Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

DOSSIER LA RABBIA DI PASOLINI
Il mosaico elegiaco di Pasolini
di Roberto Chiesi
Estratto da «Cineforum», n. 478, novembre 2008

Per lungo tempo si è creduto che Pier Paolo Pasolini avesse realizzato la prima parte de La rabbia contro la seconda, firmata da Giovannino Guareschi. Ossia si è creduto che il film di Pasolini nascesse con lo scopo di partecipare ad un rozzo duello in cui si fronteggiavano i rappresentanti di due opposte ideologie, secondo lo schema banaloide del "visto da destra, visto da sinistra", derivato da una rubrica ideata dallo stesso Guareschi per «Candido». In realtà, l'unico elemento di affinità ravvisabile fra Pasolini e Guareschi consiste nel fatto che fossero, ognuno a suo modo - e in modi diversissimi e certamente ad un livello neanche lontanamente paragonabile - due eterodossi, due disobbedienti, due anticonformisti, due voci fuori dal coro, quindi i meno indicati ad incarnare i rappresentanti ufficiali della sinistra e della destra.

Il "duello", come vedremo, in realtà fu un espediente raffazzonato dal produttore del film, Gastone Ferranti, dopo che Pasolini aveva già terminato il montaggio di un lungometraggio. Raffazzonato, va detto, con l'assenso concesso (sia pure a malincuore) dallo stesso Pasolini. Come dimostrano i documenti (1), La rabbia fu infatti un progetto ideato dal poeta-regista per un lungometraggio di cui avrebbe appunto dovuto essere l'unico autore. La parte di Guareschi fu quindi un "corpo estraneo" giustapposto al film di Pasolini dopo che questi aveva dovuto ridurlo presumibilmente di quasi  metà.

Sfruttando questa trovata pubblicitaria, Ferranti sperava di raddoppiare le opportunità commerciali del film, "vendendo" l'abbinamento di due nomi che, nelle sue speranze, avrebbero dovuto attirare il pubblico di sinistra come quello di destra. Se pensava di rassicurare la censura grazie alla presenza di Guareschi, mal gliene incolse (l'autore di "Don Camillo", in questo, fu un buon profeta perché aveva  previsto che il film avrebbe avuto delle difficoltà proprio a causa della sua parte).

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Come si è potuto constatare dalla penosa e triviale polemica sorta ai primi dello scorso settembre, alcuni giornalisti italiani continuano tuttora a credere (o a voler far credere) a quella che fu soltanto una rozza trovata pubblicitaria (2). Infatti esula dal loro metodo di lavoro l'esigenza di documentarsi in modo appropriato e rigoroso sulla materia di cui scrivono. In questo caso, però, hanno dimostrato che esula dal loro metodo anche l'esigenza di vedere il film (La rabbia di Pasolini) di cui parlano, prima di scriverci sopra alcunché. Questo conferma l'incompetenza focomelica che caratterizza un certo giornalismo italiano. Hanno, del resto, un illustre predecessore nello stesso Guareschi che denigrò La ricotta di Pasolini (3) senza prima avere avuto lo scrupolo di vederlo.

Di vero, in quel "duello", c'era soltanto il trailer pubblicitario in forma di lettera aperta che fu prodotto e sfruttato per il lancio del film, una sorta di videolettera ante litteram che Pasolini e Guareschi avevano accettato di indirizzarsi reciprocamente (4), a distanza e senza mai incontrarsi, oltre alle incongrue e goffe fotografie pubblicitarie per cui (sempre a distanza) avevano accettato di posare entrambi.

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NOTE

1   Cfr. i documenti conservati nell'Archivio Pasolini presso l'Archivio contemporaneo "Alessandro Bonsanti" del Gabinetto Vieusseux di Firenze, nel Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna e nell'Archivio Guareschi di Roncole Verdi.
2   Tre nomi per tutti: Pierluigi Battista, Marcello Veneziani e Alessandro Gnocchi, ma l'elenco è lungo. A conferma dell'ammirevole competenza di Battista, si ricorda che ne "La Stampa" del 31 maggio 1992, il giornalista aveva accusato Pasolini di aver omesso, nel suo film, la menzione dei fatti d'Ungheria. Peccato che la parte pasoliniana de La rabbia si apra proprio con l'evocazione di quegli eventi - "le colpe di Stalin sono le nostre colpe". Come nel 1992, l'ex militante di «Lotta continua» scrisse il suo articolo sul film, senza prima averlo visto, così nel 2008, divenuto solerte scrivano del Cavaliere, esprime la sua opinione su La rabbia di Pasolini, senza evidentemente averne mai presa visione. Battista è davvero un modello esemplare di coerenza intellettuale e rigore professionale.
3   Giovanni Guareschi, «P. P. P. eccetera», «Il borghese», 21 febbraio 1963.
4   Il testo del "prossimamente" è stato pubblicato in Pier Paolo Pasolini, «Le regole di un'illusione. Il cinema, i film», a cura di Laura Betti e Michele Gulinucci,  Roma-Milano, Associazione "Fondo Pier Paolo Pasolini" - Garzanti, 1991.

SU "LA RABBIA DI PASOLINI" VEDI ANCHE IN "PAGINE CORSARE":

il testo di Fabrizio Tassi
La riproduzione parziale di una pagina di "ABC"
che pubblicò uno scambio di pareri tra Guareschi e Pasolini
Una pagina della rivista "Cineforum"
Le pagine su La rabbia di Pasolini pubblicate nello scorso settembre
[Giuseppe Bertolucci, Tatti Sanguineti, Roberto Chiesi, Curzio Maltese e altri]
Pasolini l'arrabbiato: nostalgia del passato, ansia del futuro, di Daniele Cenci

 

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INVITO ALLA LETTURA
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE"
DA OTTOBRE 1998

























 


Il  mosaico elegiaco di Pasolini, di Roberto Chiesi - Estratto da «Cineforum», n. 478, novembre 2008

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