C’era una notte
più scura
quella sera, in buia attesa
di mani lame di acuti torturi
di ferri cuori molati da
odio
allestito nascosto sterminatore
dei tuoi ricami di gesti
e parole,
a infrangerli in lordure
di tenebre,
contro il lucente grido
dei tuoi martìri.
E furono voci sbraitanti
berci inanimati stridi
opachi alla vita alla tua
fine fantasia d’amore alla
tua
mansueta volontà
incessante
ogni speranza d’amore
nel tuo dolore d’amare:
quella eterna amicizia all’amore
che tu disperavi accarezzando
tutti i più lievi
lavori a tombolo
di questo nostro affaticato
esistere:
tu rosa di spini di rosa
fiore fiorito nel deserto,
questo
della nostra bella Italia
desolata
di allora di ora
e a venire.
Tu li sapevi gli altri varchi,
gli altri guadi e gli altri
prati di vita
tutti sapori di bene li
imparavi, modesto
soltanto tra i rifiuti di
vita
di individui-multitudini
scorie
disabitate
da ogni attesa di vita
e amate vive da te,
nelle disanimate città
di morto capitale
morte per poteri dominazioni
su tanti, sul vivo lavoro
di tutti.
Quella tua notte più
scura,
quella tua notte di sequenza
di orrore
quella tua notte di Croce
di Cristo
fu gioia al potere e piacere
al servo mentire di efferati
ipocriti
contenti del buio al tuo
vivere luce:
ma che non chiuse,
non cessò
ed è ora nostra ora,
e viva
seminagione di voce
comunista, cattolica, eretica,
islamica,
anarchica, buddista,
sorella, amica, fidanzato,
amante, tu,
tu eterna voce rosa poeta
di corpo di natura d’amore.