senza bandiera; sono il branco di lupi.
Eppure... quale capacità di mostrare un cuore, un diritto a esistere
- e a un esistere poetico - ha saputo esprimere Pasolini! Il suo è
il mondo di frontiera, non quella americana ma quella italiana, che si
snoda attorno alla Capitale della retorica (appena trascorsa in quegli
anni del dopoguerra) dell'Impero. Qui rivela tutto il suo cattolicesimo:
un cattolicesimo sociale e umano che saprà aprirsi più tardi
anche al marxismo e che dallo strano impasto che ne conseguirà farà
di lui una delle voci più potenti e più dure nell'illustrare
il percorso e le menzogne che l'Italia attraverserà negli anni ’60
e ’70. Non penso sia possibile parlare dell'Italia di quegli anni senza
fare riferimento a lui ed ai suoi lavori (artisticamente forse al di sotto
del loro impatto sociale e politico: ma il creare per l'eternità
non penso proprio fosse il suo obiettivo).
eemalavasi
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Non ho mai amato
Pasolini come scrittore ed ancor meno come regista (personalmente ritengo
autentiche schifezze alcune sue opere e ne salvo solo poche), ma riterrei
indispensabile, per una società sana, avere intellettuali come lui.
Il suo punto di vista era sacrosanto, ma anticronistico. Reclamava purezza
quando la purezza non c'era già più. Esaltava il sottoproletariato
quando si stava già manifestando l'insorgere del moderno "coatto".
Parlava di lucciole senza avvedersi che anche i suoi borgatari erano responsabili
della distruzione dell'ambiente. Appoggiava i poliziotti contro gli studenti
"a prescindere". Il grande pregio di pasolini era quello di essere contradditorio:
cattolico e comunista, comunista ma eretico, proletario e intellettuale,
ricco e infelice, pederasta insaziabile e infelice, e soprattutto sincero
e capace di affrontare processi e critiche da parte della società,
ma anche del perbenista Pci. Non apprezzo in pieno il Pasolini artista,
ma ho una enorme stima nei confronti del pasolini uomo che, ritengo, avrebbe
molto da dire anche nella situazione odierna.
ericson
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Ho letto il romanzo
almeno 4 anni fa. Non lo ricordo bene, ma ricordo che il linguaggio borgataro
coniato da Pasolini mi dava l'impressione di un prigione di Michelangelo,
che lottasse per uscire dal sottosuolo. Forse a volte goffo, attorcigliato
su se stesso, ma potente e grandioso. Mi sono chiesta spesso, dopo aver
letto questo romanzo e Le ceneri
di Gramsci, che fine ha fatto la militanza di Pasolini. Adesso
chi è di sinistra scrive e racconta di gente benestante, di professioni
interessanti ecc. ecc. C'è qualcuno che si ricorda delle borgate?
Degli immigrati? Dei meno abbienti? Dei pensionati? Mi chiedo se non sia
un sintomo dello scollamento che c'è fra base e dirigenza, fra intellettuali
e vita quotidiana. Ci mostrano film in cui ci sono galleristi d'arte, psicologi,
medici, qualche volta insegnanti, scrivono libri in cui i protagonisti
sono scrittori, musicisti, hanno splendide case, problemi sentimentali...
e gli altri?
Cara Ohmeye, è
un quesito, o meglio, una rimostranza sicuramente acuta la tua, anche se
un po' eccessiva. I personaggi, i ceti sociali cui ti riferisci sono descritti
soprattutto nei telfilm, o nei loro equivalenti in letteratura, ma si scrive
e si girano film anche meno patinati, in Italia e nel mondo. C'è
di tutto, la spazzatura più estrema, come il libro di Emilio Fede
(che vende! Incredibile!), ma ci sono scrittori come Ian Mc Ewan, registi
come Ken Loach. Sì che bisogna rimpiangere Pasolini. Ricordo le
interviste in televisione, era un uomo con uno spessore intellettuale straordinario,
era coraggioso, aperto, duro. Era un grande poeta e un regista originalissimo.
