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I contributi dei visitatori

"Pagine corsare"
Contributi dei visitatori

Il Cranio
(con stima a Chiara Rubin)
di Emanuele Di Marco

Vorrei. Vorrei davvero. Vorrei, ma non ne sono capace. 
Segno evidente di debolezza, è chiaro.
“La pazienza è la virtù dei forti”, e la tua “eroica rassegnazione” che ammiro e, di più, sottoscrivo come la più saggia e avveduta delle reazioni possibili di fronte a quello che non vorremmo ma dobbiamo, è espressione di forza.

Quello che hai scritto in risposta alle mie riflessioni, lo so, troppo amare mi ha fatto, comunque, bene: ho sentito che il tuo cuore batte come il mio e come quello di tanti che forse leggeranno queste righe.

Ho compreso le tue parole di amica sconosciuta che giustamente, “eroicamente”, dice che c’è di peggio, che non è assennato angustiarsi così tanto per qualcosa che in fondo può passare in secondo piano rispetto a tanti bocconi ben più amari che abbiamo ingoiato e che ingoieremo.

La tua è la più giusta delle esortazione ad indignarmi per ben altro. 
E ti ringrazio. Sinceramente. Ti ringrazio, soprattutto, di averne voluto dialogare con me.

Ricordo, ne parlo spesso, la prima volta che andai a visitare l’Idroscalo: fango, acqua fino al polpaccio, erba bagnata. Un piccolo monumento butterato. Il vento. Il ruggito del mare. 
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Idroscalo di Ostia - Un cerchio in muratura, il primo "monumento" eretto all'Idroscalo di Ostia
nel luogo esatto dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini (Le foto dell'11 novembre 1975 sono di Ilija Soskic)
Sotto - Poco pià in là, ragazzini giocano al calcio
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La mia vita ha subito una brusca svolta in pochi minuti. Nulla se non quello che avevo davanti agli occhi avrebbe potuto convincere un giovane curioso a divenire uno studioso (dilettantissimo) di Pier Paolo, della sua opera, della sua vita. Di più ancora: da quel giorno la sua e la mia vita hanno cominciato ad incrociarsi drammaticamente e salvificamente: all’inizio, nella sua storia e nella sua fine ho vissuto mesi di angosciosa ricerca; poi, nelle sue opere ho trovato risposte a domande che mi attanagliavano l’animo. Infine, ho scoperto domande che non avevo mai considerato. 

Moralmente e intellettualmente, Pasolini è diventato per me genitore e maestro. E, tramite i suoi scritti mirabili e i miei miserabili, abbiamo cominciato un dialogo che ancora dura: e mica siamo sempre d’accordo, non credere!

Forse proprio questo è stato il suo insegnamento più importante: quello dell’onestà intellettuale in qualsiasi confronto, quello dell’amore per il dialogo al di là delle differenze di opinione, della capacità di non scandalizzarmi di fronte a nulla, di provare a capire, magari soffrendo in questo sforzo, e magari rimanendo ostinatamente nella mia propria convinzione ma solo dopo averla messa al vaglio della ragione e dell’anima.

È questa forza che, in questo caso con estremo piacere, mi spinge a risponderti anche se sono le 2 di notte e sono stanco morto, ma raggiante nell’accogliere la tua volontà di dialogare, felice del tuo sentire così simile al mio, deciso nel farti comprendere al meglio il mio pensiero sull’importanza della scelta che è stata fatta per la nuova sistemazione dell’Idroscalo.

La potenza che certi luoghi emanano è sovrannaturale, sovrasta la nostra capacità razionale: forse perché ho da poco rivisto i Sopralluoghi in Palestina di Pier Paolo, ma mi vengono subito in mente il giardino degli ulivi e il monte Golgota, il Cranio deve morì Cristo. Pier Paolo stesso era stupito dalla pochezza di quei luoghi, quasi miserandi e anonimi; eppure di un’attrattiva spirituale irresistibile, incontrollabile. E, mi sembra evidente, non parlo della valenza religiosa di questi particolari luoghi (non perché non ne sia il caso, ma perché rischierei di addentrarmi nel tema della cristologia in Pasolini, della sua attrazione per la croce, che meriterebbe ben altro approfondimento).

Pasolini durante i 'Sopralluoghi in Palestina'
Parlo di un’aura che merita rispetto e devozione, che si respira nell’aria, che non sai cos’è ma c’è. La puoi ritrovare in una chiesa abbandonata dell’appennino umbro come su un tratto di spiaggia che nessuno, tranne te, conosce.

Il luogo dove Pier Paolo ha esalato l’ultimo respiro, il luogo dove un uomo è morto non è un luogo qualsiasi: pensiamo, anche più semplicemente, alle nostre storie familiari o, che so, ai mazzi di fiori che dopo anni vengono ancora deposti dove un banale incidente stradale ha stroncato delle vite, invece che al cimitero dove i corpi sono sepolti.

Ecco, spero di essere stato comprensibile fino in fondo, fino in fondo al mio cuore. 

All’Idroscalo qualcuno avrebbe fatto volentieri di peggio rispetto a ciò che vediamo, avrebbe cancellato tutto, avrebbe costruito magari un centro commerciale o un parcheggio multipiano. Ciò non toglie che la, pur dignitosa, sistemazione che è stata scelta ha “sconsacrato” quel luogo: un luogo che oggi può avere senz’altro una sua utilità civica, ma che ha perso per sempre il suo mistero, la sua verità, la sua anima.

So di assomigliare un po’ ad uno scalcinato Don Chisciotte che combatte i suoi mulini a vento: che pazzia credere che l’Idroscalo sarebbe potuto rimanere lo stesso di trent’anni fa. Eppure quanto di donchisciottesco c’era in tanti discorsi di Pier Paolo (ricordi senz’altro i suoi provocatori richiami all’abolizione di tv e scuola dell’obbligo) che se qualcuno avesse voluto ascoltare…

È naturale: spero che il parco Pasolini possa essere frequentato da tanti e che questi qualcosa vi possano trovare.

Io non sono ancora padre; ma, se mi sarà concesso di esserlo, sicuramente non porterò mio figlio a conoscere Pasolini all’Idroscalo: se vorrà, lo incontrerà nei libri e nei film che Pier Paolo ci ha lasciato.

Ci tornerò, invece, io e spesso, ma da solo; ad imprecare fra i denti, a fumare mille sigarette arrabbiate, e a cercare di non dimenticare la prima visione che ne ebbi. Sicuro che nessun’altro, com’è successo a me anni fa, possa trovare in quel luogo l’energia che riuscì a cambiarmi.

Vicino Gerusalemme, sul Calvario, due panchine, qualche targa con sopra alcuni passi del Vangelo e una piccola croce di latta.

 
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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Il Cranio - (con stima a Chiara Rubin), di Emanuele Di Marco

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