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"Pagine corsare"
I contributi dei visitatori

Il coito interrotto... dal potere (*)
di Daniel B. Agami - asclepiade1982@virgilio.it

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“L’amore, nella sua doppia valenza sentimentale e più dettagliatamente erotica,è sempre legato ad una forma di pudor, necessariamente celato agli occhi esterni proprio perché interiore, intimus. L’angoscia  ed il terrore subentrano laddove si sospetti di essere spiati, controllati, censurati nei rapporti amorosi.” Questa la premessa di Daniel Agami al suo scritto con il quale collabora nuovamente a “Pagine corsare”, dopo il documento informativo del cineforum pasoliniano da lui realizzato al Liceo Galvani di Bologna (Il mio Pasolini). L’articolo sottoriportato, già pubblicato nella rivista Argo(n. 9, con il titolo, censurato, “Il sesso controllato dal potere”), partendo da Orwell (1984) approda inevitabilmente alla visione che del problema possedeva Pasolini, in particolare a quella dell’ultimo Pasolini di Salò o le 120 giornate di Sodoma. Occorre aggiungere, infine, che su quest’ultima, sconvolgente pellicola cinematografica si è sviluppata negli ultimi mesi una serrata polemica cui Agami ha dato, ancora una volta, la sua notevole voce. Ringraziando Daniel Agami, auspico naturalmente che la sua apprezzata collaborazione al sito pasoliniano abbia seguito e gli consenta di realizzare nuovi, fecondi incontri con "Pagine corsare" e i suoi lettori.
La curatrice di “Pagine corsare”

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Cominciò a raccontarle la storia del loro matrimonio (...). E gli raccontò di quelle operazioncine a freddo che Katherine lo costringeva a fare, una notte per settimana, sempre la stessa. «Non poteva soffrire che facessi quella cosa, ma non tollerava che me ne astenessi. La chiamava… non l'immagineresti neppure…» "Il nostro dovere verso il Partito" disse Julie, prontamente.

George Orwell

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La paura di essere spiati nel coito, in un bellissimo prato, fiabesco da quanto appaia incontaminato, coglie  Winston Smith, marito di una donna, Katherine, sessuofoba quanto suggerisce il Partito al Potere, mentre ama Julie, giovane ribelle al Sistema del Big Brother

Questa paura, che potrebbe cogliere chiunque possa sospettare di essere visibile e spiato nelle più nascoste ed intime azioni (o meditazioni) del quotidiano, rappresenta uno dei temi più angoscianti, poetici e umani che vengono narrati nel terribile romanzo di Orwell, a cui bastò capovolgere le ultime due cifre del 1948, anno della sua composizione, per immaginare un futuro apocalittico che  filtrava la drammatica attualità  del libro (scritto in un periodo di intersezione tra il regime franchista e di Salazar,  la fine del nazifascismo e lo stalinismo), e al quale proprio l'anno di ambientazione dà il titolo (1). 

Vi è un sottile legame, angosciante e torbido, tra l'atto erotico per eccellenza ed il Potere (qualunque esso sia) e vi è anche una svariata letteratura (anche cinematografica) sul tema. Più nascosto, ma non meno angosciante, è invece  il tema del sesso controllato dal  Potere (dove per controllo si intenda sia l'imposizione, sia il divieto; la prima, che vede nel proprio estremo lo stupro, dunque, e la seconda, che vede nella forma più esemplificativa la censura), dove il controllo viene svolto da  un'angolazione celata ai più.

Pier Paolo Pasolini, nel suo ruolo di scrittore scomodo, di editorialista"corsaro", di poeta cinematografico estraneo (per formazione e volontà) alle regole grammaticali del cinema (2)è riuscito a rappresentare un problema, quello del coito imposto o negato dal Potere, inserendolo in una realtà politica legata all'attualità ed in un contesto poetico, letterario.

Nell'ultima fase artistica dello scrittore bolognese, il sesso è oggetto centrale della sua ricerca creativa, tema più volte toccato in precedenza, con le dovute censure legate alla cinematografia ed al costume degli anni sessanta (3). 

Se progetta e porta a termine una “Trilogia della vita”, in cui il sesso è visto come un gioco, come letterale espressione di un piacere, ispirato alla novellistica erotica occidentale ed orientale (Giovanni Boccaccio - Decameron, Geoffrey Chaucer - I racconti di Canterbury e Il fiore delle mille e una notte), parallelamente idea una “Trilogia della morte” corrispettiva, dove il sesso è visto come una macchina, come terrore, come crudeltà necrofila ed estrema, e di cui riuscirà a realizzare solo il primo, tormentato capitolo (Salò o le 120 giornate di Sodoma). 