Anche lui, comunque "leggeva" le borgate, la povertà: cercava una
purezza primordiale, un'innocenza originaria, da contrapporre al decadentismo
marcio della cultura borghese. Ha fatto anche degli errori enormi, a mio
avviso, come la famosa poesia sul
sessantotto, nella quale disprezzava, di fatto, gli studenti, e "salvava",
se così posso esprimermi, i poliziotti della Celere, che erano i
veri proletari, mentre gli studenti erano dei figli di papà. Però
le teste le spaccavano i celerini, e uccidevano anche; erano loro i guardiani
armati della borghesia, gli studenti dicevano cose giuste. Ma anche questo
è essere grandi: non avere paura delle contraddizioni, viverle sulla
propria pelle. Ragazzi di Vita l'ho iniziato due volte ma ho dovuto
abbandonarlo per via del romanesco, troppo duro per me in quel periodo.
Ma vorrei riprovare.
maurobaldrati
.
Coglierò
l'occasione per rileggere questo libro da tanti anni sullo scaffale. Ricordo
il suo taglio cinematografico, (anticipatore per molti versi di "Accattone").
So già che mi torneranno in mente tante cose di allora... Di quando
fu ammazzato uno dei più interessanti e coraggiosi intellettuali
italiani del
dopoguerra,
la cui continua provocazione era |
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- 4 -
sintomo di passione
civile e di lotta. In quanto non cattolico ho sempre avuto un particolare
rapporto con Pasolini: ma ciò che mi manca ora è proprio
questa moralistica voce in grado di andare controcorrente, di gridare che
il re è nudo - ma senza schiamazzi da ubriaco e senza bisogno di
mettersi in mutande per attirare l'attenzione (l'audience) ... su che cosa?
Chi si ricorda gli articoli, gli interventi sul "Palazzo", si chiederà
che direbbe oggi dell'Italietta berlusconiana e bossiana fatta di cosce,
di razzismo e di profonda ignoranza. Proprio lui che aveva visto nel consumismo
e nella televisione l'unificazione culturale d'Italia che cosa direbbe
oggi di un premier televisivo? E ancor oggi è un personaggio scomodo
che si preferisce dimenticare, come tutti coloro che "danno da pensare".
Da "Le ceneri
di Gramsci":
Solo l'amare,
solo il conoscere
conta, non l'aver
amato,
non l'aver conosciuto.
Dà angoscia
il vivere di
un consumato
amore. L'anima
non cresce più
...
eemalavasi
.
Non sono d'accordo
con chi ha parlato in questo forum dello scarso spessore artistico di Pasolini.
Ha sicuramente prodotto delle "schifezze", alcuni film gravemente compromessi
dal suo strazio di cattolico-peccatore (perché questa è una
ferita che resta dentro, indipendentemente dalle idee politiche della maturità),
dal suo tormento e dalla sua infelicità, che l'hanno portato a creare
opere addirittura autolesioniste. Ma "Accattone" è stato un grande
film. Pasolini ha permeato le immagini di molti film di pura poesia visiva.
Non dobbiamo porci dei limiti di tipo morale, cioé cercare corrispondenze
tra la raffinata poesia delle immagini, del parlato, della fotografia,
e una lettura anacronistica o antistorica del sottoproletariato. La poesia
c'è, e resta. L'ha creata lui, coi suoi attori, con la faccia ridente
di Ninetto Davoli. Non sono mai riuscito ad approfondire la conoscenza
di Pasolini scrittore, e mi è rimasto un senso di frustrazione per
questo. Erik dice che il mondo di Pasolini non esiste più. È
vero. I suoi anni erano ancora caratterizzati da un'apertura verso il futuro,
c'era ancora spazio per "lo sviluppo", la terra aveva ancora risorse da
depredare, l'ambiente da finire di inquinare. Non c'era l'urgenza, l'insicurezza,
la paura di oggi. C'era spazio per Pasolini, perché c'era spazio
e voglia di riflettere, di scoprire, di mettersi in discussione. Oggi è
finita. La terra è stata depredata, l'ambiente è definitivamente
inquinato; "lo sviluppo" non ha futuro, abbiamo paura della disoccupazione,
dell'immigrazione selvaggia, del terrorismo mondiale. Non c'è più
spazio per Pasolini...
maurobaldrati
.
Ho letto un intervento
in questo forum in cui si sostiene che oggi Pasolini sarebbe bollato come
un "girotondino". Questo è un tipico esempio qualunquista di un
certo pensiero che si definisce "di sinistra". Quale pensiero abbiano in
testa queste persone io non l'ho capito, forse quello di Serena Dandini?
