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Il cristianesimo di Pasolini
di Davide Nota
"La Biblioteca di Babele" n. 8

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«Bisognerebbe che  una sola idea si facesse strada tra le alte gerarchie della chiesa, oltre che tra l'umile clero: che il grande nemico di Cristo non è il materialismo comunista ma è il materialismo borghese. Il primo è teorico, filosofico, speculativo, e comprende quindi i momenti più assoluti della religione, il secondo è totalmente pratico, empirico, strumentale, esclude come contrario a se stesso ogni momento sinceramente religioso o conoscitivo del reale, e lo accetta solo se finto secondo i vecchi canoni dell'ipocrisia. L'ateismo di un militante comunista è fior di religione in confronto al cinismo di un capitalista...»

[Pier Paolo Pasolini, da Vie Nuove n.44, 29 Ottobre 1964]

La problematica del rapporto tra cristianesimo e movimenti post-marxisti rimane una questione decisamente aperta,  tradotta e ridotta nel dopo-settantasette ad una mera e contingente strategia elettorale che ha forviato irrimediabilmente i termini del dibattito, trasformando la più profonda e potenzialmente rivoluzionaria questione filosofica dell'Italia repubblicana in una patetica rincorsa di matite elettorali.

Per il popolo delle sinistre politiche il fantasma del cattolicesimo permane, esorcizzato tutt'al più dalla novella scusante della mediazione bipolarista; per la sinistra culturale la Chiesa cattolica, al di fuori delle tacitamente diffidate lotte comuni pacifiste, rimane il simbolo quasi mitico di una "discriminazione dei corpi" imposta a suon di sensi di colpa e tabù.

Premetto di non aver subìto un'educazione cattolica: sono stato anzi cresciuto nella chiesa del marxismo ortodosso di provincia, sostituendo battesimi e banchetti di cresima con festival de l'Unità e manifestazioni cittadine; non posso quindi conoscere in prima persona la violenza terroristica del concetto di peccato, o la schizofrenia latente di cui è intriso ogni movimento liturgico, o il controllo psicologico detenuto dal peggior clero sopra le anime semplici del popolo delle messe; ma è forse per questo motivo che riesco, con il dovuto distacco emotivo, a distinguere nitidamente il messaggio evangelico dai potenziali traumi infantili inflitti dalle male-curie o dalle superstizioni sociali dentro cui è nel tempo affogata la buona novella («Forse è appunto perchè sono così poco cattolico, che ho potuto amare il Vangelo...» Pasolini).

L'abbattimento morale dei sensi di colpa veterocattolici, bandiera decennale di ogni battaglia modernista, non può che essere auspicabile, ma ciò non può e non deve avvenire in un'ottica languidamente laico-borghese. L'errore classico di certo scetticismo italiano è quello di far risalire all'origine un peccato invece tutto postumo attraverso cui la parola di Cristo si è trasformata in ricatto civile grazie a secolari manipolazioni sociali. Vero è invece il contrario, e cioè che i Vangeli rappresentano ed hanno rappresentato una condanna definitiva nei confronti del Dio giudeo del ricatto vecchio-testamentario, attraverso la rivoluzione copernicana dell'ama e porgi l'altra guancia che antepone alla morbosa attenzione giudaica nei confronti della propria egoistica salvezza la "scandalosa" opera missionaria del nuovo fedele: scandalo reale che capovolge e stravolge completamente lo spirito filiale delle vecchie scritture (in cui l'unico rapporto concepito è quello del Dio-Padre-Padrone con l'Uomo-Figlio-Servo) ponendo l'attenzione principale sul concetto di fratellanza (uguaglianza) e dell'altro come alter Christus; in definitiva al Dio che giudica e condanna si contrappone un Dio che si fa giudicare e condannare. 

A questo punto è necessaria una schematizzazione teorica al limite della sfacciataggine storica di cui non posso che assumermi ogni responsabilità: da un certo punto di vista, esasperando una provocazione pasoliniana («...le parole di Gesù [...] sono diventate le parole di Marx»), siamo di fronte ad un'unica linea filosofico-religiosa, se per religioso ovviamente si intende un comportamento etico che fa riferimento ad un assoluto teoretico. Nel nostro caso si tratta di un assoluto comune, originariamente nominato Dio ed antropologicamente raffigurato attraverso le popolari forme superumanoidi, ibridate al paganesimo ed all'ebraismo, da cui Feuerbach procede con le sue analisi,  mentre in realtà la legge dettata nei testi sacri è una legge morale: "ama il prossimo tuo come te stesso"; una legge teorica che implica una immediata realizzazione pratica. Dio è la metafora popolare di questa fonte super-razionale d'amore universale («Solo l'amore distingue i figli di Dio dai figli del diavolo. Si segnino pure tutti quanti con il segno della croce di Cristo, rispondano pure Amen, cantino pure tutti Alleluia, si facciano pure battezzare, entrino nella chiesa e costruiscano pareti di basiliche: resta pur sempre che i figli di Dio non si distinguono dai figli del diavolo se non per l'amore» Sant'Agostino). «Questo cristianesimo profondamente scandaloso, moralmente e socialmente, rigetta il ricatto vecchiotestamentario della punizione paterna superando il dualismo contrapposto e puntando alla realizzazione della legge morale in vita ed attraverso la vita (il bene ideale modifica il materiale, non gli si contrappone); facendo della legge dell'amore e della solidarietà umana il proprio metodo conoscitivo, modellando il proprio punto di vista sulla fratellanza, abbandonando il concetto di peccato per concentrarsi sopra l'intenzione dell'atto.» (San Francesco). 

