I contributi dei visitatori
 


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"Pagine corsare"
Contributi dei visitatori

Caro Pier Paolo
di Davide Barletta


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Caro Pier Paolo,

dirti che qui va tutto bene sarebbe un'ipocrisia e, cosa ancor più grave, un'offesa all'intelligenza del popolo italiano. Tutti vedono, tutti ascoltano, ma nessuno parla o, per lo meno, lo fanno in pochi, ma senza quella sincerità vera, perché ormai sono tanti coloro i quali hanno qualcosa da nascondere.

Sì, qui manca proprio uno come te per difendere questo povero paese, martoriato da uomini avidi e presuntuosi che hanno fame di potere per essere qualcuno nella vita sociale.

Forse ti dico cose scontate; sono così scontate che ormai nessuno le prende in considerazione facendosi scivolare addosso tutto ciò che viene offerto loro; l'ovvio non è sinonimo di banalità, io la penso così, anche se i dizionari dicono il contrario.

Quale futuro ci sarà per me, giovane, in questa Italia che si fa sempre più piccola?

"Giovani" è il termine più usato nelle competizioni elettorali, nei convegni dei partiti, nelle feste di piazza. Dicono sempre che dobbiamo avere più spazio in questa società, che noi siamo il futuro, che bisogna organizzarsi per le nuove generazioni affinché abbiano una vita migliore con più lavoro e più serenità. Sì, è tutto bello questo, sono parole vere; peccato che siano solo parole. Noi votiamo, ci mobilitiamo per farli vincere, poi, una volta ottenuto il posto di prestigio, tutto ciò che hanno detto non viene messo in pratica, però continuano a parlarne e a dire le stesse identiche cose di prima, e cosa facciamo noi? Li odiamo, ci allontaniamo da loro, prendiamo le distanze.

Il futuro della nostra povera Italia sarà un futuro senza politici, caro Pier Paolo, forse un futuro di anarchia; ognuno sarà il capo del proprio governo "familiare"; oppure un futuro in mano ad altre nazioni o all'Europa. Tutto questo è triste e chissà che sforzo stai facendo, nel leggere queste mie parole, per trattenere le lacrime che dai tuoi occhi vogliono uscire in uno sfogo quasi estremo.

Avrei voluto dire cose più piacevoli alla lettura, ma, purtroppo (o per fortuna), non so fingere. C'è già chi inganna abbondantemente.

Avrei tanto voluto sentire sulla mia pelle la tua fiducia nei confronti dei giovani; avrei voluto leggere, appena pubblicata, la tua poesia nella quale dicevi che il Pci doveva essere affidato ai giovani, per poi essere tacciato per falso comunista, per di più omosessuale. Ci ritieni puri intellettualmente; nessuno riesce a corromperci; siamo buoni e, cosa ancor più importante, crediamo che sia possibile un mondo migliore, anche se questa affermazione ha il sapore utopistico, ma si sa, siamo dei gran sognatori. Sogniamo di isole deserte da poter popolare e governare con le "nostre" idee. Sogniamo la giustizia sociale che si dà la mano con quella economica. Utopia.

Ma perché ci hai lasciati?

Ora tutti parlano di te e si interrogano su chi ha fatto cessare di battere il tuo cuore che sempre aveva battuto per i più deboli. Ora tutti parlano ipocritamente e dicono di sapere. Ma perché parlano solo adesso? Pubblicità gratuita. L'Italia non ha bisogno della verità perché la conosce da trent'anni. Tutti sanno cos'è successo e questo è ciò che importa. La verità giuridica adesso non serve, ma è importante quella morale e sono sicuro che questa sia presente in gran parte degli italiani, meno che in quelli che ti odiavano e continuano ad odiarti, anche dalle parti della sinistra stessa, quella sinistra che tu hai cercato di cambiare sollecitandola con le tue aspre critiche.

Però mi sento in dovere di affermare che non sei morto. Non ci sei più fisicamente, è vero, ma nessuno riuscirà a cancellare dalla memoria degli italiani (di alcuni italiani) ciò che sei stato, ciò che hai detto e che continui a dire, quando qualche anima buona riesuma alcuni tuoi pensieri e ne discute. Eri pericoloso e continuerai ad esserlo per sempre.

Ora ti saluto, ti abbraccio e ti ringrazio, e chissà, forse un giorno potrò incontrarti per conoscerti di persona e ascoltare con le mie orecchie la risposta a questa mia triste lettera.

Davide Barletta
Casarano (Lecce)
ottobre 2005
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Lettera a Pasolini, di Davide Barletta
 

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