"Pagine
corsare"
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Le cicogne
di Fabrizio Rasori
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Un breve testo teatrale
dedicato a Pasolini, e in particolare alla sua morte
Le cicogne
di Fabrizio Rasori
Personaggi:
Fabio - Il pescatore
Giacomo - Il naturalista
Ester - La fiumarola
È
notte. Notte di luna piena. Il fondale del palcoscenico riproduce una notte
stellata. La Luna è in rilievo. Una sfera luminosa che riproduce
esattamente le macchie della superficie lunare.
Il palcoscenico riproduce
il piazzale di fiumara (Ostia) dove è stato ucciso Pasolini. A sinistra
il monumento a Pasolini. Dietro una duna alta 1.70. A destra, arretrata
rispetto al monumento un’altra duna. Alta 2 m. Dietro la duna, si staglia
in lontananza la sagoma - dai contorni illuminati della luna - di una grossa
bilancia da pesca. Il calpestio del palcoscenico è coperto di terriccio,
e vi è anche una pozza di acqua salmastra, piovana. Poco spostato
dal monumento vi è un grosso sasso, alto come una sedia. Musica
= Chat Baker o sax Gato Barbieri (va bene quello dell’Orestiade africana)
I° Coro
È Morto il Poeta
(pausa breve)
infine le furie lo hanno
raggiunto
e nessuno ha risposto al
richiamo d’aiuto
È morto il poeta
e il suo sangue è
perduto
in una pozza salmastra
È morto il poeta
e la sua anima vaga
tra il fiume ed il mare
II° Coro
Non senti anche tu un silenzio
pesante?
non vedi come tutto è
più scuro?
I° Coro
È morto il poeta
e perduto è il suo
forte vagare
nel giorno dell’uomo
È morto il poeta
e chiusi sono gli occhi
stranieri
che addolcivan gli affanni
Musica = sax di Gato Barbieri
(va bene quello dell’Orestiade africana)
Silenzio = 15 secondi
Rumore di risacca marina
piano in lontananza, poi sempre più piano
Entra il pescatore dal
lato diagonalmente opposto del monumento. Non più di 30 anni. Ai
piedi degli stivali bassi da pesca. In testa un cappello da pesca a falde
strette. Indosso un giaccone da pesca con molte tasche. Pantaloni di velluto.
A tracolla la sua borsa. Nelle mani uno sgabello da pesca e le sue canne.
Lentamente traversa il palcoscenico guardardosi attorno con attenzione.
Al centro della scena quasi si ferma, guarda verso il pubblico come se
cercasse qualcuno. Guarda verso le quinte. Poi verso le dune. Va verso
la duna più alta, poggia ciò che ha in mano, e arrampicandosi
guarda oltre. Poi ridiscende, riprende ciò che ha poggiato e si
dirige verso il monumento. Poggia di nuovo ciò che ha in mano alle
spalle del monumento. Prende il suo sgabello, lo apre e vi si siede. Dalla
borsa che ha a tracolla tira fuori un piccolo thermos, che poggia sul basamento
del monumento, poi tira fuori un libro e si accinge a leggerlo. Ma non
vede bene. Prende allora dalla tasca dei suoi pantaloni una torcia portatile.
L’appoggia sul basamento e la accende.
Contemporaneamente all’accensione
della torcia, le luci si abbassano e un occhio di bue illumina il pescatore.
Rimangono illuminate la luna, le dune (dal basso verso l’alto), la sagoma
della bilancia da pesca (come se ricevesse la luce lunare).
Pescatore:
io non dovrei essere qui.
Cosa ci vengo a fare? Avrei pure di meglio da fare. (pausa) Anche
solo pescare. (pausa) (si guarda attorno) È come un
tempio. Un cerchio magico. Io… io lo sto cercando. (si alza) (guarda
verso il monumento) Lo so che è qui. (pausa) (scuote
la testa e si rimette seduto coprendosi il volto con le mani) Ma che
cos’è! che cos’è (alzando un po’ il tono della voce)
(si alza di nuovo e si volge verso il monumento e a lui rivolgendosi)
Ho letto tutti i tuoi libri; ho visto tutti i tuoi film. (pausa)
Le opere teatrali (accompagnando la frase con la mano) Le poesie
(compassionevole); Le interviste. Eppure non capisco. (pausa)
Ma cosa vuoi da me! (alzando
la voce)
Naturalista:
Forse un po’ di silenzio!
