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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Grazie infinite per La voce di Pasolini!
(Film e libro, Feltrinelli Editore, 2006),
a Matteo Cerami e Mario Sesti
da Angela Molteni

Durante il recente festival internazionale del cinema che si è svolto a Cuba, ho visto
un ottimo documentario su Pasolini realizzato dal giovane Matteo Cerami,
in cui le immagini, per quanto forti e suggestive, sono messe al servizio delle parole,
dei testi scritti, di tutto quello che Pasolini ha detto e voleva che fosse ascoltato e letto. Per Pasolini l’arte era un mezzo di comunicazione morale e politica, lo stile era un strumento,
a volte provvisorio e semilavorato, per trasmettere un messaggio e dialogare con i contemporanei.
Alfonso Berardinelli, dicembre 2005


Avevo già citato da queste pagine il DVD La voce di Pasolini di Matteo Cerami e Mario Sesti, ma sempre utilizzando parole di altri commentatori. Ora, finalmente, sono stata in grado di acquistarlo e dunque di vederne le immagini e di ascoltarlo, traendone impressioni e giudizi privi di intermediari. Ebbene, mi ha profondamente commosso. Intanto, perché l’impressione forte, in molte parti del film, era quella che si trattasse di un lavoro di Pasolini anziché su di lui. E non solo per la suggestione rappresentata dal suono della voce del Poeta. Tutto ciò a mio parere significa che Matteo Cerami e Mario Sesti hanno metabolizzato alla perfezione l’insegnamento pasoliniano, al punto da rievocarne lo spirito, lo stile, forse perfino - e non suoni irriverente - di attualizzarlo... (si pensi, per esempio, alle splendide animazioni realizzate da Annalisa Corsi per illustrare i frammenti - registrati dalla voce dello stesso Pasolini - della sceneggiatura di Porno-Teo-Kolossal - quasi un ulteriore, modernissimo omaggio al Pasolini di La terra vista dalla luna…). Subito dopo aver visto La voce di Pasolini - per una sorta di “associazione di idee”, quasi un “atto dovuto” - ho voluto rivedere per l’ennesima volta Sopralluoghi in Palestina, e riascoltare il commento pasoliniano, toccante, riflessivo, analitico, fresco e profondo. E già questo la dice lunga su quanto abbia apprezzato e amato il lavoro di Matteo Cerami e Mario Sesti. Ciò che probabilmente mi ha più coinvolto sono stati dunque la loro passione, l'amore per il grande scrittore che si percepisce potentemente nella loro opera, la loro capacità di essere efficaci narratori per immagini, e la scelta sapiente dei testi ai quali hanno fatto assumere il ruolo di veri e propri protagonisti.

Il film non ha suscitato in me esclusivamente commozione, quasi che l’emozione e la suggestione di quella sua voce potessero avere il sopravvento. Vi è un filo conduttore che ti prende per mano e ti conduce sulle più significative strade pasoliniane: anzitutto, quelle contrassegnate dalle poesie in friulano:

A un cuarp

I ris umans; li sejs qe n’anima,
drenti, a platin viva; la piel tinara;
e li plejs da l’abit tal grin,
dutis robis q’i jodevi dì frut.

E ades mi vintin ta la çar palida
no doma l’amour ma li memoriis;
e duta la vita, e la muart,
i sint tal to cuarp nassut par casu.

Il sanc to, il ridi to, a ti jubilin
ta qel volt, ta qei flancs di flours,
ta qel grin apena flurit,
cu l’etat pi biela, e q’al mi inçanta.

A un corpo. I ricci d’uomo; le ciglia che un’anima, / dentro, nascondono viva; la pelle tenera; / e le pieghe dell’abito nel grembo, / tutte cose che vedevo da bambino. // E adesso mi alitano nella carne pallida / non solo l’amore ma le memorie; / e tutta la vita, e la morte, / sento nel tuo corpo nato per caso. // Il sangue tuo, il riso tuo, gioiscono / in quel volto, in quei fianchi di fiori, / in quel grembo appena fiorito, / con l’età più bella, e che mi incanta.

[Da La voce di Pasolini: i testi, a cura di Matteo Cerami e Mario Sesti.]

