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I contributi dei visitatori
Alberto Ferrari, Momenti teatrali nell’opera e nella fortuna di Pier Paolo Pasolini

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DOPO IL SILENZIO, IL TEATRO
2.1   MEGLIO È TACERE

Una scena di 'Orgia' (da www.theatre-contemporain.net)All’inizio degli anni sessanta Pasolini sente forte l’esigenza di gettare “il suo corpo nella lotta” 73: l’intellettuale deve combattere l’avvento di un disastroso neocapitalismo che rischia di far precipitare il mondo in un dopostoria dove la civiltà contadina e il sottoproletariato tanto amati dal poeta scompariranno per sempre; lo strumento migliore per intervenire con l’urgenza e la chiarezza necessarie è senza dubbio il giornalismo - e qui nasce il Pasolini “corsaro”, opinionista discusso e contestato: per ora si esprime soprattutto sul settimanale “Vie Nuove”; bisognerà però attendere il 1973 perché cominci l’oramai celeberrima collaborazione al “Corriere della Sera”, dove appariranno gli interventi più polemici e quindi più discussi 74.

Se la pars destruens è affidata anche a questi articoli sulla stampa periodica, la possibilità di una salvezza si prospetta attraverso i viaggi che a partire dal 1961 il nostro poeta farà in Asia ed in Africa : soprattutto l’Africa va sempre più profilandosi come unica possibile alternativa, mondo vergine ed incontaminato rispetto alla disumanizzazione alienante e ai miti del falso progresso; è una terra che non a caso nel ventennio sessanta - settanta affascina altri uomini di cultura ed in particolare teatranti alla ricerca di una nuova ed autentica ritualità, come ad esempio Peter Brook. 75

Nel frattempo Pier Paolo continua nella sua attività di regista, (ri-)legge il Vangelo e gira i film “cristiani” La ricotta (1963) ed Il Vangelo secondo Matteo (1964): da anticlericale quale si definiva Pasolini diceva di non poter negare duemila anni di cristianesimo e la loro forza anche su di lui; il clima conciliare instaurato da Giovanni XXIII dovette certo influire se non ispirare Il Vangelo, dedicato proprio al “papa buono” 76, opera di speranza, messaggio di non conformismo e originalità in un momento in cui il poeta-regista si sente assediato da una piatta ma strisciante uniformità.

Tra le varie omologazioni che il nostro denuncia in questi anni quella che più c’interessa in questa sede è senza dubbio l’omologazione linguistica: il latino come lingua letteraria delle élites intellettuali scompare, prevale ovunque una nuova lingua molto comunicativa e poco espressiva basata su linguaggi tecnico-scientifici i cui centri creatori non sono certo le università ma le aziende, immiserendo l’italiano con la sua ricchezza di forme e lemmi – italiano che al contempo, povero e spurio, rinasce come lingua nazionale.

Poesia in forma di rosa77è la raccolta poetica che prova – attraverso una struttura “sporca”, contaminata da linguaggi specialistici e cadenzata da (non-) ritmi prosastici – ad immergersi in questo ribollimento linguistico; ma in modo rabbioso e disperato, presentendo che “meglio è tacere, prefigurando / il narcissico sciopero, l’ultima pace”.

Pasolini abiura dal “ridicolo decennio” che precede questi versi, dall’ideologia ma pure dalle forme poetiche sperimentate (“È passato il tuo tempo di poeta”, scrive tra l’altro), anche se la poesia rimane pur sempre l’unica vera opposizione al sistema, “giustizia” profetica che “cresce in libertà, nei soli dell’anima”.

Dopo anni di inesausta vitalità creativa, nel 1965 Pasolini tace (non manderà più alle stampe alcuna raccolta poetica fino all’autoantologia del 1970) trovando conferma che è nel cinema il codice dei codici che permette di scrivere la semiologia totale della realtà78 con il cinema si rappresenta la realtà attraverso la realtà stessa, senza distanzianti mediazioni di parole, che “frapponevano tra me e la vita una sorta di parete simbolica”, ricorderà il nostro nell’intervista a Duflot 79.