Ma proprio negli ultimi anni della sua vita, Pasolini  diventa la coscienza sconveniente di un'Italia nazionalpopolare, quella che compra la mattina Il Corriere della Sera per informarsi su ciò che sta succedendo  nel mondo. Dissacrando la tradizione giornalistica equilibrata e polite del più importante quotidiano nazionale, tra il 1973 ed il 1975, chiamato dalla direzione "a sinistra" di Piero Ottone, Pasolini sguaina parole crude e dure, all'arrembaggio del menabò del Corriere, «organo della borghesia , che lo vedranno come in condizione di ostaggio, o di provocatore, o di " corsaro"» (R. Luperini) (4). 

L'attualità del referendum sulla legalizzazione dell'aborto (5), promosso  dai gruppi femministi e dal Partito Radicale Italiano,  lo porta a  scrivere un articolo molto cupo, e dolce , sul sesso ed il Potere. Il dibattito sull'aborto è, per Pasolini, un tentativo riuscito da parte della politica di omologazione sessuale degli italiani. Spostando l'attenzione sul problema dell'aborto, il Potere ha finito per nascondere e porre all'oblio il vero problema, precedente a quello dell'aborto, ovvero il coito. 

La legalizzazione dell'aborto, per lo scrittore, diventa uno strumento per omologare e adeguare a un canone inevitabilmente conformistico, secondo un meccanismo occultamente persuasorio, per dirla alla Packard (6) , le abitudini sessuali, per controllare la sessualità (e quindi la sfera privata dell'eros). Pasolini evidenzia la matrice ecologica di tale referendum (controllare la sovrappopolazione, diminuendo le natalità) e quella repressiva (il sesso visto come consumo unicamente eterosessuale): l'aborto incita (per un fatto puramente fisiologico, laddove l'atto del concepimento è possibile solo in un contesto erotico evidentemente eterosessuale) l'individuo al coito, e a considerare la sessualità come possibile unicamente in un contesto eterosessuale. 

Per il poeta, l'aborto è un sistema del Potere (trasversale ai partiti) per evitare una liberalizzazione - questa sì autenticamente democratica - della sessualità: cioè una prevenzione del coito mediante il safe sex (siamo in anni precedenti alla scoperta e alla diffusione dell'AIDS, che dal 1980  inciterà alla prevenzione contraccettiva), un'apertura a nuove possibili "tecniche amatorie diverse" (7), una visione più libera e aperta dell'erotismo,  una sessualità più estesa in modo libero e senza censure da parte dei mass-media (Pasolini cita emblematicamente la televisione). Egli nota come "oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione,un obbligo,un dovere sociale,un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore". L'aborto è visto dunque come una forma di omologazione conformistica e repressiva della sessualità da parte del Potere, antiliberale ed antidemocratica. 

E Pasolini cerca di individuare il Potere, identificandolo proprio "nel potere dei consumi, nel nuovo fascismo, quello stesso Potere, per cui ogni figlio che invece nasce oggi è un contributo all'autodistruzione dell'umanità, ed è quindi maledetto" (per ragioni demografiche, principalmente). Il Potere che convince l'individuo alla eterosessualità, concedendo il lusso dell'aborto, non è poi così lontano dal "dovere verso il  partito" del romanzo di Orwell citato nell'epigrafe, che l'assoggettata Katherine, moglie di Winston pratica con pia e meccanica devozione (al Potere, e non all'Amore). 

Nello stesso romanzo si legge: “Contrariamente a Winston, aveva colto, nella sostanza, il puritanesimo del Partito. Non era soltanto per via che il sesso, come credeva Winston, creava nell'individuo un mondo proprio, al di fuori delle possibilità di controllo del Partito […]. Quel che era più importante capire era che l'astinenza sessuale produce isterismo, un fenomeno da favorirsi, perché lo si poteva facilmente trasformare nell'infatuazione per la guerra e nell'adorazione dei capi. Lei glielo spiegò così: «Quando fai l'amore, spendi energia; e dopo ti senti felice e non te ne frega più di niente. Loro non possono tollerare che ci si senta in questo modo».” (8). 