Gli autori hanno poi saputo soffermarsi su argomenti pasoliniani tra i più significativi, dall’amore per il popolo all’odio per la borghesia, dalle riflessioni sulla contestazione del ’68 al capitalismo (quella che oggi chiamiamo globalizzazione, prefigurata, descritta e avversata dolorosamente da Pasolini) - a quella sui temi dell’omologazione, che più preoccupavano Pasolini nel profondo… E sui testi, letti magistralmente da Graziella Chiarcossi e da Toni Servillo, ecco anche le immagini d’archivio, tenere e bellissime, della Cineteca di Bologna, dell’Archivio del Movimento operaio...
Il capitalismo

Il capitalismo è oggi il protagonista di una grande rivoluzione interna: esso sta evolvendosi, rivoluzionariamente, in neocapitalismo.
[...] Davanti a questo neocapitalismo rivoluzionario, progressista e unificatore si prova un inaudito sentimento (senza precedenti) di unità del mondo.
Perché tutto questo? Perché il neocapitalismo coincide insieme con la completa industrializzazione del mondo e con l’applicazione tecnologica della scienza. Tutto ciò è un prodotto della storia umana: di tutti gli uomini, non di questo o quel popolo. E infatti i nazionalismi tendono, in un prossimo futuro, a essere livellati da questo neocapitalismo naturalmente internazionale. Sicché l’unità del mondo (ora appena intuibile) sarà un’unità effettiva di cultura, di forme sociali, di beni e di consurmi..
Io spero naturalmente che, nella competizione che ho detto, non vinca il neocapitalismo: ma vincano i poveri. Perché io sono un uomo antico, che ha letto i classici, che ha raccolto l’uva nella vigna, che ha contemplato il sorgere e il calare del sole sui campi, tra i vecchi, fedeli, nitriti, tra i santi belati; che è poi vissuto in piccole città dalla stupenda forma impressa dalle età artigianali, in cui anche un casolare o un muricciolo sono opere d’arte, e bastano un fiumicello o una collina per dividere due stili e creare due mondi. (Non so quindi cosa farmene di un mondo unificato dal neocapitalismo, ossia da un internazionalismo creato, con la violenza, dalla necessità della produzione e del consumo.)

[Testo che fa parte di una specie di dizionario scritto per il giornalista Peter Dragadze presumibilmente tra il 1967 e il 1968, e pubblicato da Dragadze in “Gente”, 17 novembre 1975. Tratto da La voce di Pasolini: i testi, a cura di Matteo Cerami e Mario Sesti.]

Nei giorni scorsi avevo scritto per “Pagine corsare” un pezzo su Porno-Teo-Kolossal, quello che avrebbe dovuto essere il film che Pasolini aveva in mente di realizzare dopo Salò o le 120 giornate di Sodoma. Avevo trovato una sia pur breve citazione che riguardava Anna Maria Ortese e Porno-Teo-Kolossal e intendevo, per rendere omaggio alla Ortese, parlare del film progettato da Pasolini.

In particolare, mentre rileggevo ciò che avevo citato dieci anni fa nella scheda di Salò, mi ero interrogata su un particolare per me di gran conto: rivolgendosi a Eduardo De Filippo, che avrebbe dovuto essere l’interprete di Porno-Teo-Kolossal, Pasolini scriveva tra l'altro: «Ho detto che il testo è per iscritto. In realtà non è così. Infatti l'ho dettato al registratore (per la prima volta in vita mia). Resta perciò, almeno linguisticamente, orale». 

Mi ero chiesta se avrei, avremmo, mai avuto il privilegio, la gioia di ascoltare quel nastro registrato… Ecco, io rivolgo i miei sentimenti di stima e di affetto a Matteo Cerami e a Mario Sesti anche per questo: nel loro lavoro si possono seguire infatti le tappe più significative di quel progetto (purtroppo non realizzato) proprio dalla viva voce del suo autore. Grazie infinite e con tutto il cuore.

A.M.
 
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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Grazie infinite per La voce di Pasolini, a Matteo Cerami e Mario Sesti
Film e libro, Feltrinelli Editore, 2006

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