"Pagine
corsare"
I contributi dei visitatori
Pasolini e la poesia
haikai
di Hideyuki Doi
c/o
Univ. di Tokyo in Firenze
via Bonifacio Lupi 35
- 50129 Firenze, Italia
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........Invio
a "Pagine corsare" un saggio scritto da me sul rapporto tra Pasolini e
la poesia haikai. Sembra un argomento marginale, ma in realtà l'apporto
dello haiku è fondamentale nel primo Pasolini.
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Hideyuki
Doi
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Sopra: pittura Giapponese,
Anonimo, Concerto al chiaro di luna, parte di un rotolo illustrante
il Genji monogatari, (Storia del principe Genji), inizio
XII secolo,
colore su carta, Museo Goto,
Tokyo.
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Con
l’uscita degli ultimi due Meridiani dedicati all’opera di Pier Paolo Pasolini,
vede la luce per la prima volta un gruppo di versi, intitolato Haikai
dei rimorsi: componimenti datati giugno 1949, quindi appartenenti all’ultimo
periodo friulano (il trasferimento a Roma avviene sette mesi dopo). Questi
haikai sono stati classificati dal curatore Walter Siti all’interno dell’appendice
alla raccolta L’usignolo della chiesa cattolica pubblicata nel 1958.
In questa sede affronteremo
il tema haikai, ovvero haiku, sia nella saggistica che nella
prassi poetica di Pasolini, allargando il nostro discorso fino ai problemi
attinenti la giapponeseria pasoliniana. >>>
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Leggi
il saggio di Hideyuki Doi in formato .pdf
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NOTA
Con il termine haiku
si intende un componimento breve di 5-7-5 sillabe privo di titolo, fiorito
anticamente in Giappone. In questa forma poetica si riflettono tipicamente
l'amore della cultura nipponica per il minimalismo e per le cose asciutte
e compatte (scrive, infatti, Sei Shonagon: "in verità, tutte le
cose piccole sono belle"). Negli haikai il poeta diviene solo uno strumento
e l'oggetto che anima il componimento diviene soggetto. Secondo Barthes
lo haiku non descrive, ma si limita ad immortalare un'apparizione, a fotografare
un attimo ed è per questo che tra le sue peculiari caratteristiche
troviamo la brevità, la leggerezza e l'apparente assenza di emozioni
secondo i canoni del buddhismo zen. L'unico elemento che presagisce al
sentimento che pervade un haiku è il kigo, una parola che per metonimia
indica la stagione a cui si riferisce la poesia e che ci fa immergere,
almeno in parte, nell'atmosfera descritta nei versi. Come l'alternarsi
delle stagioni, anche queste brevi poesie annoverano temi contrastanti
fra loro come il mistero (yugen), la povertà (wabi), l'instabilità
(aware) e l'isolamento (sabi).
Già nell'VIII sec.
d.C. fioriscono poesie brevi denominate tanka composti di 5-7-5-7-7 detti
anche waka, ossia per antonomasia "poesia giapponese", a sottolineare quanto
i nipponici si identificassero in questo genere. Nel IX sec. questa forma
letteraria ha un'ampia diffusione e riconoscimento anche fra le classi
alte e vengono instituite delle vere e propri gare di poesia (uta-awase).
Un secolo più tardi lo haiku si sviluppa come dialogo in cui un
poeta compone la prima strofa (kami-no-ku), mentre l'interlocutore completa
la seconda (shimo-no-ku), fino a coinvolgere sempre più partecipanti
e divenire una vera e propria poesia a catena (kusari-renga). In quest'ultima
forma comincia a delinearsi l'importanza che assumerà il primo emistichio
della poesia, poiché esso viene di norma affidato al poeta più
abile.
[da Bonaventura Ruperti,
La
funzione della poesia nella società giapponese: lo haikai]
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