"Pagine
corsare"
Contributi dei visitatori
Petronio e Petrolio
dalla
prospettiva dei
cultural studies:
per un discorso introduttivo
di Paolo Lago
[note]
[1] Pier
Paolo Pasolini, Petrolio in Romanzi e racconti (vol. II),
Mondadori, Milano 1998, p. 1161.
[2]
Ibid. Per i principali punti di contatto fra Petrolio e il Satyricon
si veda il mio Petronio e Petrolio: una rilettura contemporanea del
Satyricon, “Maia” 56 (2004), pp. 299-330.
[3] Cfr.
M. Bachtin, Dostoevskij: Poetica e stilistica, trad. it. Einaudi,
Torino 1968 (I 1963), pp. 133-234; Id., Estetica e romanzo, trad.
it. Torino 1979 (I 1975) sopr. pp. 258-277 e pp. 445-482; Id., L’opera
di Rabelais e la cultura popolare, trad. it. Torino 1979 (I 1965).
Per l’applicazione delle teorie bachtiniane alle letterature classiche
si veda H.K. Riikonen, Menippean Satire as a Literary Genre with special
reference to Seneca’s Apokolocyntosis, «Commentationes Humanarum
Litterarum» 83 (1987). Ad una categoria di genere la satira menippea
è invece stata ricondotta dallo studioso canadese Northrop Frye,
ribattezzata “anatomy”, insieme ad altre tre categorie: “novel”, “romance”
e “confession”; cfr. N. Frye, Anatomia della critica, trad. it.,
Einaudi, Torino 1969 (Anatomy of Criticism. Four Essays, Princeton
1957).
[4] Cfr.
G.B. Conte, L’autore nascosto, un’interpretazione del Satyricon,
Il Mulino, Bologna 1997; per l’espressione “supergenere” cfr. ibid.,
p. 146.
[5] Cfr.
M. Fusillo, L’altro e lo stesso (Teoria e storia del doppio),
La Nuova Italia, Firenze 1998, p. 173.
[6] Cfr.
Id., L’incipit negato di Petrolio: modelli e rifrazioni, in Contributi
per Pasolini, a cura di G. Savoca, Olschki, Firenze 2002, pp. 39-52,
sopr. p. 47, dove si discute anche sulla menippea come linea culturale.
[7] V. Spinazzola,
Dopo
l’avanguardia, Transeuropa, Bologna 1989, p. 108.
[8] Cfr.
A. Arbasino, A proposito di “Petronio e il lettore” di Massimo Fusillo
(n. 11, 1997), «La Rivista dei Libri» gennaio 1998, p. 41.
[9] Cf.
E. Gajeri, Studi femminili e di genere, in Introduzione alla
letteratura comparata, a c. di A. Gnisci, La Nuova Italia Scientifica,
Milano 1999, pp. 296-340, p. 300: “il gender è il genere come fatto
sociale che, rispetto al sesso biologico, accoglie categorie identitarie
più numerose e complesse”; il concetto di gender nasce dal dibattito
intorno all’essenzialismo: “”Essenzialismo” è, in altri termini,
l’idea di una natura femminile essenziale, originaria, preesistente al
sociale, non modificata da altri fattori”, così Donatella Izzo,
La
teoria della critica femminista, in Ead. (ed.), Teoria della letteratura.
Prospettive dagli Stati Uniti, pp. 57-88, p. 67.
[10] Nella
sua opera Aristoteles und Athens, 2 voll., Berlin 1893. Cfr. B.
McManus, Classics and Feminism, Gendering the Classics, New York
1997, p. 5.
[11] Cfr.
ibid.,
pp. 15-16.
[12] Cfr.
ibid.,
pp. 99-104.
[13] Cfr.
ibid.,
pp. 105-106. Il passo virgiliano in questione è femineo predae
et spoliorum ardebat amore (11, 782). McManus ricorda giustamente che
molti commentatori considerano l’aggettivo femineo come la chiave
che fa capire le ragioni della morte di Camilla.
[14] Ibid.,
rispettivamente p. 110 e p. 112. Il passo in questione è “at pius
Aeneas dextram tendebat inermem / nudato capite atque suos clamore vocabat”,
12, 311-12, dove l’autrice intravede negli aggettivi inermem e nudato
connotazioni
femminli.