(da fuori scena)
Pescatore:
Chi è là!
Chi sei? (sorpreso e spaventato)
sei tu, finalmente?! (ansioso)
(la luce si allarga sino
a comprendere la duna più bassa)
Naturalista:
Non credo proprio di conoscerti
(sporgendosi dalla duna più bassa) anche se mi sembra di
averti già visto qui (in tono più basso)
Pescatore:
No, non sei tu (con una
nota di delusione)
Naturalista:
Chi ti aspettavi, Pasolini
? (in tono ironico) (entra in scena)
Pescatore:
E se così fosse?
( fa un passo indietro risentito)
Naturalista:
Padrone di aspettare chi
vuoi. Però l’attesa sarà lunga. Almeno sino al giorno dell’apocalisse.
(pausa breve) Se ci credi. Solo, per favore, non parlare. Spaventi
le cicogne, e se abbandonano il nido è un vero disastro.
Pescatore:
Scusami scusami scusami
(passeggiando) Lo so, sto diventando pazzo. Non dovrei essere qui.
A pescare! Dovrei essere a pescare. Così ho detto anche a mia moglie.
“Dove vai a quest’ora?” mi ha chiesto. “Dormi, tu che ci riesci, non ti
preoccupare” le ho risposto, vado a passare la notte in riva al mare. Ormai
lo faccio spesso. Si è girata e ha continuato a dormire (pausa)
Le cicogne hai detto? Qui ci sono le cicogne?
Naturalista:
Già, se non lo sai
questa è anche area protetta. È ancora piccola ma diventerà
una grande oasi naturalistica. Quando tutti gli abusivi saranno andati
via, tra il fiume e il mare sarà solo natura. Si, c’è il
porto, ma non dà fastidio. E quest’anno, per la prima volta da molti
secoli, forse la prima volta in assoluto, si sono fermate le cicogne. E
si stanno riproducendo!
E tu con le tue urla le
stavi facendo agitare!
Pescatore:
Scusami scusami scusami
(passeggiando) davvero non volevo disturbare. Te l’ho detto, sto andando
a pesca. Mi sono fermato solo un momento (pausa) per riflettere.
Ecco, stavo riflettendo. (si vuole convincere di quello che dice)
Riflettevo ad alta voce!
Naturalista:
Eh! siete in diversi che
venite qui a riflettere! Una processione!
Pescatore:
Ha si?! (visibilmente
sollevato) In diversi? Ma guarda! (pausa) Io però non
ho mai incontrato nessuno.
Naturalista:
Ma io si! (ironico)
Questo è il mio terzo turno di guardia al nido e ogni sera; ogni
sera è passato qualcuno. Io l’ho fatto presente al presidente che
questo andirivieni disturba le cicogne, ma lui dice che il parco letterario
non si può evitare... Davvero se non l’avessi visto non ci avrei
creduto. Dopo tanti anni ancora questo interesse. Vengono qui. Guardano
il posto. La statua. Si lamentano; sembra chiedano consiglio; e dopo un
po' se ne vanno.
Pescatore:
Se ne vanno così,
senza dire nulla?
Naturalista:
Beh, si!
Pescatore:
Ma se ne vanno soddisfatti
o..?
Naturalista:
Ma non lo so! A me basta
che se ne vadano in silenzio!
Pescatore:
Scusami scusami (pausa)
Vuoi un caffe? (pausa)
È un caffè caldo! (indicando il thermos)
Naturalista:
Beh, non dovrei lasciare
il posto di osservazione, ma a quest’ora… ma si! Grazie, accetto volentieri.
Il pescatore va verso il
monumento dove è poggiato il thermos, dove è raggiunto dal
naturalista. Il pescatore prende un altro bicchiere dalla sua borsa e versa
il caffè in due bicchieri (Il caffè dev’essere fumante
Pescatore:
Quanto zucchero?
Naturalista:
Uno scarso grazie.
