"Pagine
corsare"
I contributi dei visitatori
Gesù Cristo:
un'immagine cinematografica.
Buñuel, Pasolini,
Scorsese
Un percorso attraverso
le filmografie di tre grandi registi.
Uno studio attento e
approfondito su come è stata interpretata e proposta per immagini
la figura di Gesù Cristo
di Andrea Deaglio
* * *
L’idea di
un film sui Vangeli m’era venuta altre volte,
ma quel film nacque lì,
quel giorno, in quelle ore
[ad Assisi, dove Pasolini
si trovava, e durante una visita
di papa Roncalli a quella
città, ndr].
E mi resi conto che,
oltre alla doppia suggestione - della
lettura e della colonna
sonora, di quelle voci e di quelle campane
- già c’era nella
mia testa anche un vero nucleo
e abbozzo di sceneggiatura.
L’unico, dunque al quale potevo dedicare
quel film non poteva
essere che lui, papa Giovanni.
E a quella cara “ombra”
l’ho dedicato.
L’ombra che è
la regale povertà della fede, non il suo contrario
Pier Paolo Pasolini
* * *
.
Dello splendido studio di
Andrea Deaglio si riporta qui di seguito l'"Introduzione generale". Il
lavoro può essere letto integralmente in
formato pdf In particolare, le pagine dedicate da Andrea
Deaglio a Pier Paolo Pasolini si riferiscono alla Ricotta,
al Vangelo secondo Matteo e, all'interno
di quest'ultimo, ai Sopralluoghi in
Palestina. “Il viaggio in Terrasanta fallisce nel suo scopo principale,
quello di individuare alcuni luoghi intatti, così come doveva vederli
Cristo durante la sua vita, ma diviene per il regista un tuffo suggestivo
tra le macerie di una storia inconclusa e irriconoscibile, da cui trarrà
linfa l'ispirazione antiretorica del Vangelo” [S. Murri]. Pasolini
ricostruì dunque i luoghi del Vangelo secondo Matteo nel
Sud dell'Italia: Puglia, Lazio e Calabria divennero i luoghi della Galilea
così com'era duemila anni prima e la Palestina fu “ricostruita”
in Basilicata, in particolare tra i sassi di Matera e con i suoi
abitanti.
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Introduzione generale
Da De Mille a Curtiz a Houston
la storia sacra sembra offrire occasioni soltanto per elementi melodrammatici,
esibizioni forzute, ed effetti speciali più o meno mirabolanti.
Un percorso tra immagini. Quelle che di Gesù Cristo ci hanno lasciato
tre grandi autori: Luis Buñuel, Pier Pasolo Pasolini e Martin Scorsese.
Ripercorrere le loro filmografie alla ricerca di apparizioni, richiami
e immagini di Gesù Cristo per avvicinare e delineare tre fra le
messe in scena più significative e moderne della sua figura. In
questo percorso si vedrà come “la storia di tutte le storie” non
sia solo l'occasione di sfoggio di grandi mezzi, ma sia momento di interpretazioni
personali nuove e importanti riletture visive.
Si farà qui riferimento
esclusivamente alle immagini di Gesù Cristo,
all'essenza del suo apparire,
alle modalità delle sue rappresentazioni, lasciando da parte l'aspetto
narrativo: si costituirà principalmente un tessuto di riferimenti
visivi.
Alcuni momenti dei Vangeli
hanno costituito figure e visioni drammatiche
archetipiche con cui le
arti visive da sempre si sono confrontate:
- la Madonna con il Bambino;
- i Miracoli;
- l'Ultima Cena;
- la Passione;
- la Crocefissione;
- la Pietà.
Il cinema, come meccanismo
generatore di immagini, ha dato forma e
materia a questi grandi
temi e, con gran ritardo rispetto alle altre arti, si è
inserito con forza nella
storia delle rappresentazioni visive di Gesù Cristo;
alcune immagini da esso
prodotte meritano di essere conservate, di essere analizzate e poi strappate
dal loro contesto filmico per costituire delle possibili unità indipendenti.
Importante è estrarre
(e salvare) alcune immagini dal flusso indiscreto della bulimica visione
quotidiana; c'è pertanto un reale intento di conservazione e salvaguardia
di queste immagini da quelle che troppo facilmente vengono risucchiate
e vanno perdute nel marasma video-televisivo consumato
quotidianamente dall'assuefatto
spettatore moderno.
