. I
contributi dei visitatori Alberto Ferrari,
Momenti
teatrali nell’opera e nella fortuna di Pier Paolo Pasolini
2.2 UN
NUOVO TEATRO PER UNA NUOVA SOCIETÀ
Per
quanto concerne la precisa data di scrittura delle sei tragedie, su cui
si è fatta un po’ di confusione, ha forse dato la parola risolutiva
Stefano Casi80bis:
Pasolini ha sempre parlato, dal 1969 – quindi a posteriori - di un inizio
delle stesure avvenuto nel 1965, data coincidente con una lunga convalescenza
causata da ulcera e con la lettura dei dialoghi platonici. Ma l’ulcera
si è potuta datare marzo 1966 81:
il lapsus è spiegabile con il coinvolgimento nel dibattito su scrittori
e teatro (di cui a breve diremo), dove maturano le prime riflessioni su
una forma d’arte sino a quel momento inesplorata, proprio nel’65; e con
l’uscita nello stesso anno del film Uccellacci
e uccellini, dove ogni velleità ideologica di un’arte che
educhi il popolo viene definitivamente abbandonata: in piena crisi ideale
e stimolato da nuovi fermenti culturali l’autore può dedicarsi con
la consueta foga ad un genere per lui quasi inedito; la lettura delle opere
di Platone lo stimola al dialogo come nuovo modus poetandi. 82
Il teatro
consente tra l’altro a chi si vuole anzitutto poeta di continuare
a scrivere versi, fatto che può richiamare alla mente il D’Annunzio
tragediografo: ma l’analogia già qui si ferma, se si pensa agli
arcaicizzanti e lussureggianti versi dannunziani a confronto con la prosodia
pasoliniana, che pure costituisce una partitura non facilmente recitabile.
L’intento
di Pasolini - che a prima vista può apparire contraddittorio - è
da una parte quello di fare rinascere “una poesia orale (andata da secoli
perduta anche nel teatro)”, dall’altra quello di mettere alla prova
anche sul palcoscenico – dopo le prime esperienze cinematografiche - la
lingua delle azioni come lingua della realtà, dove un corpo
è rappresentato da un corpo, e un azione per mezzo di un’azione:
“vivendo noi ci rappresentiamo, e assistiamo alla rappresentazione altrui.
La realtà del mondo umano non è che questa rappresentazione
doppia, in cui siamo attori e insieme spettatori: un gigantesco happening,
se vogliamo”. 83
Ma il nuovo
teatro vuol essere rappresentativo della società: e l’azione non
servirebbe a rispecchiare il mondo contemporaneo quanto la parola. Infatti
è quest’ultima il mezzo di comunicazione privilegiato se non unico
della borghesia dominante, con la verità espressiva del corpo rimasta
confinata al purissimo ed emarginato universo sottoproletario, anch’esso
peraltro in crisi perché insidiato dall’omologazione.
Così
nasce la tragedia borghese, che è tragedia per consentire
una distanza critica ed una condanna che unicamente l’intellettuale-eroe,
rimasto drammaticamente solo rispetto ad una classe che omologa a sé
l’intera umanità, può emettere; così nasce un teatro
politico che però non vuole, brechtianamente, offrire soluzioni,
ma solamente dare atto di insanabili contraddizioni. 84
Attraverso
una struttura ad episodi, ciascuno indipendente e non consequenziale, si
fa luce su un problema particolare - ma in fondo sempre sul problema
per eccellenza, la vita stessa e il dolore di questo esserci, con il desiderio
struggente di un’unità perduta - che viene spremuto e sviscerato
fino alle estreme conseguenze: ma la soluzione è demandata dal palcoscenico
alla platea, sta al pubblico una riflessione critica e personale.
Va però
sottolineato che anche il logos non gode di un credito incondizionato
che renda ogni discorso saldo e geometrico, spesso “i sospiri di nostalgia
o le grida della rabbia intaccano anche l’ultimo brandello di realtà
rimasto proprio nella parola: la phonè. Il suono si contrae in urlo,
poi anche questo viene soffocato dalla coscienza. La voce si affievolisce,
tace. Il silenzio finisce per avvolgere la scena di un teatro forse irrealizzabile”
(Liccioli 85).
C’è
un indicibile, c’è un magma viscerale che rimane e sempre
rimarrà enigma irrisolvibile, che spezzetta i discorsi di quasi
tutti i personaggi delle tragedie; e non è un caso che dopo una
prima stesura di getto nel periodo successivo alla convalescenza da ulcera
la maggior parte dei testi drammatici sarà sottoposta a continui
rimaneggiamenti e revisioni, e solo PiladeeAffabulazionesaranno
pubblicati su “Nuovi Argomenti” nel ’67 e nel ’69, mentre Calderónsarà
edito dai tipi di Garzanti solamente nel 1973. 86
Non per
questo Pasolini rinuncia ad un tentativo di seria e rigida teorizzazione
della sua idea di teatro, pur nella forma “sloganistica” ed ultimativa
del suo Manifesto per un nuovo teatro.
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NOTE
80bis
In S.Casi, Pasolini un’idea di teatro, cit., pagg.103-104.
81
Vedi E.Siciliano, Vita di Pasolini, cit., pag.393.
82
“La discendenza platonica è segnale di una poesia che intende
presentarsi quale ‘drammaturgia’ del pensiero e della coscienza, nel primato
dell’idea, del pensiero giudicante” (G.Jori, Pasolini, cit.,
pag.85).
83
Vedi Empirismo eretico, cit., ed in particolare il saggio La
lingua scritta della realtà.
85
In E.Liccioli, La scena della parola, cit., pag.201.
86
Diciamo qui una volta per tutte che le sei tragedie di Pasolini sono raccolte
in P.P.Pasolini, Teatro, cit. Come detto Pilade uscì
su “Nuovi Argomenti”, nel numero di luglio-dicembre 1967; Affabulazione
pure, ma nel numero di luglio-settembre 1969. Le due tragedie sono state
poi raccolte in un volume Garzanti nel 1977, e di Affabulazione
è uscita una nuova edizione da Einaudi, Torino 1992. Porcile,
Orgia, Bestia da stile sono state pubblicate per la prima volta e raccolte
in un unico volume sempre da Garzanti, nel 1979.Ricordiamo infine che tutte
e sei le tragedie sono state anche raccolte nel volume Teatro, prefazione
di G.Davico Bonino, Garzanti, Milano 1988.