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"Pagine
corsare"
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Un’opinione sull’ultimo
film di Pasolini,
Salò le 120
giornate di Sodoma
Di P.S.G.
Salò è
l'ultimo film di Pasolini, di certo il meglio girato tra quelli che ho
visto di questo regista: tratto dal romanzo (o dal saggio, a seconda dei
giudizi) di De Sade, ma, per assurdo, contenente tutti messaggi che il
marchese disprezzava (nel libro la vittima è un oggetto perché
così deve essere, chi non reagisce merita la fine, nel film è
evidente la critica ad una società consumista che spinge alla segregazione
le fasce più deboli della popolazione), Salò è
un’opera inquietante, recitata con forte carica teatrale (che, come nel
romanzo, serve a sdrammatizzare spesso le scene più cruente), e
senza alcun segno di speranza (se si esclude il pugno chiuso alzato da
uno dei fottitori prima di essere fucilato).
Il film è diviso in
quattro parti:
-
antinferno: quattro membri del
partifo fascista decidono di chiudersi in una villa di Salò, durante
gli ultimi mesi di occupazione tedesca in Italia, con nove ragazzi, nove
ragazze (poco più che adolescenti), quattro fottitori (guardie della
repubblica di Salò), tre narratrici (famose prostitute che narreranno
la loro vita durante i mesi di isolamento) e una pianista. L'antinferno
descrive il reclutamento delle vittime e delle guardie, così pure
la scelta dei predestinati ad entrare nella villa. Va evidenziato che i
quattro signori sono membri altolocati di nobiltà, clero, finanza
e potere militare;
-
girone delle manie: il racconto
può iniziare, finalmente: stabilite le regole del gioco (sono vietati
i rapporti sessuali secondo natura tra i ragazzi, sono vietati in assoluto
gli atti religiosi...); la prima narratrice guida i racconti con tempi
da teatro di rivista, e i signori mettono in pratica i consigli delle prostitute;
due vittime (un ragazzo che tenta la fuga e una ragazza sorpresa a pregare)
vengono eliminati;
-
girone della merda: è
la parte del film dedicata alla coprofilia, quella in cui le vittime sono
costrette a cibarsi di escrementi.Il riferimento ai prodotti proposti dalla
società dei consumi (il pasto immondo viene servito su eleganti
vassoi d'argento) è esplicito. Questo episodio è tratto dalle
prime trenta giornate narrate da De Sade, e quello che creò maggiori
problemi a Pasolini;
-
girone del sangue: i signori
portano a termine lo sterminio attraverso atroci torture, che vengono attuate
dai fascisti. I quattro carnefici, a turno, osservano le scene da una finestra
posta sul cortile (il luogo dove avvengono gli assassini è molto
simile ad un campo di concentramento), allietati da una radio che trasmette,
alternativamente, musica classica e danzabili dell'epoca.
Se per classico intendiamo un'opera
i cui temi trattati sono ancora attuali, allora Salò è
un film che può certamente avanzare pretese di classico; sono presenti
molte scene forti, ma più di queste a colpirmi è stata l'atmosfera
allucinata che impregna l'intera pellicola, dai primi rastrellamenti nelle
cascine del bresciano (c'è una citazione da Roma città
aperta di Rossellini) al finale, in cui due repubblichini scampati
al massacro (perchè compiacenti ai signori) ballano su un successo
orchestrale degli anni '40; mentre il sesso, poi, in un film come Teorema
veniva usato come mezzo di dialogo con il sacro (proprio perché
è il comportamento umano che più si avvicina all'irrazionale),
qui è un'arma di offesa.
A differenza di molti film
creati solo per fare scandalo, Salò non è facile da
vedere, anzi, urta profondamente con ogni scena, e ci vuole forza per arrivare
in fondo, al massacro; inoltre non è una successione di torture
ed efferatezze poste nella pellicola solo per causare disgusto, ma ogni
immagine fa riflettere lo spettatore. Proprio per questo merita ogni sforzo
per essere visto.
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