I due si siedono. Il pescatore
sul suo sgabello, il naturalista sul sasso. i due prendono il caffè
Naturalista:
Sai, mi dispiace se sono
stato sgarbato, ma la cicogna si stava agitando. Noi la teniamo sotto controllo
giorno e notte. È molto importante che si riproduca. Ma ci pensi!
Quì non si era mai vista una cicogna. E poi, guarda, non riesco
proprio a capire cosa ci trovate in lui. (indicando il monumento).
Pescatore:
Ma non lo sai che era un
grande regista! Un poeta!
Naturalista:
Si, ma è passato
tanto tempo! È storia vecchia! Un poeta marxista! Ma dai! Nel terzo
millennio! Il muro è caduto, sai?! Te ne sarai accorto! Ci sono
problemi più importanti oggi!
Pescatore:
Si, è vero, il muro
è caduto. (il tono è triste) Eppure io lo sento intorno
a me questo muro. Ogni parola non detta è un nuovo mattone, e mi
sembra ogni giorno più alto.
Naturalista:
E Pasolini che c’entra?
Pescatore:
Già, che c’entra?
E’ proprio questo il punto! Io non lo so che c’entra. So solo che c’entra.
(si alza) È come qualcosa che io conosco, ma che ho dimenticato.
Quel nome che hai sulla punta della lingua e non ricordi…
Naturalista:
... E non hai pace sino
a quando non ti torna in mente
Pescatore:
Proprio così! (guardandolo)
Ma che cos’è! Perché io lo sento che lui me lo può
dire. È qualcosa che sta nelle sue opere, ma io non l’ho trovato.
Eppure l’ho cercato.
Naturalista:
Io li ho letti i suoi libri.
Ho visto anche i suoi film. Tanto tempo fa. (pausa, come se ricordasse
qualcosa che aveva voluto dimenticare) Ora non mi interessa più
la letteratura. Non è il momento di farsi domande. Dobbiamo essere
realisti. Guarda cosa abbiamo combinato con le nostre illusioni. No! Io
non ci casco più. Preferisco gli animali. Da quando mi sono separato
poi, ho tanto tempo per gli animali. (pausa) Ma poi, che morte!
Un uomo di cultura come lui! Ucciso in modo così squallido! Non
capisco perché abbiano voluto farci un monumento qui. Era meglio
dimenticarlo questo posto.
Pescatore:
Io ero un ragazzino quando
è successo. Facevo la scuola media. Ricordo, la mia professoressa
d’italiano. Di sinistra e tanto illuminata. (pausa) Almeno sino
a quel momento. Prima disse bene dei suoi libri, ma poi si arrabbiò.
Era fuori si sé. Disse che non si perdona chi adesca i ragazzini,
e che si era meritato la sua morte. Io, più si arrabbiava e parlava,
più diventavo rosso. Sembrava parlasse a me. (pausa) Io ero
colpevole. Ero colpevole come Pasolini. Ma poi perché? Io sapevo
che non c’entravo niente. E quale colpa poteva avere Pasolini per meritare
la morte? Quale colpa merita la morte?
Naturalista:
Ha! Ho capito! Ma allora
il tuo è un problema di sesso!
Pescatore:
No, Non hai capito niente.
Non c’entra niente questo, e poi sono grande, sposato; con figli! No, non
ho più dubbi. Potrei perdermi ancora e sempre solo per gli occhi
di una donna. (pausa) Per non parlare del resto. No, Io sono qui
perché devo essere qui.
Naturalista:
Ma che problemi sono i tuoi?
Il tuo problema è che non li hai, i problemi. Ora! Ora è
il momento di impegnarsi a proteggere cosa ci rimane. Non è più
necessario sognare qualcosa che non c’è. Dietro quella duna c’è
una delle poche cicogne rimaste sulla terra, e io non voglio che sia l’ultima,
ma la prima. La prima di un nuovo mondo. Un mondo sicuramente migliore
di questo.
Pescatore:
Davvero credi che un mondo
di cicogne sia migliore? (ironico)
Naturalista:
Ma non fare lo spiritoso!
Sono sicuro che hai capito benissimo cosa volevo dire!