A questa linea appartengono il nostro miglior umanesimo e il nostro marxismo non ortodosso di Gramsci e  Pasolini, soprattutto, poeta ed intellettuale che con violenza passionale pone l'accento sopra la comune origine del pensiero marxista con quello cristiano, svelando coraggiosamente i paradossi linguistici già in precedenza denunciati da Agostino e da Francesco d'Assisi; traducendo la rivoluzionaria parabola del buon samaritano nella nuova altrettanto rivoluzionaria parabola del buon ateo inconsapevolmente ed umilmente rispettoso della legge di Dio, in contrapposizione al cattivo cristiano che invece, parafrasando Agostino, a suon di segni della croce e peccati civili, non fa altro che scavarsi la strada verso l'allegorica dannazione spirituale. 

È la strada, tra l'altro, di questi ultimi anni di pontificato di Giovanni Paolo II, papa che molto sarebbe piaciuto a Pasolini, in cui si è finalmente ammessa la pari dignità dinnanzi a Dio tra buoni cristiani e buoni infedeli: ciò che ora conta è lo spirito e l'intenzione di ogni volontà realizzata, l'abito da messa è definitivamente lasciato a piccolo-borghesi e filistei.

Contrapposta a questa "religione dello scandalo" è presente una seconda linea, insidia millenaria di ogni chiesa: è la linea conformista-imperiale che passa direttamente dagli scriba di gerusalemme al potere temporale della chiesa romana sino ad arrivare alla controriforma ed agli ultimissimi sviluppi delle frange oscurantiste delle moderne chiese; religione che fa basare l'altrui fedeltà su un barocco timore delle conseguenze divine. Ed è fondamentalmente la religione che più si presta ad un "utilizzo di stato" in quanto narcotico per le plebi ed oppio dei popoli, è la religione del controllo delle masse, strautilizzata dalla borghesia europea degli ultimi secoli in quanto alla fratellanza sostituisce la sudditanza ad un padre, per lo più vendicativo, utilizzato inconsciamente dalla borghesia come traslazione ideale del concetto padronale; ci troviamo ancora in un'Europa baudeleriana sulla via della trasformazione industriale, o nella tardiva Italia del pre-boom economico.

Ma esageriamo in questa schematizzazione, offensiva quanto necessaria: sintetizziamo le trasformazioni secolari di un'intera epoca nella vita di un piccolo mercante italiano, probabilmente di una provincia piemontese, affacciata da un lato verso l'aperta campagna e dall'altro verso le grigie trasformazioni cittadine. Supponiamo che questo piccolo borghese, erede di una secolare attività mercantile, decida di seguire il vento dell'epoca nuova ed investire il proprio patrimonio nell'apertura di un'industria; supponiamo anche che questa industria nel giro di una generazione divenga (vuoi il caso, vuoi la necessità) una delle più produttive e competitive industrie nazionali, e che il mercante piccoloborghese, trasformatosi nel giro di una generazione in grande capitalista, si veda costretto a continue connivenze ed interventi politici in aperto contrasto con le proprie tradizionali direttive religiose: probabilmente costui inizierà a sottopagare i propri operai, ad ordinare la repressione delle plebi in sciopero, a programmare in connivenza con il ministero dell'interno l'omicidio di sindacalisti e manifestanti, sino a suggerire ed imporre a livello politico l'intervento militare coloniale, arrivando a trasformarsi nel giro di una manciata di decenni da un borghese mercantile cristiano (certo, di un cristianesimo su misura) in un borghese moderno interventista, profondamente dionisiaco ideologicamente. 

Il nostro personaggio non riuscirà più a sostenere un'ideologia cristiana che è apertamente nemica, sebbene truccata e deviata, non riuscirà neppure a sostenere quel finto cristianesimo che abbiamo chiamato "cristianesimo su misura" che sino alla generazione precedente era stato il suo narcotico generazionale (regalando facile salvezza alla sua stirpe, tenendo sotto un ordinato controllo psicologico i sudditi); non più. 

Adesso è arrivato il momento, per il borghese e per il figlio, di liberarsi anche di questo ultimo retaggio falsocristiano e passare da un cristianesimo su misura ad una "laicità su misura". 