Si vuole partire dalla coscienza
squisitamente cinematografica buñueliana
che è affermata da
quel “mi si impongono come immagini”
1: le immagini di un certo
cinema, di questo cinema, vogliono essere pura visione; esse non si decodificano
con gli strumenti della ratio letteraria, non vogliono significare o lasciarsi
catturare da qualsivoglia strumento della bagarre semiotica. Sono espressione
se mai del senso figurale definito da Lyotard
2: hanno esistenza prima
di una funzione ed esprimono una forza più di un significato. Un
percorso di immagini e visioni: alle dinamiche ad esse intinseche l'esclusivo
potere di sedurre e fascinare, e il diritto di sfuggire, rimanere ambigue
e aprire a qualsiasi chiave di lettura.
In generale c'è un
mainstream, un linea produttiva principale, guida, che
afferma l'istituzionalità
e l'ortodossia della rappresentazione; a parte nascono le deviazioni di
chi non si sa adagiare nell'inutilità della ripetizione, ma
sperimenta il rischio del
nuovo. Buñuel, Pasolini e Scorsese come i nuovi
eretici, che rifiutano di
seguire, e riscrivono e reinventano in un incessante e
fondamentale processo creativo.
Tre autori della storia del
cinema, tre macchine da presa diverse: a partire
dalla raffigurazione stessa
del figlio di Dio, si vedrà come un regista spagnolo
vicino al movimento surrealista,
uno italiano, protagonista della cultura degli
anni Sessanta e Settanta,
e uno americano, ora artigiano del sistema
hollywoodiano, ora contrabbandiere
e iconoclasta, come ama definirsi, abbiano rappresentato e richiamato nelle
loro opere questi grandi temi visivi del sacro.
Un'attenzione particolare
sarà accordata al braccio di ferro fra l'artista e la
censura, seguendo le vicende
di questa lotta, mai allentata dai tempi, che
spesso significa la distruzione
di parti di pellicola nel caso di una vittoria
censoria, oppure il mantenimento,
anche solo di un'inquadratura, nel caso i
ricorsi in appello facciano
prevalere le ragioni artistiche. Si dirà di questa sorta di polverone
che si ripresenta puntualmente ogni qual volta ci si trovi innanzi un'opera
che propone una figura di Cristo diversa dai canoni interpretativi
dogmatici, che si sono tramandati
e affermati in duemila anni di storia.
Ma
il punto di partenza potrebbe essere un'altra immagine. Quella della pulzella
di Orléans, Giovanna d'Arco-Renée Falconetti, unità
più che mai consolidata di un corpo d'attore e di un personaggio
martire, in La passion de Jeanne d'Arc di Carl Theodor Dreyer (1928)
(vedi immagine a sinistra). Un film nel quale i volti, che segnano
lo spazio e il tempo, creano per la prima volta una materia sacra, esempio
e modello di cinema per tutta una futura generazione di registi. È
questa una immagine indimenticata, che nonostante i novant'anni di cinema
che le sono passati sopra, è rimasta idea figurativa prima della
“passione” cinematografica, obbligato momento di confronto e doveroso inizio
di un percorso. Nessuno di quei volti di Cristo, bisogna pur dirlo, raggiunge
tuttavia nemmeno lontanamente l'intensità di Renée Falconetti
nel film di Dreyer, tanto da suggerire l'idea che il solo vero Cristo del
cinema sia stato una Giovanna d'Arco. Cosa che mi pare vera anche per i
Cristi, pur tutti in varia misura suggestivi, di Pasolini, Rossellini o
Scorsese. Grandezza inarrivabile di Dreyer? Può darsi. Suggestione
della figura femminile? Anche. O, forse, fascino di una misteriosa androginia.
L'intensità espressa da Giovanna d'Arco-Renée Falconetti
è davvero irragiungibile; ma altre immagini hanno fatto la loro
comparsa e si sono succedute, e altri autori hanno creato e dato corpo
al Cristo del cinema.
Pasolini con Enrique
Irazoqui, interprete del Vangelo secondo Matteo
* * *
NOTE DELLA CURATICE DI "PAGINE
CORSARE"
La madre di Cristo, nel Vangelo
secondo Matteo è anche la madre di Pier Paolo Pasolini, Susanna
Colussi Pasolini. Ebbe una parte anche in un altro film pasoliniano, Teorema
(la vecchia contadina).
Si vedano anche gli articoli
giornalistici sui due film dedicati a Gesù Cristo da Mel Gibson
(The Passion of the Christ) e dal restaurato Vangelo secondo
Matteo di Pier Paolo Pasolini, presentati contemporeamente nelle sale
cinematografiche a partire da aprile 2004.
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