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"Pagine corsare"
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Teorema: ovvero,
la verità sull'amore
di Elio De Luca

Teorema è innanzitutto un film (ma anche un romanzo) che parla d’amore, l’amore quello con la “A” maiuscola. 

Si dice che l’amore sia un dono degli Dei, almeno lo si pensava una volta quando negli Dei si credeva e si manifesta sotto molteplici forme, rimanendo comunque una fonte magica che non appartiene agli umani, ma piuttosto donata agli uomini.

Il teorema è questo: Ecco l’Amore, un lampo improvviso, un fulmine in ciel sereno che viene a sconvolgere la tranquille e beate coscienze di tutti i componenti di un’agiata famiglia settentrionale e borghese. Dunque, quali sono le possibili o inevitabili conseguenze che può causare nell’individuo umano questo misterioso e folle sentimento? 

Dunque Teorema è un vero e proprio enunciato matematico con tutti suoi relativi corollari che vengono presentati con la stessa esattezza, razionalità e decisione con cui si dimostra un’argomentazione logico-matematica.
Il teorema è dunque che l’Amore è un fuoco sacro che brucia le quiete esistenze, logora coscienze, dona luce ma può anche accecare, in ogni modo rappresenta un evento che cambia e sconvolge la vita di chi lo riceve, o di chi lo cerca disperatamente.

Perché l’amore di cui parla Pasolini non è un amore qualunque, bacini e carezze, l’amore del grande poeta è Dionisio, il Dio di ineguagliabile bellezza che porta alla completa ribellione verso se stessi, verso la società, verso tutto il malsano ordine civile che ci circonda. L’amore del grande poeta è Eros, l’amore vivo, carnale che si dona a tutti, il perfetto contrario di quello che tutto la scolastica cattolica ci ha portato a identificare con la spiritualità dell’amore platonico. L’amore, tramite l’Eros è un fluido magico attraverso cui Geova, la voce di Dio, parla all’uomo: è una voce sconvolgente, così come è sconvolgente la tragedia che si cela dietro la bellezza di Dionisio, ma per Pasolini sembra essere l’unica via di salvezza al nostro mondo moderno, allo sviluppo neocapitalista, a come l’uomo è stato antropologicamente mutato dal nuovo “modo di produzione”. Dunque il teorema-amore-apportatore di verità è un rischio che si deve correre ma è anche l’unica speranza che l’autore ci pone ai vari corollari delle conseguenze dell’amore.

È impressionante, guardando a ritroso, come tutta l’opera del poeta friulano sia pervasa da un  immenso sentimento sacro dell’amore e della vita, proprio lui così scandaloso, così dissacratorio, così realista ed eretico, col senno del poi dimostra di essere molto più sacrale e religioso di chi per tutta la vita (di quanti! Non uno solo!) lo accusò di blasfemie e vilipendi vari e con tali presupposti trentatré volte lo fece processare. Sì, perché bisogna dirlo: Pasolini fu un uomo “perseguitato” in ogni dove e in ogni come: ogni opera ordiva lo scandalo dei pedanti, e ad ogni indignazione lui rispondeva aumentando il tiro, perfezionando la tecnica e il messaggio, tale da rendere ridicole le motivazioni per cui altri lo oltraggiavano o perseguitavano.

Pasolini fu un profeta e come ogni profeta non è inviso più che nella sua stessa patria: mai come in questo film ha parlato chiaramente di amore e delle verità sull’amore.

Dunque una volta infuocato dall’amore eccoci ai corollari:

1. Corollario Odetta. Rimarrai immobile, pietrificato dall’imponenza del messaggio d’amore nato dentro il cuore, la sofferenza interiore, quanto prima lo era la gioia sarà un macigno che ti terrà legato/a al letto in un’immobilità asfissiante, in un autismo irreversibile, indiagnosticabile per la scienza medica. Questo primo corollario impone una seria riflessione sull’interpretazione di alcune malattie ritenute ancora misteriose (malattie nervose come paralisi, parkinsonismi, autismi, epilessie vanno dunque inquadrate in un’assenza di amore o in un trauma da amore? Come non pensare al concetto di “satan” che in ebraico rappresenta i lacci, le gabbie che legano l’uomo e non lo lasciano libero?).

