I contributi dei visitatori
 


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
.
..
"Pagine corsare"
Contributi dei visitatori

Poesia in forma di rosa pasoliniana
ne I segreti di Brokeback Mountain
di Giovanna Nobile
[dal n. 273 della rivista culturale SEGNO]

.
 
Giovanna Nobile scrive:

«È stata pubblicata sulla rivista culturale SEGNO la mia recensione sul film Brokeback Mountain che contiene chiari riferimenti a Pasolini...
Un affettuoso saluto e un grazie per il tuo operato che ci permette di farci “sentire” meno orfani di colui che personalmente ritengo il genio del Novecento. A me manca la sua lucida visione di vita nella sua speciale e unica ottica».

Ed ecco, qui di seguito, la recensione di Giovanna Nobile tratta dal n. 273 della rivista culturale SEGNO.

Più che voler raccontare una storia d’amore fuori dalle regole Brokeback Mountain sembra si serva di questa per mettere
in evidenza la sofferenza dell’uomo costretto
dalle regole sociali a nascondere la propria diversità.
Il film attraverso la visione fuggevole e quindi quasi marginale
di due gay massacrati per aver osato manifestare
la loro natura ci riporta alla mente la morte di Pasolini e Il suo corpo martoriato trovato  lungo il litorale di Ostia.
Poesia in forma di rosa pasoliniana ne I segreti di Brokeback Mountain, un film che ripercorre una storia d’amore iniziata nel lontano ’63. Il poema di due anime che si trovano e si lasciano per poi cercarsi ancora in un’altalena di dubbi e di tentativi di rimuovere ciò che invece urla il diritto ad essere riconosciuto perchè c’è, esiste. Ed  è questo conflitto, che resterà irrisolto, tra ciò che si è e ciò che le regole sociali ammettono che si sia, a creare sofferenze che devono essere taciute e rimanere clandestine perché non hanno il passaporto per essere condivise e confortate. È una storia “impura” quella che Ang Lee racconta, che taglia la bellezza della natura e la ferisce tanto da sentirne il malessere. È una bellezza portata allo spasimo, quasi a preannunciare un epilogo violento insito nell’offesa che la devianza arreca ad una società prestabilita, una violenza già palpabile nel “..verde, così verde” delle foreste  che hanno un cielo di nuvole, cumuli bianchi di spuma  come luce che accende. Paesaggi quasi finti proprio per quei colori impossibil dove la natura  si muove e respira in simbiosi con i due protagonisti. 

Ed è spontaneo il richiamo agli albori della vita, al mondo incantato  di improbabili fate dei boschi e di fauni, dove tutto l’immaginabile nasconde però una profonda natura di tenebra. Fate e fauni che popolano l’infanzia dell’umanità quando era l’istinto a prevalere. Vista sotto il profilo del tormento per un corpo che ha istanze ritenute perverse dalla società, la storia diventa pasoliniana soprattutto quando vengono perpetrate violenze su esseri già condannati alla sofferenza per l’isolamento in cui vengono relegati. Come sul corpo martoriato che un flashback riporta alla memoria di uno dei due protagonisti che per di più è convinto che l’artefice del massacro sia stato il padre, il quale lo aveva costretto bambino  a guardare perché ricordasse la punizione che si dà ad un “diverso”.  Ma sembra che “l’offesa” non sia tanto nell’essere una cosa quanto nel suo manifestarsi sapendo già che non ha legittimità di esistere. 

Così l’epopea dei cow boys che tanto ha fatto sognare intere generazioni per i vari machi John Wayne e simili, non ha mai lasciato trapelare né tanto meno disvelato, ma intuibile forse agli spettatori più attenti, che l’isolamento e la convivenza forzata favorivano l’omosessualità. 

In psicanalisi Freud usa  il termine “inversione” che include anche il concetto di degenerazione con una classificazione del Magnan dove le linee di divisione sono molto sottili restando sempre nel patologico. Ma è fuorviante pensare sempre e comunque ad una qualsiasi nevrosi. E la storia del film lo dimostra. I due ragazzi vivono con tenerezza  il loro amore che man mano che invecchia si nutre anche di battibecchi come qualsiasi storia coniugale. È tutto naturale e quel che potrebbe scadere nel sordido di bettole o quartieri malfamati dove si va a caccia di rapporti squallidi è solo accennato come un ripiego per annegare la sofferenza. Ang Lee “purifica” la storia dei due protagonisti raccontando un sentimento che sembra si manifesti solo incidentalmente tra due persone dello stesso sesso e lo fa con delicatezza nonostante alcune scene creino disagio allo spettatore. Ma mai offesa.

