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I
contributi dei visitatori
Alberto
Ferrari
Momenti
teatrali nell’opera
e
nella fortuna di Pier Paolo Pasolini
Tesi di Laurea
- Università di Pavia, giugno 2002
Relatore Prof.
Sisto Dalla Palma (Direttore Teatro dell’Arte di Milano)
Correlatore Prof.
Stefano Giovanardi
©Alberto
Ferrari 2002-2003
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Alberto Ferrari ha proposto a "Pagine
corsare" la pubblicazione della sua tesi di laurea, un lavoro accolto con
entusiasmo poiché arricchisce la sezione
teatro del sito, finora non in primo piano come avrebbe potuto
essere. Dalla curatrice delle pagine dedicate a Pier Paolo Pasolini i complimenti
ad Alberto Ferrari e un sentito ringraziamento. Come di consueto, la tesi
è proposta integralmente all'attenzione dei visitatori del sito.
Alcune illustrazioni che corredano questo lavoro, scelte dalla curatrice
del sito, sono costituite da fotografie di sale teatrali italiane e da
riproduzioni di teatri di tutto il mondo raffigurati in dipinti dal Seicento
ai giorni nostri.
I testi di Alberto Ferrari sono depositati.
Non ne è consentita quindi alcuna riproduzione. Per qualsiasi comunicazione,
richiesta o informazione, si prega di prendere contatto
con l'autore.
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INTRODUZIONE
Si può
narrare la storia di Pasolini e della sua opera come la storia di un’ossessione
per il linguaggio: la storia del continuo approssimarsi ad uno stile, ad
un genere, ad una poetica e del successivo abbandono per una nuova folgorazione,
una nuova concezione dell’arte – del mondo. Il tentativo disperato del
poeta è afferrare la vita, la realtà, la cosa in sé:
per questo ogni lingua sarà sempre insufficiente, ogni parola sarà
un filtro maledetto, un medium necessario quanto bugiardo e falsificante;
in questo senso “Leopardi appare il modello non dichiarato dell’officina,
dello zibaldone critico e sterminato, con imprestiti continui tra prosa
e poesia, cambio di poetiche, attraversamento di generi, utilizzo della
maniera come strumento di verità. Un’avanguardia della tradizione”
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Se Artaud
ha varcato la soglia concependo un teatro “puro” che riesce (ma effettivamente:
è riuscito?) a fare a meno degli alambicchi dell’alfabeto esprimendo
la crudeltà della vita in rappresentazioni che si volevano uniche
e non ripetibili, Pasolini arriva a definirsi “schiavo della Lettera”,
pur tentando anch’egli continuamente di affrancarsene sentendo di voler
uscire “fuori dalla pagina” e dai suoi limiti rispetto alla vita vera;
e la sua produzione è una vicenda di passioni e tradimenti, dal
friulano di Poesie a Casarsa al
romanesco di Ragazzi di vita,
dall’impegno sociale e politico di Le
ceneri di Gramsci al ritorno alle origini de L’usignolo
della Chiesa Cattolica, dalla scoperta del cinema al nuovo teatro
borghese, dalla trilogia della vita al mortifero
Salò,
fino a Petrolio, tentativo
di capitolazione finale di tutta la realtà in un grandioso pastiche
che mescoli e contamini generi e linguaggi tradizionalmente separati…
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Il teatro,
scoperta “improvvisa” e amore divorato nel giro di quattro anni, si situa
appieno in questo percorso accidentato e prolifico.
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Esso
è frequentato dal nostro autore con diversa intensità fin
dall’apprendistato alle Lettere, anche attraverso più o meno improvvisate
messe in scena o la scrittura di testi autonomi; ma si può dire
che mentre queste prime prove rientrano nell’alveo di una serie di opere
minori concepite avendo come riferimento primo la poesia e la letteratura
scritta, lo specifico teatrale interesserà Pasolini solo a partire
dal 1966, con la scrittura quasi di getto delle sei
tragedie cosiddette borghesi e soprattutto nel 1968 con la redazione
dello scritto teorico
Manifesto per un
nuovo teatro, che più c’interessa in questa sede per le
affermazioni che contiene e che costituiscono l’unica testimonianza di
una sia pur particolare teoria teatrale del poeta friulano.
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Certamente
esistono parole sparse, affermazioni apodittiche, brani di interviste che
– sempre soprattutto dal ’66 – costituiscono valide integrazioni e indizi
per completare o anche contraddire l’idea di teatro esposta nel manifesto:
di tutto questo cercheremo di rendere conto.
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Ci preme
anche investigare gli anni precedenti alla metà dei sessanta non
solo perché come detto sono vari anche se perlopiù dilettanteschi
i tentativi di approccio alle scene e alla drammaturgia, ma anche perché
la produzione di Pier Paolo Pasolini costituisce un unico inestricabile
viluppo per cui ogni singola opera è ben meglio leggibile se affrontata
insieme a quelle passate e contemporanee, e ogni singolo periodo è
meglio compreso solo se si è a conoscenza dei periodi precedenti,
delle forme e degli stili precedentemente prediletti.
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Così,
non parranno fuori luogo i continui cenni alla produzione poetica, narrativa,
cinematografica, saggistica; e non crediamo sia fuori luogo neppure ripercorrere
brevemente gli anni – che non sono molti – che dallo spegnersi dell’interesse
(poi mai davvero sopito) verso il teatro portano alla morte del nostro
autore.