[15] N.
Sorkin Rabinowitz, L. Auanger (edd.), Among Women, from the Homosocial
to the Homoerotic in the Ancient World, University of Texas Press,
2002, p. 2.
[16] Cfr.
ibid.,
p. 3.
[17] <http://www.
stoa. org/diotima/>.
[18] Princeton
University Press 1998. Interessante, come introduzione, appare il primo
articolo, scritto dai curatori, intitolato Situating the History of
Sexuality, pp. 3-41.
[19] Cfr.
M. Pustianaz, Teoria gay e lesbica in D. Izzo (a cura di), Teoria
della letteratura, cit., pp. 109-129.
[20]
Cfr. M.C. Iuli, I Cultural Studies, ibid., pp. 159-184, p.
159.
[21] R.
Genovese, Manifesto per Petrolio, in A partire da Petrolio:
Pasolini
interroga la letteratura, a cura di C. Benedetti e M.A. Grignani, Longo,
Ravenna 1985, pp. 79-91, p. 91.
[22] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1161.
[23] Ibid.,
pp. 1161-1162.
[24] P.P.
Pasolini, Il sogno del Centauro, a c. di J. Duflot, Editori Riuniti,
Roma 1983, pp. 163-164 (trad. it. di J. Duflot, Les dernières
paroles d’un impie, Paris 1981, che riunisce due interviste a P.P.P.
del 1969 e del 1975).
[25] S.
Casi, Pasolini, “la coerenza di una cultura”, in Id. (a cura di),
Desiderio
di Pasolini, omosessualità, arte e impegno intellettuale, Sonda,
Torino 1990.
[26] Cfr.
anche G. De Santi, L’omosessualità nel cinema di Pasolini,
ibid.,
pp. 99-118: “È nel quadro sociale e politico che Pasolini tende
a porre il problema della propria differenza ai fini di un riscatto collettivo;
così l’omosessuale diventa la figura che metaforizza i dannati della
terra di ogni genere, dai negri agli ebrei al movimento operaio”.
[27] Cfr.
M. Fusillo, La Grecia secondo Pasolini. Mito e cinema, La Nuova
Italia, Firenze 1993, p. 67.
[28] Cfr.
ibid.,
p. 68: “L’Edipo dell’epilogo è infatti un poeta e un diverso, emarginato
proprio per la trasgressione (inconscia) dell’ordine istituzionale e familiare,
ma il motivo resta comunque tutto sotteso nell’allusione”.
[29] S.
Casi, Pasolini, “la coerenza di una cultura”, in Desiderio di
Pasolini, cit., p. 44.
[30] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1167.
[31] M.
Fusillo, L’incipit negato di Petrolio: modelli e rifrazioni, in
Contributi
per Pasolini, cit., p. 39. Riguardo alla negazione dell’incipit
in Petrolio e in altri esempi antichi, moderni e contemporanei si
veda comunque tutto l’articolo.
[32] Cfr.
C. Benedetti, Pasolini contro Calvino, per una letteratura impura,
Bollati Boringhieri, Torino 1998, p. 18.
[33] Si
ricordi che l’oxymoron, chiamato sineciosi da Franco Fortini, è
una figura fondamentale all’interno di tutta l’opera pasoliniana.
[34] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1179.
[35] P.P.
Pasolini, Empirismo eretico, Garzanti, Milano 1972, p. 72; cfr.
E. Siciliano, Vita di Pasolini, Bompiani, Milano 1978, p. 44. Cfr.
anche M. Fusillo, L’altro e lo stesso, cit., p. 176, n. 269: “Pasolini
raccontava spesso di avere designato da piccolo i suoi primi turbamenti
sessuali con il sintagma «teta veleta»”. Diceva inoltre di
aver appreso da Gianfranco Contini che “Tetis” è termine greco per
“sesso”, sia maschile che femminile. Comunque, continua Fusillo, “lascia
però perplessi il fatto che «Tetis» non sia affatto
parola greca per «sesso», né antica né moderna”,
ibid.
[36] Cfr.