Pescatore:
Hai ragione, non volevo
prenderti in giro. Forse è un bene che esisti. Solo che, ascoltandoti
mi è venuta in mente una signora dell’est che ho incontrato andando
a lavoro. Vicino la stazione. Una donna matura. Ua bella donna. I capelli
lunghi raccolti sulla nuca, gli occhi chiari. Così distinta. Teneva
in mano davanti a sé un bicchiere di plastica, e senza dire nulla
parola chiedeva aiuto. (pausa) Aveva il volto di chi ha perso molto
e non sa cosa attendersi. Avrei voluto aiutarla. Che so. Offrirle la colazione.
Farla parlare. Saperne la storia. Condividere un attimo i suoi pesi. Ma
poi... era tardi, non avevo monete. Non ho fatto nulla! Quel pomeriggio
stesso sono ripassato di là, ma lei non c’era più, e neanche
il giorno dopo. Chissà che fine ha fatto.
Naturalista:
È la globalizzazione.
Non è mica colpa tua. Oggi chiude una fabbrica in Bielorussia e
domani hai i disoccupati sotto casa. È come per l’inquinamento.
Il pianeta ormai è piccolo!
Pescatore:
Beato te che hai una risposta
per tutto, e che questo ti consola! A me ognuna di queste risposte fa nascere
solo altre domande.
Naturalista:
E allora le risposte conclusive.
Quelle vere che ti risolvono e cambiano la vita le aspetti da un intellettuale
“marxista” (gesto con la mano) morto trenta anni fa? Sei un illuso.
Meglio, molto meglio salvare una cicogna. (pausa) Guarda arriva
qualcuno.
Pescatore:
Mi sembra una donna anziana.
Una zingara forse.
Naturalista:
Spinge una carrozzella da
bambini? Di quelle di una volta, con le ruote alte?
Pescatore:
Qualcosa spinge. Sì
è una carrozzella dalle ruote alte.
Naturalista:
Allora è Ester. Una
volta aveva una baracca proprio qui vicino. Poi hanno fatto il porto, l’oasi
e a lei il comune ha dato una casa popolare. Ma non le piace e la notte
gira sempre qui intorno. È mezza matta.
Entra in scena Ester spingendo
una di quelle vecchie carrozzelle per bambini dalla ruote grandi. Lei ha
un vestito improbabile di scialli e stracci, mentre la carrozzella è
piena di coperte, di bottiglie e di cartoni.
Ester:
Bonasera a tutta la compagnia
Pescatore:
Buonasera
Naturalista:
Buonasera Ester
Ester:
Chi sei, te conosco? Fatte
vedè bene!
Naturalista:
(Accenna un piccolo passo
avanti)
Ester:
Ha! er guardiano der monno
novo! (con tono ironico)
Naturalista:
(al pescatore coprendosi
la bocca con la mano come se dicesse un segreto) Dove c’è l’oasi
c’era la sua baracca e lei pensa che è colpa nostra se è
dovuta andare via.
Ester:
E la cicogna come sta? Ha
sgravato finarmente?
Naturalista:
Ma le cicogne non rimangono
incinte!
Ester:
(guardandolo con commiserazione)
Ma c’iò sò, c’ìo so!; pè cchi mm’hai preso?!,
posso esse tù nonna sa! Anche se un nipote così… bè
lasciamo annà... E 'sto ber giovine chi è ? Nun me sembra
un guardiano dell’esercito tuo.
Pescatore:
Piacere, Fabio (cerca
di darle la mano che lei non prende, lasciandolo con la mano tesa, che
dopo poco ritira).
Ester:
(si avvicina per guardarlo
meglio) Poverino. Te fa morto male?
Pescatore:
(rimanendo sorpreso dalla
domanda, guarda smarrito anche il naturalista non sapendo cosa rispondere)
Ester:
L’anima, te fa morto male?
(gli chiede ancora). Nun c’è bisogno che dichi gnente, te
lo leggo nell’occhi che stai a soffrì.
Naturalista:
E da quando l’anima fa male?
Ester:
Te nun te preoccupà,
che tanto 'sto male nun tè viene, che se mai c’è l’hai avuta
'n’anima, da mò che se n’è scappata via.
