a
Pier Paolo Pasolini
come ci svia l’impremura,
lo scandalo
dell’appartenenza, (è-chiaro-è-contemplato),
il forfait delle labbra
placate:
le gambe inclinate e con
la fronte
la fiacca fede tentiamo
e le fibre nervose
che stirano nella semovente
caduta
in concrezione: “nulla vieta
la preghiera, nulla ossida
all’inganno
della milizia astiosa”:
forse quel che ci tocca
che divenimmo tali
che divenimmo complici claudicanti
sotto i cornicioni sospesi
di penombra
a farneticare un gesto minuto,
forse che qui con la polvere
nel colletto, le tempie
in dissoluzione,
s’impone l’escogitare il
rovescio
imploso