I contributi dei visitatori di "Pagine corsare"

"Pagine corsare"
I contributi dei visitatori

Pasolini 1960
Ecce homo! Sono tutto qui.
Cosa vi aspettavate?
Materiali per un Coro visionario
di nuovi corsari

di Francesco Randazzo

.
 
Francesco Randazzo ha trasmesso un suo testo con le seguenti parole: «Vorrei dare il mio piccolo contributo a queste "Pagine Corsare", con una mia testimonianza di teatrante: Pasolini 1960, Materiali per un coro di nuovi corsari, vuole essere un'occasione, uno stimolo a ricercare in noi, oggi, un "manifestar per verba" che Pier Paolo ha testimoniato con la sua opera e con la sua vita. Per comprenderlo e comprenderci. Spero sia utile».
.
... Di nuovi corsari ci sarebbe bisogno, nuovi e forti, lucidamente folli, che abbiano il coraggio di vivere la Storia, che siano coscienze critiche del passato remoto e prossimo, pronte ad essere attive, fortemente attive nel presente.
.
Immaginare Pasolini, nel 1960, in una Siracusa mondana e provinciale, al Teatro greco - quasi un simbolo più che metafora della Storia e del Mito, mi permette, ci permette, di attivare attraverso un immaginario modello iconico, le energie intellettuali e fisiche, per comprendere ed interpretare, grazie a quel profeta che è stato Pasolini (ed oggi si vede chiaro), noi stessi, la realtà, la Storia e la tragedia senza eroi dell’umanità.
.
Ma ci vuole più coraggio. Per noi e per gli altri. Oltre all’incoscienza di voler insistere a fare teatro, di voler continuare a credere che la Poesia esista ancora, d’illuderci che l’Arte non sia soltanto una distrazione...
.
Francesco Randazzo


* * *

Qualcosa rifluisce e torna al punto di partenza 1
.
Sulla soglia
raccogliamo le carte disperse
riempiamo le borse
affrettiamo l'indugio
Sorrisi
Vociare
Grida
Saluti
Forse addii
.
Siamo giovani
giovani
giovani
giovani
e forti
forti
forti
forti
.
Fino a quando
.
Non importa
non c'è in quest'attimo
coscienza del futuro
Noi stessi
siamo
il futuro
.
Il mondo
Il Gran Teatro del Mondo
É
nelle nostre mani
nei nostri muscoli
nei nostri sessi
.
Siamo pronti
e i nostri padri
crediamo
siano morti
.
Tutti
.
Riposano
Polverizzati
dai millenni
del nostro delirio giovanile
sotto le pietre
del Teatro di Democopo
.
Sulla via che sale
in cima al Temenite
a sinistra della fonte
ululiamo come selvaggi
il nostro saluto alla loro Storia
alla Storia in genere
Intoniamo un canto e una danza
tecno-house of course
e proclamiamo così
con sudore e profusione d' istinti
il nostro uscire dalla terra degli uomini
e il nostro entrare nel cielo dei semidei
.
Rave Party per Divinità ctonie
.
Sotto troppa troppa luce
.
Siamo immemori
ma la memoria
vive
nell'archetipo enorme
che è e rimane
in noi
.
Ora la porta è aperta  Siamo sulla soglia
Ma qualcosa ancora ci trattiene
.
.
Perché questo terror
che si erige davanti
al mio cuore rapito
e intorno gli vola cieco?  2
.
Siede sulla pietra l'ombra di Pierpaolo
mentre assiste al suo martirio
nel suo essere Oreste
senza assoluzione
.
Non c'è pubblico intorno a lui
É solo e non guarda la scena
Ascolta soltanto e guarda il mare
e immagina la nave e il marinaio
l'approdo ed il tormento
che è suo e del suo eroe
mentre le Erinni
gli ronzano alle orecchie
e lo accusano negli studi della Raitivù
e lo processano per le parole
mentre tutti sanno
che i democristiani
hanno il potere di Dio al governo
ma adorano prenderselo in culo
fisicamente
dagli abitanti delle periferie
.
Ascolta Pierpaolo
e il mare col suo riflesso accecante
lo ferisce
.
É fuggito è fuggito da qui
Troppa luce Troppo bruciore interno
Troppo pericoloso accostarsi agli Dei brutali
che ancora abitano qui
Viene voglia di smembrarsi
distruggere la carne in metamorfosi
che la Chiesa chiama sacrifizio
ma nell'abisso del sangue che pulsa
è peccato - ipocrisia del metodo -
perché ciò che nell'Olimpo è sublimazione
all'inferno di Dante è suicidio e colpa
o perlomeno lussuria incontrollata
del corpo o della mente
.
Sant'Agostino ed Eschilo
Che tragedia
.
.
Adesso lo vedo coi miei occhi,
ne sono testimone,
ch'è l'ora del ritorno: eppure (...)  3
.
Le statue degli Dei e degli eroi
recitano per me
popolano l'orchestra e la skenè
intorno a me non c'è nessuno
solo io
Pierpaolo
Stanco di Vittorio
Quanto si compiace
Ho sostituito
gli attori
con opere d'arte
in marmo
rubate dalla mia immaginazione
ai Musei Vaticani
La trilogia è perfetta
la disposizione scenica immutabile
i loro gesti sono eterni
la loro bellezza è sconvolgente
e con la voce del mio pensiero
dicono
sublimi
i versi dell'Orestea
.
Tutto è di un biancore accecante
Chiudo gli occhi attoniti
sognanti
e riapro le palpebre
alla realtà
.
Sono circondato
Un mare di uomini
.
Ah fossi stato io Oreste
avrei aiutato mia madre
ma poi avrei odiato ancor di più Egisto
e come una Baccante l'avrei smembrato
e divorato
.
Vittorio è un attore della Comédie Française
nato per sbaglio in Italia
Riduce tutto all'estenuazione di un alessandrino
.
Ritorno al mio giardino di statue elleniche
Ritorno alla mia Orestea
.
È perfetta
.
.
Non c'è uomo che s'accontenti mai
di una vita felice: nessuno
che ci rinunci, nessuno che, schermendosi,
dica: «Ecco ora non chiedo più». 4
.
Che cosa
nel silenzio
resterà di me
Che cosa la memoria
farà suo di me
e porterà nella Storia
.
Ma questa Storia nostra
è cronaca di ore
Un genocidio
dopo un giorno
sparisce
come i cadaveri
portati giù dal fiume africano
.
Che cazzo vuoi Pierpaolo
mi dico
Che cosa sei in confronto
allo sterminio infinito
alla tragedia quotidiana
delle masse
.
Forse l'unica cosa che resterà
di questo secolo
immutabile
sarà l'impronta
di Armstrong sulla luna
.
Ma rimarrà nel cielo
Lontana
Anch'essa dimenticata
.
.
Manifestar significar per verba non si poria
ma per urli sì
e anche per striscioni; o canzoni... 5
.
Soltanto ormai
troppe Eumenidi
passeggiano
nelle nostre coscienze
Sfilano
come signore a un defilée
e non si impicciano
si fanno i fatti loro
e sposano dei ricchi
che le mantengono
nell'alta società
.
Le più sfortunate s'avventurano
a tentare un abbraccio
con qualche passante indifferente
E cantano canzoni di Mina
E la sera per la strada
si fumano intero
un pacchetto di Alfa
tossendo e ridendo
per la loro stupidità
.
Le Erinni
gridano
senza più voce
nei cortei e nelle manifestazioni
contro qualcosa contro qualcuno
Ma il loro urlo si confonde
con il rumore forte
dell'incoscienza
dell'umanità
.
E si accontentano
di qualche intellettuale
che si masturba  e si tormenta
per non riuscire a copulare
con questo mondo
che non gli appartiene
più
.
.
Il teatro che vi aspettate, anche come totale novità,
non potrà essere mai il teatro che vi aspettate.  6
.
Perché sognare ormai
O anche soltanto ricordare
quest'uomo Pasolini
tanto più se immaginato
perché noi non lo conoscemmo
eppure di lui sappiamo
E forse queste visioni
un po' incazzate
o un poco irriverenti
per taluni
potrebbero essere perché
Pasolini
e pare assurdo dirlo
assurdo ai benpensanti
Pasolini
è stato ed è un padre
per qualche gioventù
oggi non più di strada
ma spaurita corsara
annaspante verità perdute
e identità
che non a caso affiorano
nel pensarlo lì
a Siracusa
1960
Nel suo confronto
con la tragedia primigenia
della morte del mondo delle madri
.
Così pensarlo
Pierpaolo
forse è metafora
più viva
di tante descrizioni
di delitti e perversioni
usati per distogliere
e non capire a fondo
ciò che Pierpaolo
Pasolini
è stato
e nonostante
è
.
Mi piace
Ci piace
A noi giovani
colpevoli
o ignari
di padri fisici
immaginare
fantasticare
di lui
mentre la festa in suo onore
esplode
.
Musica Ballo Cocktail e Toilettes
.
Tutti lo aspettano
ma nessuno lo cerca
.
La Festa vera
Festa
Delirio e onnipotenza
del frivolo dopo teatro
Trionfo della chiacchiera
per dirla con Moravia
del cicaleccio inutile
d'idee e sentimenti
mostrati e mai avuti
.
Una festa anni sessanta
alla Fellini insomma
dove ovviamente lui
Pierpaolo
non c'è
.
.
Ecce homo! Sono tutto qui.

