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"Pagine corsare"
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Lettera a Carla Benedetti
di Chiara Rubin, 3 luglio 2006

Cara Carla Benedetti,

ho letto solo recentemente grazie a Pagine Corsare il suo intervento sulla postfazione di Walter Siti all'opera di Pasolini pubblicata dai Meridiani
Le devo un sincero ringraziamento e Le spiego il perché. 
Nel numero di novembre 2005 di Micromega mi è capitato di leggere un articolo di Siti sui miti nati attorno all'opera e alla figura pubblica di Pasolini: sapendo che Siti si era alacremente occupato del poeta da attento filologo, ero rimasta stupefatta di fronte ad un intervento da cui trasudavano livore, gratuità, oltre che un'attenzione eccessiva verso antichi fenomeni di massa che fanno sì che la gente si appropri di qualcosa o di qualcuno senza capire bene il perché. 
Mi scusi il paragone ma anche Cristo forse non sarebbe tanto contento di come è stato recepito, letto, strumentalizzato da molti suoi leggeri estimatori, anche colti, ma tutto ciò non toglie un grammo al peso del suo messaggio. Il filologo Siti invece appare molto disturbato da questa millenaria consuetudine. 
Ma non basta. Vestito il sacro ruolo di difensore della Letteratura dei veri letterati, quelli tanto cari alla nostra più alta tradizione, tanto alta che la maggior parte di noi poveri non l'ha mai potuta gustare, tenta un brutale ridimensionamento dell'opera letteraria di Pasolini nei termini, credo, di quella postfazione che non ho ancora avuto l'occasione di leggere.
Ebbene, La ringrazio perché, essendo più addentro a quelle strane dinamiche che dominano il comportamento di alcuni critici, mi ha permesso di capire meglio che cosa può aver indotto Siti a sputare con tanto disprezzo nel piatto in cui ha abbondantemente mangiato. 
D'altra parte noi umili, illetterati ma appassionati lettori sappiamo quanto sia nutrita la schiera dei critici, degli scrittori, degli "amici" che si sono seduti alla mensa dell'opera pasoliniana negli ultimi trent'anni, e abbiamo maturato l'abitudine di diffidare.
Io non ho nulla da ribattere alle osservazioni dell'attento filologo.
Ho solo qualcosa da dire a Lei, di cui ho letto due libri che ho apprezzato per la chiarezza e la capacità di offrire un'alternativa all'aridità di certa critica: sono un'insegnante di Lettere in una scuola superiore e mi devo confrontare quotidianamente con l'apatia o lo scarso interesse dei miei allievi per la poesia, ma anche con la scarsa leggibilità dei manuali e l'insana abitudine di proporre per lo più sempre i soliti testi. Per portare avanti un corso sulla poesia civile in Italia sono stata costretta a fare mille fotocopie! Dal basso della mia umile esperienza posso dire questo: la poesia che i ragazzi possono far propria, che possono commentare, pur guidati, con i propri strumenti, che rinuncia all'oscurità e all'astrazione, che offre un infinito di strade percorribili ma te ne indica alcune per non disorientarti, la poesia da cui traspirano passione, sofferenza vera, la realtà nella sua fisicità, quella interessa ai ragazzi. 
A molti dei miei allievi è piaciuto Pier Paolo Pasolini ed è anche grazie alla sua "cialtroneria" (?) e al suo "pressapochismo" (?) che si sono avvicinati con meno diffidenza al mondo poetico, così vivo in Dante in Leopardi  in Foscolo in Saba  come in Penna Caproni Bertolucci, e così morto invece e sterile in tanti testi di critica che li ospitano, quando lo fanno.
A diciott'anni anch'io mi sono servita a piene mani della leggibilità di Pasolini come poeta e critico per  scoprire quanto possa essere godibile la poesia. Dati trascurabili che nulla dicono del reale valore di un'opera e del suo autore? Noi umili fruitori ci possiamo permettere una risposta sincera e disinteressata. Ma vale la pena comunicarla all'adombrato Siti?
Con sincera stima,

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NOTA DELLA CURATRICE DI "PAGINE CORSARE". La prima pagina del saggio di Walter Siti è leggibile qui di seguito. Molto probabilmente Walter Siti - che in passato ha rifiutato interviste su Pasolini dichiarando brutalmente [alla faccia dei non troppo sotterranei complessi d'inferiorità dei famosi, accademici "culi di pietra"...] «... insomma, possibile non mi chiediate mai dei miei libri?»  non si rende conto [non potrebbe farlo, d'altronde...] che Pasolini non è un correttore di bozze, pignolo e asettico, e neppure un bibliotecario, un compilatore di indici, di guide turistiche o quant'altro, bensì, molto semplicemente, un artista... [a.m.]
 
 
 

Lettera a Carla Benedetti, di Chiara Rubin
 

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Quella che segue è la prima pagina del saggio critico di Walter Siti (pp.1897-1046) conclusivo dell'edizione dei Meridiani Mondadori di Pasolini. Tutte le poesie. Siti ha intitolato il proprio saggio L'opera rimasta sola e vi ha posto all'inizio la seguente citazione da Puer di Pier Paolo Pasolini:
Potete gettarmi via come un abito usato; questo corpo poetico è destinato ad adorabili topi di biblioteca.