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Tatti Sanguineti: «La censura?
Illuminò i film che voleva oscurare»
di Antonio Iovane


Un fotogramma del film 'Totò che visse due volte' di Ciprì e MarescoDopo La ricotta , molte altre opere cinematografiche vedranno i loro autori processati per “vilipendio alla religione di Stato». Gli ultimi, nel ’98, furono i registi Ciprì e Maresco accusati per il loro Totò che visse due volte e poi assolti dopo un processo durato ben tre anni. Sempre nel ‘98, Walter Veltroni, allora ministro della Cultura, scrive la parola fine sulla parabola della censura stabilendo che le commissioni di Stato possono solo vietare i film ai minori ma non negare loro il nullaosta. Il 20 novembre 2000 il reato di vilipendio alla religione di Stato viene dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale e cancellato dal codice penale. 

«Pasolini era molto amareggiato – ricorda Alberto Arbasino, scrittore e amico di Pasolini - perché veniva considerato un pronografo e tutto questo lo disturbava profondamente anche per il suo lavoro. Quello fu un periodo terribile in cui tutti i grandi registi subirono qualche processo. Parallelamente ci fu un altro fenomeno, di scrittori che per darsi una certa notorietà pubblicavano libri dove nelle prime pagine mettevano porcate inverosimili. Venivano quindi immediatamente denunciati sui giornali e a quel punto lo sconosciuto aveva ottenuto la celebrità e poteva dire di essere anche lui nella classe di Pasolini e Visconti». 

C’è anche chi la censura di quegli anni l’ha studiata, come il critico Tatti Sanguineti, curatore della rassegna "Italia taglia", una vera e propria antologia elaborata dal ministero per i Beni culturali, Anica e Cineteca di Bologna. «Quelli furono anni di episodi estremamente violenti - ricorda Sanguineti - come per esempio il film Laura nuda di Niccolò Ferrari, che a causa di quel solo titolo fu sequestrato per alcuni mesi. Se si sommano i metri dei tagli si raggiungono cifre da giro d’Italia. Noi, con il progetto "Italia taglia", abbiamo fatto delle analisi del materiale censurato e siamo stati molto attenti affinché il nostro progetto non diventasse una bandiera “di sinistra”. La censura in Italia ha una sua storia che ha poi funzionato sempre al suo contrario, ha illuminato i film che voleva oscurare. Per me gli studi sulla censura nel cinema non sono una battaglia di parte né una battaglia promozionale». 

E per quel che riguarda Pasolini? «Nel processo per La ricotta – afferma Sanguineti – Pasolini era molto impulsivo, gli amici che gli erano attorno avevano formato una specie di camicia di forza umana perché non azzardasse reazioni che potessero danneggiarlo. A proposito del Pasolini censurato e sotto processo mi viene in mente che il passaggio del divieto ai minori da 16 a 18 avviene proprio con Accattone. Tra l’altro, in quel periodo, il regista visse una situazione fantagiudiziaria: era stato accusato di aver assaltato una pompa di benzina con una pistola fornita di un proiettile d’oro. La giustizia, la malattia mentale, gli spaghetti western si sono incrociati in un tragico mix».

* Giornalista de "l'Unità". Articolo pubblicato il 3 marzo 2003, ora in "Pagine corsare" per gentile concessione dell'Autore

 

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