Naturalista:
Ma insomma, c’è l’hai
proprio con me. Eppure ti abbiamo aiutato. Ora hai una casa vera. Dovresti
stare meglio lì che in una baracca di assi e cartoni.
Ester:
Ma statte zitto ch’è
meglio, ch’io nun t’ho chiesto gnente. (Si gira dandogli le spalle e
comincia a parlare con Fabio) C’iavevo un angolo de paradiso. Er vento
me veniva ner letto a carezzamme li capelli e la brezza der mare me profumava
pure d’enverno, e mò me vorrebbero tenè tappata drento quei
fornetti che chiameno case. Che armeno stessero zitti. E 'n po’ de decenza,
per favore.
Naturalista:
(alle spalle di Ester
fa mostra al pescatore di come lei sia pazza)
Ester:
sé, sé; è
mejo che penzi che so matta. Armeno nun te vengheno li dubbi. (al pescatore)
Tu però invece, dimme che c’hai che tè rattrista er core?
Nun te bastano l’affetti e le cose che conosci a sanatte dar dolore? Eppure
quanno tu figlia te strigne ar petto te dovresti sentì ricco!
Pescatore:
Io, io non so come fai a
sapere tante cose di me. Forse è vero, è come dici tu, è
l’anima che mi fa male. (pausa) È che… che penso… che credo…
che io so! che la cura al mio dolore lui la conosce e qui la posso scoprire.
(indica il monumento e il naturalista che sono allineati)
Ester:
(guarda verso la statua
e il naturalista) Ma chi, er guardiano? (poi ride) ma no, ho
capito che voi dì. Sto a scherzà, mica so scema. Non der
tutto armeno. Stai a parlà der poeta. Pasolini
E dichi che lui te po’ guarì.
(pensosa) Pò esse, Solo che seconno me, ar massimo te po’
fa capì come ce se cura.
Pescatore:
Sarebbe già abbastanza.
Naturalista:
Ma non la stare a sentire!
Quella vecchia pazza ti porta sulla strada della sua follia. La tua è
semplice stanchezza! Vattene a casa da tua moglie e dai tuoi figli, fai
una bella dormita, e vedrai che domani…
Ester:
e già! Ma come mai
nun ce stai tu co tu moje e co tu fijo? Te lo dico io perché. Perché
insieme all’anima tua, se ne so annati pure loro! E te ancora nun te chiedi
perché.
Naturalista:
(visibilmente colpito)
Ma stai zitta, vecchia pazza. Passi le notti a dormire sui cartoni in riva
al mare e…
Ester:
Proprio nun me voi sentì
eh? Beh, è già un buon segno. E allora forza, che prima da
morì, t’aritrovi.
Naturalista:
Ma insomma basta, ma chi
ti credi di essere, l’oracolo di delfi? Se continui così, qui (indicando
lo spiazzo) non faccio entrare più nessuno. Ma che ci sto a
fare qui con voi? è proprio arrivato il momento di tornare dalla
cicogna.
Ester:
Ma quanta pena me fai, tu
e l’amichi tui, così tronfi e sicuri de sé. M’avete buttato
giù casa pè facce fa er nido an’uccello che nun se sarebbe
mai sognato da fermasse qua, se stò monno nun fosse impazzito. E
voi lo state a controllà come se fosse er salvatore e nun v’accorgete
che lui stà solo a chiude le porte der cimitero.
Naturalista:
(si gira di spalle)
Pescatore:
Su, basta, non litigate.
Non ha senso litigare qui e ora. Guardate che notte, guardate che luna.
(i tre fanno silenzio e guardano la luna).
Ester:
Già la Luna (pausa)
“che bella la luna stanotte” così ha detto pure lui (indicando
il monumento)
Pescatore:
Chi l’ha detto che ? (silenzio.
I due guardano Ester)
Ester:
Era 'na notte come questa.
(indicando il fondale) Cò la luna piena e un gran vento de
mare. (pausa) Io l’ho sentito strillà: Aiuto! M’ammazzano!
