Invito alla lettura. Brani dalle opere di Pier Paolo Pasolini

"Pagine corsare"
INVITO ALLA LETTURA. BRANI DALLE OPERE DI

DA
Pasolini per il cinema
a cura di Walter Siti e Franco Zabaglio, II, Meridiani Mondadori, Milano 2001

Pasolini con Pino Pelosi, che sarebbe stato il suo assassino,
si fermò alla trattoria "Il Biondo Tevere", a meno
di cento metri dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Forse quella notte il suo sguardo si posò sulla basilica
e probabilmente gli sarà venuto in mente il film non realizzato
su san Paolo che l’aveva impegnato per molto tempo.
* * *

Progetto per un film su san Paolo
di Pier Paolo Pasolini

L’idea poetica - che dovrebbe diventare insieme il filo conduttore del film - e anche la sua novità -- consiste nel trasporre l’intera vicenda di san Paolo ai nostri giorni.
     Questo non significa che io voglia in qualche modo manomettere o alterare la lettera stessa della sua predicazione: anzi, come ho già fatto per il Vangelo, nessuna delle parole pronunciate da Paolo nel dialogo del film sarà inventata o ricostruita per analogia. E poiché sarà naturalmente necessario fare una scelta dei discorsi apostolici del santo, farò tale scelta in modo da riassumere l’intero arco dell’apostolato (sarò aiutato in questo da specialisti, che garantiscono l’assoluta fedeltà all’insieme del pensiero di Paolo).
     Qual è la ragione per cui vorrei trasporre la sua vicenda terrena ai nostri giorni? È molto semplice: per dare cinematograficamente nel modo più diretto e violento l’impressione e la convinzione della sua attualità. Per dire insomma esplicitamente, e senza neanche costringerlo a pensare, allo spettatore, che «San Paolo è qui, oggi, tra noi» e che lo è quasi fisicamente e materialmente. Che è alla nostra società che egli si rivolge; è la nostra società che egli piange e ama, minaccia e perdona, aggredisce e teneramente abbraccia.
     Tale violenza temporale usata alla vita di San Paolo, così fatta riaccadere nel cuore degli anni Sessanta, richiede naturalmente tutta una lunga serie di trasposizioni.
     La prima, e capitale, di queste trasposizioni, consiste nel sostituire il conformismo dei tempi di Paolo (o meglio i due conformismi: quello dei Giudei e quello dei Gentili), con un conformismo contemporaneo: che sarà dunque quello tipico dell’attuale civiltà borghese, sia nel suo aspetto ipocritamente e convenzionalmente religioso (analogo a quello dei Giudei), sia nel suo aspetto laico, liberale e materialista (analogo a quello dei Gentili).
     Tale grossa trasposizione, fondata sull’analogia, ne implica fatalmente molte altre. In questo gioco di trasposizioni che si implicano vicendevolmente e richiedono quindi una certa coerenza, io vorrei però mantenermi libero. Dato cioè che il mio primo obiettivo è quello di rappresentare fedelmente l’apostolato ecumenico di San Paolo, vorrei potermi disobbligare anche da una certa coerenza esteriore e letterale. Mi spiego.
     Il mondo in cui - nel nostro film - vive e opera San Paolo è dunque il mondo del 1966 o ‘67: di conseguenza, è chiaro che tutta la toponomastica deve essere spostata. Il centro del mondo moderno - la capitale del colonialismo e dell’imperialismo moderno - la sede del potere moderno sul resto della terra - non è più, oggi, Roma. E se non è Roma, qual è? Mi sembra chiaro: New York, con Washington. In secondo luogo: il centro culturale, ideologico, civile, a suo modo religioso - il sacrario cioè del conformismo illuminato e intelligente - non è più Gerusalemme, ma Parigi. La città equivalente all’Atene di allora, poi, è grosso modo la Roma di oggi (vista naturalmente come una città dalla grande tradizione storica, ma non religiosa). E Antiochia potrebbe essere probabilmente sostituita, per analogia, da Londra (in quanto capitale di un impero antecedente alla supremazia americana, come l’impero macedone-alessandrino aveva preceduto quello romano).
     Il teatro dei viaggi di San Paolo non è più, dunque, il bacino del Mediterraneo, ma l’Atlantico.
     Passando dalla geografia alla realtà storico-sociale: è chiaro che San Paolo ha demolito rivoluzionariamente, con la semplice forza del suo messaggio religioso, un tipo di società fondata sulla violenza di classe, l’imperialismo e soprattutto lo schiavismo; ed è dunque di conseguenza chiaro che alla aristocrazia romana e alle varie classi dirigenti collaborazioniste va sostituita per analogia l’odierna classe borghese che ha in mano il capitale, mentre agli umili e ai sottomessi vanno sostituiti, per analogia, i borghesi avanzati, gli operai, i sottoproletari del giorno d’oggi.
     Naturalmente, tutto questo non sarà esposto così esplicitamente e didascalicamente, nel film! Le cose, i personaggi, gli ambienti parleranno da sé. E da qui nascerà il fatto più nuovo e forse poetico del film: le «domande» che gli evangelizzati porranno a San Paolo saranno domande di uomini moderni, specifiche, circostanziate, problematiche, politiche, formulate con un linguaggio tipico dei nostri giorni; le «risposte» di San Paolo, invece, saranno quelle che sono: cioè esclusivamente religiose, e per di più formulate col linguaggio tipico di San Paolo, universale ed eterno, ma inattuale (in senso stretto).
     Così il film rivelerà attraverso questo processo la sua profonda tematica: che è contrapposizione di «attualità» e «santità» - il mondo della storia, che tende, nel suo eccesso di presenza e di urgenza, a sfuggire nel mistero, nell’astrattezza, nel puro interrogativo - e il mondo del divino, che, nella sua religiosa astrattezza, al contrario, discende tra gli uomini, si fa concreto e operante.

