I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"
 

"Pagine corsare"
I contributi dei visitatori

Pier Pasolini Pasolini, Talamone,
Giuliana B. e il film Il Sorpasso.
Una metafora degli anni ’80
di Antonio Areddu

Ero in viaggio e tornavo  in treno da Pisa. All’altezza di Talamone era quasi ora di pranzo, e, per quanto le cucine delle Ferrovie dello Stato forniscano cibo ormai quasi indegno, non ho resistito al fascino un po’ demodé del vagone ristorante. E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario…la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». 
In questa situazione tipicamente statica che è lo stare a tavola, l’attenzione per il cibo, il piacere (quel po' consentito dal menù) e il senso di rilassamento e di appagamento, si contrappongono in maniera quasi paradossale con la dinamicità della situazione oggettiva, col fatto che il treno sta andando e il panorama scorre, fuori. 
Seduto di fianco in uno dei tavolini monoposto, avevo alla mia destra il panorama magico di Talamone che mi apparve come un presepe, alla mia sinistra le persone sedute che mangiavano, parlavano fra loro, sorbivano il caffè, la sigaretta, e allungavano le gambe sotto il tavolo come si fa sempre quando, alla soddisfazione di aver mangiato, non succede l’ansia di dover ripartire immediatamente per qualche luogo o per qualche lavoro. Poi mi sono stranamente e quasi assurdamente accorto che queste due situazioni così paradossalmente contrapposte venivano mirabilmente descritte da una specie di specchio. 
Gli occupanti dei tavoli alla mia sinistra venivano infatti riflessi sul finestrino del vetro alla mia destra, e potevo vederli abbastanza distintamente mentre, in trasparenza, sulla loro immagine scorreva in lontananza  il panorama affascinante di Talamone. E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario... la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». Pensavo così a quella sera di fine autunno del 1986 nella piazzetta di Talamone (che odora di pesce, piena di trattorie) quando con Giuliana iniziò il nostro amore.
In quel momento, in quell’esatto momento mi sono accorto che il vero della situazione reale non era dato dal panorama che avrebbe tolto la soggettività dello stato di  ciascuno di noi, né dall’osservazione dell’interno del vagone che creava una illusione di staticità, ma proprio da questa apparenza. Questo è singolare, ma non vi è nulla di stupefacente. Chissà quante volte altre persone hanno visto la stessa scena, ma probabilmente l’hanno fatto con distrazione. 
Il mio vicino infatti aveva così commentato il passaggio nella Stazione di Grosseto dicendo: «Ti ricordi cara ….”La Famiglia Benvenuti” … non il film di Benvenuti… questo era uno sceneggiato che mandavano in onda negli anni ‘60». E poi si sentì la voce del capostazione che diceva: «Grosseto, Stazione di Grosseto, è in partenza dal binario uno l’intercity Torino-Roma delle 14.15… ferma a Civitavecchia, Roma Trastevere, Roma Termini…». Il treno lasciava dietro di sé il motel dell’Agip, l’ultima cosa che si vede lasciando Grosseto. 
All’altezza di Ansedonia il treno rallentò, la stessa solfa: «L’hai visto il film “Zuppa di pesce”? Fu girato nel 1992…si vedevano delle belle tavolate e una grande bella ficona…Lucrezia Lante della Rovere». E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: « …dopo viaggi di vecchia, popolare pesca  tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». Ma cazzo è difficile elaborare con un vicino così! Alla vista dell’Aurelia non gli viene in mente niente, eppure ci fu girato un gran bel film: Il Sorpasso
Era il 1962. Il quarantenne cialtrone Bruno Cortona (Gassman) convince il timido studente Roberto (Trintignant) a seguirlo in un ferragosto sulla sua spider a correre sulla Via Aurelia, dandogli lezioni  di edonismo spicciolo. Ma un incidente porrà fine a tale iniziazione. Uno spaccato di grande precisione sociologica dell’Italia del boom, di cui Gassman incarna con istrionismo tutti i difetti quali l’euforia artificiale, la presunzione, l’irresponsabilità e il vuoto di fondo e i pochi pregi quali la generosità e la disponibilità. La storia scritta da Risi con il grandissimo Ettore Scola non risolve tuttavia alcuna ambiguità e il finale tragico suona come una morale appiccicata a un elogio della strafottenza e dell’arte di tirare a campare.
Quando poi l’azione si sposta a Castiglioncello, dove Bruno ritrova l’ex moglie (Angelillo) e la figlia (Spaak) il racconto subisce un brusco arresto e virtualmente non ha più nulla dire. Anche il treno ha passato il confine del Chiarore. Ecco il Lazio. Con i suoi colori. Ecco la Maremma laziale. E mi venivano in mente dei versi di Pasolini: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». Pensavo così a quegli anni  ’80 in corsa quando facevo l’operaio e insieme il pubblicista e Giuliana mi diceva che ce l’avrei fatta. Nel frattempo era entrata nel vagone un’altra persona con la figlia piccola e stava straparlando di quel ficone di Raz Degan, dei telefoni di Piazza De Maria di Grosseto che non funzionavano, di Titti, ossia Tiziana Parenti che accusava la Cia di aver collaborato con Mani pulite. Pensate agli americani, la Cia  dietro di Pietro? 
Dieci anni prima Giuliana mi leggeva a quell’ora, su quel treno i versi una poesia di Pasolini che mi era tornata più volte in mente: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca  tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». È dunque ancora una volta, non l’incontro con il reale, bensì l’incontro con fragili apparizioni e significanti ambigui e naturalmente uno di questi significanti o un insieme di essi è proprio costituito dal Sé che è in quella situazione, ossia, in questo caso, io. È dunque questo insieme di catene metaforiche collegate che esprimeva a me, meglio di qualunque altro sistema disegni in quel momento la collocazione più autentica  della mia situazione. La metafora di Talamone e i versi di una poesia di Pasolini di cui non ricordo il titolo e un amore ormai finito con Giuliana (meno male che il buon Dio ha inventato Talamone e che esiste Giuliana) non era infatti solamente il modo di accostarsi maggiormente alla descrizione della presunta oggettività del mio essere in quel momento assieme alle altre persone, su quel treno, all’interno di quel panorama stupendo e familiare, ma anche da avvicinarsi di più vissuti derivanti dalla situazione stessa, ai collegamenti  con tracce anestetiche, ricordi ricchi di leggerezza e attribuzioni di valore mentali e affettivi: «Dopo viaggi di vecchia, popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una morta festa». .
[Estratto dalla rivista “Lo Spicciolo" n° 24, 20 dicembre 1996, p. 6 - anno XV, 1991 anno III Casa editrice: il Messaggio s.r.l. – via Saturnia 14/16, Grosseto – Direttore responsabile: Fernando Marioni - Redattore capo: Gianfranco Paoletti - Comitato di redazione: Antonio Areddu, Stefano Adami, Angelo Russo, Luca Verzichelli, Pier Giorgio Zotti - Aut.Tribunale Grosseto 1/89 – quattordicinale di  informazione economica, attualità e cultura.] 
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