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"Pagine corsare"
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Processo a Pasolini
di Umberto Apice

Il 12 luglio 1963, la Corte di Appello di Roma dichiara amnistiato il reato contestato a Pier Paolo Pasolini: l'imputazione era di rapina a mano armata. Processo a Pasolini non è una biografia né un commento giuridico su una vicenda giudiziaria. È piuttosto una rilettura di un processo per molti versi emblematico che, attraverso le sue innumerevoli fasi, offre l'occasione per soffermarsi sulla situazione in cui versava la giustizia in Italia negli anni Sessanta.

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Fatti del Circeo [dalla sezione "processi" di "Pagine corsare"]
 

Bernardino De Santis, impiegato in un bar-distributore presso S. Felice Circeo, ove si trovava da solo verso le 15.30 del 18 novembre 1961, viene aggredito da uno sconosciuto con cappello nero. Molto romanzesca la versione di De Santis: lo sconosciuto dopo aver sorseggiato una Coca-Cola e dopo molte domande, avrebbe calzato un paio di guanti neri, inserito nella pistola un proiettile d'oro e cercato di rapinare l'incasso della giornata. 

De Santis cerca di reagire e colpisce con un coltello la mano del rapinatore, che fugge non prima di aver minacciato il ragazzo. Il giorno successivo De Santis vede passare sulla strada prospiciente il distributore una Giulietta, in cui riconosce il suo rapinatore, annota la targa che denuncia ai carabinieri. In quella Giulietta c'è Pier Paolo Pasolini. 

Il nucleo dei carabinieri di Roma perquisisce l'abitazione e la macchina di Pasolini in cerca della pistola. Interrogato dai CC, Pasolini ammette di essere entrato nel bar, di aver bevuto una Coca-Cola, di aver fatto alcune domande, ma di essersi poi diretto a S. Felice Circeo, dove stava lavorando alla sceneggiatura di Mamma Roma. La sua versione non convince e viene rinviato a giudizio.  

I giornali della sinistra e quelli moderati difendono Pasolini contro l'assurda accusa, mentre i giornali di destra attaccano, come al solito, senza mezze misure lo scrittore. 

Il processo si apre a Latina. L'avvocato difensore di Pasolini, il democristiano Carnelutti, viene sospettato dai giornali di essere l'amante dello scrittore. Pasolini viene condannato a quindici giorni di reclusione, più cinque per porto abusivo di armi da fuoco e diecimilamila lire per mancata denuncia della pistola, con la condizionale.

I difensori presentano immediatamente appello. Il 13 luglio 1963 la corte d'appello di Roma dichiara di non doversi procedere contro Pasolini per estinzione del reato intervenuta per amnistia. L'avvocato di Pasolini, Berlingieri, ricorre in cassazione per ottenere l'assoluzione con formula piena, ma ottiene solo un'assoluzione per mancanza di prove.  

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Processo a Pasolini, di Umberto Apice

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