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I contributi dei visitatori Il coito interrotto... dal potere
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Questa
paura, che potrebbe cogliere chiunque possa sospettare di essere visibile
e spiato nelle più nascoste ed intime azioni (o meditazioni) del
quotidiano, rappresenta uno dei temi più angoscianti, poetici e
umani che vengono narrati nel terribile romanzo di Orwell, a cui bastò
capovolgere le ultime due cifre del 1948, anno della sua composizione,
per immaginare un futuro apocalittico che filtrava la drammatica
attualità del libro (scritto in un periodo di intersezione
tra il regime franchista e di Salazar, la fine del nazifascismo e
lo stalinismo), e al quale proprio l'anno di ambientazione dà il
titolo (1). Vi
è un sottile legame, angosciante e torbido, tra l'atto erotico per
eccellenza ed il Potere (qualunque esso sia) e vi è anche una svariata
letteratura (anche cinematografica) sul tema. Più nascosto, ma non
meno angosciante, è invece il tema del sesso controllato dal
Potere (dove per controllo si intenda sia l'imposizione, sia il divieto;
la prima, che vede nel proprio estremo lo stupro, dunque, e la seconda,
che vede nella forma più esemplificativa la censura), dove il controllo
viene svolto da un'angolazione celata ai più.
Nell'ultima
fase artistica dello scrittore bolognese, il sesso è oggetto centrale
della sua ricerca creativa, tema più volte toccato in precedenza,
con le dovute censure legate alla cinematografia ed al costume degli anni
sessanta (3). Se
progetta e porta a termine una “Trilogia della vita”, in cui il sesso è
visto come un gioco, come letterale espressione di un piacere, ispirato
alla novellistica erotica occidentale ed orientale (Giovanni Boccaccio
- Decameron, Geoffrey Chaucer
- I
racconti di Canterbury e Il
fiore delle mille e una notte), parallelamente idea una “Trilogia
della morte” corrispettiva, dove il sesso è visto come una macchina,
come terrore, come crudeltà necrofila ed estrema, e di cui riuscirà
a realizzare solo il primo, tormentato capitolo (Salò
o le 120 giornate di Sodoma).
L'attualità
del referendum sulla legalizzazione dell'aborto (5), promosso
dai gruppi femministi e dal Partito Radicale Italiano, lo porta a
scrivere un articolo molto cupo, e dolce , sul sesso ed il Potere. Il dibattito
sull'aborto è, per Pasolini, un tentativo riuscito da parte della
politica di omologazione sessuale degli italiani. Spostando l'attenzione
sul problema dell'aborto, il Potere ha finito per nascondere e porre all'oblio
il vero problema, precedente a quello dell'aborto, ovvero il coito. La
legalizzazione dell'aborto, per lo scrittore, diventa uno strumento per
omologare e adeguare a un canone inevitabilmente conformistico, secondo
un meccanismo occultamente persuasorio, per dirla alla Packard (6)
, le abitudini sessuali, per controllare la sessualità (e quindi
la sfera privata dell'eros). Pasolini evidenzia la matrice ecologica di
tale referendum (controllare la sovrappopolazione, diminuendo le natalità)
e quella repressiva (il sesso visto come consumo unicamente eterosessuale):
l'aborto incita (per un fatto puramente fisiologico, laddove l'atto del
concepimento è possibile solo in un contesto erotico evidentemente
eterosessuale) l'individuo al coito, e a considerare la sessualità
come possibile unicamente in un contesto eterosessuale. Per
il poeta, l'aborto è un sistema del Potere (trasversale ai partiti)
per evitare una liberalizzazione - questa sì autenticamente democratica
- della sessualità: cioè una prevenzione del coito mediante
il safe sex (siamo in anni precedenti alla scoperta e alla diffusione
dell'AIDS, che dal 1980 inciterà alla prevenzione contraccettiva),
un'apertura a nuove possibili "tecniche amatorie diverse" (7),
una visione più libera e aperta dell'erotismo, una sessualità
più estesa in modo libero e senza censure da parte dei mass-media
(Pasolini cita emblematicamente la televisione). Egli nota come "oggi la
libertà sessuale della maggioranza è in realtà una
convenzione,un obbligo,un dovere sociale,un'ansia sociale, una caratteristica
irrinunciabile della qualità di vita del consumatore". L'aborto
è visto dunque come una forma di omologazione conformistica e repressiva
della sessualità da parte del Potere, antiliberale ed antidemocratica. E
Pasolini cerca di individuare il Potere, identificandolo proprio "nel potere
dei consumi, nel nuovo fascismo, quello stesso Potere, per cui ogni figlio
che invece nasce oggi è un contributo all'autodistruzione dell'umanità,
ed è quindi maledetto" (per ragioni demografiche, principalmente).
