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"Pagine corsare"
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"You're next" e il linguaggio degli ultracorpi
di Giovanna Nobile

televisori in un centro commerciale"You're next" (Voi siete i prossimi) urlava dentro la macchina da presa un uomo in un film di Don Spiegel degli anni cinquanta. Il regista raccontava di baccelloni-ultracorpi che si sostituivano a dormienti e se ne impadronivano senza colpo ferire. Soltanto un medico si accorgeva della metamorfosi dei suoi concittadini sonnacchiosi ma veniva isolato mentre la "disumanizzazione" avanzava inarrestabile. "Lasciatelo fuggire tanto nessuno gli crederà" dicevano gli invisibili invasori e i già invasati mentre il medico tentava di sottrarsi al pericolo scappando. 

Già da tempo i baccelloni hanno assunto un'immagine meno plastica e diversificata dei corpi umani. Sono degli scatoloni ingombranti o ultrapiatti a cristalli liquidi, sempre più avveniristici e soprattutto non hanno bisogno di impadronirsi dei dormienti. Sono penetrati in ogni famiglia, voluti (anche più di uno), desiderati in piena coscienza e dispongono a loro piacimento dei cervelli umani ai quali arrivano attraverso diversi canali. Sembra che ciascuno di questi canali si distingua dagli altri per una propria identità tanto che, capovolgendo la realtà immaginata dal film suddetto, è l'individuo-uomo a cercare il canale-baccellone che più gli somiglia, che più lo cattura, ma in realtà un'identica peculiarità li accomuna: la cattura dei pensieri umani e il saperli sapientemente plasmare in una realtà come l'unica possibile. 

"Mai un modello di vita ha potuto essere propagandato con tanta efficacia che attraverso la televisione" diceva Pasolini poco prima di morire. Da tempo il Nostro aveva preso coscienza della metamorfosi in atto della società, dei giovani "violentati, isteriliti, mostrificati nel corpo e nell'anima dalla bestia nera, il Consumismo" (giudizio di P. riportato da Dario Bellezza). La lingua nazionale, anzi il linguaggio televisivo che a poco a poco intanto era penetrato nelle menti della gente della strada che se n'era lasciata catturare senza prenderne coscienza, la lingua nazionale, dicevo, di cui la televisione si è sempre servita per parlare a tutti stava già allora appiattendo le differenze tra le diverse anime di diverse culture. È come se si fosse trovato un punto di fusione tra i diversi "sentire la realtà" e quindi un sentire di massa. 

"La nuova lingua nazionale, infatti, quell'idioma nato dallo stillicidio culturale operato dal gergo giornalistico-tecnologico, ha oramai compiuto la rivoluzione delle coscienze alla rovescia, in direzione di un'omologazione delle masse senza più scampo: l'abbrutimento, l'anestesia dalla propria condizione di ingiusta subordinazione, sono assicurate dalla diffusione di concetti e neologismi consumistici totalmente vuoti di senso ..." (Serafino Murri, Pasolini regista). 

Siamo  nella prima metà degli anni cinquanta e Roma, la città che aveva accolto il poeta dopo la sua quasi fuga da Casarsa, ad un certo punto non è più la stessa e il dialetto romano che lo aveva catturato per raccontare la vita dei vari Riccetti e Ninetti, dei ragazzi di vita insomma che hanno in sé l'essenza della poetica pasoliniana, è andato sfumando e con esso "l'anima del popolo che lo parlava e lo esprimeva in modo viscerale, unico" perché è proprio attraverso il proprio linguaggio che la gente semplice “finisce per esistere obiettivamente, con tutto il mistero del carattere contadino". 

Cina consumistaNeanche "la corrente di poesia che esalta la disperazione" (Jean Duflot, Il sogno del centauro) della beat generation (Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti) e la coeva rivolta "contro il dominio della società del benessere", come lo stesso Pasolini ci fa ricordare e che "sboccherà nella deflagrazione della rivolta studentesca", neanche questa rivolta, dicevo, che pure ha scardinato tante sicurezze, tanti valori che si ritenevano assoluti, ha intaccato l'avanzare inarrestabile dell'invasione degli "ultracorpi". Anzi proprio attraverso la televisione la rivolta ha potuto propagarsi a velocità ultrasonica in tempo reale dimostrandone tutta la potenza e l'assoluto dominio. 

