I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"

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Andrea Cavalleri
Una rigorosa tranquillità


Quando Pier Paolo Pasolini fu assassinato avevo appena un anno. Ho scoperto i suoi scritti e le sue opere solo qualche anno fa, spinto da mio padre, uomo non colto ma consapevole della grandezza di PPP. Ogni volta che mi accosto alle sue opere vengo pervaso da un senso di grande soggezione verso la sua sterminata cultura e intelligenza. Era ed è ancora un intellettuale scomodo, scomodo per molti che hanno agitato lo spettro del "vizio" e dell'omosessualità per non scomodarsi in una rilettura e rivalutazione onesta dell'immenso valore delle sue opere. Mi capita a volte di rivedere (su Rai tre, di solito) vecchi dibattiti con intellettuali dell'epoca che criticano l'opera di Pasolini. In particolare me ne ricordo uno in cui tre o quattro critici cinematografici sparavano a zero su Medea. Pasolini era presente in studio, ed io ero incantato dalla rigorosa tranquillità con la quale rispondeva alle becere critiche di quei pennivendoli, senza innervosirsi e contrapponendo la lucidità delle sue motivazioni a rimostranze prive di fondamento.  


 


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