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Contibuti dei visitatori Grazie Ninetto
La sala è immersa in un silenzio quasi religioso. Un unico spazio enorme che accoglie insieme poesie che ho letto e riletto, missive ricevute da Ginsberg, Fellini, Godard... in un angolo la foto di Pier Paolo al mare con la Callas, una delle poche immagini a colori. ![]() Madrid celebra il trentennio della morte di Pier Paolo Pasolini, ed io non posso mancare. Vago immaginando tutto il mondo che è dietro ogni foto e d’improvviso sento qualcosa spingermi verso una saletta contigua... la sua voce vellutata risuona e accompagna immagini in bianco e nero di vecchie interviste. Qui trovo, in bella esposizione, tutte le sue pubblicazioni. “La storia della mia vita, è la storia dei miei libri…”, così spiega il volto disegnato dagli inseparabili occhiali scuri.
Ma non è proprio il caso a farci incontrare. Nella caffetteria vicina, ad aspettarmi c’è una giovane giornalista che, conoscendo bene la mia passione, mi ha invitato a partecipare all’intervista a Ninetto: “potresti passare da traduttore…”, mi dice. Io non riesco ancora a crederci. La sensazione di conoscere qualcuno che è sempre stato nel mito, come spiegarla? È come se d’improvviso, a 25 anni, scoprissi che non è come ti hanno raccontato, e che forse Babbo Natale esiste sul serio... ecco, qualcosa del genere. La giornalista inizia: Ci sono disegni che ti ritraggono…, Pier Paolo era scomodo al potere…, hai ancora rapporti con gli attori di quei film? ti piace Marco Tullio Giordana?... Provo a trascrivere ciò che ricordo di quelle risposte perché intanto io ero completamente preso dai suoi gesti, dalle sue movenze, dagli occhietti vispi e il sorriso furbo, sempre uguale. «A casa ho anche altri disegni che mi ha fatto Pier Paolo… Vedi, lui aveva una visione della vita talmente avanzata che alla gente faceva paura e oggi tutto quello che lui ha detto allora si è avverato, è attuale: il non riconoscersi tra persone, per esempio… Lui diceva, trent’ anni fa: “prima ti affacciavi al balcone e riconoscevi le diverse classi sociali, oggi ti affacci e non riconosci più nulla...”» «Ho un buon rapporto con Franco e Sergio Citti che, però, non stanno bene fisicamente (*)… Io li seguo perchè li ho come fratelli, fanno parte della mia vita... Marco Tullio mi piace molto, fa delle cose toccanti e significative.» Sono visibilmente emozionato, ma la sua simpatia mi mette a mio agio e mi fa dire: “scusa Ninetto, posso chiederti anch’io qualcosa?”. Certo, dimmi! Vinco ogni emozione e parto in quella che voleva essere un’intervista (tra l’altro ben preparata), ma che si trasforma subito in una conversazione bellissima: In un suo poema, Pasolini ha scritto: “La cosa più importante della mia vita è stata mia madre, solo da poco le si è aggiunto Ninetto”. «Ma guarda, io non so che dirti a questa cosa qui. È cosi, è vero, dopo la madre venivo io… Abbiamo condiviso di tutto ed io anche gli volevo un bene dell’anima. Per me conoscere Pier Paolo è stato importantissimo. Avevo solo quindici anni e lui mi ha aperto un varco. Io ero un piccolo marioncello ma timido e allora lui mi ha spronato a fare uscire fuori cose di me che non conoscevo. È stato come se mi avesse detto: “Niné, questa è la vita, vai!” - lo dice aprendo le braccia e sorridendo ed io non posso fare a meno di seguirlo. - Quindi conoscerlo in quel momento è stato importantissimo. Poi mi ha fatto fare anche l’attore, e vabbè, ma io non volevo fare l’attore.» «Sai che - mi si avvicina all’orecchio quasi a confessarmi un segreto - quasi mi vergogno un po’ a dirlo ma io ero più affezionato a Pier Paolo che a mia madre e a mio padre. Lui mi faceva da padre e madre insieme.» Quindi non volevi fare l’attore? «No. Per me il cinema era Charlot, Stanlio e Ollio, Totò, e io andavo a vederli con gli amici. Poi un giorno Pier Paolo mi ha chiesto se volevo fare un film con lui. Mi conosceva, sapeva che ero timido e allora per convincermi mi disse che mi avrebbero dato qualcosa. All’epoca c’era la fame e gli risposi: e quanto mi danno? E lui: non so… Uno, due milioni. Due milioni?! Che..?! E con chi dovrei lavorare? Con Totò? Ma Totò, quello del cinema? E mi pagano per lavorare con Totò? Io non ci potevo credere.» Com’è stato lavorare con Totò? Mi parleresti un po’ di lui?
Ancora lui ha scritto: “Chi è se stesso, chi non ha paura del ridicolo è destinato a una brutta fine…” «E si, è proprio cosi. Ma che vuoi che ti dica… com’è che ti chiami? Vittorio. A Vittò, finirò male! D'altronde questo è, Ninetto è cosi.» Quindi, tu pensi (come ti diceva Dio nella sequenza del “Fiore di carta”) che l’innocenza sia una colpa? «E sì, purtroppo sì, è ’na colpa. Proprio nella sequenza Ninetto gira con questo bel fiore per Via Nazionale (mima i gesti) ed è felice… Ma poi muore! Perché è troppo innocente e in questo mondo i tipi come Ninetto non devono esistere.» Un’ultima cosa, Ninetto: in “Che cosa sono le nuvole…” Mi ferma e ricorda, e recita precisamente la parte alla quale volevo riferirmi: «Hiii… e che so’ quelle? E Totò: E quelle sono le nuvole. Ah… E che so’ le nuvole?” Eravamo burattini, io non sapevo cosa fossero le nuvole.» Infatti volevo proprio chiederti se ora lo sai… «Non so, che so’ le nuvole, a Vittò? È la vita.» Mi guarda e mi sorride ed io non so che altro dirgli. Sono felice. È stato come in una favola. Torno a casa sorridendo a tutti e canticchiando, proprio alla maniera di Ninetto. Nel metrò rifletto sulla straordinarietà di questo giorno, e non perché ho conosciuto un grande attore, ma perché ho incontrato una persona vera! Mi fermo a leggere dal libro della mia vicina: “Si no crees en tus sueños, los demás te impondrán los suyos” (**). Grazie Ninetto. Grazie.
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