"In quindici anni, un'enorme mutazione ha sconvolto le strutture sociali dell'Italia: una rivoluzione antropologica" dice ancora Pasolini e questi anni decisivi per lui si possono collocare nel periodo in cui "gli strati contadini della società, la piccola borghesia […] tutta questa società media è precipitata nell'ideologia consumistica, nel nuovo edonismo liberale". I media e soprattutto la televisione "hanno creato il bisogno particolarmente deleterio di un'informazione che ridondi nel senso della propaganda e della pubblicità". 

Se agli inizi l'"invasione degli ultracorpi" ha trasmesso ai novelli telespettatori cultura, teatro, sano divertimento in bianco e nero e ha divulgato i film (anche il cinema allora nasceva all'interno di un patrimonio culturale) che al cinema erano solo per pochi eletti, con l'avvento della televisione commerciale si è rotto l'equilibrio di respiro dei sentimenti, di trame senza interruzioni, di sogni e la capacità di fruire tutto questo nella sua interezza. 

Una martellante e prepotente proposta di acquisti, che eufemisticamente qualche presentatore ingombrante definisce "consigli", depaupera qualsiasi altro messaggio. Tutta la comunicazione è stata impostata all'insegna del "tempo a disposizione" così il decondizionamento delle emozioni porta a non avere spazi per addolorarci o gioire delle notizie. 

"L'ansia del consumo - sostiene ancora Pasolini - è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell' essere libero: perché questo è l'ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a cui deve obbedire a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una falsa uguaglianza ricevuta in regalo" (Serafino Murri, Pasolini). Questa è quella che il Nostro chiamava "rivoluzione di destra", l'omologazione, cioè, della società protesa verso il modello borghese. La perdita del "casto odore della povertà" e del mondo contadino che "aveva in proprio il sentimento del sacro" (la serva di Teorema) e il miraggio della borghesia che, però, è già in crisi e si avvia verso il suicidio (l'industriale milanese in Teorema). 

"Ultimo tentativo di perpetuare il suo pericolante dominio per la borghesia non può essere che la trasformazione dell'intera società, e in primo luogo delle classi subalterne in un'unica omologante Cultura Borghese" (Serafino Murri, Pasolini regista). E quale mezzo migliore della televisione che punta proprio sull'immagine levigata del mondo borghese?

“Come siamo giunti a questo vuoto?" si chiedeva Pasolini. O meglio, come "gli uomini di potere" hanno lasciato che si passasse dalla “fase delle lucciole" alla "fase della scomparsa delle lucciole" senza accorgersene? In poche parole, secondo il nostro poeta, gli uomini di potere hanno continuato a gestirlo questo potere senza rendersi conto che questo cambiava volto, natura, fino ad essere "altro". Fino ad essere soltanto immagine da proporre attraverso l'unico mezzo in grado di poterlo fare sempre e comunque: la televisione. E deve essere un'immagine anche questa "apparente”. Di qualsiasi cosa si tratti, bisogna curarne i minimi particolari e fare in modo che l’immagine sia infine levigata e perfetta. Le rughe sul nostro viso, che pure sono il segno del vissuto di ognuno di noi, segni lasciati dai sentimenti in percorsi del cuore e anche della mente, non sono belle da vedere perché spie di anni che aumentando ci avvicinano alla fine. 

Scrive Pasolini: “La lingua che siamo costretti a usare - al posto di quella che non ci hanno insegnato o ci hanno insegnato male - la lingua del corpo è una lingua che non distingue la morte dalla vita… Si potrebbe aggiungere che la morte sta per sconfiggere la vita, almeno quella dei sentimenti, se l'individuo è chiamato all'efficienza esasperata ed esasperante che porta allo stress, alla levigatezza dell'immagine che non deve avere cedimenti, al rendimento pieno della propria attività. Se, insomma, non è più accettata la vecchiaia. Un individuo siffatto corrisponde esattamente ad un robot, ad una macchina che, se usurata, viene eliminata e sostituita. 

