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Contributi dei visitatori Gli occhi della periferia
Non lontano dagli yatch ancorati al porto e dalle vetrine delle boutique alla moda il monumento di Pier Paolo Pasolini ricorda a tutti quella morte ingrata: sembra un albero nodoso da cui l’inverno ha asciugato la linfa vitale fermando il battito di un cuore unico e solitario. Il 2 novembre 1975 il poeta di “ Ragazzi di vita” e di “ Mamma Roma” ha lasciato qui il suo grido di dolore arrendendosi di fronte a quella violenza spesso raccontata e mai vissuta fino in fondo. Regista della scena ma non della sua vita ha lasciato al pubblico e alla gente intera un’eredità speciale, quella di raccontare e di fantasticare sul suo dolore e sul suo abbandono, sulla sua solitudine e le sue sconfitte. La periferia oggi ha abbracciato con il cemento il mare aperto affondando nella sabbia le radici di un’altra storia. Attorno le case popolari sfidano ancora il tempo concedendo all’aria salmastra i piccoli cancelli dei cortili che non riescono più a chiudersi né a trattenere lo spazio privato diventato troppo angusto. Il mare sembra essere ancora l’unico testimone di quella fredda notte di novembre, una notte qualunque ma per chi crede, quella in cui i morti ritornano nelle loro case per alimentare il ricordo e lasciare un segno della loro presenza. La morte di Pasolini ha lasciato nella periferia un segno tangibile che riconcilia la morte alla vita, la realtà all’apparenza, la poesia alla verità, quella verità che tutti desiderano ma nessuno conosce, quella che il poeta e l’uomo hanno sempre cercato e che, ancora oggi, ci spinge a non chiudere mai gli occhi.
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