"Pagine
corsare"
Saggistica - Libri (anche)
su Pasolini
Intellettuali rurali
ed altri animali
di Stefano Adami e Antonio Areddu
Prefazione di Vittorio Sgarbi
Innocenti editore, Grosseto 2005
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Un
libro su Grosseto e sulla “Maremma mondiale” intesa come Paesone globale,
una provincia morta e viva insieme: la Maremma etrusca, la Maremma oppressa
dal suo triste e salato medioevo, la Maremma dantesca, la Maremma senesizzata,
la Maremma di Sallustio Bandini, la Maremma di Cecco Angiolieri, la Maremma
della Malaria, la Maremma nera, bianca, dei salapuzi e dei farabuloni,
nella Maremma antica e agreste, la Maremma di butteri e cinghiali, la Maremma
della rinascita moderna, la Maremma rude e rossa del primo Novecento, la
Maremma del Veneti di Alberese, la Maremma delle spedizioni all’olio di
ricino e manganello di Mario Piazzesi e della sua compagnia, la Maremma
di Pilade Rotella, nella Maremma di Civinini, la Maremma della speculazione
edilizia di Italo Calvino, la Maremma di Carlo Fruttero, la Maremma dei
Morante, la Maremma dello Sport, la Maremma della Merenda, la Maremma dell’Olivone,
la Maremma di Davide Lazzaretti, la Maremma della Strage di Ribolla, la
Maremma di Cavoli e Puccini, la Maremma di David Leavitt, la Maremma di
Capalbio,
la Maremma di di Giulianone
Ferrara, la Maremma di Previti,
Qui volutamente appare
anche Pier Paolo Pasolini con i suoi versi: «Dopo viaggi di vecchia,
popolare pesca tra l’Elba, l’Argentario… la luna, non c’è altra
vita che questa. E vi si sbianca l’Italia da Pisa sparsa sull’Arno in una
morta festa».
E all’interno di un treno
in corsa come un fantasma riemerge il regista friulano:
Mi risvegliai che era ancora
buio; nello scompartimento tutti dormivano, mi guardai intorno, ricordo
che mossi la testa con cautela, quasi temessi di fare anche il minimo rumore
e svegliare così qualcuno dei miei compagni di viaggio, mi decisi
quindi ad uscire lentamente dallo scompartimento.
Cari Compagni di viaggio…
Vorrei raccontarvi tutta la mia amarezza, cari fratelli, cari amici, cari
consimili, cari contemporanei, care teste di cazzo, cari tutti, cari, cari,
cari.
Ho sempre amato viaggiare
di notte e vedere le stazioni. Nel corridoio regnava lo stesso silenzio
dello scompartimento, rotto solo dalla voce di un bilioso individuo che
diceva che i comunisti mangiavano i bambini. Gli risposi che l’importante
era sapere come li cucinassero. Non ci fu risposta.
Mi accorsi che la velocità
diminuiva sensibilmente, pensai ad una fermata. Era la stazione di Capalbio.
Il treno ripartì
dopo pochi minuti e trascorso qualche istante anche io mi staccai dal finestrino
per tornare nello scompartimento.
Sulla porta mi bloccai:
c’era Rossana che mi guardava e diceva: «Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere
di un consumato amore». Io risposi parafrasando un’altra poesia di
Pasolini: «Improvviso il gennaio millenovecento ottantasei passa
su Grosseto; solo io e te ne abbiamo avuto un sentimento vero…».
Scottava il primo sole dolce del mattino…
Il secondo scompartimento
era debolmente illuminato, mi avvicinai seguendo il corridoio e mi affacciai
alla porta.
Eravamo all’altezza di Albinia
e un anziano signore parlava con fervore di divise, di bandiere a due ragazze
che non volevano sentire e parlava di tempi lontani e poi diceva: «Cara
la mia ragazza che vuol fare la tesi su Pasolini, ma lo sa che sono stato
io insieme ai camerati a farlo fuggire dalla casa dello studente di Via
de Lollis a Roma?». La ragazza era atterrita, si alzò lentamente
e poi gli sputò in faccia e tornò con allegria a sedersi.
Il terzo scompartimento
era invaso dalla luce del sole che albeggiava, mi fermai sulla porta e
guardai dentro. C’erano due uomini: Francesco Cossiga e Sandokan. Chissà
perché questi due personaggi erano lì insieme? Anche anni
addietro fu così: “A Kossiga come a Kabir Bedi je puzzano li piedi”.
Quella scritta era ancora lì dopo anni sul muro della Galleria Colonna
a Roma.
Si accorsero che li guardavo
e guardai i loro occhi e loro fecero altrettanto e allora mi sembrò
di capire… Stranamente Kossiga parlava in dialetto napoletano e diceva:
«Che settantuno… che siete». Sandokan gli rispondeva: «E
tu sei o riest e' cento».
Nel quarto scompartimento
non ricordo come avvenne, strano davvero, mi chiesi come mai mi trovavo
lì. Non ricordavo più quando ero partito, né da dove
venivo, e questa solitudine. Riconoscevo solo il panorama fuori da finestrino.
L’esistenza come un treno. È necessaria la memoria. È troppo
buio fuori.
Dovevo scendere alla stazione
di Grosseto… Marcello Morante mi aspettava per una lunghissima intervista
su Pasolini, sul film Il Vangelo secondo Matteo e infatti appena
iniziò l’intervista ricordò i panini con la ricotta che al
regista piacevano, i sopralluoghi a Matera. E altro ancora….
Di più non possiam
dire. Leggetelo.
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"Pagine corsare" ha già
pubblicato alcuni contributi di Antonio Areddu: in particolare, "La
Roma di Pasolini", "Il dibattito
sul Vangelo secondo Matteo. Pasolini a Grosseto, martedì 27 ottobre
1964", "Lettere maremmane
a Pier Paolo Pasolini", "Pier
Paolo Pasolini e via dell'Acqua bullicante" |