M. Fusillo, L’altro e lo stesso, cit., p. 178: “Per Pasolini il
sesso è un sostituto del sacro, dimensione ineliminabile violentemente
eliminata dal neocapitalismo”. Cfr. anche G. Conti Calabrese, Pasolini
e il sacro, Milano 1994, pp. 92-94.
[37] P.P.
Pasolini, Il sogno del Centauro, cit., p. 85. Si veda anche G. Conti
Calabrese, Pasolini e il sacro, Jaca Book, Milano 1994, pp. 92-93,
che affronta la questione partendo proprio da Teorema: “nel caso
specifico di Teorema il sesso trova un collegamento con il sacro
dal momento in cui lo si osserva come trasgressione di quei divieti che
compongono il mondo profano del lavoro”.
[38] Ibid.,
p. 89.
[39] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1324.
[40] Cfr.
G. De Santi, L’omosessualità nel cinema di Pasolini, in Desiderio
di Pasolini, cit., p. 115.
[41] Cfr.
N. Naldini, “Un fatto privato”. Appunti di una conversazione, in
Desiderio
di Pasolini, p. 19, che intravede nel rapporto affettivo e amicale
che Pasolini intratteneva coi ragazzi uno dei tratti salienti della sua
omosessualità.
[42] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1391.
[43] R.
West, Da «Petrolio» a Celati, in A partire da Petrolio,
cit., pp. 39-50, p. 45. Cfr. anche M. Fusillo, L’altro e lo stesso,
cit., p. 181.
[44] Si
veda l’intervento apparso sul Corriere della Sera il 19 gennaio 1975, Sono
contro l’aborto e reintitolato Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza
del potere, il conformismo dei progressisti nella raccolta degli Scritti
corsari: “Oggi la libertà sessuale della maggioranza è
in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia
sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita
del consumatore”, P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano
1995 (1975 e 1990), p. 99. Si veda anche G. Dall’Orto, Contro Pasolini,
in Desiderio di Pasolini, cit., pp. 149-187, sopr. il paragrafo
intitolato Pasolini e l’anti-rivoluzione sessuale, pp. 158-161.
[45] P.P.
Pasolini, Lettere luterane, pp. 104-105.
[46] Ibid.,
p. 159.
[47] M.
Fusillo, L’altro e lo stesso, cit., p. 181.
[48] Cfr.
R. Heinze, Petron und der Griechische Roman, “Hermes” 34 (1899),
pp. 494-519. Si veda anche E. Courtney, Parody and literary allusion
in Menippean Satire, “Philologus” 106 (1962), pp. 86-100, pp. 93-94.
[49] L.
Galli, Petronio e il «romanzo greco» di Richard Heinze,
“Kleos” 2 (1997), pp. 77-98, p. 81.
[50] Cfr.
T. Wade Richardson, Homosexuality in the Satyricon, “Classica et
Mediaevalia” 35 (1984), pp. 105-27, C. Gill, The sexual episodes in
the Satyricon, “Class. Philol.” 68 (1973), pp. 68-69, A. Richlin, The
Garden of Priapus, New Haven and London 1983, p. 190, che vede il rapporto
fra Encolpio e Gitone del tutto simile a quello espresso da Marziale verso
i pueri nei suoi epigrammi. Si ricorda anche K.J. Dover, Greek Homosexuality,
Cambridge 1978 e M. Foucault, L’uso dei piaceri (storia della sessualità,
II), trad. it., Feltrinelli, Milano 1984 (L’usage des plaisirs,
Paris 1984).
[51] Cfr.
ibid.,
p. 84.
[52] Interessante
appare, a questo riguardo, il n. 26 (1998) della rivista francese Iris,
che reca il titolo Cultural Studies, Gender Studies et etudes filmiques
che si propone, come afferma Geneviève Sellier nell’introduzione,
di esportare in Francia gli studi sul cinema dall’ottica di queste nuove
tendenze critiche provenienti dal mondo anglo-americano. Entro un’ottica
di “cinéma gay” incontriamo nella rivista un articolo di E.B. Turk,
Le
«film maudit» d’Agnieszka Holland, Rimbaud Verlaine et sa reception,
pp. 163-206.
[53] M.