Se nell’opera letteraria inglese fuori da questo perverso controllo resta proprio l'Amore, sia esso erotico o sentimentale, emozionale o sensuale, nella visione pasoliniana fuori dal Sistema sessuale suggerito dal Potere  vi è proprio la libera scelta sessuale, che vede nell'omosessualità il termine censurato. Ma nell'articolo lo scrittore si pone contro l'aborto usando  anche un altro tipo di argomentazioni, più emotive, con la contrapposizione cioè tra mito e realtà; la maternità rappresenta il momento massimo di felicità, in quanto crea un amore forte e gioioso tra il feto e il grembo materno. La nascita di un bambino, l'infanzia, rappresentano per Pasolini le condizioni giuste perché si sviluppi l'amore sano del bambino verso la propria madre. L'infanzia è vista come espressione ludica, spensierata, quasi onirica, e pertanto corrispondente al mito, dell'amore verso la propria madre, amore che andrà progressivamente a corrompersi come diminutio boni nell'età adulta. In questi termini, è assolutamente coerente il dissenso del poeta rispetto all'aborto, che di fatto impedirebbe questa condizione di amore felice, motivazione diversa dall’argomento della sottile censura del sentimento omoerotico, richiamata prima. 

All'amore intrauterino sono dedicate righe dell'articolo che prendono letteralmente l'aspetto di una  commovente prosa poetica, che vale la pena di riportare: "Nei sogni, e nel comportamento quotidiano - cosa comune a tutti gli uomini - io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente". 

Ma il sesso, oltre che censurato, può venire violentemente imposto. È in questa tetra prospettiva che Pasolini realizza l'ultima, discussa, opera cinematografica, quel Salò o le centoventi giornate di Sodoma (1975) che fin dal titolo rivela la trasposizione sullo schermo, in un contesto tristemente italico, del romanzo di De Sade, scritta con Sergio Citti e Pupi Avati. 

In De Sade, descrittore di una società necrofila, fallocratica e legata alle più infime perversioni e violenze dell'essere umano, il sesso è quello imposto da un Potere che vede in una serie di padroni-registi gli ideatori, i carnefici, e spesso gli esecutori. È il crudele Domancè, immorale educatore nel romanzo dialogico La Filosofia nel boudoir (9), che partendo da situazioni orgiastiche, fellationes e paedicationes, si spinge, con la dimostrazione dell'ateismo più violento e dell'equivalenza Amore = Follia, ad imporre le composizioni  e l'ordine (10) delle scene erotiche più crudeli, e che porterà la giovane discente Eugénie a masturbarsi di fronte alla morte della madre, contagiata per ordine del Potere dalla sifilide e cruentamente cucita nell’origo mundi, l’orifizio vaginale. 

Il Potere è ancora più torbido e spaventoso nel romanzo da cui Pasolini trae il soggetto per il film, Le centoventi giornate di Sodoma. Pasolini trasforma i registi in espressioni del Potere nella fase cosiddetta repubblichina dell'Italia, quella  di Salò. Vi è un Presidente, un' Eccellenza, un Duca ed un Monsignore. L'erotismo del film, parallelamente a quello della letteratura di De Sade, non eccita, ma strazia, provoca repulsione, angoscia. Con un crudo realismo definito da Marco Antonio Bazzocchi «allucinato» (11) il film descrive la reificazione del corpo, mercificato, punito e torturato dal Potere. Il film, insostenibile da vedere per la filologia del male che il Potere attua, riflette proprio nella ambientazione storica, voluta da Pasolini , una simmetria con l'epoca della contemporaneità, così atroce nel degradare l'eros a merce, il sesso a ludico oggetto consumistico, e al Potere non resta che umiliarlo, imponendo  sfrenati e cinici atti erotici che diventano vere e proprie torture, laddove il Piacere si mischia al Dolore, l'Amore, posto ovviamente al bando dal Potere, alla Morte, e lo sperma, solitamente gioiosa eiaculazione dell'atto erotico, al sangue.

Questi sono alcuni esempi di come l’arte letteraria  e cinematografica abbia rappresentato il problema del sesso controllato dal Potere Ve ne saranno indubbiamente altri negli anni futuri:  il timore di venir controllati nel buio durante l’amore, o di una sessualità imposta dalla comunicazione, continua ad essere più che mai attuale  in una società perennemente tesa  all'amore e alla sua negazione come quella di oggi.

Daniel B. Agami
NOTE

1  Titolo per la verità imposto, dato che Orwell avrebbe preferito il più angosciante L'ultimo uomo in Europa.

2  Pasolini regista non è un tecnico dotato di forti doti creative, bensì davvero uno scrittore ed artista  prestato al cinema; rispetto ad altri registi del periodo e successivi egli non passa dietro la macchina da presa attraverso esperienze interpretative (è il caso di Vittorio De Sica) o di aiuto-regia, bensì dopo esperienze letterarie e sette anni di apprendistato come sceneggiatore, dialogista, soggettista (per registi come Bolognini, Fellini, Olmi, Soldati, Emmer). Interessante a questo proposito il giudizio dell'italianista e poeta Edoardo Sanguineti, artisticamente lontano da Pasolini, che  giudica i primi film " fatti tecnicamente male" (cit. in Alberto Bertoni, Pasolini e l'avanguardia,  estratto da Lettere italiane N.3 del settembre 1997 Leo S. Olschki editore, Firenze).