Pasolini non merita di essere usato in questo modo. Il più grande
intellettuale del ’900 è assolutamente intoccabile. La sua analisi
lucida della realtà del suo tempo lo colloca come genio, contrario
alle semplificazioni tipiche della classe intellettuale televisiva di oggi.
Io di pasolini non ho letto tutto, ma penso che forse la cosa più
bella è lo scritto "Orme sulla luna". Il paragone delle orme degli
astronauti con quelle della preistoria è la più bella raffigurazione
immaginaria che io abbia conosciuto.
w444
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Ragazzi di vita:
l'ho letto, diciamo un po' di tempo fa e ho delle sensazioni e dei flash
che mi tornano in mente. Ricordo, non so più chi, che disse che
non è un gran romanzo... e del resto in che modo dare voce a chi
non sa che c'è una lingua - letteraria - che non si cura molto della
loro voce, della voce di quei ragazzi di vita. In proposito mi viene in
mente di pensare se Pasolini avrebbe, oggi, trovato un'espressività
ancor più asciutta per certi altri ragazzi di vita - quelli che
non hanno quella sorta di stupita immacolatezza che quasi dava un senso
di redenzione a quei ragazzi di vita. Come avrebbe raccontato le vite delle
prime prostitute albanesi, che sono state ignorate per quasi tutto il tempo;
che voce avrebbe dato a quelle ragazze che fuggivano dalla guerra dei Balcani
e "aiutate" a prostituirsi sulla stessa strada: poco distante una dall'altra.
in corpo a corpo che salvava la vita, ma che sconvolgeva la loro mente
e anima, così lontane e così vicine dai corpo a corpo delle
loro guerre lontane. Mi stona dirlo pensando a Pasolini e all'arte e a
me stesso, vedere che si parla della prostituzione come fenomeno per rilanciare
i prezzi del mercato immobiliare, più che ridare dignità
di scelta a chi vorrebbe averla, forse Pasolini avrebbe fatto una distinzione,
tra queste prostitute e la "puttanità" di "certo sistema"; credo
che avrebbe cercato l'arditezza dell'arte per narrarne una distinzione
tutt'altro che affabile. Chissà! comunque rileggerò questo
libro.
patrizio.marozzi
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Quei ragazzi di
vita e quel desiderio saranno fatali per lui... la sua produzione letteraria
e artistica una sorta di autobiografia... in questo senso anticipa la realtà
e il suo tragico epilogo come un epitaffio scritto anzitempo. Eppure il
suo genio si staglia altissimo nell'olimpo della letteratura italiana...
genio incompreso, aborrito da quell'ita(g)lietta piccoloborghese fascista
e postrisorgimentale tutta dedita a casa chiesa e scandali passionali da
occultare tra le mura domestiche e le sacrestie... ma lui no, lui stesso
impersonerà lo scandalo, lui stesso sarà lo scandalo per
eccellenza, lui stesso morirà perché sepolto da una montagna
di ipocrisie...
Jean
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Ho letto il libro
lo scorso anno, una lettura piena di profumi scomparsi e di rara poesia...
Pasolini era e rimane uno dei più grandi intellettuali italiani
con il dono di saper prevedere il futuro.
g.m.1107
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Ci manca tanto,
il lucido coraggio di Pasolini. Ci mancano i suoi romanzi, le sue poesie,
ma soprattutto - a me - manca la sua testa pensante che era stata capace
di radiografare la nostra società in "Scritti
Corsari" e "Lettere Luterane".
E oggi, che la mutazione antropologica degli italiani e la deriva consumistica
(il "nuovo fascismo") sono diventate strumento di potere (dopo che lui
l'aveva previsto trent'anni prima), non sarebbe male riconoscere che Pier
Paolo è stato una delle migliori intelligenze italiane di tutto
il dopoguerra. E forse, proprio per questo, è stato linciato mille
volte prima di essere definitivamente ucciso, non si sa bene da chi e per
conto di chi. Un invito: leggiamoci tutti la sua ultima intervista
prima di morire, rilasciata a Furio Colombo, nei Meridiani Mondadori:
forse davvero "siamo tutti in pericolo", come dice il titolo dell'intervista.
mmacucci
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