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I contributi dei visitatori Pier Paolo Pasolini.
Un uomo solo
La stazione di Casarsa della Delizia è rimasta immutata nel tempo, come i treni che partono e arrivano. Pasolini prese uno di quei treni nei lontani anni '50 quando, con la madre Susanna, decise di partire per Roma, dopo lo scandalo che lo aveva visto accusato di corruzione di minorenne (poi assolto), uno scandalo che gli costò l’espulsione dal P.C.I. Uscendo dalla stazione bastano pochi passi per arrivare al centro del paese dove si trova la casa natale dei parenti materni, i Colussi, di recente restaurata e destinata a museo pasoliniano. Ci sono stato anch’io in quella casa tre estati fa. Entrando ho visto solo due persone indaffarate nelle pulizie: il loro mormorio si mescolava al silenzio del primo piano dove era stata sistemata una biblioteca che raccoglieva diversi libri e studi fatti sul poeta. E ammucchiate in diversi scatoloni c’erano delle foto e delle lettere autografe di Pier Paolo. La morte di Pasolini è stata un po’ come quegli scatoloni, lasciati lì per tanto tempo in attesa di qualcuno capace di dare ordine. Il suo corpo fu ritrovato nella notte tra l’uno e il due novembre del 1975 al lido di Ostia.Un corpo martoriato, vittima di una ferocia enorme. Fu accusato di omicidio un ragazzo, Pelosi. Inutile qui ripercorrere tutta la trafila giudiziaria di questo ragazzo di vita e delle indagini che hanno portato alla sua condanna e nel contempo alla esclusione dell’ipotesi che altri avessero partecipato al suo assassinio. Mi sembra qui doveroso ricordare solo un fatto, su cui giustamente hanno battuto molti: Pasolini era un uomo atletico, robusto e sembra molto strano che un solo ragazzo abbia potuto avere così facilmente la meglio su di lui. Il fatto è uno: Pasolini era un personaggio scomodo, per la destra, la sinistra, la chiesa, i benpensanti e tutti coloro che non capivano la sua diversità di pensiero, una diversità che si trasformava in azione, in polemica, in violente denunce al sistema. Pasolini aveva un pregio che è solo dei grandi: di giungere alla verità prima e intuitivamente rispetto agli altri. Capire la diversità però non significava, per Pasolini, essere tollerato, era una cosa che lo faceva andare in bestia. Pasolini era fiero della sua diversità e della sua purezza nell’affermarla sempre e in ogni momento. Questa diversità esasperante la si può rileggere nelle sue lettere di gioventù, quando confessa a Silvana Ottieri la sua natura, quando le spiega che solo a sua madre poteva rivolgere l’ amore. Questo amore tiene ancora legati Pier Paolo a sua madre Susanna. Al cimitero di Casarsa entrambi riposano uno accanto all’altro, indivisibili anche nella morte. E più in là, quasi a non voler disturbare questo amore, c’è Guido Pasolini, il fratello di Pier Paolo, morto giovanissimo nelle file della brigata “Osoppo”. Bisogna leggere alcuni versi della poesia “Supplica a mia madre” per capire questo amore: “Ho un’infinita fame / d’amore, dell’amore di corpi senz’anima. / Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu / sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù.” Questa schiavitù lo porta a cercare i corpi di questi giovani delle borgate romane da cui era attratto, assalito da una passione che gli consentiva per un attimo di vincere la sua solitudine. Pasolini di certo è stato un intellettuale vero: ha affidato la sua opera e il suo messaggio alla poesia, al romanzo e al cinema, dopo averne capito la forza e la potenza divulgativa. Sono ancora vive le dure parole di Alberto Moravia a Roma, durante i funerali di Pier Paolo. Parole di condanna per un paese che non era stato in grado di proteggere una delle sue più grandi voci. Queste affermazioni spingono subito a riflettere sulle decine di accuse di cui il nostro poeta fu vittima, dalle denuncie per contenuto osceno delle sue opere fino a quelle più fantasiose di un Pasolini con guanti neri, mentre carica un proiettile d’oro in una pistola nel tentativo di rubare l’incasso di un bar-distributore nella zona di S. Felice Circeo. Accuse smisurate che ci fanno capire come un uomo libero e consapevole delle profonde trasformazioni economiche e sociali che stava subendo l’Italia fosse un incomodo troppo grande. Non è difficile, d’altro canto, trovare nella vita di Pasolini alcune evidenti contraddizioni: la prima di queste è da un lato il forte desiderio sessuale di questi giovani spesso comprati con una cena o con qualche soldo, e dall’altro il tentativo di difendere e di emancipare le classi sociali meno abbienti di cui sicuramente questi stessi giovinetti facevano parte. Un’altra contraddizione può essere quella della forte critica al neocapitalismo da un lato e dall’altro la conduzione di una vita molto agiata. Delle sue contraddizioni di uomo era ben consapevole Dario Bellezza, poeta egli stesso e amico di Pasolini. Il suo libro “Morte di Pasolini” è sicuramente una delle ricostruzioni più significative e originali. Bellezza addirittura ipotizza che lo stesso Pasolini cercasse la morte ogni volta che faceva salire in macchina uno di quei ragazzi di vita, perché consapevole dei rischi che correva e della violenza che ormai assaliva anche le borgate romane.Una morte di cui lo stesso Pasolini sarebbe stato quindi corresponsabile. Ma, lasciando alla morale valutare e giudicare le contraddizioni di Pasolini uomo, si deve tener presente che, quando si parla di arte, non è concesso affrontare simili contraddizioni. La vita e l’arte di un poeta come Pasolini possono camminare anche su due binari diversi, senza necessità che la critica fatta all’una si estenda anche all’altra. Allontanandosi dal centro di Casarsa, si arriva in località Versutta; in questi luoghi Pier Paolo visse la sua infanzia e la sua gioventù. Campi inondati da un sole caldissimo dove, già a fine agosto,si avverte il lavorio operoso dei contadini che si preparano alla vendemmia. |
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