Chion, La voce nel cinema, trad. it. Pratiche, Parma 1991 (La
voix au cinéma, Paris 1982), p. 158. Si veda anche quanto il
critico cinematografico scrive ibid., p. 120: “Più raramente,
egli [il muto] è anche l’oggetto del desiderio, nel senso che non
si riesce mai a possederlo veramente: la donna amata che non concede mai
la propria voce, o il giovane efebo del Satyricon felliniano, Gitone,
che in silenzio assiste alla lotta di tre uomini che se lo stanno disputando
e che, con un consapevole sorriso, sembra tenere le redini del gioco. Pronuncia
una sola parola in tutto il film, rivelando una voce che contrasta in maniera
oscena con il suo aspetto fisico (una voce rauca, volgare, orribile) e
lo fa per scegliere uno tra i due amici, Encolpio e Ascilto: «Tu»”.
[54] A.
Aragosti, Petronio Arbitro, Satyricon, introduzione, traduzione e note
di, Rizzoli, Milano 1995, p. 147 n. 16.
[55] Cfr.
nota 51. Si veda anche Fellini-Satyricon (dal soggetto al film),
a cura di D. Zanelli, Cappelli, Bologna 1969, p. 23: “Un essere ancor meno
responsabile è Gitone, l’efebico adolescente che Encolpio ed Ascilto
si contendono: un grazioso animaletto spensierato ed incostante, che viaggia
allegramente per il mondo suscitando intorno a sé passioni ed odi,
concedendosi al primo che capita e lasciandolo subito dopo, con altrettanta
facilità”.
[56] Fellini-Satyricon
(dal soggetto al film), cit. p. 41.
[57] L.
Brisson, Le sexe incertain (androginie et hermaphrodisme dans
l’antiquité gréco-romain), Paris 1997, p. 32.
[58] Cfr.
ibid.,
p. 37; a p. 38 leggiamo: “Dans l’Antiquité l’apparition d’un être
humain possédant les deux sexes déclenchait de terribles
passions, parce qu’elle remettait en cause l’organisation de la société
et la survie de l’espèce humaine”. Per una puntualizzazione sulla
figura dell’ermafrodito come ‘mostro’ e ‘diverso’ fra XVII e XVIII secolo
si veda M. Foucault, Gli anormali, corso al Collège de France
(1974-1975), trad. it. Feltrinelli, Milano 2002 (Les anormeaux.
Cours au Collège de France 1974-1975, Gallimard, Paris 1999),
pp. 67-74.
[59] Prodotto
da Alfredo Bini, con Ugo Tognazzi nella parte di Trimalchione, è
stato presto offuscato dal Fellini-Satyricon uscito poco dopo. Del
film parla negativamente M. Fusillo, Il Satyricon di Bruno Maderna:
un’opera «poliglotta», “Kleos”, 2 (1997), pp. 231-234,
n.1 p. 231: “l’immagine della Roma imperiale è infatti assai trita
e stereotipa, mentre il tema omosessuale risulta velato e normalizzato
(Gitone è travestito da donna): solo l’interpretazione di Tognazzi
presenta un certo interesse”.
[60] Cfr.
H. Petersmann, Environment, Linguistic Situation, and Levels of Style
in Petronius’ Satyrica, in S.J. Harrison ed., Oxford Readings
in The Roman Novel, Oxford 1999, pp. 105-123.
[61] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1400.
[62] Ibid.,
p. 1418.
[63] Ibid.,
p. 1406.
[64] Ibid.,
p. 1434.
[65]
Ibid., p. 1517.
[66] Ibid.,
p. 1502.
[67] Ibid.,
p. 1504.
[68] G.B.
Conte, L’autore nascosto, cit., p. 90.
[69] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1436.
[70] Ibid.,
p. 1437.
[71] Cfr.
J.M. McMahon, Paralysin Cave (Impotence, Perception and Text
in the Satyrica of Petronius, Leiden-New York-Köln 1998,
p. 209.
[72] Cfr.
ibid.
[73] Cfr.
ibid.,
p. 211.
[74] Cfr.
infra,
pp. 21-22.
[75] P.P.Pasolini,
Petrolio,
cit., p. 1648.
[76] Cfr.
ibid., n. 25 p. 2002.