     Quanto alla composizione del film, io penserei di farne una «tragedia episodica» (secondo la vecchia definizione di Aristotele): poiché appare evidentemente assurdo raccontare la vita di San Paolo per intero. Si tratterà di un insieme di episodi significativi e determinanti, raccontati in modo da includere il più possibile anche gli altri.
     In testa a ognuno di questi episodi, che si svolgono ai nostri giorni, sarà scritta la data reale (63 o 64 dopo Cristo, ecc. ecc.); come del resto prima dei titoli di testa del film, per chiarezza, verrà sostituita la cartina con gli itinerari veri di San Paolo, a quella con gli itinerari «trasposti».
     Elenco schematicamente e irregolarmente alcuni degli episodi che costituiranno con tutta probabilità l’ossatura del film.

1) Il martirio di Santo Stefano

Siamo a Parigi, durante l’occupazione nazista. Tra i francesi, alcuni sono collaborazionisti, altri protestano passivamente, altri ancora che resistono con le armi (gli Zeloti). San Paolo, fariseo, è un borghese profondamente inserito nella sua società, per lunga tradizione familiare: egli si oppone al dominio straniero unicamente in nome di una religione dogmatica e fanatica. Egli vive in uno stato di inconsapevole insincerità, che, nella sua anima fatta per essere sincera fino allo spasimo, si fa tensione quasi folle. I fatti del processo e della morte di Stefano si svolgono esattamente come sono narrati negli Atti degli Apostoli - con l’integrazione delle altre testimonianze storiche. Nessun fatto, nessuna parola sarà inventata o aggiunta. Solo che, naturalmente, si tratterà invece che di una lapidazione antica, di un atroce linciaggio moderno. Ma Stefano morente pronuncerà le stesse parole di perdono. E Paolo le ascolterà presente all’esecuzione, a rappresentare l’ufficialità, che crede, in tal modo, di liberarsi della verità che viene a distruggerla.

2) La folgorazione

Come negli Atti degli Apostoli, Paolo chiede di andare a continuare la persecuzione cristiana a Damasco. Questa è una città fuori dal dominio nazista - potrebbe essere in Spagna: per esempio Barcellona - dove si sono rifugiati Pietro e gli altri fedeli di Cristo. La traversata del deserto è così la traversata di un deserto simbolico: siamo per le strade di una grande nazione europea, le campagne del Sud della Francia, e poi i Pirenei, e poi la Catalogna, perdute nel fondo senza speranza della guerra - in un silenzio, che può essere reso reale e tangibile rendendo completamente muta la colonna sonora del film: così da dare fantasticamente, e in modo ancora più angoscioso della realtà, l’idea del deserto. In una qualsiasi di queste grandi strade piene di traffico e dei soliti atti della vita quotidiana, ma perdute nel più totale silenzio - Paolo è colto dalla luce. Cade, e sente la voce della vocazione.
     Giunge cieco a Barcellona; vi incontra Anania e gli altri rifugiati cristiani; si unisce a loro, convertito; decide di ritirarsi a meditare nel deserto.

