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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
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"Pagine corsare"
Contributi dei visitatori

A Pier Paolo Pasolini
di Elio De Luca

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Musa, stelle e artefice dell’universo
Ascolta questo canto
In cui io stesso  mi sono perso:

Poeta dalle mille ali, il tuo sguardo sul mondo
Fu e sarà verità di fuoco
A battezzar di passione il ricercar a fondo.

Anima eletta che cercò amore in ogni loco
Sapienza in cerchio profondo
In nome mio giustizia sulla tua morte invoco.

Come non amare la tua puerile voce
Invettiva così forte, virile
In cuore sì dolce e femminile?

Come sopportare il fardello della tua croce
Voce isolata d’un'Italia marcescente
Rabbia dimenticata come sole cocente?

Ah, come vorrei chiamarti amore mio
Se fossi dotato d’un tale amore
Abbracciare la solitudine d’un tuo addio

E di lacrime assaporare il bruciore
Lucentezza di un tal diamante di Dio
Spenta come nel deserto, un fiore.

Hai avuto un coraggio da leone
Tu timida belva della notte
E ti si ripaga con sangue da straccione

Schiacciato, calpestato come bestia ferita
Incalzato a suon di botte
Avevano già deciso di toglierti la vita.

Non ti si perdonò quell’ “Io so”
Quel saper tanto e aver legato, svelato il tutto.
La menzogna di chi t’ha invece distrutto.

Avevan capito bene cos’è l’Io So
Unito al coraggio di pronuncirasi senza prove
Stretto nel pugno l’esporsi in ogni dove

Ti urlavano: «frocio, culattone stronzo!»
E tu li imperterrito senza speranza
A cercar di dar all’Italia l’antica pietanza
Amor di pazienza, scorrere in vita la sapienza

Processato per ogni dove e ogni come
Ogni anno di Cristo fu un’accusa
Caduta a stillicidio senza alcun pausa

Ah. Greca e latina omosessualità
Sei nato per l’altro ieri o pel dopo domani
Come cometa sei cascata per partorir con le tue mani
Delicate e morbide carezze della superumanità

Ogni tuo film, un’eresia
Ogni tuo libro, una blasfemia
Un vilipendio continuo, tutta la tua poesia

Ogni tuo intervento, una caccia alle streghe
Ogni tua parola, saracinesche chiudon botteghe
Ogni tua notte brava… ma che si tirino pure seghe!

Come vorrei averti qui, donarti i miei occhi
Portarti ancora per campi disseminati de poracci
Che sanno ancora gridar sontuosi: li mortacci!
Come poterti porgere i miei orecchi.

Non vi è forse nessun al tuo cospetto
Che sappia gridare amore verità e giustizia
Con tale passione rabbia in petto

Non ci sei più a illuminare il mondo
Con la tua fervida luce
A porgerci le lenti del decifrare a fondo

Dove sei! Anima eletta, i tuoi echi
Dove ora rimbombano di gioia infinita
Ora che non esiston più neanche ragazzi di vita

Sei stato perseguitato, profeta del vero evangelo
Sei stato scarnificato, poeta che ci hai tolto il velo
Allori sii eletto e alto in cielo

Oh, quanto mi hai donato tu da morto
Che in mezzo ai vivi cammino storto
E forse questo il significato dell’esser risorto?

Quanto m’hai insegnato nelle paure assorto
Quante grida pianti e risate ora dentro mi porto!
Quanto odio e veleno contro chi t’ha voluto morto.

I tuoi occhi materni, la tua corsa da cavallo pazzo
In prati deserti e morte periferie 
A chi poi per due lire ha accetto: Si l’ammazzo!

Morire per non esser più compresi
Ma t’hanno ammazzato perché troppo
Feci comprendere, tutti noi ora distesi.

Vivere per amor di verità e combattere
Sì i tuoi mostri, civiltà di consumo
Tutto usa e getta, mondo e natura se ne va in fumo!

I nuovi meccanismi del potere, silenziosi subdoli
Entran dentro come nuove croci uncinate da te predette
Ma via, che bello il lusso e il sovraconsumo
Tutti comodi, in fila e gioiosi quest’italiani deboli
Questi eterni pagliacci d’un eterno fascismo.

No, non è di questo mondo la giustizia
No è di quest’epoca che ogni cuore corrompe e vizia

Che la tua morte non sia sprecata
Ma a onor di patria e verità sia sempre ricordata
Che il tuo sangue nella sabbia rappreso
Ricada sulla loro coscienza e di chi li segue
Come eterno e fastidioso peso.

Un corpo li giacque come corvo parlante
Gli han chiuso il becco, odor di morte nauseante

Martoriato, flagellato e deforme
Han ridotto il corpo d’un profeta enorme

Il volto trasfigurato, orribilmente sfracellato
Carne sangue e sabbia rappresi
Alimenta rabbia  e sdegno per tutt’i responsabili
Che ancor non sono stati presi.

Un processo farsa, un depistamento architettato
Una congiura troppo potente
Per riportar in vita una verità troppo cocente

E il volto della tua mamma
Che pianse già lacrime di dolore
Per un altro figlio 
Che diede alla patria il suo cuore.

Quegli occhi dolci e profondi come i tuoi
Che facesti recitare come presentimento
Come orrendo e terribile e avvertimento
Nei pianti della vergine che donò i figli suoi
Al martirio e all’olocausto d’un mondo ingiusto

Ah. Orrendo destino di mondo che ti affacci a color
Che più hanno e ti hanno amato
Perché crocifiggi e torturi anime buone d’ogni lato?

Quel sangue chiama giustizia che ancor non s’è fatta
Quel martire di libertà è morto per una meta matta!
Quell’eroe selvaggio e disperata vitalità
Aspetta chi ne raccolga le ceneri
Com’egli stesso fece per Gramsci e chi ancor lo veneri!

Guarda Dio, eterno creatore delle cose viventi
Guarda come trent’anni or sono
È morto un nobil cuore che risvegliava menti!

Tu che non ti riveli a nessuno, che sei 
Nei mari terre cieli e fuochi  compiuto
Ascolta la preghiera di quest’eterno sconosciuto

A me piange il cuore lì dove ad una perla misteriosa
Han fatto scoppiare violentemente 
Il battito, la pompa il ritmo d’una creatura meravigliosa

Non ha pace e di spine si riempie il mio petto
A saper un fiore spento prima dei suoi anni
La mia rabbia e la ragione legittima ogni mio sospetto.

 

A Pier Paolo Pasolini, di Elio De Luca
 

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