Pier Paolo Pasolini
L'ideologia
.
Poeta delle ceneri.
La collaborazione al "Setaccio".
L'adesione al Partito comunista
italiano
di Angela Molteni
e Massimiliano Valente
..
.Poeta
delle ceneri
Come sono diventato marxista?
Ebbene… andavo tra fiorellini
candidi e azzurrini di primavera,
quelli che nascono subito
dopo le primule,
– e poco prima che le acacie
si carichino di fiori,
odorosi come carne umana,
che si decompone al calore sublime
della più bella stagione
–
e scrivevo sulle rive di
piccoli stagni
che laggiù, nel paese
di mia madre, con uno di quei nomi
intraducibili si dicono
“fonde”,
coi ragazzi figli dei contadini
che facevano il loro bagno
innocente
(perché erano impassibili
di fronte alla loro vita
mentre io li credevo consapevoli
di ciò che erano)
scrivevo le poesie dell'”Usignolo
della Chiesa Cattolica”;
questo avveniva nel '43:
nel '45 “fu tutt'un'altra
cosa”.
Quei figli di contadini,
divenuto un poco più grandi,
si erano messi un giorno
un fazzoletto rosso al collo
ed erano marciati
verso il centro mandamentale,
con le sue porte
e i suoi palazzetti veneziani.
Fu così che io seppi
ch'erano braccianti,
e che dunque c'erano i padroni.
Fui dalla parte dei braccianti,
e lessi Marx.
[…]
(Da Pier Paolo Pasolini,
Poeta delle Ceneri in Bestemmia - Poesie disperse II)
.
.
1942. La collaborazione
al "Setaccio"
Già quando aveva vent'anni,
nel 1942, Pasolini collaborò alla redazione della rivista "Il Setaccio",
nata nell'ambito della "Gil" dell'Università di Bologna (durante
il regime fascista, l'associazione studentesca allora istituita nelle università),
vi sono i primi segni di un antifascismo sia pure naïf e volto per
il momento solamente agli aspetti culturali di una opposizione al potere
costituito (se i "moderni" sostenitori di un'assurda appartenenza del poeta
a una ideologia di destra non confidassero, per le loro asserzioni, fondamentalmente
su una diffusa "ignoranza" dei più - com'è d'altronde costume
di chi fa dell'inganno e dello stravolgimento della storia la propria bandiera
-, probabilmente non avremmo mai letto certe loro dichiarazioni tanto lontane
dalla verità).
I primi scritti di Pasolini
che apparvero sul "Setaccio" furono una poesia in dialetto friulano e un
articolo, I giovani, l'attesa, nel quale, partendo dalle proprie esperienze,
Pasolini rivendicava quale diritto dei giovani poeti, uno dei quali lui
era, la massima libertà di espressione. Vi era poi un ulteriore
motivo di "trasgressione", costituito dall'uso di un dialetto, nei confronti
di un regime che osteggiava proprio l'uso delle "lingue barbare" esclusivamente
in favore di una "lingua nazionale": fin dal primo numero, infatti, Pasolini
pubblicò poesie in friulano; la prima era intitolata Fantasie
di mia madre:
Fì, cumò l'è
domènie,
l'è dut un susurâ:
ma il mè vis 'a l'è
còme
silènsi tal sigâ.
Par lis fràs-cis lontànis
'i sint Cenci ciantâ:
quànt che ic 'a era
vif
– in tal dì dai afàns.
Ah, nini, tal mè vis,
'a s'ingrùmin i agns.
(Figlio, oggi è domenica,
/ è tutto un sussurrare: / ma, il mio viso, è come / il silenzio
nelle grida.Per le frasche lontane, / sento Cenci cantare: / quando egli
era vivo / – nel giorno degli affanni.Ah, fanciullo, nel mio viso / si
raggrumano gli anni.)
(P.P. Pasolini, Bestemmia,
Poesie disperse I,
Garzanti, Milano 1993)
Il suo amico casarsese Cesare
Bortotto, anch'egli collaboratore al "Setaccio", ha scritto di Pasolini:
"Il suo antifascismo viscerale e culturale era una nota ricorrente nei
suoi discorsi; a volte era il tono caricaturale e grottesco (riferito agli
aspetti esteriori del gerarchismo fascista) comune a molta gioventù
studentesca".
Dopo la deposizione di Mussolini
e la caduta del fascismo, Pasolini scrive all'amico-poeta Luciano Serra:
"L'Italia ha bisogno di rifarsi
completamente, ab imo, e per questo ha bisogno, ma estremo, di noi, che
nella spaventosa ineducazione di tutta la gioventù ex-fascista,
siamo una minoranza discretamente preparata. E io, in questo, ti accuso
[…] perché, nella tua lettera, non un accenno di sapore politico,
non un commento di dolore o di gioia per l'avvento della libertà.