E come non pensare al Vangelo di Matteo (altra grande passione di Pasolini) lì dove Gesù annuncia “poi ci saran coloro che si faranno eunuchi da sé in vista del Regno” come se l’amore imponesse una via tanto ardua da percorre che pochi avranno il coraggio di imboccarla… e anche qui: "molti saranno i chiamati e pochi gli eletti".

2. Corollario Emilia. Dopo esser stata/o salvato/a da un prossimo suicidio dovuto alla illusione di non potere avere e vivere quell’amore tanto sognato e desiderato, una volta invece vissutolo ti offrirai in olocausto per denunciare la distruzione del mondo e della natura apportata dalla civiltà dei consumi, ti farai volontariamente macellare da questa orrenda macchina della distruzione umana prodotta su scala industriale come una catena di montaggio, PURCHÉ LA TUA MORTE SIA IN VISTA, NON SPRECATA, LÌ TESA A DENUNCIARE LO SCEMPIO PAESAGGISTICO, LA MUTAZIONE GENETICA DEGLI UMANI, MA SOPRATTUTTO PURCHÉ IL TUO OLOCAUSTO GENERI UNA FONTE DA CUI SI POTRANNO ABBEVERARE ALTRI CHE AVRANNO SETE DI CONOSCENZA.

Questo è a mio avviso il tema più centrale e commovente del film perché rappresenta Pasolini stesso, la sua tragedia, il suo sacrificio umano, nella sua amata amica Laura Betti, oltrettutto accompagnato dalla sepoltura di sua madre Susanna che ancora una volta come nel Vangelo piange la prematura morte di un altro figlio, un corvo a cui piace parlare troppo di antiche e nuove verità e a cui verrà schiacciato il becco una volta per tutte in una notte di novembre all’Idroscalo di Ostia.

3. Corollario Lucia. Tradirai, pervertirai e ti sdoppierai nel non riconoscere il tuo amato Dio, il falso dio-cattolico, e andrai alla ricerca di un amore selvaggio, forse umiliante ma sincero, dopo avere appreso la banalità e la falsità che si nasconde dietro la codificazione e l’istituzionalizzazione del più sacro dei sentimenti, ma la domenica come il buon clero vuole sottacendo a tutte queste riconosciute verità, continuerai a recitare falsa il tuo rosario in Chiesa.

4. Corollario Pietro. Diventerai un artista e nell’arte tua propria cercherai una valvola di sfogo a tutte le emozioni e rivelazioni che l’amore ha apportato dentro di te, con il rischio di perderti in un nauseante astrattismo su cui tu stesso piscerai chiamandoti stronzo… 

È dunque un appello ad essere veri artisti, a nuove tecniche, nuovi colori, ma alla rinascita di un “Bello”.

5. Corollario Paolo. E un corollario fortissimo poiché sembra dire: se vuoi esser perfetto vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri e seguimi. Poi nell’immagine del padrone di fabbrica che si spoglia dei suoi vestiti c’è un chiaro e lampante richiamo all’esperienza di san Francesco che si riallaccia vistosamente col tema principale con cui si apre il film: Esodo, 13, 18, “E Dio piegò il popolo per la via del deserto”, l’Etna, luogo in cui Il Gesù di Pasolini incontra il Diavolo e lo vince, lo stesso in cui il grande imprenditore industriale Paolo grida il suo urlo, che è poi lo stesso del poeta, un urlo selvaggio, disumano, bestiale che non si sa neanche cosa voglia dire, ma destinato comunque a “durare oltre ogni possibile fine”. 

Il corollario è dunque: Metterai in discussione tutta la tua vita finora vissuta, sarai solo e perso come nel deserto, ti spoglierai dei tuoi stupidi, inutili, superflui e insensati averi e li donerai a chi più di te li meritava. Il tuo urlo nel deserto cadrà nel vuoto anche in mezzo a mille persone perché un urlo di vero amore non può essere ascoltato da orecchi che non sanno più ascoltare (come vaccinate dal veleno-amore così come concepito dalla classe medio-borghese) o occhi che non sanno più vedere.