Niente di eccezionale, dunque, se si ricorre al lifting per cancellare i segni del tempo. Lo stesso Pasolini forse avrebbe accettato questa debolezza se è vero come lo è che amava farsi ritrarre e amava i corpi giovani. Si può accettare anche che un Presidente del Consiglio scompaia dalla vita pubblica per un mese intero per rifarsi l'immagine visto che proprio QUESTO ex Presidente conosce l'importanza dei mass media ed ha puntato tutto sull'apparire. Si accetta meno però che di questo fatto (il lifting) si faccia un evento al punto di parlarne in una ben nota trasmissione della TV di Stato. 

Il consumismo ha pervaso il cervello... - 2000 - Pittura murale per Percorsi del '900, Pubblicato su: Comune di Diamante (Cosenza)  2000 - Dipinto murale su una casa
"Il primo dovere degli intellettuali, oggi, sarebbe quello di insegnare alla gente a non ascoltare le mostruosità linguistiche dei potenti democristiani, a urlare, a ogni loro parola, di ribrezzo e di condanna. In altre parole, il dovere degli intellettuali sarebbe quello di rintuzzare tutte le menzogne che attraverso la stampa e soprattutto la televisione inondano e soffocano quel corpo del resto inerte che è l'Italia" (Lettere luterane). A distanza di trent'anni da questo articolo è l'attualità del pensiero che colpisce. Ad un'attenta (?) analisi della situazione politica e sociale dell'Italia di oggi ci si rende conto che niente è cambiato perché i politici, anche se di bandiera diversa, continuano ad usare "mostruosità linguistiche" e gli intellettuali "riadattano il loro impegno ad una maggiore leggibilità" (Lettere luterane) si riadattano "alla degradazione" non accorgendosi di ciò che succede o sdrammatizzando oppure pienamente coscienti che la rivoluzione silenziosa, strisciante, sta marciando indisturbata. La rivoluzione che, secondo il poeta, ha portato al genocidio del sottoproletariato, della classe "innocente" in un mondo in cui "l'innocenza è una colpa" (La sequenza del fiore di carta). 

A pochi mesi dalla morte, Pasolini abiurava dalla Trilogia della vita (Decameron, Canterbury, Mille e una notte) dove aveva rappresentato una realtà che a distanza di poco tempo gli si sarebbe svelata come inesistente. "Il crollo del presente implica anche il crollo del passato. La vita è un mucchio di insignificanti e ironiche rovine" concludeva nell'abiura il poeta (Lettere luterane). Se i giovani di oggi, insomma, hanno potuto diventare come sono, vuol dire che potenzialmente la società era già traviata. Vuol dire che si aspettava qualcuno o qualcosa che realizzasse queste potenziali aspettative. Oggi si potrebbe aggiungere che vuol dire anche che cittadini dormienti e inconsciamente scontenti sono stati ben felici di essere stati catturati e plasmati, di avere in casa l'occhio inquisitore del Grande Fratello (povero ed ignaro Orwell!) attraverso cui possono spiare prigionieri volontari che, in stanze di concentramento, amano, piangono, gioiscono e si sbaciucchiano sperando di poter scontare per intero la loro pena. "You're next" si augurano urlando a vicenda coloro che non sono stati scelti per essere guardati, spiati e controllati da milioni di occhi. "You're next". 

C'è speranza per una  presa di coscienza? Pasolini sembra rispondere di sì. "Negli occhi del contadino Maracchione di Porcile appare un lampo di umanità umile e sana" come "i due adolescenti […] aguzzini" de Le 120 giornate di Sodoma sono "con la testa altrove, liberi…" infine (Serafino Murri, Pasolini regista). Sperava quindi il Nostro che la disumanizzazione non fosse stata del tutto compiuta. Purtroppo la morte lo ha fermato nella prima metà degli anni settanta. La realtà appartiene alla Storia. 

Giovanna Nobile
26 dicembre 2006
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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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"You're next" e il linguaggio degli ultracorpi, di Giovanna Nobile

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