E pensare che per me, invece, anche per la mia singolare ed intimissima
esperienza poetica, questi giorni sono di una portata immensa. La libertà
è un nuovo orizzonte, che fantasticavo, desideravo sì, ma
che ora, nella sua acerbissima attuazione, rivela aspetti così impensati
e commoventi, che io mi sento come ridivenuto fanciullo. Ho sentito in
me qualcosa di nuovo sorgere e affermarsi, con un'imprevista importanza:
l'uomo politico che il fascismo aveva abusivamente soffocato, senza che
io ne avessi la coscienza".
L'adesione al Partito comunista
italiano
Al Nord Italia, dopo l'8
settembre 1943, vi erano ancora i tedeschi e proseguiva la lotta di Resistenza.
Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, si era unito ai partigiani, nella
zona del Friuli al confine con la Slovenia, e aveva aderito al Partito
d'Azione.
Guido morirà il 12
febbraio 1945, ucciso da partigiani garibaldini passati sotto il comando
di partigiani sloveni, che intendevano annettersi i territori friulani.
La notizia della sua morte arriverà a Pier Paolo Pasolini solo nel
maggio del '45.
In Pasolini - nella sua
situazione di intellettuale che si sta formando su Gramsci, e soprattutto
per la sua "vicinanza" al mondo contadino che conosceva così bene
- matura l'idea di aderire al Partito comunista italiano. Non costituisce
per lui motivo di ripensamento il ricordo della morte del fratello poiché
è convinto che tale morte sia stata un evento eccezionale: e d'altronde
il comunismo gli appare l'unico "in grado di fornire una nuova cultura
'vera', una cultura che sia moralità e interpretazione intera dell'esistenza".
Si iscriverà al Pci
nel 1948; diventerà segretario della sezione comunista di San Giovanni.
E in quello stesso anno sarà anche insegnante alla scuola media
di Valvasone.
L'estate del 1949 trascorre
"tra una bruttezza estrema (padre paranoico, madre straziante, vita stenta
in una scuola, vita di gente stupida e perfida, odio politico e congiura
del silenzio) e un'estrema felicità" - come lo stesso Pasolini scrive.
È un periodo nel
quale il poeta riceve, pur senza dargli alcun peso, vaghe minacce e ricatti
provenienti dall'ambiente politico della Democrazia cristiana. Narra tra
l'altro il cugino, Nico Naldini, nel suo Pasolini, una vita: "Nota bene
che già tre mesi prima dell'accaduto, un prelato molto importante
di Udine aveva fatto dire a Pier Paolo che se non avesse smesso la sua
attività politica, avrebbe fatto di tutto per rovinarlo, intenzioni
poi confermateci da un deputato democristiano mio amico.[…] Non potete
immaginare la propaganda che si è fatta in Friuli e il dolore di
tutti noi".
L'"accaduto", in breve,
è questo: nell'ottobre di quell'anno, Pasolini viene denunciato
per corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico (nel dicembre
del 1950 verrà assolto). Il 28 ottobre i giornali pubblicano la
notizia (su indicazioni della Dc di Udine) e il giorno dopo l'"Unità"
esce con un trafiletto inviato dalla Federazione del Pci di Udine, che
nel frattempo ha decretato l'espulsione di Pasolini dal partito: "Prendiamo
spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare
a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie
influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre,
di altrettanto decadenti poeti e letterati, che si vogliono atteggiare
a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri
aspetti della degenerazione borghese".
Pasolini scrive tra l'altro
alla Federazione di Udine: "Malgrado voi, resto e resterò comunista,
nel senso più autentico di questa parola".
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NELLA
SEZIONE
IDEOLOGIA
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ANCHE
Come sono diventato marxista?;
La collaborazione al "Setaccio";
L'adesione al Partito comunista
italiano
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1950. A Roma. Le prime opere
letterarie,
le prime critiche politiche;
1956.
Il XX Congresso
del Pcus
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Le polemiche continuano;
1960. I morti
di Reggio Emilia;
La collaborazione
con “Vie Nuove”;
Le contestazioni
dell'estrema destra
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Una forza del passato;
L'idea di una nuova
preistoria;
Discredito, denigrazione
e diffamazione;
1962. Dopo Il Vangelo
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Verrà qualcun
altro a prendere la mia bandiera;
I giovani di oggi non
si rendono conto di quanto sia
repellente un piccolo-borghese;
Collaborazione al “Caos”
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1975. Scritti corsari;
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Adesione / opposizione al
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La polemica con Franco Fortini,
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Il Friuli non è il
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di Enzo Siciliano
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Emilia
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