Dunque un teorema con al centro l’Amore e intorno un pentacolo di corollari. Il suo non è un giudizio morale sull’amore, proprio come Fellini amava dire… l’autore non vuole dimostrare, ma semplicemente mostrare. La molteplicità dell’amore sacro e profano. Alla Bocca di Rosa di De Andrè: un amore appassionato e disinteressato che arriva e va via quando vuole lui, un amore completamente libero e amorale, eterosessuale, omossessuale, con una ragazzina, una vecchia  o un uomo poco conta! L’importante è che sia vero amore… e in una società in cui si ghettizzano e pregiudicano ancora le forme di amore diverse dal cosiddetto ordinario si capisce bene perché le opere o la vita stessa del poeta siano state malintese e non apprezzate, forse il Nostro grande autore avrebbe dovuto vivere in Francia, in Spagna o addirittura nelle sperdute terre arabe o africane.

La cosa che mi appassiona di Pasolini è il suo gusto, la sua maestria a distruggere e decomporre a regola d’arte gli stereotipi della vita borghese che egli stesso considerava “un vero e proprio cancro, tumore sociale da estirpare” così come apprendiamo dai suoi Scritti corsari e dalle Lettere luterane, il suo progredire di capolavoro in capolavoro con una febbricitanza tesa a liberarsi della propria italianità, del proprio esser borghese… un arco teso verso un nuovo se stesso, di continuo.

Pasolini distrugge, annienta anche i luoghi comuni dell’amore nostrano, donandogli completa libertà che poi diventerà totale e altissima responsabilità: in questo preciso e particolare aspetto il poeta stesso si mostra in perfetta linea con la vera idea di superuomo che Nietzsche dimostra di avere nello Zarathustra e nell’Anticristo, il nuovo uomo, libero, tragicamente libero, che dopo aver ucciso Dio deve ripartorirlo da se stesso con una lunga e travagliata gestazione.

A mio avviso il film non mostra una preferenza per le reazioni dei singoli all’amore, poiché nel bene e nel male anche la vita dell’autore sembra ripetere le stesse tappe:

1. Se notiamo le foto, le immagini, i filmati, le pose e i movimenti di Pier Paolo notiamo spesso il volto e il copro di un uomo bello, virile ma delicato, robusto ma anche con un non so che di lacerato, di irrigidito, bloccato… ed in ciò vi è Odetta.

2. Pasolini come Emilia si è offerto anima e copro fino alla morte per denunciare l’avvento dell’orrore post-umano della mercificazione e alienazione totale dell’uomo a cui noi posteri assistiamo sbigottiti come di fronte alla parole di un profeta che ha prefigurato anche con la forza delle immagini il nostro futuro (lo stesso fece Dostoevskij con I Demoni a proposito di animi incontenibili alla guida di regimi totalitari del Novecento).

3. Andò con la mente e con il corpo alla ricerca di amori pericolosi, nel sottosuolo della malavita romana, rapporti comunque non codificati o accettati dalla morale medio-borghese… come Lucia.

4. Diviene un artista multiforme ed eclettico… come Pietro.

5. Ha urlato contro l’ingiustizia, il Potere, sempre in onore della verità, fino al suo ultimo giorno di vita, ma il suo grido è destinato a durare per i secoli a venire, poiché proteso all’immortalità dell’eterno messaggio dell’Amore.

Non vi è nel ‘900 italiano un poeta un autore un artista che abbia espresso con la stessa potenza e libertà il messaggio di amore di questo lasciatoci in eredità da Pasolini.

L’esistenza di questi rari uomini deve farci riflettere, così come deve farci riflettere il segreto che Pasolini si è portato appresso nella tomba, un mistero ancora nascosto che ci ha negato la testimonianza e la presenza di uno dei più grandi artisti di sempre, soprattutto in tempi così oscuri, imprecisi, disorientanti, di colpevole revisionismo storico e in cui la sua voce sarebbe stata ancora un forte timone, una sicura ancora di salvezza.

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LE IMMAGINI SONO FRAMMENTI DI FOTOGRAMMI DA TEOREMA DI PIER PAOLO PASOLINI: 1. Terence Stamp, l'Ospite; 2. Lucia (Silvana Mangano),  i due figli - Odetta e Pietro - e l'Ospite ai piedi del letto del capofamiglia, Paolo (Massimo Girotti); 3. Emilia (Laura Betti); 4. A tavola, la famiglia al completo, in piedi Emilia; 5. La partenza dell'Ospite, aiutato da Emilia a portare la valigia. Assiste tutta la famiglia sulla scalinata di casa; 6. Paolo (Massimo Girotti) nel deserto. 
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Teorema: ovvero, la verità sull'amore, di Elio De Luca
 

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