Il Potere che convince l'individuo alla eterosessualità, concedendo
il lusso dell'aborto, non è poi così lontano dal "dovere
verso il partito" del romanzo di Orwell citato nell'epigrafe, che
l'assoggettata Katherine, moglie di Winston pratica con pia e meccanica
devozione (al Potere, e non all'Amore). Nello
stesso romanzo si legge: “Contrariamente a Winston, aveva colto,
nella sostanza, il puritanesimo del Partito. Non era soltanto per via che
il sesso, come credeva Winston, creava nell'individuo un mondo proprio,
al di fuori delle possibilità di controllo del Partito […]. Quel
che era più importante capire era che l'astinenza sessuale produce
isterismo, un fenomeno da favorirsi, perché lo si poteva facilmente
trasformare nell'infatuazione per la guerra e nell'adorazione dei capi.
Lei glielo spiegò così: «Quando fai l'amore, spendi
energia; e dopo ti senti felice e non te ne frega più di niente.
Loro non possono tollerare che ci si senta in questo modo».” (8). Se
nell’opera letteraria inglese fuori da questo perverso controllo resta
proprio l'Amore, sia esso erotico o sentimentale, emozionale o sensuale,
nella visione pasoliniana fuori dal Sistema sessuale suggerito dal Potere
vi è proprio la libera scelta sessuale, che vede nell'omosessualità
il termine censurato. Ma nell'articolo lo scrittore si pone contro l'aborto
usando anche un altro tipo di argomentazioni, più emotive,
con la contrapposizione cioè tra mito e realtà; la maternità
rappresenta il momento massimo di felicità, in quanto crea un amore
forte e gioioso tra il feto e il grembo materno. La nascita di un bambino,
l'infanzia, rappresentano per Pasolini le condizioni giuste perché
si sviluppi l'amore sano del bambino verso la propria madre. L'infanzia
è vista come espressione ludica, spensierata, quasi onirica, e pertanto
corrispondente al mito, dell'amore verso la propria madre, amore che andrà
progressivamente a corrompersi come diminutio boni nell'età
adulta. In questi termini, è assolutamente coerente il dissenso
del poeta rispetto all'aborto, che di fatto impedirebbe questa condizione
di amore felice, motivazione diversa dall’argomento della sottile censura
del sentimento omoerotico, richiamata prima. All'amore
intrauterino sono dedicate righe dell'articolo che prendono letteralmente
l'aspetto di una commovente prosa poetica, che vale la pena di riportare:
"Nei sogni, e nel comportamento quotidiano - cosa comune a tutti gli uomini
- io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne:
so che là io ero esistente". Ma
il sesso, oltre che censurato, può venire violentemente imposto.
È in questa tetra prospettiva che Pasolini realizza l'ultima, discussa,
opera cinematografica, quel Salò o le centoventi giornate di
Sodoma (1975) che fin dal titolo rivela la trasposizione sullo schermo,
in un contesto tristemente italico, del romanzo di De Sade, scritta con
Sergio Citti e Pupi Avati. In
De Sade, descrittore di una società necrofila, fallocratica e legata
alle più infime perversioni e violenze dell'essere umano, il sesso
è quello imposto da un Potere che vede in una serie di padroni-registi
gli ideatori, i carnefici, e spesso gli esecutori. È il crudele
Domancè, immorale educatore nel romanzo dialogico La Filosofia
nel boudoir (9), che partendo da situazioni orgiastiche,
fellationes
e paedicationes, si spinge, con la dimostrazione dell'ateismo più
violento e dell'equivalenza Amore = Follia, ad imporre le composizioni
e l'ordine (10) delle scene erotiche più crudeli,
e che porterà la giovane discente Eugénie a masturbarsi di
fronte alla morte della madre, contagiata per ordine del Potere dalla sifilide
e cruentamente cucita nell’origo mundi, l’orifizio vaginale.
