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Contributi dei visitatori Dopo le vestali e i
custodi arriva una nuova generazione di pasoliniani
Accanto ai pasoliniani storici ci sono i giovani continuatori dell'opera del Poeta: da Claudio Marucci a Pierluigi Capello, da Aldo Onorati a Giordano Meacci. Lo scrittore ha mantenuto la capacità di dividere e di provocare anche dopo la sua morte. I gruppi che oggi si richiamano alle sue idee continuano a polemizzare duramente persino sulla genesi e la dinamica dell’omicidio all’idroscalo di Ostia Pasolini
e il suo mondo. Sono davvero in tanti a custodire nel cuore il ricordo
di PPP. La prima, la più gelosa e devota custode dell’opera pasoliniana
all’indomani della sua scomparsa fu in assoluto Laura Betti, la cantante
attrice, musa di Pasolini, tra i protagonisti di Teorema
che, morto il regista, mise in piedi un fondo in sua memoria, con oltre
mille volumi inerenti la saga pasoliniana, raccolta donata poi dalla Betti,
nel 2003, un anno prima di morire, al Centro Studi Archivio Pier Paolo
Pasolini di Bologna. Un atto che dette origini a non poche polemiche animate
da parte ell’amministrazione comunale di Roma che dovette cedere a Bologna
moltissimo materiale. È sempre stato così, fino ad oggi.
Non c’è stato ancora giorno in cui PPP sia stato trattato con serenità.
Ha mantenuto intatta in vita quanto in morte la capacità di dividere,
di provocare. Anche tra i suoi stessi discepoli.
Presto attorno al ricordo
di Pasolini si crearono infatti dei gruppetti, in primis il club patinato
dei pasoliniani che quasi si sono impegnati a curarne l’immagine: da Alberto
Moravia a Dacia Maraini che di Pasolini, tra i tanti episodi, ha raccontato
nel bel libro La nave per Kobe (Rizzoli) l’amore della Callas per
il poeta, fino a colui che ne è poi divenuto grande biografo, Enzo
Parallelamente, poi, sono
emersi con chiarezza anche i sentimenti, spesso persino duri, di chi ha
manifestato una forma particolare di attrazione per Pasolini, certamente
non agiografica. Tra questi c’è l’ex leader di Lotta Continua, Adriano
Sofri a cui dispiacque “Il Pci ai giovani”, la poesia dove Pasolini attaccava
gli studenti di Valle Giulia. Tra gli innamorati-iconoclasti il regista
siciliano Aurelio Grimaldi, autore di un film liberamente ispirato alla
vita del poeta e cineasta. Ci riferiamo, ovviamente, a Nerolio la
pellicola uscita nel 1998 per la quale lo stesso
Divisioni e dibattiti a tutti
i livelli, molti dei quali, in primo luogo quello sulla natura e sulla
genesi dell’omicidio del poeta all’Idroscalo di Ostia, non sono ancora
sopiti. Anzi. In tutto ciò non sono mancate neppure, ovviamente,
le canzoni. Hanno tratto ispirazione dalla vita, dalla morte e dalla poesia
di Pier Paolo Pasolini, tra gli altri, tre fra i più grandi cantautori
italiani: Fabrizio
In tal senso c’è subito
da dire che la schiera dei cosiddetti pasoliniani, a dispetto del tempo
e delle usanze, pressoché tutte cambiate nei trentuno autunni trascorsi
da quel tragico 2 novembre dell’Idroscalo, resiste e si infoltisce, pescando
proprio tra le giovani leve della letteratura. Tra i neopasoliniani Roberto
Saviano che nel suo Gomorra (Mondadori 2006),
Tornando ai narratori, c’è
Mario Desiati, classe 1977, redattore della storica rivista Nuovi Argomenti
e autore di un romanzo generazionale e un po’ metaletterario edito da PeQuod
e
Il fronte della cosiddetta
letteratura gay deve certamente molto a Pasolini. Dacia Maraini lo spiegava
di recente, ricordando proprio Dario Bellezza alla fine dello scorso mese
di marzo,
Tornando all’ambito più
strettamente poetico, va detto che Pasolini a Roma fu considerato alla
Pasolini è stato tuttavia
anche il cantore dei paesaggi e delle vite del suo Friuli. Meravigliosi
sono i versi dialettali, quelli delle Poesie
a Casarsa e della Meglio Gioventù.
Sulla sua scia una delle ultime rivelazioni della poesia dialettale friulana
e non solo, il trentanovenne Pierluigi Cappello che magnificamente all’indomani
dell’uscita della sua prima raccolta Assetto di volo (Crocetti 2006)
spiegava il perché dell’uso del friulano: «Lo uso quando l’italiano
non ci arriva».
Campagna friulana ma anche
campagna romana. Pier Paolo Pasolini, infatti, dopo il suo arrivo a Roma
toccherà spesso i Castelli Romani. Inizialmente, ancora sconosciuto,
come professore nella scuola media Francesco Petrarca di Ciampino. Tra
gli allievi di quella I media del 1952, c’è un ragazzino bocciato:
si tratta di Vincenzo Cerami, futuro sceneggiatore de La vita è
bella il film premio oscar di Roberto Benigni. Episodio che, tra gli
altri, si trova nel bel libro di Giordano Meacci, egli stesso castellano,
classe 1971, che non ancora trentenne, nel 2000, andò a Ciampino,
a pochi chilometri da casa sua sulle tracce degli allievi di PPP e ne trasse
un bel libro, per i tipi dell’editrice Minimum Fax intitolato Improvviso
il Novecento. Pasolini
La provincia romana, tuttavia,
non finisce di stupirci. Tra gli affezionati del genio di Casarsa troviamo
anche Aldo Onorati, scrittore simbolo e memoria storica dei Castelli Romani,
autore di due libri cult sulle colline attorno alla capitale, intitolati
La sagra degli ominidi e L’olocausto degli ominidi paragonati
dai critici a una sorta di versione bucolica della saga pasoliniana dei
E a proposito di provocazioni
ci piace pensare a un ennesimo strappo all’insegna della trasgressione
intellettuale se proprio andando a scorgere tra le pagine dell’ultimo discusso
libro di Walter Siti, Troppi paradisi (Einaudi 2006) troviamo la
forma romanzata delle cronache che attualissime ci sono giunte, non più
tardi della scorsa estate, dal frivolissimo mondo delle
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