(alza il tono della voce) C’ho avuto paura. Nun era mica la prima
vorta che se menavano qua. Io num me so impicciata mai. Ma stavorta sò
stati cattivi. E allora, dopo, so venutà a vedè ch’era successo.
E Lui stava lì (indica la pozza) (pausa) Era tutto
sporco de sangue, e pè fermallo s’era legato cò la camicia.
Io me credevo ch’era morto, ma quanno me so avvicinata m’ha guardato.
Pescatore:
E ti ha detto qualcosa?
Ester:
(prima lo guarda in silenzio,
come indecisa se rispondere o meno, poi) Come furie (sospirando)
Pescatore:
Cosa?
Ester:
Me so avvicinata e jò
preso la mano. M’ha guardato e m’ha detto: come furie. È vero, fijo
mio, jo risposto, t’hanno proprio massacrato. Lui ha provato a ride, ma
nun ce la faceva. Te fa male? Jò chiesto. Ora non sento niente,
m’ha risposto. (pausa) Guarda, m’ha detto, che bella la luna stanotte.
Poi, piano piano, s’è come addormentato e dopo ‘npò nun respirava
più.
Pescatore:
(piange)
Naturalista:
(dopo qualche secondo
di silenzio) E poi che hai fatto?
Ester:
E che dovevo fà.
Era morto. Me so fatta er segno della croce, l’ho fatto pure a llui e me
ne sò annata dè corsa.
Naturalista:
Ma io non ci credo! non
ho mai sentito di nessuno che abbia parlato con Pasolini prima che morisse.
Ester:
Prima de stasera nun l’avevo
mai detto. Tanto chi c’avrebbe creduto? E poi si quelli avrebbero saputo
che c’ero puro io, se potevano penzà che l’avevo visti. E me venivano
a sardà r’conto pure a me. E poi, a che sarebbe servito? A chi jemporta!
Pescatore:
A me importa! (con voce
segnata dalle lacrime precedenti) Un po’ di pietà! Almeno c’è
stata un po’ di pietà. E non è morto solo. Qualcuno gli ha
tenuto la mano. (pausa) Fa meno male sapere che è morto così.
Ester:
Ho fatto solo quello che
annava fatto. Pè fa la cosa giusta nun c’è bisogno de stacce
a penza. Viene da sola. (pausa)
Pescatore:
È vero. (pausa)
La cosa giusta viene da sola, non bisogna pensarci. (silenzio)
Ester:
Bè s’è fatto
tardi. È ora che me ne vado. 'Sto posto nun lo vojo vede dè
giorno che me fa troppo male. Quindi ve saluto e me ne vado. (si avvia.
Poi si ferma e si gira) Aricordateve però che io nun v’ho detto
gnente. Ester è solo 'na povera pazza. Nun ve venisse in mente d’annallo
a raccontà perché io nun ve vengo mica dietro. Sò
stata chiara?
Naturalista:
Stai tranquilla, che per
me sei sempre solo una vecchia pazza!
Ester:
Eh, L’anima tua è
ancora lontana! (e poi girandosi verso il pescatore) Addio caro,
Nun te scordà der poeta, che te tiene cardo. E nun ce stà
troppo a penzà. Fallo! Ciao. (esce di scena)
Il pescatore e il naturalista
si guardano un attimo
Naturalista:
Ma non vorrai credere a
quello che ha detto! È una povera pazza.
Pescatore:
Beh, io però mi sento
meglio. In fondo era semplice.
Naturalista:
Tutto. Il malessere... Cosa
voleva dire?
Pescatore:
Senti, devo proprio andare.
(comincia a raccogliere le sue cose) Ma non devi andare a controllare
la cicogna?
Naturalista:
Già, la cicogna.
Me l’ero dimenticata. Adesso vado. (intanto il pescatore è quasi
fuori scena. Il naturalista si accorge che il pescatore ha lasciato il
suo sgabellino e il libro) Hei, ti stai dimenticando questi.
Pescatore:
(voltandosi). Lasciali
pure lì. Potranno servire a qualcun altro. (e esce)
Naturalista:
(guarda un secondo i
libri, ne sfoglia uno, poi lo riposa lì, si avvia verso la duna
e esce di scena)
Musica - Sipario - Fine
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