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Un aneddoto sul Maestro Pasolini e Bernardo Bertolucci
di Sandino Albanito

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Attilio BertolucciMentre stavo ascoltando Mozart, il meraviglioso adagio del concerto per clarinetto e orchestra K 622, mi è venuta la buona idea di inviare alla Redazione di "Pagine corsare" un aneddoto che riguarda il Maestro Pasolini e Bernardo Bertolucci. 

Questo sito mi fa avere qualche simpatica speranza perché penso che ancora c'è qualcuno che capisce il significato di ciò che sta dietro il nome PIER PAOLO PASOLINI.

Prima dell'aneddoto, vorrei esprimere qualcosa su questa Italia...

Questa Italia fa semplicemente, schifo (scusate il rozzo termine): il 2 novembre si ricorda Pasolini con qualche film in terza serata! Ci rendiamo conto che l'Italia è il Paese più ignorante del Mondo? I giornali, i mass-media di comunicazione, la stupidità delittuosa della televisione, alle ricorrenze di morte di questi grandi ricordano in questo modo? Il nostro popolo è un popolo di ignoranti, di pettegoli, di sciocchi, di imbecilli. Che disprezzo provo quando vedo programmi come quelli del primo pomeriggio su reti come Canale 5... La Televisione, non è più, come disse il Maestro: "Una stupidità delittuosa", ora è proprio una "genocida" della mente!! Io, per i miei miseri quindici anni, non posso farmi sentire né posso prendere decisioni autonome, purtroppo, anche se i miei parenti sono molto più ignoranti di me, ma quando potrò andrò a vivere in qualche altro Paese, probabilmente in Francia. Questa Italia non ricorda i Poeti, li tortura, lo stesso Pasolini disse "L'Italia, che mi tormenta da un ventennio"! L'ignoranza c'è sempre stata anche ai tempi del Maestro. Quando uscì il Decameron, ma anche Il fiore delle mille e una notte e I racconti di Canterbury, Pasolini pensò questi film come la "trilogia della vita", invece furono tutti denunciati! Tanto è vero, che il Maestro disse: "L'Italia è un Paese che non sa riconoscere una barzelletta oscena dal Decameron di Boccaccio"!!.

Ma ora lasciamo la rabbia e il disprezzo in dispensa e passiamo a questo simpatico aneddoto. 

Attilio Bertolucci, padre di Bernardo, aveva appuntamento una domenica con Pasolini. Pasolini ancora non abitava nello stesso stabile di casa Bertolucci. Attilio stava dormendo e in casa c'era solo il tredicenne Bernardo. Il giovane udì il suono del campanello e andò ad aprire: vide un uomo vestito umilmente (allora Pasolini non era affatto benestante), Bernardo aveva sentito parlare vagamente il padre di un certo Pasolini, ma non ne conosceva i connotati. La prima impressione che il ragazzo ricevette fu quella di trovarsi alla presenza di un ladro. Pasolini gli chiese: "Tuo padre è in casa?". Bernardo rispose: "Sì, un attimo ora lo vado a chiamare".

Detto questo chiuse la porta e andò a svegliare il padre, sbattendo la porta in faccia al visitatore e lasciando l'Intellettuale lì solo come un cretino sul pianerottolo! L'impressione che Pasolini diede a Bernardo era stata dettata dal suo vestito, che convinse Bernardo che quello era uno di quei tipici vestiti, gli unici buoni che avevano, di quei ladri, quegli uomini sui trent'anni di borgata.

Una volta svegliato il padre, Bernardo gli disse: "Papà, vedi che c'è uno alla porta che ti vuole". Attilio: "...E... fallo entrare". Bernardo: "Papà, vedi che forse è un ladro, che ci fa uno a quest'ora alla porta, uno che vuol parlare senza essere né un venditore né niente...". 

Il padre Attilio, essendosi per bene svegliato, si ricordò dell'appuntamento e disse: "Ma che fai! Quello è un grande poeta, vai ad aprire la porta!!!". Bernardo corse, fece entrare Pasolini e lo fece accomodare.

Bernardo aveva pregato il padre di non dire niente a Pasolini. Ma la prima cosa che Attilio disse dopo il saluto fu appunto lo scambio che aveva fatto della sua persona il figlio. Pasolini disse: "Ma a me fa piacere che mi si scambi per questi personaggi, perché sono proprio i personaggi che descrivo nelle mie storie! Quindi per me è un piacere grande..."
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1993 - Bernardo Bertolucci, testimonial
nel corso di una campagna europea per l'abolizione della pena di morte
 

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