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Si è
anche cercato di mettere a confronto analiticamente la teoria teatrale
con un’opera scelta a titolo esemplificativo, per meglio comprendere
quali sono le coerenze e le discrepanze tra enunciazioni paradigmatiche
e scrittura drammatica; in questo senso crediamo sia stato utile rivivere
anche l'unica messa in scena che Pasolini curò personalmente come
regista, cioè Orgia rappresentata
nello stesso ’68 del Manifesto per un nuovo teatro allo Stabile
di Torino.
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L’ultima
parte di questo lavoro vorrebbe brevemente dar conto di come l’eredità
pasoliniana nel mondo del teatro dia frutti in particolare negli anni a
noi più vicini, avvalorando l’ipotesi di testi a loro modo profetici,
o forse addirittura oramai classici, e quindi sempre capaci di dire nuove
cose. Non stupisce allora che grandi nomi della scena contemporanea abbiano
voluto cimentarsi con i drammi del poeta di Casarsa, ed è proprio
degli spettacoli di tre valenti registi come Ronconi, Tiezzi e Castri che
abbiamo voluto trattare in particolare, preferendo concentrarci su rappresentazioni
di un certo valore piuttosto che fare elenchi scarni di numerosi allestimenti.
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Per quanto
concerne le fonti cui abbiamo attinto per questa ricerca citiamo anzitutto
la Biblioteca della Facoltà di Lettere dell’Università di
Pavia, dove sono rinvenibili tutti i testi editi di Pasolini, necessari
a farsi un quadro dell’opera in generale, e dei testi drammatici o degli
scritti vari sul teatro in particolare. Sono pochi i testi critici dedicati
specificamente al teatro del nostro autore, e li abbiamo trovati direttamente
alle Librerie Feltrinelli di Piazza Duomo, a Milano. Altre opere di critica
che contengono più o meno ampi riferimenti alla produzione drammatica
e all’idea di teatro di Pasolini, oltreché le biografie principali
dello stesso sono state consultate sempre presso la Biblioteca di Lettere
di Pavia, o in quella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
di Milano.
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Le riviste
che contengono saggi in proposito sono state trovate alla Biblioteca Comunale
Sormani di Milano, dove sono su microfilm anche tutti gli articoli di quotidiani
o altri periodici dedicati all’uscita in unico volume del Teatro
pasoliniano ne “I Meridiani” della Mondadori.
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Inquadrare
storicamente il mondo del teatro negli anni in cui Pasolini opera e scrive
le sue tragedie è stato possibile grazie a volumi trovati alle Librerie
Feltrinelli o sempre alla Biblioteca Comunale Sormani.
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Per l’allestimento
di Orgia curato dal poeta stesso nel 1969 per il Teatro Stabile
di Torino, abbiamo potuto consultare presso gli Archivi dello stesso ente
il programma di sala, le foto di scena nonché un’ampia serie di
recensioni dell’epoca.
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Infine
per le messe in scena successive alla morte dell’autore abbiamo anzitutto
consultato presso la Biblioteca di Comunicazioni e Spettacolo dell’Università
Cattolica di Milano i volumi dell’annuario del teatro “Il Patalogo” contenenti
l’elenco cronologico di tutte le rappresentazioni nei teatri italiani,
poi una volta effettuata la scelta di tre spettacoli particolari da analizzare
abbiamo attinto materiale in proposito dalle recensioni su settimanali
e quotidiani conservate su microfilm presso la Biblioteca Sormani di Milano;
per Affabulazione di Ronconi
abbiamo anche ritrovato un programma di sala e potuto visionare una ripresa
video dello spettacolo presso l’Archivio del Piccolo Teatro di Milano,
oggi diretto dallo stesso Ronconi; per Orgia.di
Castri del materiale è stato visto presso il Teatro Stabile di Torino;
su Federico Tiezzi che ha curato la regia di Porcile
ci siamo procurati un volume presso la Libreria dello Spettacolo di Milano,
e abbiamo letto l’intervista di Ponte di Pino sul sito allestito dal critico.
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NOTA
G.D’Elia, Gli ottant’anni di Pasolini, in “L’Unità”, 24 febbraio
2002.
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RINGRAZIAMENTI
Grazie alla mia famiglia:
Macho, Papuc, Ale; ed anche Anna e Ste.
Grazie a Laura.
Grazie alla mitica NochoLina.
Grazie ai miei amici Andrea,
Olga, Lorenzo.
Grazie ai parenti zia “Concert”
Rosanna, zii Enrico ed Elena, le cuginette Tata e Becky . Nella memoria,
grazie anche a zio Aldo, nonna Gisa, nonno Donato.
Grazie a Iole, Maximilian,
Luca.
Grazie agli amici di “una
vita” Paolo, Chiara, Susanna, Maurizio.
Grazie a tutti i “cugini
di montagna”: Francy, Pippo, Giorgio&Stefy, Stefano; grazie ai “cugini
aquisiti” Giova e Manero; grazie agli altri amici di montagna Roby, Marta,
Elena.
Grazie agli amici del GHAR
ed in particolare a Fra, Silvia, Maria Chiara, Chiara, Elena. E naturalmente
grazie a tutti i “ragazzi” e specialmente ad Andre, che parla con gli occhi.
Grazie a Mimma Grazioli,
dalla pazienza e dolcezza infinite.
Grazie alle professoresse
Puliti e Celenza, che al liceo mi hanno guidato alla scoperta della letteratura.
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Alberto
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