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Alberto Ferrari, Momenti teatrali nell’opera e nella fortuna di Pier Paolo Pasolini

8.4   IPOTESI DI LAVORO

Necessariamente ci si è qui limitati ad analizzare tre messe in scena ritenute significative perché allestite da registi di un certo nome e spessore, ma la scelta è stata certamente arbitraria, e si è voluto lavorare su rappresentazioni abbastanza recenti: ci sembra giusto indicare brevemente altre possibili piste da seguire per approfondire la fortuna delle opere drammatiche di Pasolini nella scena contemporanea.

La stagione teatrale 1977/1978 è stata importante da questo punto di vista, e la prima a tre anni dalla morte del poeta in cui siano state messe in scena le sue tragedie borghesi, per lo meno da uomini di teatro di una certa rilevanza.

Da segnalare anzitutto l’Affabulazione di Vittorio Gassmann (foto a sinistra), tra i primi a scoprire con intuito non indifferente le potenzialità drammaturgiche dei versi pasoliniani, in particolare di un testo dove il rapporto padre-figlio rivela la sua perenne attualità: la regia di uno dei più grandi attori italiani si è ovviamente caratterizzata nel mettere in evidenza le capacità istrioniche del medesimo nel ruolo dominante del Padre, tanto che lo spettacolo è stato definito da qualcuno “saggio di bravura” di un solista.250

Allo stesso 1978 della performance gasmanniana risale il primo approccio di un regista allora in via di affermazione che avrà negli anni ancora a che vedere con Pasolini e il suo teatro: si tratta di Luca Ronconi, che come già accennato.251 mette in scena il Calderon a Prato nell’ambito di un progetto – laboratorio che si confronta con testi in qualche modo afferenti alla dimensione del sogno, come peraltro il regista farà ancora anni dopo alla direzione del Piccolo con il suo Progetto Sogno. Sarebbe interessante mettere a confronto questa messa in scena, derivante da un incontro con il testo quasi occasionale per ammissione dello stesso Ronconi, con gli spettacoli del Trittico Pasolini del 1993, del quale abbiamo peraltro analizzato solamente Affabulazione.

Non ci pare che dopo la stagione 1977/78 si segnalino significative riprese dei drammi pasoliniani, fino al 1985 che vede non solo il ritorno di Gassmann al confronto con Affabulazione – e sarebbe utile qui capire cosa sia cambiato nella regia e nell’interpretazione a distanza di sette anni dalla precedente messa in scena – ma soprattutto la prima versione di Orgia per una regia non pasoliniana, ma curata da Mario Missiroli per il Teatro Stabile di Torino. 252, teatro che già aveva ospitato la celebre e discussa regia di Pasolini nel 1968: la continuità è in qualche modo sottolineata dalla presenza in scena di Laura Betti, ancora nel ruolo della Donna, ma indubbiamente la recitazione cambia e di molto, in un’ambientazione che vuol essere quotidiana rispetto alla didascalica e sperimentale versione dell’autore stesso del testo; un confronto tra i due spettacoli sarebbe indubbiamente fertile di indicazioni, magari accostandosi anche alla messa in scena di Castri del 1998 da noi analizzata nel dettaglio.

E’ probabilmente alla stagione teatrale 1988/89 che però risale una grande ripresa nei teatri di rappresentazioni di testi (non solo quelli drammatici) di Pier Paolo Pasolini; la fortuna scenica del poeta di Casarsa cresce insieme al suo mito e alla sua “attualità profetica”, e si dirama giù per li rami dei piccoli teatri minori nonostante le difficoltà di approccio alla sua opera drammatica: ci limitiamo qui a segnalare una prima versione scenica di Porcile, al Teatro dell’Orologio di Roma e per la regia di Roberto Guicciardini, e ancora una volta il ritorno sul palco di Orgia, stavolta all’Out-Off di Milano con la regia di Antonio Sixty.
 

250 Vedi E.De Angeli, Il grande capocomico chiede il sorpasso, “La Repubblica”, 14 dicembre 1977.
251 Vedi qui, 8.1.
252 Per approcciarsi alla regia di Missiroli può essere utile leggere il Programma di sala di Giovanni Raboni, pubblicato su “Il Patalogo” 8, 1985.

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