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"Pagine corsare"
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Grazie Ninetto
Intervista a Ninetto Davoli, di Vittorio Leone
settembre 2005

La sala è immersa in un silenzio quasi religioso. Un unico spazio enorme che accoglie insieme poesie che ho letto e riletto, missive ricevute da Ginsberg, Fellini, Godard... in un angolo la foto di Pier Paolo al mare con la Callas, una delle poche immagini a colori. 

Lo rende così vero, così vicino! Ci sono schizzi della testa riccia di Ninetto un pò dappertutto, e quelle battute a macchina poi cancellate e riscritte a penna, mi regalano un brivido che non so bene descrivere...

Madrid celebra il trentennio della morte di Pier Paolo Pasolini, ed io non posso mancare.

Vago immaginando tutto il mondo che è dietro ogni foto e d’improvviso sento qualcosa spingermi verso una saletta contigua... la sua voce vellutata risuona e accompagna immagini in bianco e nero di vecchie interviste. Qui trovo, in bella esposizione, tutte le sue pubblicazioni. “La storia della mia vita, è la storia dei miei libri…”, così spiega il volto disegnato dagli inseparabili occhiali scuri. 

Io mi siedo a guardare alimentando il mio mito con la gioia di sempre. Ed ecco un ometto che corre verso lo schermo e quasi ci si schianta contro, con il volto sorridente, come un bambino. Guarda a bocca aperta e con occhi spalancati e dolci. È lì davanti a me: è Ninetto!

Ma non è proprio il caso a farci incontrare. Nella caffetteria vicina, ad aspettarmi c’è una giovane giornalista che, conoscendo bene la mia passione, mi ha invitato a partecipare all’intervista a Ninetto: “potresti passare da traduttore…”, mi dice. Io non riesco ancora a crederci.

La sensazione di conoscere qualcuno che è sempre stato nel mito, come spiegarla? È come se d’improvviso, a 25 anni, scoprissi che non è come ti hanno raccontato, e che forse Babbo Natale esiste sul serio... ecco, qualcosa del genere. La giornalista inizia: Ci sono disegni che ti ritraggono…, Pier Paolo era scomodo al potere…, hai ancora rapporti con gli attori di quei film? ti piace Marco Tullio Giordana?... Provo a trascrivere ciò che ricordo di quelle risposte perché intanto io ero completamente preso dai suoi gesti, dalle sue movenze, dagli occhietti vispi e il sorriso furbo, sempre uguale.

«A casa ho anche altri disegni che mi ha fatto Pier Paolo… Vedi, lui aveva una visione della vita talmente avanzata che alla gente faceva paura e oggi tutto quello che lui ha detto allora si è avverato, è attuale: il non riconoscersi tra persone, per esempio… Lui diceva, trent’ anni fa: “prima ti affacciavi al balcone e riconoscevi le diverse classi sociali, oggi ti affacci e non riconosci più nulla...”»

«Ho un buon rapporto con Franco e Sergio Citti che, però, non stanno bene fisicamente (*)… Io li seguo perchè li ho come fratelli, fanno parte della mia vita... Marco Tullio mi piace molto, fa delle cose toccanti e significative.» 

Sono visibilmente emozionato, ma la sua simpatia mi mette a mio agio e mi fa dire: “scusa Ninetto, posso chiederti anch’io qualcosa?”. Certo, dimmi! Vinco ogni emozione e parto in quella che voleva essere un’intervista (tra l’altro ben preparata), ma che si trasforma subito in una conversazione bellissima: In un suo poema, Pasolini ha scritto: “La cosa più importante della mia vita è stata mia madre, solo da poco le si è aggiunto Ninetto”. 

«Ma guarda, io non so che dirti a questa cosa qui. È cosi, è vero, dopo la madre venivo io… Abbiamo condiviso di tutto ed io anche gli volevo un bene dell’anima. Per me conoscere Pier Paolo è stato importantissimo. Avevo solo quindici anni e lui mi ha aperto un varco. Io ero un piccolo marioncello ma timido e allora lui mi ha spronato a fare uscire fuori cose di me che non conoscevo. È stato come se mi avesse detto: “Niné, questa è la vita, vai!” - lo dice aprendo le braccia e sorridendo ed io non posso fare a meno di seguirlo. - Quindi conoscerlo in quel momento è stato importantissimo. Poi mi ha fatto fare anche l’attore, e vabbè, ma io non volevo fare l’attore.» 

