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Libri Sull’opera mancata di
Pasolini, di Antonio Tricomi
Questo suo libro, dal titolo “Sull’opera mancata di Pasolini”, dal significativo sottotitolo "Un autore irrisolto e il suo laboratorio" (Carocci editore, pp.447, € 29,80), è una buona parte dello studio effettuato da Tricomi in questi anni, di cui quella mancante andrà a costituire la sua prossima pubblicazione, curata dall’editore Rubbettino, e di imminente uscita. Un autore irrisolto e il suo laboratorio: da qui parte la suggestiva tesi critica dell’autore, che concepisce l’attività espressiva di Pasolini come una sorta di gigantesco work in progress, chiaramente cadenzato da una serie di momenti tra loro diversi e ben individuabili, ma tutti comunque caratterizzati da questa estenuante ricerca incompiuta, alfine interrotta dalla tragica morte dell’intellettuale, come simbolicamente dimostrerebbe proprio l’ultimo scritto pasoliniano, “Petrolio”, che con il suo incedere infinito di appunti da completare e argomenti da approfondire, rappresenta alla perfezione la teoria sostenuta da Tricomi, sul lavoro di Pasolini inteso come una sorta di laboratorio culturale non risolto. Ma questo tipo di approccio scientifico può lasciare anche spazio a qualche osservazione discordante. Come tra l’altro ribadito dallo stesso Tricomi, nel corso di due settimane di spettacoli, visioni, incontri e dibattiti organizzati in occasione dei trent’anni dalla morte di Pasolini nella città di Cagliari, tutta la sua analisi, in particolare quella riguardante l’opera dell’ultimo Pasolini, e dunque quello degli “Scritti corsari”, delle “Descrizioni di descrizioni”, delle “Lettere luterane”, per finire con lo stesso “Petrolio”, oltre naturalmente alla produzione cinematografica dalla seconda metà degli anni Sessanta sino a “Salò”, non lo porterebbe a riaprire dubbi sulla fatale notte all’Idroscalo di Ostia, anzi, secondo lui rafforzerebbe l’ipotesi di un semplice regolamento di conti voluto da una banda di fascistelli romani, impegnati a dare una lezione al “frocio comunista”, così come sempre in quello stesso periodo accadde con l’ignobile stupro a Franca Rame. “Il potere non si occupa di intellettuali, che numericamente non spostano praticamente nulla nel vasto e incolto mare dell’opinione pubblica del secondo Novecento. Altrimenti, prima e più di Pasolini avrebbero ucciso uno come Leonardo Sciascia”. E come dare torto a uno studioso, che con questo e il successivo libro sta dimostrando, seppur giovanissimo, di avere capacità critiche in materia, invidiabili anche dai suoi più illustri predecessori? Certo che, alla luce di chi era Pasolini, di cosa rappresentasse, del suo pensiero manifesto attraverso le colonne della prima pagina del quotidiano più importante d’Italia, e di una “opera mancata” come “Petrolio”, il cui protagonista Carlo in una delle sue doppie personalità non appare essere altro che il petroliere Enrico Mattei, anch’egli scomparso misteriosamente; beh, alla luce di tutto questo, qualche diversa interpretazione può anche emergere, oltre le considerazioni di Tricomi. Che rimane giovane autore di un saggio critico, da leggere assolutamente. Pasoliniani e no.
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