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I contributi dei visitatori Campiglia Marittima,
Francesco Cossiga, Sandokan, Gavorrano, Grosseto, Pier Paolo Pasolini
* * * “È
necessità il capire e il fare: il credersi volti al meglio”
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Pier Paolo Pasolini, L’umile Italia [1954] Mi
risvegliai che era ancora buio; nello scompartimento tutti dormivano,
mi guardai intorno, ricordo che mossi la testa con cautela, quasi temessi
di fare anche il minimo rumore e svegliare così qualcuno dei miei
compagni di viaggio, mi decisi quindi ad uscire lentamente dallo scompartimento.
Cari Compagni di viaggio… Vorrei raccontarvi tutta la mia amarezza, cari fratelli, cari amici, cari consimili, cari contemporanei, care teste di cazzo, cari tutti, cari, cari, cari. Ho sempre amato viaggiare di notte e vedere le stazioni. Nel corridoio regnava lo stesso silenzio dello scompartimento, rotto solo dalla voce di un bilioso individuo che diceva che i comunisti mangiavano i bambini. Gli risposi che l’importante oggi è scoprire se li sapevano cucinare. Non ci fu risposta. A ciascuno il suo. Mi accorsi che la velocità diminuiva sensibilmente, pensai ad una fermata. Era la stupenda stazione di Campiglia Marittima. Sicuramente la più bella, la più ricca di fiori, la più curata stazione della costa Toscana. Il treno ripartì dopo pochi minuti e trascorso qualche istante anche io mi staccai dal finestrino per tornare nello scompartimento. Sulla porta mi bloccai: c’era Giuliana che mi guardava e diceva: “Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere di un consumato amore“. Io risposi parafrasando un’altra poesia di Pasolini: “Improvviso il gennaio millenovecentoottantesei passa su Grosseto; solo io e te ne abbiamo avuto un sentimento vero… Scottava il primo sole dolce dell’anno sopra le strade della città di Canapone, nelle vetrine di Corso Carducci i nuovi colori delle tele come in limpidi roghi dicono quanto oggi si rinnovi il mondo...”. Fu allora che mi parve di capire… Sono cose mie, sono soltanto mie. A ciascuno il suo. A ciascuno la propria irriducibilità! Voi no. Schiacciati così come siete sull’esistente, annoiati nei vostri incubi, nei quattro soldi che avete in tasca e con la vostra boria! Il secondo scompartimento era debolmente illuminato, mi avvicinai seguendo il corridoio e mi affacciai alla porta. Eravamo all’altezza di Gavorrano e un anziano signore parlava con fervore di divise, di bandiere a due ragazze che non volevano sentire e parlava di tempi lontani e poi diceva: "Cara la mia ragazza che vuol fare la tesi su Pasolini, ma lo sa che sono stato io insieme ai camerati a farlo fuggire dalla casa dello studente di Via de Lollis a Roma?“. La ragazza era atterrita, si alzò lentamente e poi gli sputò in faccia e tornò con allegria a sedersi. E costui fece il saluto romano e parlò di Berlusconi… Era un balordo maresciallo dell’Aereonautica con la faccia da pappone, insomma nò piscitiell è cannucce. Il terzo scompartimento era invaso dalla luce del sole che albeggiava, mi fermai sulla porta e guardai dentro. C’erano due uomini : Francesco Cossiga e Sandokan. Chissà perché questi due personaggi erano lì insieme? Anche anni addietro fu così: “A Kossiga come a Kabir Bedi je puzzano li piedi”. Quella scritta era ancora lì dopo anni sul muro della Galleria Colonna. Si accorsero che li guardavo e guardai i loro occhi e loro fecero altrettanto e allora mi sembrò di capire… Stranamente Kossiga parlava in napoletano e diceva: “Che settantuno… che siete”.. Sandokan gli rispondeva: “E tu sei o riest e' cento“. Nel quarto scompartimento non ricordo come avvenne, strano davvero, mi chiesi come mai mi trovavo lì. Non ricordavo più quando ero partito, né da dove venivo, e questa solitudine. Riconoscevo solo il panorama fuori da finestrino. L’esistenza come un treno. È necessaria la memoria. È troppo buio fuori. Dovevo scendere alla stazione
di Grosseto… Marcello Morante mi aspettava per una lunghissima intervista
su Pasolini, sul film Il Vangelo secondo Matteo e infatti appena
iniziò l’intervista ricordò i panini con la ricotta che al
regista piacevano, i sopralluoghi a Matera. E altro ancora.
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