3) Idea di predicare ai Gentili

È quello che nelle «sceneggiature» si chiama «risvolto». Paolo torna verso i suoi nuovi amici, già santo, trascinato da un impeto di amore e di ispirata volontà, quando una sua stessa idea rovescia la situazione e crea nuove terribili difficoltà e prospettive del tutto nuove: è una vera rivoluzione nella rivoluzione. Vorrei ricostruire il momento concreto (magari inventandolo, se non esiste una testimonianza diretta) in cui è scesa in San Paolo la nuova luce ispiratrice.
     Comincia così - e ne vediamo i primi atti - quell’apostolato che è «scandalo per i Giudei, stoltezza per i Gentili».

4-5-6) Avventure della predicazione

Una serie di tre o quattro episodi «tipici» della prima parte della predicazione: «tipici» e quindi rappresentativi anche di intere serie di altri episodi che non possono essere narrati. Per la serie degli episodi dell’evangelizzazione delle persone appartenenti alle classi agiate e colte, si potrebbe trascegliere la predicazione ad Atene (che abbiamo detto di sostituire, per analogia, con la moderna Roma, scettica, ironica, liberale); mentre per la serie degli episodi dell’evangelizzazione della gente semplice, si potrebbero trascegliere due storie, una che riguarda gli operai o artigiani, l’altra il sottoproletariato più sordido e abbandonato: ossia la storia dei fabbricanti di «souvenirs» d’argento del tempio (credo) di Venere, che vedono diminuire i loro guadagni in seguito al discredito di quel tempio meta di pellegrinaggi; e la storia di quel gruppo di poveri diavoli che, per sbarcare il lunario, fingono di saper scacciare il demonio dagli indemoniati, come Paolo e in nome di Paolo, mentre non ci riescono, e finiscono male ecc. ecc.

7) Il sogno del Macedone

Gli episodi che ho descritto nel paragrafo precedente potrebbero tutti accadere in Italia: ora Paolo prosegue verso il Nord. Il sogno del Macedone può essere quindi sostituito per analogia da un «sogno del Tedesco».
     Paolo dorme uno di quei suoi dolorosi sonni di malato, che lo riducono a lamentarsi come in un delirio. Ed ecco che, nella pace profonda del sogno, gli appare una figura bellissima: è un tedesco biondo, forte, giovane. Egli parla a Paolo, lo invoca a venire in Germania: il suo appello, che elenca i reali problemi della Germania, e per cui la Germania ha bisogno di aiuto, suona irreale «dentro» quel sogno sacro. Egli parla del neocapitalismo che soddisfa il puro benessere materiale, che inaridisce, del revival nazista, della sostituzione degli interessi ciecamente tecnici agli interessi ideali della Germania classica ecc. ecc. Ma, mentre parla così, quel giovane biondo e forte, mano mano - quasicché qualcosa di esterno a lui ne rappresentasse fisicamente l’interiorità e la verità - diventa sempre più pallido, affranto, divorato da un misterioso male: piano piano rimane mezzo nudo, orribilmente magro, cade a terra, si raggomitola: è diventato una delle atroci carogne viventi dei lager...
     Quasi che continuasse questo sogno, vediamo San Paolo che, obbedendo a quell’appello disperato, è in Germania: cammina col passo veloce e sicuro del Santo, lungo una immensa autostrada che porta verso il cuore della Germania...
     (Mi sono dilungato su questo punto, perché è qui che si fonda, in modo visivo fantastico, il tema del film - che verrà soprattutto sviluppato nella parte finale del martirio nella Roma-New York: ossia il contrasto tra la domanda «attuale» rivolta a Paolo e la sua «risposta» santa.)

8) La passione religiosa e politica da Gerusalemme a Cesarea

Paolo è di nuovo a Gerusalemme (Parigi). Comincia qui quella concatenazione di episodi violenti e drammatici, che sono troppo noti perché debba anche sommariamente riassumerli: si tratta della serie di sequenze più drammatiche del film — che si concludono a Cesarea (Vichy) con la richiesta di Paolo di essere giudicato a Roma.