Il problema etico-sociale-religioso che l’omosessualità di fatto pone ha diversi aspetti non riconducibili ovviamente alla stessa natura. Rilevando che nello studio dell’inversione, come ricorda Freud nei Tre saggi sulla sessualità, lo spunto patologico è stato sostituito da quello antropologico mettendo in risalto così la presenza dell’inversione tra le civiltà antiche addirittura anche come un’istituzione a cui si attribuivano importanti funzioni in alcuni di loro nel periodo più alto del loro incivilimento (Freud), rilevando tutto questo dicevo,  allora ne consegue che il cammino dell’Uomo verso una forma di civiltà con tutte le sue variabili da popolo a popolo ha portato a negare l’esistenza di una natura, né maschile né femminile dunque ma entrambe le cose insieme, quando la realtà di fatto dimostra il contrario.

Ang Lee non si serve del film per scandagliare cause e conseguenze di questa “devianza” e soprattutto non presenta questa come un “problema” ma racconta una storia d’amore intensa e la sofferenza che deriva da un sentimento quando questo non è in armonia con la volontà di chi lo vive ed è una condizione senza via d’uscita perchè lo scontro con la coscienza passa attraverso le regole sociali. "I sostenitori dell’Uranismo asseriscono, e i fatti dimostrano che hanno ragione, che alcuni degli uomini più illustri di tutta la Storia erano degli invertiti che si sono distinti per uno sviluppo intellettuale ed una educazione etica particolarmente elevati (Freud)". Uomini come Michelangelo o Leonardo per citare i più grandi. Uomini a cui però la società ha “perdonato” la loro diversità perché non hanno dato scandalo o manifestato sfacciatamente la loro diversità. Mentre il discorso su Pasolini è un’altra cosa ma è da richiamare in questo contesto perché nel film alcuni passaggi puntano il dito proprio sulla violenza che sembra siano gli stessi personaggi  a “volere”. Così sulla morte del Nostro tante cose sono state dette e secondo Dario Bellezza già nei versi “Io me ne starò là /.. solo o quasi, sul vecchio litorale” se ne trova prefigurata la morte. Come una sceneggiatura già preparata dallo stesso Pasolini e volutamente destinata ad essere messa in scena. Così in Brockback Mountain alla fine sarà  quello che dei due vive in modo più naturale la sua diversità, quello che la manifesta a pagare massacrato dai “giusti”. 

Ma Ang Lee ci dice anche che percepisce devianza  quella parte deviata che è in ognuno di noi e che si teme possa essere “sentita” dagli altri. L’innocenza infatti non la coglie. È lo sguardo dell’uomo che si attarda a spiare da lontano i due ragazzi giocare gioiosi e vivere senza colpa la loro storia d’amore nello scenario di una natura benefica, è quello sguardo che spia (che potrebbe essere anche quello dello spettatore) a contaminare la bellezza del sentimento che cristianamente non arreca danno o  commette peccato aversio a Deo. Non si può pensare ad un Cristo che guarda alle sue creature come a dei mostri da condannare quando l’anima sta esprimendo amore. 

Piuttosto si potrebbe puntare il dito contro l’ambiguità da parte dei due uomini del non sapersi assumere le proprie responsabilità, del vivere nella menzogna senza rispetto per le mogli che ignare di tutto soffrono per aver colto però qualcosa di oscuro dalla quale sono escluse. Se problema etico c’è potrebbe essere questo che è estensivo a qualsiasi rapporto basato sulla fiducia e l’affetto ma non dobbiamo dimenticare che la storia si colloca negli anni sessanta, in un periodo in cui era di là da venire svelare il nascosto, giudicato ancora oggi quasi contro natura dalla società il cui imposto divieto autoritario funziona da deterrente.  Infatti, sempre secondo Freud, "ove non sia considerata un crimine, vediamo che l’inversione risponde  invece pienamente alle inclinazioni sessuali di non poche persone".

È una storia infine che Ang Lee lascia aperta e senza una definita connotazione perchè il film non si può definire gay o sui gay ma è un inno alla vita attraverso le sue molteplici sfaccettature a cui  soltanto l’amore può dare un senso.

 

Poesia in forma di rosa pasoliniana ne I segreti di Brokeback Mountain,
di Giovanna Nobile
 

Vai alla pagina principale