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Contributi dei visitatori Riflessioni incrociate...
1935, Le belle famiglie italiane...
... e quelle di Emanuele Di Marco
Lamentarsi dello stato e dello Stato in cui viviamo è tutto tranne che un esercitazione retorica da bar ("piove, governo ladro"; "si stava meglio quando si stava peggio" ecc...). C'è un "cancro", hai detto, che divora; si può essere ottimisti quanto si vuole, ma il cancro resta lì, in bella vista, anche se pochi lo notano o lo vogliono notare... Ciò che mi stupisce (anche se non dovremmo più sorprenderci di nulla, ma credo che un po' di stupore sia sempre buon segno, la traccia che un minimo di purezza d'animo è rimasta) è la trasversalità di questo scadimento politico, culturale, sociale: quell'omologazione che Pier Paolo aveva visto e previsto è divenuta qualcosa di più aberrante. La classe politica ed economica dirigente, la massa borghese, gli intellettuali, i nuovi proletari e sottoproletari sembrano differenziarsi solo per aspetti inessenziali. Non mi tacciare di qualunquismo: so che bisogna sempre fare le giuste e sacrosante distinzioni fra uomo e uomo, fra ciò che è bianco e ciò che è nero, fra destra e sinistra, fra quello che sta sopra e quello che sta sotto. Eppure, supponenza, ignoranza, arroganza, presunta onniscenza ecc... li troviamo nella stessa gradazione, nella stessa tonalità di colore, direi quasi, nelle diverse parti politiche, sociali, culturali. Pur facendo i doverosi distinguo. So di non aver bisogno di farti esempi: ce ne sono di macroscopici sotto il nostro naso ad ogni piè sospinto: ma una piccola avventura "simbolica" te la voglio raccontare, sebbene rappresenti un atto forse non sostanziale ma che ci tocca da vicino. Verso la fine della scorsa estate ho pensato di andare a visitare il "Parco Pasolini" dell'Idroscalo di Ostia: era qualcosa che mi ripromettevo di fare da un bel po' ma che mi era sempre mancato il tempo di attuare. Oltre a mia moglie ho voluto convincere a venire anche i miei malandati genitori, che tramite me hanno imparato ad amare un po' anche loro Pier Paolo. A circa due chilometri dall'Idroscalo, siamo rimasti imbottigliati in un ingorgo spaventoso; ti basti sapere che ne siamo usciti circa un'ora dopo... Era dovuto all'enorme numero di persone che andavano al nuovo porto di Ostia, una sorta di centro commerciale a cielo aperto parallelo alla costa creato proprio per riqualificare la zona dell'Idroscalo. Centinaia di negozi che danno le spalle al luogo dove Pier Paolo è stato massacrato, pochi metri più all'interno.Ci siamo trovati nel bel mezzo di un'orgia neocapitalista pazzesca fatta di clacson, bestemmie, litigi per un parcheggio, desiderio ossessivo di poter andare a comprare... proprio lì dove il mare lambiva le baracche, dove la millenaria povertà e la dolce malinconia creavano la poesia di un luogo sicuramente fuori dal comune. Ma, comunque, certo non è mia intenzione opporre le mie personali manie di "neopaleoconservatore" alle "magnifiche sorti e prograssive": tutto quello che vedevo era semplicemente la normalità. Dopo tanta fatica, siamo riusciti a divincolarci, e a conquistare un tragitto più interno che ci conducesse al parco: io di questo parco ne avevo sentito solo parlare, sapevo dell'inaugurazione, dei festeggiamenti e così via, ma in una foto fatta bene, che ne rendesse le caratteristiche, non l'avevo mai visto. E, finalmente, eccolo davanti ai miei occhi: pochi, pochissimi metri quadri di terreno, circondati da enormi cumuli di materiale di risulta della sistemazione dell'oasi LIPU in cui il "parco" è inserito; quattro panchine, quattro targhe con incise casuali frasi di Pasolini.
Cara Angela, tu puoi solo
immaginare come si sia stretto il mio cuore in quel momento: un luogo sconsacrato
fin nel profondo, sterilizzato, disossato. non c'è rimasto più
nulla; non dico dovesse rimanere tutto com'era 30 anni fa, ma, dio santo!,
un po' di rispetto, un minimo di sensibilità! E poi è diventato
un luogo triste, triste da morire, vuoto fino all'indicibile. Ti assicuro:
erano meglio i porci che scorrazzavano, un tempo, intorno al monumento
scrostato.
Sia chiaro, senza voler mancare del giusto rispetto e dell'apprezzamento per coloro i quali, non faccio nomi né per parlar bene né per parlar male, ma sappiamo chi sono, nel Comune di Roma si sono impegnati e si impegnano nella salvaguardia del ricordo di Pasolini, spessisimo con buoni risultati, stavolta con una superficialità, a mio avviso, grave. Di fronte a tale "spettacolo" la mia famiglia all'inizio è rimasta in macchina, poi è sceso solamente mio padre, a chiedermi dove li avessi mai portati. Ci siamo guardati negli occhi; ha capito e mi ha lasciato solo a fumare un paio di sigarette appoggiato disperatamente ad un guardrail: giusto, non ti ho ancora detto che il "parco" la domenica è chiuso, non si entra, siamo rimasti fuori, a osservarlo attraverso la rete di recinzione. Forse chi ha organizzato questo bel lavoro provvederà anche a farci avere un giorno di ferie per ammirarlo al meglio... Lo so, Angela, sono un pessimista, sono un "passatista", e così faccio passare alla gente la voglia di starmi vicino; come Pier Paolo negli ultimi anni, per strada cerco di non guardare le persone in faccia, ne ho un profondo disagio. E forse esagero: non sono nemmeno contento che ad Ostia abbiano fatto qualcosa per preservare il ricordo di Pier Paolo: ma l'hanno fatto davvero? [...] ------- Emanuele Di Marco è autore di Squarci della città di Dio. I racconti romani del ’50-’52 di Pier Paolo Pasolini; ha inoltre contribuito a "Pagine corsare" con diversi suoi scritti.
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