I contributi dei visitatori


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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"Pagine corsare"
Contributi dei visitatori

Pasolini, l'inorganico
di Giuseppe Pulina
da "Plico" *, luglio 2005

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Non si può tacere. Anche se il silenzio varrebbe in questo caso come una regola d’oro e un precetto quanto mai raccomandabile. Non si può tacere se le circostanze si prestano ad esercitare proficuamente la memoria. Per quanto retorico e distorcente possa poi presentarsi e venire visto qualsiasi esercizio della memoria. 

Qualsiasi occasione, crediamo, vale bene la pena per far riaffiorare il nome di Pasolini. Si tratti pure dell’intellettuale corsaro, del pensatore maudit o del poeta popolare e avanguardista, di cui vengono pubblicate nuove edizioni o date alle stampe scritti ancora privati. Può essere anche un trentennale, una stupida ricorrenza, il pretesto buono per provare a fare i conti con la memoria. 

Un trentennale - quello che si celebrerà pienamente a novembre - utile per ricordare che cosa è venuto a mancare per noi tutti quel giorno in cui Pasolini subì ad Ostia il suo tragico e violento destino di morte. Oggi, a distanza di tanti anni, c'è chi vorrebbe riaprire il caso processuale, perché - si dice - c’è forse una verità nascosta che non è stata ancora detta. Verità legata ai nomi dei veri esecutori dell’omicidio. 

C’è però un altro caso, più profondo e più complicato, legato al vero lascito morale di Pasolini, intellettuale che ha dato tanto e da cui - ci sembra - si continua a prendere ancora così poco. Perché? Se la domanda ha un senso accettabile anche per i lettori di "Plico", la risposta chiama in causa il modo stesso in cui Pasolini esercitò il suo mandato di intellettuale. 

Per lui difficilmente poteva valere l’etichetta di “intellettuale organico” con la quale Gramsci definì con la sua consueta forza concettuale pensatori e “operatori dello spirito” di epoche e tempi diversi. Pasolini non solo non fu un intellettuale organico ai tempi nei quali visse, secondo la più schietta accezione gramsciana di questa formula, ma fu, semmai, quello che, rovesciando i termini, si potrebbe chiamare un intellettuale spregiudicatamente inorganico, consapevolmente spurio, dolorosamente “inattuale”. 

La prova? Riflettiamo, ad esempio, sul significato che oggi si attribuisce alla parola “fascismo” e ai suoi vari derivati. Chi crede oggi che il fascismo (non quello di Mussolini e Alfredo Rocco, o non solo quello almeno) sia, ad esempio, una categoria dello spirito, una malattia morale o l’effetto di un imbarbarimento delle culture? Chi, se non Pasolini, ci ha dato del fascismo, combattendolo e snidandolo, il suo più sconvolgente identikit? Chi, se non lui?

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* "Plico" è un periodico trimestrale pubblicato a Sassari, Giuseppe Pulina ne è Direttore responsabile. Da "Plico" di luglio riporto anche la recensione di  www.pasolini.net: «“L’italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”. È l’Italia del boom economico, pigra, ricca e marcescente, che Pasolini criticava in uno scritto deI ‘62. Parole che fanno da epigrafe introduttiva al ricco sommario dei sito curato da Angela Molteni, intitolato “Pagine corsare”, riprendendo il titolo di una raccolta dei più conosciuti saggi pasoliniani. A trent’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini uno dei migliori tributi che si possono offrire alla sua straordinaria figura di intellettuale è l’omaggio che da diversi anni gli viene reso su internet. Strumento che non poteva conoscere e di cui avrebbe probabilmente apprezzato la grande forza comunicativa».
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Pasolini, l'inorganico, di Giuseppe Pulina

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