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Pasolini. Il cinema della poesia Introduzione
Nei sette capitoli che compongono questa tesi ho cercato di mettere a fuoco, in maniera via via più progressiva, lo stretto rapporto che esiste in Pasolini tra il suo fare cinema e la sua natura poetica. Per realizzare questo è stato necessario addentrarsi sia all’interno della sterminata bibliografia critica esistente su Pasolini, tra la gran mole di articoli, saggi, monografie, e contributi critici stralciati da Internet; e sia all’interno della vita dello stesso, analizzandone i grandi slanci e le pause di riflessione o di abiura.
Ecco perché l’ultimo capitolo ha quel titolo (La luce, alla fine), e perché comincia dove era iniziato anche il primo, (La morte di Pasolini), nel tentativo di ricreare quella circolarità che solo la morte ha spezzato. Ogni capitolo di questa tesi è una tappa all’interno dell’imbuto. Nel secondo (Tra cinema e poesia) si prendono in esame i rapporti esistenti fra i due linguaggi, quello del cinema e quello della poesia, utilizzati da Pasolini. Nel terzo (La realtà) viene esaminato quello che a detta di Pasolini fu il suo vero e unico idolo, dimostrando quanto il suo cinema e la sua poesia si influenzino a vicenda. Poi nel quarto e nel quinto (Cinema di poesia e Teorema) viene descritta la crisi di Pasolini e i suoi tentativi di risolverla creando un’osmosi fra i due linguaggi. Il sesto capitolo (La civiltà dell’eros) ci vede incastrati nel punto più stretto del collo dell’imbuto, laddove è impossibile tornare indietro o semplicemente voltarsi. È la stagione dei corpi, della Trilogia della Vita, dell’abiura, dei viaggi frenetici, del moltiplicarsi della propria voce e della grande negazione. E poi l’ultimo capitolo, quello dove la morte trova la sua consacrazione e, come già accaduto a molti, anziché sconfiggerlo ne suggella il destino e la memoria. Luigi Pingitore,
Pasolini. Il cinema della poesia |
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