Contributi dei visitatori
 


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
.
..
"Pagine corsare"
Contributi dei visitatori

Un’opinione sull’ultimo film di Pasolini,
Salò le 120 giornate di Sodoma
Di P.S.G.

Salò è l'ultimo film di Pasolini, di certo il meglio girato tra quelli che ho visto di questo regista: tratto dal romanzo (o dal saggio, a seconda dei giudizi) di De Sade, ma, per assurdo, contenente tutti messaggi che il marchese disprezzava (nel libro la vittima è un oggetto perché così deve essere, chi non reagisce merita la fine, nel film è evidente la critica ad una società consumista che spinge alla segregazione le fasce più deboli della popolazione), Salò è un’opera inquietante, recitata con forte carica teatrale (che, come nel romanzo, serve a sdrammatizzare spesso le scene più cruente), e senza alcun segno di speranza (se si esclude il pugno chiuso alzato da uno dei fottitori prima di essere fucilato).

Il film è diviso in quattro parti:

  • antinferno: quattro membri del partifo fascista decidono di chiudersi in una villa di Salò, durante gli ultimi mesi di occupazione tedesca in Italia, con nove ragazzi, nove ragazze (poco più che adolescenti), quattro fottitori (guardie della repubblica di Salò), tre narratrici (famose prostitute che narreranno la loro vita durante i mesi di isolamento) e una pianista. L'antinferno descrive il reclutamento delle vittime e delle guardie, così pure la scelta dei predestinati ad entrare nella villa. Va evidenziato che i quattro signori sono membri altolocati di nobiltà, clero, finanza e potere militare;
  • girone delle manie: il racconto può iniziare, finalmente: stabilite le regole del gioco (sono vietati i rapporti sessuali secondo natura tra i ragazzi, sono vietati in assoluto gli atti religiosi...); la prima narratrice guida i racconti con tempi da teatro di rivista, e i signori mettono in pratica i consigli delle prostitute; due vittime (un ragazzo che tenta la fuga e una ragazza sorpresa a pregare) vengono eliminati;
  • girone della merda: è la parte del film dedicata alla coprofilia, quella in cui le vittime sono costrette a cibarsi di escrementi.Il riferimento ai prodotti proposti dalla società dei consumi (il pasto immondo viene servito su eleganti vassoi d'argento) è esplicito. Questo episodio è tratto dalle prime trenta giornate narrate da De Sade, e quello che creò maggiori problemi a Pasolini;
  • girone del sangue: i signori portano a termine lo sterminio attraverso atroci torture, che vengono attuate dai fascisti. I quattro carnefici, a turno, osservano le scene da una finestra posta sul cortile (il luogo dove avvengono gli assassini è molto simile ad un campo di concentramento), allietati da una radio che trasmette, alternativamente, musica classica e danzabili dell'epoca.
Se per classico intendiamo un'opera i cui temi trattati sono ancora attuali, allora Salò è un film che può certamente avanzare pretese di classico; sono presenti molte scene forti, ma più di queste a colpirmi è stata l'atmosfera allucinata che impregna l'intera pellicola, dai primi rastrellamenti nelle cascine del bresciano (c'è una citazione da Roma città aperta di Rossellini) al finale, in cui due repubblichini scampati al massacro (perchè compiacenti ai signori) ballano su un successo orchestrale degli anni '40; mentre il sesso, poi, in un film come Teorema veniva usato come mezzo di dialogo con il sacro (proprio perché è il comportamento umano che più si avvicina all'irrazionale), qui è un'arma di offesa.

A differenza di molti film creati solo per fare scandalo, Salò non è facile da vedere, anzi, urta profondamente con ogni scena, e ci vuole forza per arrivare in fondo, al massacro; inoltre non è una successione di torture ed efferatezze poste nella pellicola solo per causare disgusto, ma ogni immagine fa riflettere lo spettatore. Proprio per questo merita ogni sforzo per essere visto.
 


P.S.G. su Salò o le 120 giornate di Sodoma
 

Vai alla pagina principale