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Contributi dei visitatori P.P.P.
laico e melanconico, disperso nella sabbia fredda e dura di fine estate, arrivo, finalmente. Dalla bianca casa, la casa semplice e quadra, che il mare guarda, che il mare rompendosi al cospetto, risveglia, riecheggiano le domande Tue, che qui non hanno risposte, dove solo Poesia aleggia insieme ai gabbiani ignari ed alti che nel cielo dimorano. Nel sibilo del vento sento
la Tua voce.
E leggera la mia anima vestita dell’Opera Tua si innalza, cercando, vana, ancora Parole e Visioni, bianco e nero, Totò e Ninetto, gli uccelli d’Utopia. Di disperata vitalità e di disperate vite è abitato il mondo, che qui non sembra arrivare mai, dove spiaggia lunghissima e breve fa da schermo alla Tua Salò, testamento di irriducibile angoscia. Il nero più nero,
come fosse il Tuo Petrolio quand’eri già terra, riempie la mia mente,
dove rivedo Accattone morire ancora una volta per trovare vera Libertà.
Solo da carne e sangue è
segnato il destino dell’Uomo?
Dai resti rimasti germogliano ancora Volontà e Speranze, come semi disseccati e fecondi le Parole Tue rinascono, custodite da trent’anni d’oblio. Il sibilo del vento riporta il suono della Tua voce. I passi miei riprendono,
ritrosi e vigliacchi; si riprendono il tempo,
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