[77] Cfr.
G.B. Conte, L’autore nascosto, cit., p. 191 e n. 36. Si veda anche
P. Fedeli, Le intersezioni dei generi e dei modelli, ne Lo spazio
letterario di Roma antica, vol. I, La produzione del testo,
Roma 1989, pp. 393-397.
[78] Così
G.B. Conte, L’autore nascosto, cit., definisce il personaggio Encolpio,
squalificato e poco credibile narratore, in opposizione a Petronio, l’autore
nascosto.
[79] È
interessante notare che il personaggio di Arnardo viene descritto fisicamente
come una statua romana: “Arnardo, nato nel Campo dei Fiori del ’32, e ora
parlante di Trastevere, Via della Lungara: che cosa può ancora far
tremare la sua anima, nera, come i capelli? (Un archeologo che ritrovi
una statua intatta, non perfetta, ma così carica di latinità
da far morire d’amore il Pigmalione nevrotico del 1950, può ben
capire la bellezza delle incrostazioni di fango che deturpano la pietra…)
I capelli gli stanno appiccicati come quelli delle statue, appunto, ma
ariosi e nervosi, ardenti di un capriccio tutto armonia”. (P.P. Pasolini,
Squarci di notti romane, in Romanzi e racconti, vol. II (1962-1975),
cit., p. 341).
[80] Ibid.,
p. 344.
[81] Ibid.,
pp. 345-347.
[82] Cfr.
G. Schmeling, The ‘Exclusus Amator’ Motif in Petronius, in Fons
Perennis: Saggi critici in onore di Vittorio d’Agostino, Torino 1971,
pp. 333-357.
[83] D.
Izzo, La teoria della critica femminista, in Ead. (a cura di), Teoria
della letteratura. Prospettive dagli Stati Uniti, cit., pp. 79-80.
[84] N.
Miller, Getting Personal. Feminist Occasions and Other Autobiographical
Acts, New York-London 1991, p. 21, citata in traduzione italiana in
D. Izzo, La teoria della critica femminista, cit., p. 81.
[85] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., pp. 1826-1827.
[86] Cfr.
C. Benedetti, Pasolini contro Calvino, cit., pp. 139-144.
[87] M.
Fusillo, L’incipit negato di Petrolio, in Contributi per Pasolini,
cit., p. 41.
[88] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1678.
[89] Ibid.,
p. 1679. Cfr. anche p. 1215: “io vivo la genesi del mio libro” (appunto
6 sexies).
[90] Si
veda D.B. McGlathery, Petronius’ tale of the widow of Ephesus and Bakhtin’s
material bodily lower stratum, “Arethusa” 31 (1998), pp. 313-336.
[91] Cfr.
V. Rimmel, Petronius and the Anatomy of Fiction, Cambridge 2002,
p. 15: “In the Satyricon there is no separating text and body, the
literary and the literal, the abstract and the present, because the body
encompasses and disorients those apparents dichotomies, continually breaching
the material realm to which it appears to be confined”. Si può ricordare
come un altro autore antico in cui la sfera del corpo è fortemente
presente sia Ovidio, soprattutto nella sua condizione di esule a Tomi,
come afferma R. Hexter, Ovid’s Body, in Constructions of the
classical body, edited by J.I. Porter, Michigan 1999, pp. 327-354.
[92] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1400.
[93] R.
West, Da «Petrolio» a Celati, in A partire da
Petrolio, cit., p.40. Altre affermazioni interessanti di West sono: “Pasolini
vuole parlare «in carne ed ossa», vuole usare il proprio corpo
intero per nutrire e dare vita al libro. Allo stesso tempo vuole incorporare
tutta l’alterità possibile (il mondo culturale, politico, letterario
italiano) sia nel proprio corpo sia nel libro, affinché quest’ultimo
possa mediare tra il suo “io” intimo ed unico e i lettori (la collettività
degli altri).”, ibid., p. 44.
