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Raja El Fani - Pier Paolo Pasolini: il linguaggio dei corpi


Pier Paolo Pasolini:
il linguaggio dei corpi
di Raja El Fani

Université de La Sorbonne – Paris IV
Année 2001-2002

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INTRODUZIONE

Con l’avvento degli anni Settanta, Pier Paolo Pasolini era più che mai impegnato ad osservare la fine della civiltà sottoproletaria, che lo ha portato a studiare più profondamente le cause e gli effetti del fenomeno di ciò che egli stesso ha chiamato "la mutazione antropologica". Benché si è sempre consapevoli dei risentimenti "patologici" che tali trasformazioni procurano a Pasolini, e quindi delle osservazioni estreme che egli a volte è indotto a fare, i film della Trilogia sono la testimonianza di un’ideologia corporea perfettamente dominata. Per cui era urgente, nei tempi di una tolleranza volta all’omologazione culturale, e perfino fisiologica, rapportare i corpi alle situazioni che più avrebbero rammentato l’essenza di una fisicità diversificata.

Il corpo nell’ultimo cinema di Pasolini non è solo un motivo estetico astratto che si introduce e si fonde tra gli altri elementi dei film, galleggiante nella trama senza una reale consistenza. Ma diventa anche un materiale di scelta al quale il regista attribuisce una determinante centralità, affinché possa imporre la sostanza del reale nell’immagine.

Tuttavia, per ricavarne la capacità visiva, e cioè una determinata presenza nell’immagine, Pasolini non si è limitato a proporre la nudità quale unico modo di descrivere la corporeità, bensì ha stabilito dei comportamenti volti ad esaltarne e a stabilirne la caratteristica fondante. Non per caso i film della Trilogia si svolgono in un passato più o meno ipotetico per cui è possibile esaminarne gli effetti sui corpi. Considerati i corpi quali forze figurative nei film, non è probabile che Pasolini abbia voluto sublimarli parte per parte, isolandone i particolari.

Il corpo, d’altronde, è un soggetto artistico impiegato per i bisogni di una composizione visiva, cioè filmica, perciò viene anche inevitabilmente messo in situazioni riduttive: l’eroticità, infatti, è un rischio di interpretazione lineare, che necessita una precisa contestualizzazione. Infatti, Salò ci permette di verificare il dramma del rovesciamento di tutto il linguaggio corporeo.

Ma il fatto che la corporeità porti Pasolini a curare l’apparenza dei personaggi, non finisce poi per fare dei suoi film dei ripetitivi omaggi all’aspetto fisico, oppure un contrasto di corpi tra loro, senza altra finalità che di ricreare e difendere utopisticamente il mito dei "popoli perduti"? Il motivo sessuale, d’altronde, attraversa i quattro film [Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte, Salò] adoperando per ognuno una caratteristica nuova e differente: in che senso quella differenziazione concretizza la sua ideologia? Come riesce Pasolini a "domare" una tale sostanza carnale all’interno dei film?

Decameron e Canterbury, per una loro comune struttura, specialmente per quanto riguarda l’andamento dei racconti, descrivono una linea evolutiva senza che l’ideologia di Pasolini implichi notevoli cambiamenti nella forma dei due film. Il problema, infatti, dell’uso dei corpi come protagonisti di film che in apparenza vogliono solo reiterare la versione più fisiologica della realtà, porta a registrare certe ricorrenze nelle attitudini dei personaggi. Sarà ciò che verificheremo nella prima parte. Le scene più corporeamente esaustive sono certo quelle in cui Pasolini definisce la sensualità controllandone i sensi comuni di rappresentazione, ma esiste, in ognuna di quelle scene, una grazia propria che rivela la ricchezza delle eventualità, dei casi fisici. Perciò occorre differenziare la statura maschile da quella femminile.

Nella seconda parte cercheremo di esaminare, senza più preoccuparci della continuità, altre soluzioni formali che comunicano una carica corporea: da quella emanante dalle scene di gruppo, a quella che rimanda agli interventi più espliciti del regista, per arrivare a evidenziare la definizione corporea più assoluta, ossia il sesso. Però, non si tratta solo di valutare quale sia la situazione più atta a privilegiare la struttura corporea, bensì di rivelare quale sia la determinazione ideologica del linguaggio corporeo pasoliniano.

Nella terza parte, ci si interrogherà sulla forza diminuita dei corpi in un contesto sfavorevole, in cui, cioè, si tende a distruggere i valori della fisicità. Le raffigurazioni della morte culminano in Salò, ma questa è presente anche nei film della Trilogia, per cui è utile determinare in quali termini incide sui valori corporei. Infine, si vedrà quale dignità rimanente dei corpi postconsumistici vale di essere menzionata da Pasolini, dietro tutta la lacerazione della fisicità in Salò.

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Raja El Fani, Pier Paolo Pasolini: il linguaggio dei corpi
Raja El Fani, Le cinéma antique de Pasolini et Fellini: ٥dipe roi, Médée et Satyricon
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