In realtà per avvenire questa fase di transito bisognerà aspettare più di un secolo di contraddizioni all'interno della stessa borghesia che, conquistato un comportamento che possiamo chiamare dionisiaco-industriale sta aspettando un nuovo sistema di valori che lo giustifichi. 

A questo ci penseranno le avanguardie del primo novecento e infine definitivamente gli anni '60 con le ribellioni di costume dei giovani borghesi cittadini. La borghesia (ricordo che sto parlando attraverso schemi teorici) riuscirà ad utilizzare nel tempo questo movimento giovanile per liberarsi dalla contraddizione schizofrenica di essere profondamente anticristiana nel comportamento quanto bigottamente ortodossa nell'aspetto; ha bisogno di nuove parole e di nuovi costumi e paradossalmente saranno questi giovani ribelli a suggerire le nuove parole e i nuovi costumi attraverso i quali la borghesia industriale placherà le proprie contraddizioni: la nuova novella sessantottina, inglobata dalla "Società materasso" (vd De Angelis BdB n.1), sarà il battesimo della civiltà Laica.

A proposito di laicismo borghese, su Lengua n.10 Gianni D'Elia riporta un raro intervento di Pasolini, registrato al Festival nazionale dell'Unità di Firenze, estate 1975; a mia volta ne riporto un illuminante stralcio: «La televisione, per fare un esempio, non è più una televisione clerico-fascista. Voi alla televisione non vedete più processioni o noiosissimi discorsi di prelati. La televisione non è più un'educazione autoritaria clerico fascista, ma è un'educazione di carattere consumistico, cioè laico, di un laido laicismo consumistico. I modelli di vita che offre la televisione sono, per quanto laidamente, laici. Chi viene offerto alla vostra indicazione? Non certamente un santo eremita, o un prete che fa delle belle prediche. Viene esposto alla vostra indicazione un giovane cretino e una giovane cretina, laici, che godono la vita, la cui religione è il picnic, il weekend, la macchina, il profumo, il sapone, le belle scarpe, il blue jeans eccetera...»

Lo Stato abbandona a se stesso il cristianesimo precedentemente sconsacrato ed utilizzato, innalzando a virtù civile la nuova religione laica consumistica. Eppure bisogna stare, a questo punto, molto attenti; si tratta di un passaggio terminologico sottile e delicato che potrebbe confondere, esistendo almeno due tipi di cristianesimo, precedentemente descritti, e due tipi di laicità.

Comprendere lo stretto legame ideologico, se non l'esatta coincidenza, tra il primo cristianesimo e la laicità pasolinian-leopardiana della religone della Ginestra (D'Elia) e comprendere parallelamente la connivenza logico-politica tra il fintocristianesimo da vecchio parlamentare e la laida laicità dionisiacoindustriale, rappresentano uno sforzo intellettuale essenziale, una violenza privata che occorre essere pronti a concepire, liberandoci da fantasmi del passato e da infantili estremismi. Quel che ora conta è la tensione della propria moralità, onde per cui non ho paura a considerare Pasolini il maggior poeta cristiano del nostro secondo novecento, concependo ereticamente lo stesso marxismo italiano come diramazione cristiana. Non credo si tratti solamente della Storia dell'Utopia che da Platone giunge a Marx passando per Cristo e Rousseaux (D'Elia); si tratta invece di una vera e propria identica linea morale, ideologicamente dualista nella trascendenza del materialismo positivista del gene egoista quanto profondamente fedele nei confronti della parallela dimensione della solidarietà umana che la muove e giustifica. 

L'amore francescano che riesce a conciliarsi con il regno animale, lungi dalla falsa interpretazione allegorica animale-uomo, coincide con il sentimento politico che riesce a superare la competizione egoistica biologica (positivismo inglese) attraverso la legge dell'amore e della solidarietà civile. (Pasolini: «Si tratta [..] di dare maggiore o minore peso alla propria filosofia di origine illuministica o positivistica: o addirittura di accettarla o no. O perlomeno di discuterla e aggiornarla, visto che la stessa scienza ha superato certe posizioni scientifiche dell'Ottocento e del primo Novecento. Comunque tutto questo proceda, due cose permangono certe: 1) Una filosofia atea non preclude il rispetto per la religione. 2) Una filosofia atea non è la sola filosofia possibile del marxismo.»).

Assolutamente consapevole della necessità storica di un nuovo punto di vista forte, di una nuova visione del mondo (se proprio si ha il terrore di chiamarla ideologia) che risolva questa lacerante reboriana attesa suggerisco questa nuova proposta filosofica aperta, rispondendo nuovamente all'appello di Fabiani (BdB n.5) attendendo fiducioso nuove critiche e spunti di riflessione.
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Fonti consultate:
Pier Paolo Pasolini, Le Belle Bandiere, Dialoghi 1960-65 - Editori Riuniti
S.Agostino, Amore assoluto e terza navigazione - Bompiani
Fonti Francescane, Editrici Francescane
 


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