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"Pagine
corsare"
Contributi dei visitatori
Pasolini non cessa
un solo istante
di ferirci
di Chiara Rubin

"Ho nostalgia della gente povera
e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone.
Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho
paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanto predoni,
che vogliono tutto a qualunque costo."
(Siamo tutti
in pericolo, intervista di F. Colombo,
1° novembre 1975)
"Tu difìnt,
conserva, prea:
ma ama i puòrs: ama
la so diversitàt.
Ama la so voja di vivi bessòj
tal so mond, tra pras e
palàs
là che no rivi la
peràula
dal nustri mond; ama il
cunfìn
ch'a àn segnàt
tra nu e lòur;
ama il so dialèt
inventàt ogni matina,
par no fassi capì;
par no spartì
cun nissùn la so
ligria.
Ama il soreli di sitàt
e la miseria
dai laris; ama la ciar da
la mama tal fì."
(P.P. Pasolini, Saluto
e augurio, 1974)
Il Pasolini degli ultimi
anni " non cessa un solo istante di ferirci": ci propone di fermarci,
di tornare indietro, perché non si può più andare
avanti, come ripete spesso. Ci ferisce nella misura in cui ci costringe
a considerare la possibilità di una rivoluzione non più in
chiave di mutamento totale rispetto al passato, ma di recupero di valori
che lo sviluppo industriale ha strumentalizzato e infine fagocitato totalmente.
Il recupero, la conservazione di modi d'essere non borghesi, la difesa
della diversità dell'antico nelle persone e nelle cose, sono ripetuti
e spiegati dal poeta in modo ossessivo, incessantemente riproposti nelle
ultime poesie in friulano, negli articoli, nelle recensioni, durante le
interviste. Come se non ci fosse più molto tempo per rimediare e
l'imperativo fosse quello di farsi ascoltare e intendere.
Appare come al solito scandalosamente
disposto ad esporsi con le proposte più azzardate e ideologicamente
"pericolose" perché difficilmente catalogabili: tu, dice ad un giovane
fascista che lo odia, difendi conserva prega, ma ama i poveri, ama la loro
diversità.
Rivoluzionaria è la
difesa di ciò che siamo stati quando ancora eravamo diversi, sovversivo
può diventare il ricordo se non cancelliamo la tradizione.
In quella stupenda testimonianza
che è il documentario dedicato alle mura di Sana'a nello Yemen,
Pasolini conclude così il suo accorato appello in difesa di quel
che rimane di quelle mura :
"Ci rivolgiamo all'UNESCO
in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri.
In nome della grazia dei
secoli oscuri.
In nome della scandalosa
forza rivoluzionaria del passato."
La voce è mite ma le
parole vengono scandite con determinazione, si ripetono con la cadenza
rassegnata e martellante di una preghiera che pretende d'essere ascoltata
e accolta...
Il Pasolini degli ultimi
anni "non cessa un solo istante di ferirci".
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