Questi sono alcuni esempi di come l’arte letteraria e cinematografica abbia rappresentato il problema del sesso controllato dal Potere Ve ne saranno indubbiamente altri negli anni futuri: il timore di venir controllati nel buio durante l’amore, o di una sessualità imposta dalla comunicazione, continua ad essere più che mai attuale in una società perennemente tesa all'amore e alla sua negazione come quella di oggi. Daniel
B. Agami
NOTE
1
Titolo per la verità imposto, dato che Orwell avrebbe preferito
il più angosciante L'ultimo uomo in Europa. 2 Pasolini regista non è un tecnico dotato di forti doti creative, bensì davvero uno scrittore ed artista prestato al cinema; rispetto ad altri registi del periodo e successivi egli non passa dietro la macchina da presa attraverso esperienze interpretative (è il caso di Vittorio De Sica) o di aiuto-regia, bensì dopo esperienze letterarie e sette anni di apprendistato come sceneggiatore, dialogista, soggettista (per registi come Bolognini, Fellini, Olmi, Soldati, Emmer). Interessante a questo proposito il giudizio dell'italianista e poeta Edoardo Sanguineti, artisticamente lontano da Pasolini, che giudica i primi film " fatti tecnicamente male" (cit. in Alberto Bertoni, Pasolini e l'avanguardia, estratto da Lettere italiane N.3 del settembre 1997 Leo S. Olschki editore, Firenze). 3
Oggetto di una vera e propria inchiesta sugli Italiani e l'amore fu il
documentario Comizi d'amore (1964), ad esempio, che Pasolini realizzò
in collaborazione con lo scrittore Alberto Moravia e con lo psicanalista
freudiano Cesare Musatti, intervistando uomini e donne per l'Italia, e
che vide la partecipazione tra gli altri di Giuseppe Ungaretti, Peppino
Di Capri, Eugenio Montale, Oriana Fallaci, e la memorabile intervista
agli allora giocatori del Bologna F.C.1909. 4
Cfr. Luperini-Cataldi-Marchiani-Marchese, La scrittura e l'interpretazione
(edizione rossa), vol. 3, tomo III, Palumbo editore, Palermo 2000. 5
Tema etico particolarmente sentito. L'aborto fino ad allora era vietato
(punibile con cinque anni di carcere), illegale e praticato clandestinamente,
in condizioni antigeniche, e spesso con esiti mortali per la donna che
si sottoponeva all'intervento. Per un inquadramento del panorama storico
e politico, si rimanda all' ancora attuale testo di Paul Ginsborg, storico
e politologo molto sensibile alla realtà italiana, Storia d'Italia
dal dopoguerra a oggi, tr. di Marcello Flores e S. Perini,
Giulio Einaudi editore, Torino 1989. 6
Il riferimento va all'ars persuadendi del XX secolo, comune all'ambito
pubblicitario e politico, che il sociologo Vance Packard fa oggetto di
studio ne I persuasori occulti, edito nel 1989, nella traduzione
dello scrittore Carlo Fruttero, da Einaudi. 7
L'espressione citata, e le seguenti virgolettate sono quelle che Pasolini
usa nel suo articolo Sono contro l'aborto, nel Corriere della
Sera del 19/1/1975, poi riedito in Pier Paolo Pasolini, Scritti
Corsari (l'edizione a cui si fa qui riferimento è
la ristampa Garzanti editore, Milano, febbraio 2000) con il titolo Il
coito,l'aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei
progressisti. 8
La traduzione qui adottata, come nell’epigrafe, è quella dell’anglista
e americanista Gabriele Baldini, nell’edizione di riferimento G.
Orwell, 1984, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2002. 9
A. De Sade, La filosofia del boudoir, traduzione di Virginia Finzi
Ghisi, in De Sade, Opere, Arnoldo Mondadori editore, Milano
2002. 10
Un'indagine sul linguaggio sadiano e su un'architettura erotica,
e sulla figura di un "regista" dall'alto, è quella di Roland
Barthes nel suo Sade, Fourier, Loyola, ora in R. Barthes, Sade,
Fourier, Loyola seguito da Lezione, traduzione di Lidia Lonzi, Giulio
Einaudi editore, Torino 2001. 11
M.A. Bazzocchi, Pier Paolo Pasolini , Bruno Mondadori editore, Milano
1998. * * * IMMAGINI:
Dall'alto: 1. L’inquietante
icona del Big Brother, non ancora abusato dai media televisivi, in un fotogramma
del film, tratto dal romanzo proprio nell’anno in cui è ambientato,
Orwell 1984 (1984) di Michael Radford con Richard Burton. Il romanzo ha
ispirato anche un altro film, seppur non accreditato nei credits del soggetto,
il ben più inquietante e riuscito Brazil (1985) di Terry Gilliam
con Jonathan Price, Robert De Niro e Bob Hoskins; 2.Fotografia
di Pier Paolo Pasolini, attorno al 1965; 3.
La copertina di Scritti corsari, prima edizione (6 novembre 1975); 4.
Un’angosciante inquadratura (filtrata da un binocolo) di una delle
innumerevoli cruenti torture e sevizie del film Salò o le centoventi
giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini con Elsa De’ Giorgi
e Paolo Bonacelli.
* * * (*) L'articolo è stato pubblicato in Argo N. 9 ("Arti e Potere") del luglio-dicembre 2004 con alcune modifiche ed il titolo redazionale Il sesso controllato dal potere scelto dalla direzione di Argo permotivi editoriali. Il titolo originale dell'autore è comunque Il coito interrotto... dal potere.
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