3  Oggetto di una vera e propria inchiesta sugli Italiani e l'amore fu il documentario Comizi d'amore (1964), ad esempio, che Pasolini realizzò in collaborazione con lo scrittore Alberto Moravia e con lo psicanalista freudiano Cesare Musatti, intervistando uomini e donne per l'Italia, e che vide la partecipazione tra gli altri di Giuseppe Ungaretti, Peppino Di Capri, Eugenio Montale, Oriana Fallaci,  e la memorabile intervista agli allora giocatori del Bologna F.C.1909.

4  Cfr. Luperini-Cataldi-Marchiani-Marchese, La scrittura e l'interpretazione (edizione rossa), vol. 3, tomo III, Palumbo editore, Palermo 2000.

5  Tema etico particolarmente sentito. L'aborto fino ad allora era vietato (punibile con cinque anni di carcere), illegale e praticato clandestinamente, in condizioni antigeniche, e spesso con esiti mortali per la donna che si sottoponeva all'intervento. Per un inquadramento del panorama storico e politico, si rimanda all' ancora attuale testo di Paul Ginsborg, storico e politologo molto sensibile alla realtà italiana, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, tr. di Marcello Flores  e  S. Perini,  Giulio Einaudi editore, Torino 1989.

6  Il riferimento va all'ars persuadendi del XX secolo, comune all'ambito pubblicitario e politico, che il sociologo Vance Packard fa oggetto di studio ne I  persuasori occulti, edito nel 1989, nella traduzione dello scrittore  Carlo Fruttero, da Einaudi.

7  L'espressione citata, e le seguenti virgolettate sono quelle che Pasolini usa nel suo articolo Sono contro l'aborto, nel Corriere della Sera del 19/1/1975, poi riedito in Pier Paolo Pasolini, Scritti Corsari  (l'edizione a cui si fa qui riferimento è la ristampa Garzanti editore, Milano, febbraio 2000) con il titolo Il  coito,l'aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti.

8  La traduzione qui adottata, come nell’epigrafe, è quella dell’anglista e americanista Gabriele Baldini,  nell’edizione di riferimento G. Orwell, 1984, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2002.

9  A. De Sade, La filosofia del boudoir, traduzione di Virginia Finzi Ghisi,  in De Sade, Opere, Arnoldo Mondadori editore, Milano  2002.

10  Un'indagine sul linguaggio sadiano e su  un'architettura erotica, e sulla  figura di un "regista" dall'alto, è quella di Roland Barthes nel suo Sade, Fourier, Loyola, ora in R. Barthes, Sade, Fourier, Loyola seguito da Lezione, traduzione di Lidia Lonzi, Giulio Einaudi editore, Torino 2001.

11  M.A. Bazzocchi, Pier Paolo Pasolini , Bruno Mondadori editore, Milano 1998.

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IMMAGINI: Dall'alto: 1L’inquietante icona del Big Brother, non ancora abusato dai media televisivi, in un fotogramma del film, tratto dal romanzo proprio nell’anno in cui è ambientato, Orwell 1984 (1984) di Michael Radford con Richard Burton. Il romanzo ha ispirato anche un altro film, seppur non accreditato nei credits del soggetto,  il ben più inquietante e riuscito Brazil (1985) di Terry Gilliam con Jonathan Price, Robert De Niro e Bob Hoskins; 2.Fotografia di Pier Paolo Pasolini,  attorno al 1965; 3. La copertina di Scritti corsari, prima edizione (6 novembre 1975); 4.  Un’angosciante inquadratura (filtrata da un  binocolo) di una delle innumerevoli cruenti torture e sevizie del film Salò o le centoventi giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini con Elsa De’ Giorgi e Paolo Bonacelli.

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(*) L'articolo è stato pubblicato in Argo N. 9 ("Arti e Potere") del luglio-dicembre 2004 con  alcune modifiche ed il titolo redazionale Il sesso controllato dal potere  scelto dalla direzione di Argo permotivi editoriali. Il titolo originale dell'autore è comunque Il coito interrotto... dal potere.

 


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