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"Pagine corsare"
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Pasolini
Un contributo al ricordo
di Maurizio Falletta

Le pietre di Ostia sono più pulite
adesso che ti ricordano
da uomo degno di ricordo
e dimenticano di pagar pegno
per le striate di pneumatici
per gli insulti sulle tue membra,
ultimi segni dell’infima volgarità.
Le pietre t’hanno visto ammazzare
mute come l’ottuso mondo 
con il quale cercavi di parlare 
delle quotidiane e borghesi falsità che,
come un refuso,
alteravano le menti d’allora 
ed ingannano ancora
l’italiano confuso.

Ed ancora per anni sono state pericolose,
come pietre ai bordi di un dirupo,
le sabbiose pietre di Ostia,
monumenti all’attimo cupo,
segno amaro e ricordo fastidioso,
confine d’orizzonte, 
colonne d’Ercole
oltre le quali,
o soltanto guardandole, 
si sarebbe visto il tuo acuto sguardo,
udita la tua acuta voce, o peggio
la peccaminosa immagine del frocio,
morto non importa come,
di quel peso umano tolto
da su le spalle dell’Italia nebbiosa.

Nessuno credeva alle tue parole, 
a quei corsivi segni carichi di profezie,
sbattute con iconoclasta semplicità 
contro i  musi arcigni dei potenti.
Non capirono la tua scelta a Valle Giulia, 
ed altri poliziotti sono morti nel frattempo,
figli di un‘Italia senza sbocchi e speranza, 
colpevoli di credere al bene contro il male,
alla vita vera contro il potere falso,
figli di un mondo che ha scelto di 
resistere, resistere, resistere
al potere presente e potente,
lo stesso potere che dilaniò la tua vita
ed ora istupidisce la nostra mente.
Non accettarono l’anatema 
per la scomparsa delle lucciole dai rovi,
perché la potenza rende lontani
dalla realtà, dal cuore degli uomini,
dall’aria che respiriamo, 
dalla carne che odoriamo.
Nessuno sopportava un poeta 
che conosceva l’animo degli uomini 
e parlava del sudore dei loro sogni.

Non vollero credere
che si potesse morire,
affamati sempre e sazi nell’attimo finale,
ingozzati di ricotta su di una croce,
pieni finalmente di una vita 
sempre cercata,
violata continuamente,
violenta
quotidianamente crocifissa.
Non sopportarono i tuoi occhi aguzzi
che parlavano del pericoloso sviluppo,
del dannoso andare avanti
rinunciando a ricordare 
la terra di cui eravamo pasta;
quegli stessi occhi che cercavano
nelle borgate il lerciume nascosto,
i letti di cartone e gli incesti silenziosi.

Forse il tuo corpo schiacciato,
bastonato, offeso,
racchiude il senso di una vita dannata
emarginata pure nella morte;
dovevi morire in un posto suburbano
mentre avevi rapporti col pischello:
quel chiedere e dare corpi pagati
contrattati ed unti dalla vita oleosa
del malaffare e del disordine umano
e piena al contempo di fede negli uomini
nella loro, nostra, tua…
fetida carne,
semplice rappresentazione dei cuori.

Guardo la tua faccia,
scavata secchezza,
asciutta essenza di razionalità, 
trasparente vetro di chiesa,
dolente forma d’anima dubbiosa,
ed annuso il tuo corpo maciullato
da un potere potente e presente
che aveva coperto di marciume
il naturale profumo del tuo acume.

                                                           Maurizio Falletta 
                                                         2-3 Novembre 2005


 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Pasolini, di Maurizio Falletta

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