«Sai che  - mi si avvicina all’orecchio quasi a confessarmi un segreto - quasi mi vergogno un po’ a dirlo ma io ero più affezionato a Pier Paolo che a mia madre e a mio padre. Lui mi faceva da padre e madre insieme.» 

Quindi non volevi fare l’attore? 

«No. Per me il cinema era Charlot, Stanlio e Ollio, Totò, e io andavo a vederli con gli amici. Poi un giorno Pier Paolo mi ha chiesto se volevo fare un film con lui. Mi conosceva, sapeva che ero timido e allora per convincermi mi disse che mi avrebbero dato qualcosa. All’epoca c’era la fame e gli risposi: e quanto mi danno? E lui: non so… Uno, due milioni. Due milioni?! Che..?! E con chi dovrei lavorare? Con Totò? Ma Totò, quello del cinema? E mi pagano per lavorare con Totò? Io non ci potevo credere.» 

Com’è stato lavorare con Totò? Mi parleresti un po’ di lui? 

«È stato un maestro per me. Mi diceva sempre che dovevo studiare perché avevo delle qualità. Io dicevo: ma se nu me ricordo nemmeno le battute… Si ma devi studiare, diceva. Per me era come un mito. E in effetti i primi giorni di “Uccellacci e uccellini” ero un po’ emozionato, però poi mi dissi: è un uomo come me. E da lì lavorai serenamente, come feci sempre. In effetti, io non ero altro che me stesso. Pier Paolo mi faceva recitare parti differenti ma io ero sempre solo Ninetto. Ma tu sai come facevamo con Pier Paolo per scegliere gli attori? Per esempio a Napoli  per “Il Decameron”? Lui mi faceva andare a chiedere a qualche volto che gli interessava una cosa qualsiasi. Io chiedevo per esempio per Piazza Dante e questi rispondevano gesticolando, e Pier Paolo, da lontano, metteva le dita così (unisce le prime due dita delle mani a formare un obiettivo). Poi se gli interessava, si avvicinava e ci parlavamo, sennò, mi faceva il segno di no, io ringraziavo e ce ne andavamo. (Sto ridendo e ci metto un po’ a riprendermi).» 

Ancora lui ha scritto: “Chi è se stesso, chi non ha paura del ridicolo è destinato a una brutta fine…” 

«E si, è proprio cosi. Ma che vuoi che ti dica… com’è che ti chiami? Vittorio. A Vittò, finirò male! D'altronde questo è, Ninetto è cosi.»

Quindi, tu pensi (come ti diceva Dio nella sequenza del “Fiore di carta”) che l’innocenza sia una colpa? 

«E sì, purtroppo sì, è ’na colpa. Proprio nella sequenza Ninetto gira con questo bel fiore per Via Nazionale (mima i gesti) ed è felice… Ma poi muore! Perché è troppo innocente e in questo mondo i tipi come Ninetto non devono esistere.»

Un’ultima cosa, Ninetto: in “Che cosa sono le nuvole…” 

Mi ferma e ricorda, e recita precisamente la parte alla quale volevo riferirmi: «Hiii… e che so’ quelle? E Totò: E quelle sono le nuvole. Ah… E che so’ le nuvole?” Eravamo burattini, io non sapevo cosa fossero le nuvole.» 

Infatti volevo proprio chiederti se ora lo sai… 

«Non so, che so’ le nuvole, a Vittò? È la vita.» 

Mi guarda e mi sorride ed io non so che altro dirgli. Sono felice. È stato come in una favola. Torno a casa sorridendo a tutti e canticchiando, proprio alla maniera di Ninetto. Nel metrò rifletto sulla straordinarietà di questo giorno, e non perché ho conosciuto un grande attore, ma perché  ho incontrato una persona vera!

Mi fermo a leggere dal libro della mia vicina: “Si no crees en tus sueños, los demás te impondrán los suyos” (**).

Grazie Ninetto. Grazie.


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NOTE
(*) Il regista sarebbe morto circa un mese dopo questa intervista... Requiescat in Pace, caro Sergio Citti
(**)  Se non credi ai tuoi sogni fino in fondo, gli altri ti imporrano i loro.

 


Grazie Ninetto. Intervista a Ninetto Davoli di Vittorio Leone
 

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