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"Pagine corsare"
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Pasolini non serve a nulla?
di Nicola Cocco

Qualche settimana fa, tra le pagine del Corriere della Sera e dell'Unità, si è aperto un dibattito sull'"utilità" attuale di Pasolini come intellettuale e scrittore. Quella che segue è una mia personale riflessione sull'argomento
* * *
Se Pasolini non “non serve a niente”
mi assorbe un profondo disagio: quello
d’essere anch’io un po’ inutile, deficiente.
Se “non può evidentemente essere un  modello”
(sincero come una lama di coltello
che stiletta il suo mondo e attende
il sangue e il dolore della verità)
questi 22 anni che scrivono
parole già sbiadite, già a metà
nel tempo in cui tiranneggia il varietà,
perdono litri di voce, di inchiostro vivo.

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”
scriveva Brecht. E sventurata quest’Italia
da circo Barnum di provincia. E voi,
sbocconcellando braciole da intellettuali,
vorreste sgonfiare (con aghi come strali)
l’ultimo cuore pulsante poesia e contraddizioni?
No, non ve lo permetto.
Già lo avete ucciso non salvandolo
da una vita di orgoglioso reietto
da un’Italia arricchita e bigotta
da una morte di squallore e scandalo.

Quando sono nato non c’era
già più carne attorno alle sue ossa.
Cerco ogni giorno sul Corsera
tra tante opinioni grigie, qualche parola rossa
di vita, vibrante, tra tante virgole una scossa…
Sì, Sofri, Scalfari, Bocca, Beha,
il palco pensante di Fo e Paolini,
i cantanti-Nobel, i comici, le attrici,
gli scrittori sempre ex-sessantottini
e maree di telegenici dotti cretini…
Ma dov’è la poesia che lascia le cicatrici?

A me Pasolini serve
è cibo antico, immenso,
troppo per le vostre menti anoressiche, serve
del pubblico, dell’idea, del buon senso
(insomma, di chi paga meglio il vostro incenso).
Perché nelle serate di estati acerbe
cercavo di sentire il pianto della scavatrice,
sempre muta nel cantiere in fondo alla strada;
e poi film “strani” («Oh, ma quando cacchio finisce?»)
teatro blasfemo («Le ho visto le cosce!» «Sì, ma che dice?»)
e le lacrime per Stracci, e la musica di Mozart.

Per me Pasolini è un modello
un conato di coscienza civile.
La sua chiamata alle armi del cervello
m’ha scaraventato in guerra, m’ha fatto scoprire
quanto un’idea sia più forte del calcio di un fucile.
Una sua foto: viso aspro, da nemico paterno
(con chi sarei stato, io, a Valle Giulia?):
nei suoi occhi, il coraggio di dire «NO»
ai compromessi dell’itala cultura
coi tempi, con DC, PCI e ogni altra curia;
nelle sue rughe, il coraggio di dire «IO SO».

In questo Paese impiastricciato di nebbia
silenziosa, in cui le lucciole sono state
soppiantate dalle zanzare tigre, la rabbia
per il “processo” mai celebrato
per tutti i colpevoli assolti dal nostro passato
m’abbaia dentro, e sento un’assenza caparbia.
Pelle smagliata di pachiderma in rovina:
ho in mano un “elefante” della Garzanti,
gli angoli slabbrati dal tempo e dai continui
dubbi: nelle sue poesie si insinuano
versi di polvere, tra le ruvide assonanze.

Ma ancora una disperata vitalità palpita
in queste pagine itteriche da terza ristampa,
ancora una voce le rimpolpa…
Cosa direbbe dell’Occidente e dell’Islam
schizzati, di questa Italia decaduta e stramba,
contro chi sparerebbe il primo colpo?
Forse attenderebbe la fine plasmando creta….
Chi fu Pasolini Pier Paolo, intellettuale?
Non fu un genio o un mostro, né un profeta
di sventura. Semplicemente fu un poeta.
E i poeti servono. A ricordarci le ali.


Pasolini non serve a nulla?, di Nicola Cocco
 

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