9) San Paolo a Roma

È questo l’episodio più lungo e ricco del film. A New York siamo nell’ombelico del mondo moderno: lì l’«attualità» dei problemi è di una violenza e di una evidenza assolute. La corruzione dell’antico mondo pagano, mista all’inquietudine dovuta al confuso sentimento della fine di tale mondo - è sostituita da una nuova disperata corruzione, per così dire la disperazione atomica (la nevrosi, la droga, la contestazione radicale alla società). Lo stato d’ingiustizia dominante in una società schiavista come quella della Roma imperiale può essere qui adombrato dal razzismo e dalla condizione dei negri. È il mondo della potenza, della ricchezza immensa dei monopoli, da una parte, e dall’altra dell’angoscia, della volontà di morire, della lotta disperata dei negri, che San Paolo si trova a evangelizzare. E quanto più «santa» è la sua risposta, tanto più essa sconvolge, contraddice e modifica la realtà attuale. San Paolo finisce così in un carcere americano, e viene condannato a morte. La sua esecuzione non sarà descritta naturalisticamente (sostituendo, come al solito, per analogia, la decapitazione con la sedia elettrica): ma avrà i caratteri mitici e simbolici di una rievocazione, come già la caduta nel deserto. San Paolo subirà il martirio in mezzo al traffico della periferia di una grande città, moderna fino allo spasimo, coi suoi ponti sospesi, i suoi grattacieli, la folla immensa e schiacciante, che passa senza fermarsi davanti allo spettacolo della morte, e continua a vorticare intorno, per le sue enormi strade, indifferente, nemica, senza senso. Ma in quel mondo di acciaio e di cemento è risuonata (o è tornata a risuonare) la parola «Dio».

(1966) 
VEDI ANCHE:
San Paolo: progetto per un film, in "Pagine corsare"

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Paolo (Saulo) di Tarso (san Paolo) - Paolo è considerato da molti cristiani il più importante evangelizzatore ed anche per questo è detto "apostolo" (anche se non faceva parte del "gruppo dei dodici apostoli": infatti non conobbe Gesù durante la sua vita terrena e non seguì personalmente la sua predicazione), in quanto massimo diffusore del messaggio evangelico e certamente figura fondamentale nello sviluppo del cristianesimo. Paolo rappresenta un grande esempio di fede: in seguito ad un evento da lui stesso descritto miracoloso, per fede cambiò completamente ed improvvisamente la propria vita, dedicandosi esclusivamente alla diffusione del Vangelo di Gesù Cristo, fino alla morte (Roma, anno 67 d.C., dopo due anni di prigionia). A Gerusalemme fu testimone della lapidazione di Stefano: in questa fase è un attivo fariseo, ricoprendo vari ruoli di particolare rilievo: ebbe ad esempio il diritto di voto nel Sinedrio ebraico che giudicava le cause di maggiore rilevanza giuridica. Ricevette poi il compito di andare a Damasco ad imprigionare i cristiani di quella città. Fu particolarmente zelante e deciso contro la religione di Gesù, che cominciava a diffondersi e affermarsi. Più volte negli Atti degli Apostoli la voce stessa di Paolo racconta questo periodo: l'approvazione della lapidazione di Stefano, la persecuzione feroce contro i cristiani che faceva scovare, gettare in carcere, torturare e uccidere, dando loro la caccia anche in città straniere. Forse egli stesso si descrisse più sanguinario del vero, comunque la sua figura era divenuta un terrore per tutti i cristiani del tempo. Dagli scritti che gli sono attribuiti emerge l'immagine di un «uomo tutto d'un pezzo», incapace di compromessi, ardente ed impetuoso, portato ad arrivare in fondo alle cose di sua competenza senza risparmio e senza riserva di sé. Tale temperamento lo rese dapprima terribile persecutore dei Cristiani e poi, una volta convertito, instancabile diffusore del Cristianesimo in tutto il bacino del mar Mediterraneo, tra difficoltà, pericoli e fatiche di ogni genere e con uno zelo incontenibile. Secondo il suo stesso racconto, mentre si recava a Damasco per arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme, sarebbe caduto a terra accecato da una luce intensa e sentendo la voce di Gesù che gli chiedeva il motivo della sua persecuzione. Da quel momento narra di essere rimasto cieco per tre giorni, senza mangiare e bere nulla, recuperando la vista solo dopo l'imposizione delle mani da parte di Anania, un cristiano inviato da Dio quale missus dominicus. Tale evento prodigioso lo cambiò totalmente e lo spronò a compiere la sua missione essendo stato chiamato direttamente dal Cristo. Secondo il racconto degli Atti degli Apostoli  Anania stesso gli comunicherà che lui è stato scelto da Dio per evangelizzare il mondo. Dopo la conversione Paolo si ritirò per un tempo non precisato, nel deserto dell'Arabia a sud di Damasco. poi tornò a Damasco, dove iniziò a predicare ed evangelizzare. Tale evangelizzazione si compie nell'arco di 12 anni dal 45 al 57 e si snoda lungo tre successivi viaggi tutti iniziati dalla città di Antiochia. Tra il 61 e il 63 venne imprigionato, a Roma, poi assolto e messo in libertà. Tornò per qualche anno in Oriente. Non si sa con certezza dove fu nuovamente fatto prigioniero. Alcuni parlano di Troade, fondandosi sulla sua partenza precipitosa, altri che tornò libero a Roma e ivi fu fatto prigioniero. Fu decapitato nel 67, anno quattordicesimo del regno di Nerone, secondo Gerolamo ed Eusebio di Cesarea. Dionigi di Corinto, dice invece che morì contemporaneamente a Pietro. Il ruolo storico di San Paolo fu quello di allargare l'orizzonte di diffusione della fede in Cristo ai non Giudei, consentendo la non circoncisione dei credenti e il superamento del ritualismo ebraico; il superamento, inoltre, del concetto di esclusivismo tipico del popolo israelita che si sentiva unico depositario del "patto di salvezza" spalancava le porte a tutte le persone che desideravano diventare cristiane. [vedi due dipinti del Caravaggio sulla Conversione di Saulo]