Cosa vi aspettavate? (...)  7

.
Solo
Sono tornato
corrompendo il custode
o forse è solo un marchettaro scaltro
con un bacio segreto
.
Sono entrato
di nuovo
nella grande cavea
ora spoglia
ora vera ed eterna
.
E qui
tenendo fra le braccia
questo giovane che mi pensa matto
e ovviamente frocio
guardo il cielo e la pietra
guardo le luci sul porto della città
che respira con un soffio gonfio
di buio e di sangue occulto
come un'arpia bellissima
.
E mi immolo
nel pensiero
.
Vaneggiando
.
Sono un guardiano
Attendo
ma non so che cosa
.
Recito forse
e sono
quello che dico
infine
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NOTE

  1. da Appunti per un'arringa senza senso, in Trasumanar e organizzar, di P.P. Pasolini, Garzanti,1971
  2. Coro dall'Agamennone di Eschilo, trad. di P.P. Pasolini, in Orestea, Istituto Nazionale del Dramma Antico, 1960
  3. Coro dall'Agamennone di Eschilo, trad. di P.P. Pasolini, in Orestea, Istituto Nazionale del Dramma Antico, 1960
  4. Coro dall'Agamennone di Eschilo, trad. di P.P. Pasolini, in Orestea, Istituto Nazionale del Dramma Antico, 1960
  5. da Manifestar (Appunti), in Trasumanar e organizzar, di P.P. Pasolini, Garzanti,1971
  6. da Manifesto per un nuovo teatro, di P.P.Pasolini, Nuovi Argomenti, gennaio-marzo1968
  7. Poema Politico, di P.P.Pasolini, in Trasumanar e organizzar, di P.P. Pasolini, Garzanti,1971
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Copyright: ©Francesco Randazzo
C.P. 207 S.Silvestro - 00187 - Roma Centro
http://digilander.iol.it/francescorandazzo

 
 

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