[94] Ibid.,
pp. 44-45. Cfr. anche M. De Chiara, Teoria e critica letteraria,
ne Gli studi delle donne in Italia, a c. di P. De Cori e D. Barazzetti,
Roma 2001, pp. 155-158; si veda anche ibid. p. 157: “La donna, come
procreatrice e nutrice, come affettività ed emotività, la
donna come spazio dell’immanenza domestica e della contingenza, la donna
come natura e corpo è lontana dall'io maschile, spirituale, culturale,
razionale e privo di corpo”.
[95] Cfr.
M.C. Iuli, I cultural studies, in D. Izzo (a cura di), Teoria
della letteratura, cit., pp. 159-184.
[96] F.
Fortini, Attraverso Pasolini, Torino 1993, p. 240.
[97] Cfr.
M. Fusillo, La Grecia secondo Pasolini, cit., p. 163: “In Petrolio,
questa lettura politica del mito argonautico verrà accentuata fino
a farne un’allegoria dello sfruttamento del Terzo Mondo da parte dell’Occidente
neocapitalistico”.
[98] P.P.
Pasolini, Petrolio, cit., p. 1325.
[99] Ibid.,
p. 1337.
[100]
Id., Petrolio, Torino 1992, p. 158. (è questa l’editio
maior di Petrolio: qui si è scelto di trarre le citazioni da
quella più recente, uscita nel 1998 presso i “Meridiani” a cura
di Walter Siti).
[101]
Id., Petrolio, cit., p. 1370.
[102]
Ibid., p. 1705.
[103]
Ibid., p. 2003 n. 30.
[104]
E.W. Said, Orientalismo, trad. it., Einaudi, Torino 1991 (Orientalism,
New York 1978), pp. 3-4.
[105]
Ibid., p. 180. Said prende in esame scrittori inglesi che hanno
compiuto viaggi in Oriente, come Scott, Kinglake, Disraeli, Warburton,
Burton e George Eliot “(nel cui romanzo Daniel Deronda sono formulati progetti
per l’Oriente)”, ibid.
[106]
P.P. Pasolini, Petrolio, cit., p. 1348.
[107]
Cfr. ibid. la nota n. 16 a p. 2001.
[108]
Ibid., p. 1350.
[109]
Ibid.
[110]
Ibid., pp. 1350-51.
[111]
Cfr. E.W. Said, Orientalismo, cit., p. 200: “Lungo tutte le esperienze
orientali di Flaubert, eccitanti o spiacevoli, corre un filo rosso: l’associazione
quasi costante dell’Oriente con la sessualità”.
[112]
Si veda quanto Pasolini scrive in Petrolio, cit., p. 1361: “Ma l’integrazione
di queste due culture era l’unica posibilità di rapporto democratico
tra persone come Tristram e persone come Giana. Non c’era altra soluzione
al mondo per convivere civilmente e conforme ragione. Che ciò non
si fosse neanche minimamente verificato dava terribilmente sui nervi a
Tristram. Ma era tuttavia già molto (per un osservatore imparziale
come me) che egli fosse entrato in crisi; e che avesse voluto prolungare
senza fine il tempo del suo viaggio di ritorno in patria. Il problema era:
salvare la propria coscienza in un rapporto tra due culture che non potevano
integrarsi fra loro; e che, anzi, malgrado tutta la buona volontà,
restavano perfettamente estranee a vicenda”.
[113]
Ibid., p. 1360.
[114]
Ibid., p. 1362.
[115]
Ibid., p. 1715. Per l’analisi delle relazioni dell’europeo con l’abitante
del luogo “diverso”, il “native informant”, come afferma l’autrice, in
diverse opere letterarie europee, si può ricordare il volume A
critique of postcolonial Reason (toward a History of the vanishing present),
Harvard University Press 1999, di Gayatri Spivak, di matrice decostruzionista,
secondo
la lezione di De Man e Derrida, al capitolo secondo (pp. 112-197).
[116]
Ibid., p. 1722. Si noti la somiglianza tra come vengono descritti
i segreti posseduti dal personaggio – “Ciò che egli aveva da confessarmi
era ciò che egli sapeva. La sua colpa, dunque, consisteva nel sapere”
(ibid.) – e come lo stesso Pasolini esordisce nel suo articolo,
raccolto negli Scritti corsari col titolo Il romanzo delle stragi,
con le parole “Io so”, ripetute diverse volte, in anafora, all’interno
del testo.
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