Al di là
di questi versi,
di tutte queste parole,
c'è l'ultima immagine
e questa volta
questa immagine
è quella reale.
Sono l'anima della tragedia
conosciuta come Sofocle.
Sono nato sulle montagne
in una famiglia un po' fascista
il padre militare,
la madre dolce poetessa
della vita.
Pura vita che non è
più vita
ma pura e assetata voglia
di vita.
Dopo la guerra
sono scappato verso la Città
Eterna
per scrivere un manifesto
per un nuovo teatro
e poi nel cercare l'amore
morire sulle spiagge abbandonate
tra i campi sacri
abitati solo da corpi senza
anima
fuori dalla città
di Atena.
Dipingetela quest'ultima
scena in chiaroscuro!
Immaginatela davanti agli
occhi
come in una pittura del
Caravaggio
o qualche affresco di Giotto,
un film di Godard o di Pasolini!
Ora sono risorto
dal profondo silenzioso
dell'oscurità
per far sì
che non dimentichiate mai
la realtà dei corpi
che furono distrutti
dalle vostre parole.
Non dimenticate mai i giorni
della luce
i giorni della resistenza!
Perche sì,
al di là
di questi versi,
di questi rituali e
di queste recite
ci sono i corpi
che voi avevate distrutto
ma che FURONO QUI
e poi finirono…
… al posto loro
ora c'è soltanto
la loro immagine
questa umile fantasia!
Dunque nel nome di tutti
questi corpi perduti,
non dimenticate mai i giorni
della luce,
i giorni della resistenza!
La pura e disperata voglia
di verità!
Come disse il saggio poeta:
"la morte vera non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più
essere compresi…"
Solo così si ritorna
a sognare,
a vivere...
9 gennaio 2002