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Libri Il ritmo della Roma
pasoliniana:
“I vecchi esultano la sera”, l’ultimo lavoro di Fernando Acitelli pubblicato nell’elegante edizione di Avagliano restituisce il ritmo e i suoni, la vita verrebbe da dire, della Roma pasoliniana. Personaggi minuti persi nelle loro passeggiate di pensieri, senza disperazione apparente eppure sempre assoluti e netti nel candore e nell’innocenza con cui osservano il mondo. Un punto di vista popolare del mondo di cui tener conto per non perdersi nel baratro in cui è caduta la parola. E proprio a Pasolini, Acitelli dedica uno dei racconti più intensi degli otto che compongono la raccolta. Come in una vecchia immagine di repertorio, Acitelli con grazia poetica scruta un lontano pomeriggio del ‘55 e ridona vita a Pier Paolo colmando il vuoto dell’assenza. Un giorno di vita in cui Pier Paolo conosce Spartaco e con lui si perde nelle strade del Prenestino fra una grattachecca e un rivenditore di vecchi ricordi, fra una partita a pallone e l’addio sfumato di un saluto. ![]() C’è sempre un nume tutelare che sorveglia e guida le azioni di ognuno degli eroi dei racconti di Acitelli. Uno di questi si rivela nelle forme di Rosanna Schiaffino al piccolo Aldo, colorando la monotonia del suo impiego di ragazzo spazzola di uno qualsiasi dei barbieri di Roma. Un dio magnanimo che non minaccia con l’imperscrutabilità, ma che al contrario è tanto incarnato da consentirgli di avvicinarsi. A pochi tocca la grazia di salire la scala mistica verso la bellezza e Aldo ne è consapevole perché almeno per un momento si stacca dall’umanità dolente che lo circonda e si proietta in un mondo parallelo. La Schiaffino è capitata al Pigneto per girare un film e nella folla che assiepa le riprese, capita anche Aldo con il suo piccolo circolo di amici in libertà nell’orario di chiusura della bottega di barbiere dove lavora. In quegli istanti la vita della borgata si ferma, nessuna macchina, nessun treno, tutti gli orologi sono fermi. La vita ha fatto irruzione in quel piccolo anfratto di mondo e lo scuote con passione, fino a risucchiare Aldo con la promessa di una piccola parte al fianco della divina Schiaffino. È il giusto riconoscimento per il ragazzino, dopo che servizievole è volato a comprare le sigarette per il regista dimostrando con quella rapidità di azione di dominare la piccola parte di universo che abita. Acitelli non concede però sogni effimeri di gloria ai suoi personaggi e dona responsabilità alle loro azioni, una solidità che trapassa nel piccolo Aldo che invece di gloriarsi con i suoi amici cede alla concreta bellezza della Schiaffino per ritrovare la consistenza della sua vita, giacché è scoccata l’ora di tornare al lavoro. È una galleria di volti che compone il quadro: il barista che assiste placido alla vita che scorre davanti al suo bancone, senza alcuna possibilità di intercettarla, solo l’ebbrezza di osservarla; o quella del giovane operaio, il cui unico sogno è costruirsi una piccola baracca vicino alle tombe romane nella speranza di essere accettato dai caritatevoli discendenti di Romolo, che non richiedevano carte d’ingresso ai confini della repubblica. Vegliando le loro tombe forse potrà anche lui sottrarsi alla barbarie e dichiararsi fiero cives romano. Sul filo dei ricordi è il racconto forse più vicino all’autore, quello del giovane costretto a rappresentare l’intera famiglia ad un matrimonio di un lontano cugino. In quel momento è lui il corpo che racchiude la volontà generale della famiglia. Carico di quella fiducia può affrontare il silenzio assordante delle mille voci parentali, la babele di suoni confusi, di gesti inconsulti che dominano il paradiso terrestre in cui erano stati invitati per banchettare. La delusione del giovane per quell’incontro tanto atteso col suo antico sangue, è lenito dalla raccolta di tracce, di segni e ricordi che gli consentono, attraverso la voce dei sopravvissuti testimoni, di conoscere meglio l’infanzia dei suoi genitori. Un tuffo in un passato da cui era stato escluso e che ora vuol difendere e proteggere dall’incuria, perché solo così lui come noi potremo tramandare la gioia di aver vissuto la vita.
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