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Roma, Basilica di San Paolo Fuori le Mura

Sorge sulla via Ostiense, fu eretta da Costantino sulla tomba dell'apostolo Paolo, ma venne riedificata in assai più ampie dimensioni da Valentiniano II nel 386 e da Onorio nel 395. Nel corso della sua storia ebbe rifacimenti bizantini, rinascimentali e barocchi che purtroppo sono andati perduti dopo l'incendio del 1823. 

Risparmiato dalle fiamme, oggi, è ancora visibile l'arco trionfale risalente all'epoca di san Leone Magno (V sec.) e raffigurante Cristo tra due angeli cui si accompagnano, sul lato posteriore, i mosaici creati nel XIII secolo da Pietro Cavallini per la facciata della basilica.

In primo piano, davanti alla basilica, la statua raffigurante san Paolo.

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29 giugno 2008, SS. Pietro e Paolo
 
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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE" 
DA OTTOBRE 1998








 


Progetto per un film su san Paolo, di Pier Paolo Pasolini

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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, La conversione di Saulo

Olio su tela di cm 230 x 175 realizzato tra il 1600 ed il 1601 dal Caravaggio su richiesta di monsignor Tiberio Cerasi, tesoriere generale di Clemente VIII, che aveva commissionato ai due pittori più famosi attivi a Roma in quei tempi la decorazione della cappella appena acquistata nella chiesa di Santa Maria del Popolo. Caravaggio esegue la Conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro, Annibale Carracci dipinge l'Assunzione della Vergine. La prima versione dei due dipinti di Caravaggio, eseguiti su tavole di cipresso, viene rifiutata, a causa della loro eccessiva sfrontatezza, dai rettori dell'Ospedale della Consolazione, nominati eredi dal Cerasi nel frattempo deceduto: il pittore eseguì allora, di entrambe, una seconda versione su tela, caratterizzata da maggiore pacatezza... il che le fece risultare molto apprezzate. Delle prime versioni dei quadri è rimasta la Conversione di Saulo [a sinistra], ora nella collezione Odescalchi-Balbi, mentre quello che può essere considerato il “secondo originale” [a destra] è custodito nella Cappella Cerasi nella chiesa di Santa Maria del Popolo. Nel dipinto originario Saulo [Paolo], con il capo reclinato all'indietro, nasconde in parte il volto terrorizzato allo spettatore mentre nella versione definitiva, caduto da cavallo, alza le braccia verso la luce divina che lo investe, con un’espressione serena e attenta, mentre il palafreniere osserva la scena bloccando il cavallo.