Nel sempre pressante ed utopico desiderio di un’esistenza completamente libera, originaria, praticamente intrauterina (che aveva già dato origine ai grandi miti del Friuli, dei ragazzi di vita, dell’Africa ed anche al grande amore per Ninetto Davoli), il mezzo ora prescelto, il cinema, “non è che il momento ‘scritto’ di una lingua naturale e totale, che è l’agire nella realtà”. 80 È un’approssimarsi a quell’esperienza teatrale che a noi interessa, dove il corpo degli attori è direttamente chiamato a rappresentare idee che si incarnano in personaggi comunque mai univoci e monolitici, pasolinianamente scissi e contraddittori.

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NOTE

73 L’espressione si trova nel componimento Poeta delle ceneri, oggi in Bestemmia, cit., vol. II, pag.2082, ed anche altrove in questi anni, emblema della sempre più disperata volontà del poeta di approssimarsi alla realtà com’è veramente, superando ogni mediazione anche letteraria e per esempio dedicandosi al più “concreto” cinema.
74 La collaborazione a “Vie Nuove” inizia il 28 maggio 1960 per terminare il 30 settembre 1965: vedi qui, nota 67. Gli articoli sul “Corriere della Sera”, apparsi tra il 7 gennaio 1974 ed il 18 febbraio 1975 sono stati raccolti in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975 (nuova edizione 1990) e si trovano anche in Scritti sulla politica e sulla società, cit. Pasolini scrisse occasionalmente anche per altri periodici, come il quotidiano romano “Il Tempo”, il settimanale “Il Mondo”, il quotidiano “Il Giorno”, la rivista “Tempo Illustrato” dove terrà una rubrica tra il 1968 ed il 1970; presterà anche la sua firma – nel 1971 - come direttore responsabile di “Lotta continua”. Alcuni altri articoli sono stati raccolti in Lettere luterane, Einaudi, Torino 1976, oggi sempre in Scritti sulla politica e sulla società, cit.
75 Brook, dopo esser già stato a Persepoli nel 1971 mettendo in scena Orghast, tra il dicembre 1972 ed il febbraio 1973 affronta un viaggio in Africa con una troupe di trenta persone offrendo agli indigeni piccoli spettacoli e ricevendo in contropartita danze e riti locali. Vedi M.De Marinis, Il nuovo teatro 1947-1970, Bompiani, Milano 1987.
76 Sulla genesi del film sul vangelo Pasolini si è espresso in particolare nelle interviste di Halliday, Pasolini su Pasolini, cit., e di Jean Duflot, Il sogno del centauro, cit. I copioni dell’opera come di molti altri film pasoliniani sono oggi agevolmente consultabili in P.P.Pasolini, Per il cinema, a cura di W.Siti e F.Zabagli, 2 voll., Mondadori, Milano 2001.
77Poesia in forma di rosa esce per la prima volta nel 1964, per i tipi di Garzanti. E’ riedita, con variazioni, in Le poesie, Garzanti, Milano 1975 e oggi si trova anche in Bestemmia, cit., vol. II. Per un sintetico ma completo sguardo a questa raccolta, vedi G.Jori, Pasolini, cit., pagg.74-81; e F.Panzeri, Guida alla lettura di Pasolini, Mondadori, Milano 1988.
78 Questi concetti ed altri come quello di cinema di poesia si trovano nelle ampie riflessioni che Pasolini svolge sul cinema in questi anni, poi raccolte in Empirismo eretico, Garzanti, Milano 1972, oggi in P.P.Pasolini, Scritti sulla letteratura e sull’arte, cit. In particolare, segnaliamo gli scritti Il cinema di poesia, La lingua scritta della realtà, Res sunt nomina, Il non verbale come altra verbalità, Il cinema e la lingua orale, Il codice dei codici. Vedi anche le interviste Il sogno del centauro, cit., e Pasolini su Pasolini, cit.
79 In J.Duflot, Il sogno del centauro, cit., pag.25, dove Pasolini scrive anche: “…è lì forse la vera tragedia di ogni poeta, di non raggiungere il mondo se non metaforicamente, secondo le regole di una magia in definitiva limitata nel suo modo di impossessarsi del mondo.(…) Ora, ho scoperto molto presto che l’espressione cinematografica mi offriva, grazie alla sua analogia sul piano semiologico (…) con la realtà stessa, la possibilità di raggiungere la vita in modo più completo.
80La lingua scritta della realtà, in Empirismo eretico, cit., pag.206.


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